{"id":5495,"date":"2025-12-03T11:57:40","date_gmt":"2025-12-03T10:57:40","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5495"},"modified":"2025-12-03T11:57:40","modified_gmt":"2025-12-03T10:57:40","slug":"le-barriere-dei-cugini-doltralpe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5495","title":{"rendered":"Le barriere dei cugini d\u2019Oltralpe\u00a0"},"content":{"rendered":"<p>di Massimiliano Rubbi<\/p>\n<p>La notizia \u00e8 apparsa nei portali web di informazione sociale verso la met\u00e0 di settembre 2003, con un titolo inequivocabile: \u201cItalia e Francia ultime in Europa per l&#8217;accessibilit\u00e0 dei disabili ai trasporti\u201d. Rilanciando un articolo di \u201cLe Monde\u201d, si spiegava come un rapporto presentato all\u2019Assembl\u00e9e Nationale da una parlamentare abbia posto la situazione dell\u2019accessibilit\u00e0 dei trasporti alle persone con difficolt\u00e0 motorie, mentali o sensoriali in Francia al fondo della classifica europea, alla pari con il nostro paese. Al contempo, si dava conto delle proteste che l\u2019Association Paralys\u00e9s de France stava preparando per denunciare i limiti alla circolazione che i disabili vivono ogni giorno, in particolare per la cattiva abitudine di molti automobilisti di parcheggiare nei posteggi riservati alle vetture con contrassegno handicap.<br \/>\nIl dubbio \u00e8 che se la notizia (e vedremo poi come la si \u00e8 costruita) non avesse chiamato in causa l\u2019Italia, difficilmente avrebbe avuto un qualche rilievo nell\u2019informazione di settore. Al contempo, questo paragone con i cugini d\u2019Oltralpe consente di guardare la situazione italiana \u201ccome in uno specchio\u201d, cercando di analizzare, tramite i documenti e gli eventi citati nella notizia, l\u2019accessibilit\u00e0 ai trasporti, e dunque la effettiva possibilit\u00e0 di muoversi, in un paese che figura al pari del nostro nella mezza lavagna dei \u201ccattivi\u201d.<\/p>\n<p><strong>Piccole misure per garantire l\u2019accessibilit\u00e0<br \/>\n<\/strong>Il rapporto sulla \u201caccessibilit\u00e0 dei trasporti alle persone handicappate e a mobilit\u00e0 ridotta\u201d \u00e8 stato commissionato dal Primo Ministro francese Jean-Pierre Raffarin alla deputata Genevi\u00e8ve L\u00e9vy nell\u2019agosto 2002, prevedendo la divulgazione dei risultati nel primo trimestre del 2003. Non solo per inserirlo entro l\u2019Anno Europeo delle persone con disabilit\u00e0, ma anche perch\u00e9 tra le \u201ctre priorit\u00e0\u201d proposte dal Presidente della Repubblica Chirac in ambito socio-sanitario, al momento della sua rielezione nel maggio 2002, accanto alla lotta contro il cancro e alla sicurezza stradale c\u2019era proprio la politica a favore delle persone disabili.<br \/>\nMadame L\u00e9vy, deputata dell\u2019UMP, la coalizione governativa di centro-destra, ha completato il suo rapporto nel febbraio 2003, e lo ha presentato alla stampa in aprile. Non immaginatevi un voluminoso atto parlamentare \u201call\u2019italiana\u201d, composto di centinaia di pagine illeggibili: si tratta di non pi\u00f9 di 132 pagine, scritte in maniera piuttosto chiara, che si sintetizzano in 26 puntuali proposte per migliorare nei vari ambiti la mobilit\u00e0 delle persone disabili. Queste misure sono state definite dalla L\u00e9vy \u201cmisurette\u201d, anche per contrapporsi ad enormi sforzi di programmazione proposti ma mai realizzati in passato. Accanto a disposizioni pi\u00f9 amministrative, come un organismo di coordinamento locale per valutare l\u2019impatto sull\u2019accessibilit\u00e0 dei piani di mobilit\u00e0 urbana, non mancano infatti proposte tecniche decisamente semplici da realizzare, come l\u2019autorizzazione per i trasporti per disabili a circolare e sostare sulle corsie preferenziali (che evidentemente in Francia non vale) o la gratuit\u00e0 del biglietto di ritorno dei mezzi pubblici per gli accompagnatori di persone con disabilit\u00e0 sugli stessi.<br \/>\nUn punto molto importante colto dal rapporto \u00e8 che in questo ambito \u201cspesso miglioramenti proficui e molto attesi possono essere realizzati semplicemente con un\u2019attenzione pi\u00f9 completa, per non dire totale, dei decisori, o di coloro che mettono in opera i progetti, senza una pesante incidenza finanziaria [\u2026], purch\u00e9 ci sia una coerenza nella programmazione delle pianificazioni territoriali\u201d. Il sistema dei trasporti dipende da una molteplicit\u00e0 di attori, tra l\u2019altro non tutti direttamente coinvolti nei trasporti stessi: a poco serve un bus accessibile, se l\u2019accostamento alla banchina \u00e8 reso impossibile da marciapiedi sconnessi o irraggiungibili da una carrozzina. Un lavoro comune \u00e8 dunque indispensabile per garantire la mobilit\u00e0 in autonomia alle persone disabili, perch\u00e9 le attivit\u00e0 fatte in proprio dalle amministrazioni o dai gestori, per quanto meritevoli, raramente consentono effettivi miglioramenti: come il rapporto evidenzia, pi\u00f9 che dell\u2019accessibilit\u00e0 di singole reti c\u2019\u00e8 bisogno di una \u201ccatena dell\u2019accessibilit\u00e0\u201d che consenta un percorso completo a chi ha difficolt\u00e0 di movimento.<br \/>\nIn un\u2019altra sezione, il rapporto nota che \u201cal di l\u00e0 delle considerazioni sociali e del dovere morale, il mercato degli spostamenti delle persone con mobilit\u00e0 ridotta dovrebbe essere oggetto di una politica commerciale\u201d. Ogni ostacolo insuperabile per la mobilit\u00e0 non \u00e8 dunque da attribuire solo a carenze istituzionali, ma anche a miopie imprenditoriali: un passeggero con difficolt\u00e0 motorie o sensoriali che non riesce a prendere un taxi o a salire su un treno \u00e8 una corsa persa per il tassista o per la SNCF (la societ\u00e0 ferroviaria francese). Bench\u00e9 nessuno da solo possa costruire la \u201ccatena dell\u2019accessibilit\u00e0\u201d, le scelte di ogni attore possono avere ricadute anche sui suoi profitti, se \u00e8 vero che uno studio del 1997 citato nel rapporto L\u00e9vy indica come quasi il 35% della popolazione dell\u2019Ile-de-France (la regione di Parigi) si trovi in situazione di handicap nell\u2019uso dei trasporti collettivi, specie in virt\u00f9 del crescente invecchiamento della popolazione. In alcuni casi, riconosce il rapporto, la \u201cmessa in accessibilit\u00e0\u201d pu\u00f2 creare disagi a parte della popolazione, come quando gli annunci sonori che consentono ai non vedenti di fruire di reti di trasporto pubblico complesse o di attraversare la strada \u201csono mal accettati dai residenti, abitanti o commercianti\u201d, e occorre trovare compromessi accettabili da tutti. Tuttavia, molte misure, che possono essere prese senza costi aggiuntivi e semplicemente con una maggiore attenzione e un migliore coordinamento, hanno una ricaduta positiva su tutti, perch\u00e9 \u201cle persone a mobilit\u00e0 ridotta sono i rivelatori delle difficolt\u00e0 sentite e subite dall\u2019insieme dei cittadini nell\u2019utilizzo della citt\u00e0\u201d. L\u2019accessibilit\u00e0 \u00e8 dunque al contempo un \u201cfattore di integrazione sociale\u201d e un \u201celemento di comfort per tutti\u201d, spostando decisamente la prospettiva che vede l\u2019abbattimento delle barriere come un mero sforzo di solidariet\u00e0 verso una minoranza \u2013 sforzo che poi ben di rado amministrazioni e operatori dei trasporti si sentono di affrontare.<br \/>\nVa segnalato che mentre scrivo \u00e8 in corso di definizione un progetto di legge nazionale che dovrebbe riformare l\u2019intera normativa relativa alle persone con disabilit\u00e0, ancora regolata da una legge del 1975 (in larga parte, peraltro, inapplicata). Le anticipazioni su questo progetto firmato da Marie-Th\u00e9r\u00e8se Boisseau, Segretario di Stato per le persone handicappate (presentato nel dicembre 2003), hanno per\u00f2 suscitato diverse perplessit\u00e0 tra le associazioni di persone con disabilit\u00e0, anche a causa della vaghezza di molte disposizioni la cui concreta attuazione rimarrebbe da demandare a successivi atti governativi. Anche in tema di accessibilit\u00e0 ai trasporti, comunque, ci potrebbero essere presto novit\u00e0 oggi non anticipabili.<\/p>\n<p><strong>Problemi europei, lotte locali<br \/>\n<\/strong>Si \u00e8 gi\u00e0 citato il paragone in negativo tra Italia e Francia rispetto al resto d\u2019Europa, ma in realt\u00e0 non \u00e8 ben chiaro da dove salti fuori. Non risultano infatti inchieste che stabiliscano con precisione la situazione comparata nei vari Stati membri dell\u2019UE a livello generale di accessibilit\u00e0 e trasporti, e i pochissimi rapporti su temi specifici attengono pi\u00f9 alla situazione normativa che a quella effettiva. L\u2019European Disability Forum (EDF), l\u2019organismo consultivo che riunisce le associazioni e che rappresenta a livello comunitario le istanze delle persone con disabilit\u00e0, sta pensando di colmare la lacuna nel corso del 2004, sebbene probabilmente a livello informale. La situazione che emerge in generale non \u00e8 comunque confortante: nella gran parte delle citt\u00e0 europee non \u00e8 possibile fruire dei trasporti urbani se si hanno gravi difficolt\u00e0 motorie o, peggio ancora, sensoriali. Come ricorda Nora Bednarski, funzionario delle politiche dell\u2019EDF, esistono positive eccezioni come Grenoble in Francia e Norimberga in Germania, che hanno recentemente vinto per questo un premio attribuito dall\u2019EDF in unione con la Conferenza Europea dei Ministri dei Trasporti in occasione dell\u2019Anno Europeo, ma alcune punte di eccellenza si contrappongono a una maggioranza di mediocrit\u00e0. N\u00e9 va meglio per i trasporti a lunga distanza: la situazione dei treni \u00e8 in generale difficile, specie a livello di viaggi nazionali, anche se alcuni paesi (Germania, Olanda, Svezia) garantiscono nel complesso un\u2019accessibilit\u00e0 discreta al proprio trasporto ferroviario. Per quanto riguarda la mobilit\u00e0 aerea, la Bednarski rileva che si sono verificati diversi casi di rifiuto di imbarco verso persone con disabilit\u00e0, tanto che si stanno attendendo proposte della Commissione Europea per proibire discriminazioni nell\u2019imbarco legate a difficolt\u00e0 motorie o sensoriali e per imporre la gratuit\u00e0 dell\u2019assistenza necessaria. Pur non prevedendo iniziative specifiche sul tema, l\u2019EDF sottolinea inoltre come sia determinante la sensibilit\u00e0 delle persone, che, con i propri comportamenti, possono vanificare anche i risultati dell\u2019azione di pressione politica da parte delle associazioni di tutela nei confronti delle istituzioni.<br \/>\nE qui entra in scena il secondo attore citato nella notizia di met\u00e0 settembre da cui si \u00e8 partiti: l\u2019APF, l\u2019Association Paralys\u00e9s de France, che il 16-17 settembre 2003 ha organizzato la sua protesta contro le barriere che ostacolano chi ha difficolt\u00e0 motorie. L\u2019APF si caratterizza per azioni denominate coup de poing, ovvero \u201cpugno\u201d, che intendono sensibilizzare in maniera vigorosa ma non violenta sulle difficolt\u00e0 di movimento di chi \u00e8 in carrozzina. La tipica azione \u00e8 denominata b\u00e2chage, letteralmente \u201cintelonatura\u201d, e si rivolge a chi parcheggia senza averne diritto negli spazi riservati ai disabili: un gruppo di persone (su sedia a rotelle e non) dell\u2019associazione, chiamato a raccolta da una persona con disabilit\u00e0 che viene usurpata in modo ricorrente del posto auto, ricopre interamente la vettura abusiva con un telo bianco su cui \u00e8 impresso un segnale di divieto di sosta, e si piazza accanto ad essa per impedirne l\u2019uscita fino all\u2019arrivo dei vigili per la contravvenzione. Il b\u00e2chage viene fatto sia su larga scala (80 citt\u00e0) in occasione delle giornate di protesta nazionale, sia in modo puntuale su richiesta della singola persona con disabilit\u00e0.<br \/>\nSe questa operazione colpisce i singoli trasgressori, seppure in maniera decisamente appariscente, altri tipi di \u201coperazione pugno\u201d sono indirizzati alle istituzioni che gestiscono i trasporti e gli spazi pubblici. Ad esempio, Odile Follet, responsabile accessibilit\u00e0 dell\u2019APF di Rouen, racconta che una protesta \u00e8 stata organizzata nel 2001 per mostrare come i veicoli della linea TEOR di tram a guida ottica, appena inaugurata, non fossero accessibili in carrozzina; da allora, diversi veicoli a pianale ribassato sono stati acquistati dall\u2019azienda di trasporto, aggiungendosi all\u2019unico mezzo accessibile che era stato previsto inizialmente. Non \u00e8 che questo risolva completamente i problemi, giacch\u00e9 per garantire l\u2019accessibilit\u00e0 gli autisti devono accostare vicino al marciapiede e non sempre possono farlo, n\u00e9 si prevede l\u2019acquisto di mezzi che, piegandosi verso il marciapiede stesso, consentano una accessibilit\u00e0 completa alle sedie a rotelle \u2013 per tacer del fatto che molte altre linee della rete bus di Rouen restano non accessibili. Si tratta inoltre di battaglie locali che stentano a diventare \u201cbuone pratiche\u201d, se la stessa Follet ha definito lapidariamente la situazione accessibilit\u00e0 della vicina citt\u00e0 di Le Havre \u201cla catastrofe\u201d. Comunque, questo esempio aiuta a comprendere che l\u2019azione delle associazioni di tutela pu\u00f2 ottenere miglioramenti significativi e precisi (le gi\u00e0 citate \u201cmisurette\u201d) quando sa proporli, abbandonando una logica del \u201ctutto e subito\u201d che non pu\u00f2 trovare risposte e genera soltanto esternazioni di sconforto: un funzionario delle ferrovie regionali di Normandia, citato dalla Follet, ricorda che \u201cabbiamo un ritardo di 20 anni, non si pu\u00f2 pretendere di colmarlo in 2\u201d. (Se ritenete che questi esempi siano troppo specifici per essere esportabili in altri contesti, sappiate che il TEOR di Rouen \u00e8 stato preso a modello per il futuro tram di Bologna).<\/p>\n<p><strong>Tempi e metodi<br \/>\n<\/strong>Un\u2019ultima osservazione: come si \u00e8 gi\u00e0 detto, il rapporto parlamentare di Madame L\u00e9vy \u00e8 datato febbraio ed \u00e8 stato presentato alla stampa in aprile. Di questa comunicazione istituzionale non ho trovato riscontro sui principali quotidiani francesi. A settembre, invece, la protesta imminente dell\u2019APF cattura l\u2019attenzione dei redattori di \u201cLe Monde\u201d<i> <\/i>e di altre testate come \u201cLe Figaro\u201d, e attraverso ci\u00f2 da un lato induce a recuperare il rapporto L\u00e9vy, dall\u2019altro riesce a valicare le Alpi e a penetrare nel circuito dell\u2019informazione sociale italiana. Forse \u00e8 un caso, forse il fatto che l\u2019APF conti ben 34.000 aderenti la rende pi\u00f9 \u201cnotiziabile\u201d, ma le attivit\u00e0 delle associazioni di tutela e rappresentanza dei disabili, se ben organizzate e comunicate, sembrano poter ottenere visibilit\u00e0 mediatica, il che \u00e8 poi parte irrinunciabile del loro sforzo di sensibilizzazione alle esigenze speciali delle persone con disabilit\u00e0. I movimentati metodi utilizzati dall\u2019APF non sono certo applicabili in tutti i casi, ma creativit\u00e0 e coraggio di rendersi visibili possono contribuire molto ad affermare una cultura di pari diritti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Massimiliano Rubbi La notizia \u00e8 apparsa nei portali web di informazione sociale verso la met\u00e0 di settembre 2003, con un titolo inequivocabile: \u201cItalia e Francia ultime in Europa per l&#8217;accessibilit\u00e0 dei disabili ai trasporti\u201d. 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