{"id":5497,"date":"2025-12-03T12:01:22","date_gmt":"2025-12-03T11:01:22","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5497"},"modified":"2025-12-03T12:01:22","modified_gmt":"2025-12-03T11:01:22","slug":"diversabilita-piazza-o-periferia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5497","title":{"rendered":"Diversabilit\u00e0: piazza o periferia?"},"content":{"rendered":"<p>di Claudio Imprudente<\/p>\n<p>Un luogo mi \u00e8 particolarmente caro: la piazza. Di forma quadrata oppure circolare: uno spazio che si apre tra le case, i negozi, le chiese e gli uffici. Su una piazza si affaccia sempre un bar, con i suoi tavolini, i suoi profumi e la sua gente che l\u00ec prende un caff\u00e8 o beve una birra mentre scambia due parole. Tutti prima o poi passano dalla piazza, incontrano un amico e colgono l\u2019occasione per fermarsi, darsi una pacca sulla spalla per poi mettersi a discutere di calcio o di politica. Molte donne passeggiano tra un acquisto e l\u2019altro, ma non sfuggono di passare dalla piazza per vedere un po\u2019 chi c\u2019\u00e8 in giro, cos\u00ec, per fare due chiacchiere. Ci sono poi i bambini che giocano, tranquilli del fatto che in piazza non passano macchine, al massimo qualche bicicletta\u2026 Insomma un luogo in cui la gente passa e si ferma; in cui ci si incontra con la voglia di passare un po\u2019 di tempo insieme.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Mi sto dilungando in descrizioni quasi poetiche ma ora arrivo al dunque: la piazza mi \u00e8 davvero cara, soprattutto negli ultimi anni, per le sue caratteristiche di incontro e scambio sulle quali non ci fermiamo mai a riflettere, nonostante dalla piazza passiamo sempre tutti, chi pi\u00f9 o chi meno. La piazza pu\u00f2 essere davvero un buon palco e, come tutti i palchi, pu\u00f2 avere anche la grande potenzialit\u00e0 di innalzarti a essere protagonista alla pari delle relazioni che in piazza si intrecciano, ma pu\u00f2 anche distruggerti, lasciandoti ai margini e pensandoti incapace di metterti in relazione. Vi dir\u00f2 che per me ci sono tante e diverse piazze: a partire da quella paesana, di incontro di amici e conoscenti, a quelle un po\u2019 \u201cdiverse\u201d. Penso ad esempio ai convegni, anzi ai palchi dei convegni ai quali sono spesso invitato a parlare, alle trasmissioni televisive e radiofoniche alle quali ho partecipato, alle serate di presentazione dei miei libri, alle manifestazioni di apertura di varie iniziative. Queste sono le mie piazze, i luoghi che, vi dicevo, mi sono cari. Lo sono perch\u00e9 sono occasioni in cui incontro persone, scambio con loro contenuti ed esperienze; sono luoghi per\u00f2 che potenzialmente portano con s\u00e9 dei rischi. Essere su un palco significa camminare su una sottile linea di confine tra la partecipazione attiva, propositiva, in cui io sono persona, porto la mia proposta culturale, e una situazione in cui la mia condizione di diversabile diventa il fenomeno da baraccone.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La piazza allora deve essere gestita, in modo da sfruttarne le potenzialit\u00e0 e non inciampare nei rischi, e per questo credo sia importante arrivarci avendo spalle robuste e ben preparate da una corretta consapevolezza di s\u00e9, delle proprie potenzialit\u00e0; una buona dose di autostima che aiuti a far diventare interessanti, innanzitutto a noi stessi, le nostre abilit\u00e0 e anche i nostri limiti, in modo da suscitare nella gente la voglia dell\u2019incontro, della relazione e dello scambio. Il tutto non pu\u00f2 non essere farcito da un pizzico, che in me non \u00e8 proprio un pizzico, di sana autoironia: ridere un po\u2019 di se stessi non fa mai male, avvicina le persone abbattendo ogni possibile barriera. Come persone diversabili dobbiamo fare i conti con questo fatto: il deficit mette a disagio e ci\u00f2 si supera solo con una conoscenza reciproca, con la complicit\u00e0 che nasce da uno stare bene insieme. Bisogna mettere le persone a proprio agio e qual modo migliore che farsi insieme una bella risata? Prendersi un po\u2019 in giro aiuta non a ridere dei diversabili ma a ridere con i diversabili.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La piazza ha anche un\u2019altra caratteristica che mi affascina: la sua capacit\u00e0 di mettere in rete le notizie e le persone. Pensate per esempio a quanto circolano i pettegolezzi di paese: una volta che riescono ad arrivare in piazza ecco che diventano immediatamente di pubblico dominio. Cos\u00ec il fatto che si tratti di luoghi di relazione fa s\u00ec che abbiano grandi potenzialit\u00e0 di saper creare delle reti di contatti e di persone. Allora la diversabilit\u00e0 stessa pu\u00f2 diventare piazza, dunque luogo di incontro e scambio. Certo bisogna avere voglia di andarci, in piazza; molto spesso \u00e8 pi\u00f9 comodo svicolarla e passare da vie periferiche, pi\u00f9 buie, meno affollate. Mi spiego: \u00e8 certo pi\u00f9 facile starsene in casa davanti alla tv, oppure uscire ma non entrare in relazione alla pari con le persone, per accettare da queste solo l\u2019assistenza; oppure ancora chiudersi in se stessi, creandosi un proprio mondo che non \u00e8 lo stesso mondo degli altri, ma quello pi\u00f9 tranquillo, forse anche pi\u00f9 sicuro, pi\u00f9 immobile, della periferia.<br \/>\nIn questi ultimi tempi abbiamo avuto invece la fortuna di vivere su una mega piazza: l\u2019Anno Europeo delle persone con disabilit\u00e0. La stessa Comunit\u00e0 Europea ha sottolineato come uno degli obiettivi dell\u2019anno fosse proprio dare visibilit\u00e0 alle persone diversabili. Il 2003 \u00e8 passato, ma l\u2019importanza di scendere in piazza, di partecipare, resta. Tante allora sono le piazze sulle quali possiamo incontrarci come protagonisti attivi e propositivi di una cultura nuova; sono piazze politiche, cinematografiche, televisive, culturali, sportive, radiofoniche, musicali, sociali, multimediali\u2026 e chi pi\u00f9 ne ha pi\u00f9 ne metta. E allora, cosa aspettate? Scendete in piazza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Claudio Imprudente Un luogo mi \u00e8 particolarmente caro: la piazza. Di forma quadrata oppure circolare: uno spazio che si apre tra le case, i negozi, le chiese e gli uffici. 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