{"id":543,"date":"2009-11-04T17:06:45","date_gmt":"2009-11-04T17:06:45","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=543"},"modified":"2026-03-04T12:13:20","modified_gmt":"2026-03-04T11:13:20","slug":"perch-lo-fai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=543","title":{"rendered":"7. Perch\u00e9 lo fai?"},"content":{"rendered":"<p>di Sandro Bastia<\/p>\n<p>Si ha sempre l&#8217;idea che un operatore sociale faccia un lavoro che \u00e8 &#8220;impagabile&#8221;, che le ricompense vengano da &#8220;un&#8217;altra parte&#8221;,un altrove non bene identificato, personale, per ciascuno<!--break--> diverso. La fede,&#8221;il paradiso&#8221;, la stima di s\u00e9, lavorare per il bene comune, per la societ\u00e0, per gli &#8220;emarginati&#8221;&#8230;<br \/>\nGli operatori lavorano, ma per chi e per quali ricompense lo fanno? Molte sono le rivendicazioni degli educatori. Una delle pi\u00f9 pressanti \u00e8 certo quella del salario che, specie per chi lavora nelle cooperative sociali, \u00e8 assai basso. Ma appiattire le rivendicazioni alla retribuzione \u00e8 sicuramente un errore: chiudersi la bocca con uno stipendio pi\u00f9 lauto non \u00e8 certo l&#8217;aspirazione della maggioranza degli operatori. Il nostro \u00e8 un lavoro, una professione.<br \/>\nDi fronte alle condizioni difficili in cui si opera a volte la scelta \u00e8 quella di cambiare lavoro, altre di lanciarsi in discorsi che si concludono con frasigi\u00e0 sentite o con un generico &#8220;ci vorrebbe&#8221;. Pochi protestano apertamente, scendono in piazza, fanno sentire la loro voce; gli scioperi indetti hanno riscosso scarse adesioni (con alcune lodevoli eccezioni) ed il pi\u00f9 delle volte pi\u00f9 che proteste erano momenti di festa, anche se orientata verso la provocazione. Tutto molto lontano dalla rappresentazione&#8221;classica&#8221; della protesta per le condizioni di lavoro.<br \/>\nEvidentemente lo scontro o richiamare le attenzioni sulle proprie condizioni di lavoro attraverso i cortei e gli scioperi vengono ritenuti strumenti poco utili, poco adeguati. Oppure le condizioni di lavoro, precarie, difficili, vengono considerate come inevitabili, dati di fatto legati al ruolo marginale che gli &#8220;utenti&#8221; hanno nella societ\u00e0.<br \/>\nAllora perch\u00e9 farlo, per chi? Si torna al punto di partenza.<br \/>\nViene da pensare che nel lavoro di operatore sociale ci siano elementi che lo rendono un lavoro &#8220;speciale&#8221; o comunque diverso da molti altri lavori che vedono, ad esempio, la lotta sociale come momento costruttivo, di confronto.<br \/>\nEvidentemente nell&#8217;essere operatori le motivazioni giocano un ruolo non secondario: l&#8217;assunzione di un ruolo comporta delle responsabilit\u00e0 che fanno riferimento anche ad ambiti personali, della propria vita. Per questo \u00e8 significativo proporre un&#8217;esperienza che \u00e8 comune e particolare al tempo stesso. Si tratta di una intervista ad un educatore che lavora all&#8217;interno di una cooperativa sociale. Quest&#8217;ultima si \u00e8 interrogata su quali requisiti dovesse avere un buon educatore, affinch\u00e9 potesse lavorare con continuit\u00e0 in modo adeguato. Una riflessione etica ed anche &#8220;economica&#8221;; o forse \u00e8 meglio definirla &#8220;ecologica&#8221;.<br \/>\nIntervista a Giulio Vaccari (educatore della cooperativa &#8220;L&#8217;Ulivo&#8221;)<\/p>\n<p><strong>All&#8217;interno della vostra cooperativa attraverso quali criteri scegliete gli operatori? Parole come &#8220;motivazione&#8221; e &#8220;professionalit\u00e0&#8221;come vengono coniugate in un educatore?<\/strong><br \/>\nLa prima discussione all&#8217;interno della cooperativa \u00e8 stata di tipo quantitativo e qualitativo: quante e quali risorse si possono utilizzare per la ricerca dieducatori? Era meglio privilegiare le persone con una forte motivazione, ma anche con un bisogno di formazione, per lavorare nei servizi oppure erano da ricercare figure che presentassero gi\u00e0 una determinata esperienza, professionisti, senza entrare nel merito della motivazione?<br \/>\nQuesto ci ha portato ad interrogarci sul nostro lavoro, sul nostro ruolo: se il lavoro che noi facciamo \u00e8 solo una professione in senso stretto e quindi se in realt\u00e0 la funzione educativa che noi interpretiamo si riduce ad una mansione, in un determinato tempo, in un determinato luogo. Oppure se l&#8217;aspetto fondamentale \u00e8 essere &#8220;motivati&#8221; ad assumere un certo ruolo in questa societ\u00e0.<br \/>\nChi sostiene la tesi del &#8220;professionismo ad oltranza&#8221;, chiamiamolo cos\u00ec, \u00e8 convinto della necessit\u00e0 di un distacco e della necessit\u00e0 di avere determinati strumenti, utili anche per preservare gli operatori da un certo tipo di stress, dal &#8220;burn-out&#8221;. E&#8217; vero che maggiori capacit\u00e0professionali garantiscono una maggiore &#8220;resistenza&#8221; all&#8217;interno dei servizi ma non \u00e8 detto che sia qualitativamente adeguata: la relazione educativa comporta dei rischi (che toccano anche altre professioni del sociale), come ad esempio perdere il senso del lavoro che si sta facendo, finendo all&#8217;interno di un &#8220;tecnicismo burocratico&#8221;. D&#8217;altro canto spingendo troppo sulla motivazione si corre il rischio di dare tutto per scontato, cadendo in un certo tipo di spontaneismo che finisce con il dare per scontati gli strumenti.<br \/>\nSono un sostenitore della motivazione, e quindi un po&#8217; di parte. In cooperativa non \u00e8 stata fatta una scelta chiara e precisa in un senso piuttosto che in un altro, si preferisce per\u00f2 di solito correre il rischio sul versante motivazionale. In questo modo si vede anche la differenza culturale delle persone, una differenza che sta proprio nel concepire la base della professione, che nasce, secondo me, dalle diverse impostazioni della persona umana.<br \/>\nQuindi non \u00e8 solo una questione di un &#8220;saper fare&#8221; o di avere determinati strumenti, perch\u00e9 nel contesto ha un ruolo importante la persona stessa che entra all&#8217;interno della relazione con la sua visione della vita, la sua storia e la sua esistenza.<br \/>\nLa relazione educativa \u00e8 soprattutto intenzione, per questo spingo soprattutto per l&#8217;importanza della motivazione nella scelta degli educatori: la professionalit\u00e0, gli strumenti e la definizione di un ruolo, sono elementi importanti, per\u00f2 in realt\u00e0 il contenuto della relazione deriva dall&#8217;intenzionalit\u00e0 del soggetto che usa gli elementi a sua disposizione come meglio crede.<br \/>\nMolti operatori sociali si lamentano delle proprie condizioni di lavoro. Per\u00f2, rispetto al malessere che viene generalmente espresso, sono poche le occasioni di sciopero o comunque di espressione pubblica di disagio. Perch\u00e9?<br \/>\nL&#8217;errore che si fa adesso \u00e8 quello di analizzare il nostro lavoro con le categorie con cui sono state portate avanti altre battaglie per altri tipi di lavoro nel passato. Vedo che anche nella mia cooperativa si fa fatica a spiegare agli operatori che questo lavoro non lo si rende &#8220;nobile&#8221; attraverso le stesse rivendicazioni che vengono fatte da altre categorie di lavoratori. Nel settore industriale \u00e8 facile definire il compito, la mansione, il tempo e di conseguenza il valore sociale, il salario, ecc&#8230;<br \/>\nPer questo tipo di lavoro secondo me la rivendicazione va fatta su altre cose. Sono convinto che &#8220;l&#8217;economia del dono&#8221; sia una parte importante della nostra professionalit\u00e0, perch\u00e9 effettivamente la relazione educativa non \u00e8 tutta monetizzabile: una parte va sicuramente retribuita, altrimenti si perderebbero le caratteristiche del lavoro, ma il percepimento di un salario adeguato, che \u00e8 uno strumento tipico delle rivendicazioni salariali nel mondo industriale a cui vengono legate istanze di &#8220;riconoscimento sociale&#8221;della professione, non \u00e8 efficace perch\u00e9 non garantisce il riconoscimento del lavoro in s\u00e9, ma garantisce solo una piccola parte dell&#8217;effettiva portata dei problemi.<\/p>\n<p><strong>Pu\u00f2 spiegare meglio la definizione di &#8220;economia del dono&#8221;?<br \/>\n<\/strong>\u00c8 sempre legata al discorso della motivazione. Quando uno si avvicina a questo tipo di lavoro (ci si pu\u00f2 avvicinare anche per caso, ma poi si decide di rimanerci) da qualsiasi tipo di approccio culturale egli provenga, secondo me alla fine fa questo tipo di lavoro perch\u00e9 pensa di poter fare qualcosa per gli altri, e vi riesce solo se entra in un legame in empatia con le persone con cui lavora, una relazione intima con &#8220;l&#8217;altro&#8221;.<br \/>\nQuindi per l&#8217;operatore il ritorno non \u00e8 solo nei termini economici dellaretribuzione, ma anche nel suo bisogno di essere utile per qualcuno che nellavoro trova un appagamento.<br \/>\n\u00c8 un appagamento di tipo umano, legato alla propria visione della vita, allapropria specificit\u00e0 e questo fa parte della retribuzione, ma all&#8217;interno dei canoni usuali non \u00e8 compreso. \u00c8 un ritorno in termini di &#8220;economia del dono&#8221;: non \u00e8 quantificabile n\u00e9 identificabile con lo stipendio.<br \/>\nSe Superman \u00e8 il simbolo del volontario, quale ritiene sia il personaggio con cui si identificano gli educatori?<br \/>\nL&#8217;Uomo di gomma dei Fantastici Quattro: innanzitutto perch\u00e9 \u00e8 uno scienziato,quindi sottolinea l&#8217;importanza degli strumenti, del metodo scientifico come strumento per fare il nostro lavoro. Poi \u00e8 un personaggio che non lavora da solo, collabora con altri colleghi, un&#8217;equipe, appunto i Fantastici Quattro.C&#8217;\u00e8 il discorso dell&#8217;elasticit\u00e0, del sapersi adattare alle varie situazioni e bisogni che incontra, senza trascurare la possibilit\u00e0 che ha di cambiare forma e identit\u00e0 pur restando sempre se stesso, a seconda dei diversi contesti. \u00c8 una capacit\u00e0 importante questa per un operatore.<br \/>\nLe Usl sono state trasformate in &#8220;aziende&#8221; gestite da manager. All&#8217;interno di questo nuovo modo di intendere i servizi come si modifica la funzione dell&#8217;operatore. \u00c8 un operaio, un impiegato, un artigiano o cosa?<br \/>\nIn questo caso il discorso \u00e8 un po&#8217; complesso, nel senso che se l&#8217;operatore rimane solo, non vedo un grande avvenire per lui&#8230; Nel Welfare State dei manager una figura come la nostra ha poco futuro, poco peso sociale. Vedo meglio un ruolo come &#8220;associato&#8221;, un operatore &#8220;imprenditore&#8221; di s\u00e9 stesso, insieme ad altri, in una forma che potrebbe essere quella cooperativa.<br \/>\nIn questo modo pu\u00f2 assumere un ruolo propositivo, di indirizzo verso lo Stato visto che questo ha perso la capacit\u00e0 di pensare ed elaborare delle risposte efficaci. Le persone che lavorano alla base hanno la responsabilit\u00e0 di farlo, visto anche che non ci sar\u00e0 mai un riconoscimento di questo ruolo che parta dall&#8217;esterno. Comunque va sottolineato che l&#8217;utilizzo della forma cooperativa sottintende una ripresa dei concetti alla base della cooperazione: molti ora lavorano in apparati che della cooperazione non hanno pi\u00f9 nulla, mentre invece occorrono forme di lavoro collaborativo.<\/p>\n<p><strong>Considerazioni finali<br \/>\n<\/strong>Se l&#8217;intenzionalit\u00e0 caratterizza l&#8217;agire degli operatori ci\u00f2 deve esserevero sia quando questi sono a contatto con gli &#8220;utenti&#8221; sia quando il contatto \u00e8 con i committenti del nostro lavoro. Ma chi sono costoro? I referenti delle cooperative o associazioni, i responsabili AUsl o delle istituzioni per cui lavoriamo, i genitori, gli utenti stessi. Ma a questi \u00e8 bene che se ne aggiungano altri, in primo luogo noi stessi. Non possiamo prestare lavoro in un servizio che non vede anche noi stessi come committenti del nostro lavoro, altrimenti diventiamo meri esecutori di mansioni che poco hanno a che vedere con l&#8217;agire degli operatori che \u00e8 caratterizzato dall&#8217;intenzionalit\u00e0.<br \/>\nCon questo non ci si riferisce alle fatiche che, pi\u00f9 o meno grandi, sono naturali in qualunque lavoro, ma al versante pi\u00f9 istituzionale del nostro lavoro, che spesso viene sottovalutato perch\u00e9 ritenuto impermeabile alle esigenze del servizio (&#8220;non lo sa nessuno cosa si prova&#8221;). In realt\u00e0 il versante istituzionale \u00e8 fondamentale nel determinare le condizioni di lavoro ed anche questo versante deve essere coinvolto e responsabilizzato rispetto alle conseguenze delle proprie scelte.<br \/>\nUn buon livello di soddisfazione del &#8220;committente interno&#8221; ovvero noi stessi, \u00e8 il segnale che agiamo con intenzionalit\u00e0, da operatori. Soddisfare anche i nostri bisogni all&#8217;interno dell&#8217;ambito lavorativo non \u00e8 egoismo, ma piuttosto fa parte dell&#8217;agire in modo professionale e responsabile, &#8220;ecologico&#8221;. Le recriminazioni, che si levano da pi\u00f9 parti, fanno pensare che vi sia un numero molto grande di operatori non soddisfatti che si muovono solo per dare luogo ad una mansione anzich\u00e9 una professione: che sia giunta l&#8217;ora di farsi ascoltare? Se non ora, quando?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si ha sempre l&#8217;idea che un operatore sociale faccia un lavoro che \u00e8&quot;impagabile&quot;, che le ricompense vengano da &quot;un&#8217;altra parte&quot;,un altrove non bene identificato, personale, per ciascuno<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3593],"edizioni":[90],"autori":[2704],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3659],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/543"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=543"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/543\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6780,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/543\/revisions\/6780"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=543"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=543"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=543"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=543"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=543"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=543"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=543"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=543"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=543"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}