{"id":549,"date":"2009-11-04T17:06:46","date_gmt":"2009-11-04T17:06:46","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=549"},"modified":"2026-03-09T11:39:51","modified_gmt":"2026-03-09T10:39:51","slug":"dall-altra-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=549","title":{"rendered":"10. Dall&#8217;altra parte"},"content":{"rendered":"<p>di Flavio Gerolla<\/p>\n<p>Una ricerca promossa dal Centro Studi Pubblicit\u00e0 Progresso mostra che cosa sia la pubblicit\u00e0 sociale per la gente. Al di l\u00e0 del generico giudizio positivo emerge, in maniera preoccupante, che gli strati pi\u00f9 emarginati della popolazione non vengono raggiunti dal messaggio. \u00c8 necessario allora una molteplicit\u00e0 di linguaggi.<br \/>\n<!--break-->Che cos&#8217;\u00e8 la pubblicit\u00e0 sociale per la gente? Ma la Pubblicit\u00e0 Progressonaturalmente, le due cose coincidono; e ancora, questo tipo di pubblicit\u00e0 \u00e8 utile, non annoia, anzi dovrebbe essere ancor pi\u00f9 promosso dallo Stato.<br \/>\nQuesto \u00e8 quanto emerge da una ricerca effettuata dal Centro Studi Pubblicit\u00e0 Progresso (e finanziata dalla Rai) su un campione di 1.000 italiani.<br \/>\nUn&#8217;indagine importante perch\u00e9, se i messaggi sociali che si vogliono inviare, cominciano ad essere oggetto di studio, l&#8217;effetto, il feed-back, che gli stessi hanno sulla popolazione sono pressoch\u00e9 sconosciuti.<br \/>\nPer fare in modo che la pubblicit\u00e0 sociale non sia un urlo gridato alla folla, o, peggio, un urlo nel vuoto, \u00e8 necessario conoscere le immagini, le opinioni che la gente si \u00e8 fatta dei messaggi promossi dalla comunicazione sociale.<br \/>\nL&#8217;indagine ha messo in evidenza come la gente sappia definire solo sommariamentecosa sia la pubblicit\u00e0 sociale (&#8220;la pubblicit\u00e0 utile a qualcosa&#8221;);soprattutto la confusione aumenta tra i soggetti pi\u00f9 anziani e menoscolarizzati della popolazione. Alla domanda poi su quale sia l&#8217;oggetto dellapubblicit\u00e0 sociale le risposte vedono al primo posto la droga, al secondo ibambini, al terzo la salute e poi seguono nell&#8217;ordine l&#8217;ambiente, gli anziani,la violenza e i disabili. Da questi risultati emerge che i temi che sono statiaccompagnati da altre iniziative sono quelli che sono stati pi\u00f9 memorizzati.<\/p>\n<p><strong>La pubblicit\u00e0 sociale raggiunge chi \u00e8 gi\u00e0 sensibile al problema<br \/>\n<\/strong>La maggior parte degli intervistati non riesce a distinguere la Pubblicit\u00e0 Progresso come un soggetto fra gli altri all&#8217;interno della pubblicit\u00e0 sociale ma identifica le due cose; alla domanda poi di chi sia il promotore della Pubblicit\u00e0 Progresso solamente un quarto delle persone lo identifica correttamente come espressione del mondo della pubblicit\u00e0, mentre i rimanenti pensano che sia lo Stato.<br \/>\nL&#8217;immagine che gli intervistati hanno della comunicazione sociale \u00e8 ampiamente positiva, utile e coinvolgente; solo quando la pubblicit\u00e0 sociale \u00e8 finalizzata alla raccolta di fondi suscita un apprezzamento meno incondizionato. &#8220;La pubblicit\u00e0 sociale &#8211; dichiara Gianpaolo Fabris, presidente del Centro Studi Pubblicit\u00e0 Progresso &#8211; ha avuto come effetto quello di porre come problema quei temi che in precedenza erano solo vagamente percepiti, ma incapaci di superare una sufficiente soglia di attenzione e di suscitare una riflessione presso il grosso pubblico. Il tema del rispetto ambientale e i diritti dei consumatori sono due fra questi&#8221;.<br \/>\nLe interviste mettono per\u00f2 in risalto anche un&#8217;altra cosa: lo stimolo proveniente dalla campagna di sensibilizzazione viene accolto pi\u00f9 a livello personale, mentre il livello che comporta anche la discussione con altri non viene raggiunto. Inoltre il messaggio viene accolto facilmente da quelle persone che sono gi\u00e0 sensibili al tema, mentre le fasce di popolazione culturalmente ed economicamente pi\u00f9 emarginate sono difficili da raggiungere (quando invece la comunicazione sociale \u00e8 indirizzata principalmente a loro).<br \/>\nLa stessa cosa si \u00e8 ripetuta in occasione delle campagne di prevenzione dell&#8217;Aids. Riesce difficilissimo raggiungere il mondo giovanile (il principale interlocutore del messaggio in questo caso) con un unico linguaggio data la complessit\u00e0 e la diversit\u00e0 di quel mondo. &#8220;Purtroppo di frequente accade- sostiene Laura Minestroni, ricercatrice della I.U.L.M. &#8211; che queste campagne di informazione vengano recepite da persone gi\u00e0 di per s\u00e9 sensibilizzate al problema; \u00e8 necessario invece riuscire a dialogare con pi\u00f9 segmenti culturalie con linguaggi diversi, per raggiungere meglio il nostro scopo&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una ricerca promossa dal Centro Studi Pubblicit\u00e0 Progresso mostra che cosa sia la pubblicit\u00e0 sociale per la gente. Al di l\u00e0 del generico giudizio positivo emerge, in maniera preoccupante, che gli strati pi\u00f9 emarginati della popolazione non vengono raggiunti dal messaggio. 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