{"id":55,"date":"2009-11-04T17:04:27","date_gmt":"2009-11-04T17:04:27","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=55"},"modified":"2026-01-16T10:17:22","modified_gmt":"2026-01-16T09:17:22","slug":"non-buttiamoci-gi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=55","title":{"rendered":"Non buttiamoci gi\u00f9"},"content":{"rendered":"<p>a cura di Valeria Alpi<\/p>\n<p>E la telefonata\u2026 oh be\u2019, ha cambiato tutto. Solo quei due o tre minuti. Son successe pi\u00f9 cose nella mia testa durante la telefonata che in tutto quel tempo che son stata sul tetto. E non<!--break--> perch\u00e9 c\u2019erano delle brutte notizie, o delle notizie in genere. Matty stava bene. E per forza. Aveva bisogno di assistenza e gliela stavano dando, e non \u00e8 che potevano avere tanto altro da dirmi, vi pare? Ho tentato di far durare la telefonata di pi\u00f9 e devo ammettere che in questo l\u2019infermiere mi ha aiutato, Dio lo benedica. Ma a nessuno veniva in mente qualcosa da dire. Nella giornata, Matty non fa niente, e in quella particolare giornata non aveva fatto niente. Lo avevano portato fuori sulla sua sedia a rotelle, e abbiamo parlato di questo, ma abbiamo parlato soprattutto del tempo e del giardino.<br \/>\nGli ho detto grazie, ho messo gi\u00f9 il telefono e per un momento son rimasta l\u00ec a pensare, cercando di non buttarmi gi\u00f9. Amore e attenzioni e tutto quanto, le cose che solo una madre ti pu\u00f2 dare\u2026 alla fine, e per la prima volta in vita sua, vedevo che non gli servivano nemmeno quelle. Di importanza ne avevo n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno come il personale della casa di cura. Probabilmente ci sapevo fare un po\u2019 pi\u00f9 di loro, ma era soltanto questione di pratica. In quindici giorni avrei potuto insegnargli tutto quello che gli serviva sapere.<br \/>\nIl senso della cosa era che quando sarei morta, per Matty non sarebbe stata una tragedia. E il senso di questo era che la possibilit\u00e0 di cui avevo avuto pi\u00f9 paura da quando era nato, non c\u2019era affatto da averne paura. E non so se ora, sapendolo, avevo pi\u00f9 o meno voglia di suicidarmi. Non sapevo se tutta la mia vita era stata uno spreco di tempo, oppure no.<br \/>\n(Brano tratto da Nick Hornby, Non buttiamoci gi\u00f9)<\/p>\n<p>Nick Hornby \u00e8 conosciuto al pubblico come uno scrittore ironico e anche un po\u2019 cinico. Spesso ha uno stile talmente schietto che diventa spietato. Mi ha colpito questo brano perch\u00e9 senza buonismi, senza politically correct, dice le cose come stanno. Inquadriamo un po\u2019 la situazione. Il romanzo tratta di quattro persone che per motivi diversi si vogliono suicidare buttandosi gi\u00f9 da un palazzo. I\u00a0 quattro si incontrano in cima al palazzo proprio nel giorno del tentato suicidio, e tramite una serie di battute ironiche e apparentemente \u201cpazze\u201d decidono di rimandare il suicidio e intanto di frequentarsi un po\u2019. Una dei quattro \u00e8 una madre di un figlio gravemente disabile, sia con deficit fisici che mentali. Una specie di figlio-vegetale. La madre \u00e8 stanca, non sopporta pi\u00f9 il peso di farsi carico di un figlio cos\u00ec. \u00c8 una donna sola, senza marito, e in tanti anni ha praticamente sacrificato tutta la sua vita per il figlio. Ha vissuto solo con lui e per lui. Quando incontra gli altri protagonisti, dopo il mancato suicidio, viene convinta a prendersi una vacanza e tutti insieme partono per un luogo lontano ed esotico. La madre lascia il figlio in una casa di cura, dove gi\u00e0 il figlio \u00e8 conosciuto, e parte con grossi sensi di colpa. Questo brano racconta della telefonata che la madre fa alla casa di cura durante il periodo della sua vacanza. E della presa di coscienza di una situazione che forse gi\u00e0 in cuor suo conosceva, anche prima di distaccarsi dal figlio. Sono frasi brevi, pratiche, essenziali. Probabilmente anche dure, e senza vie d\u2019uscita, come nello stile dell\u2019autore. Ma sono anche frasi di una potenza incredibile, frasi che raccolgono una quantit\u00e0 molto grande di emozioni e di considerazioni non solo personali ma della societ\u00e0 nel suo insieme. Trattare il tema del deficit cognitivo \u00e8 molto complesso, di solito si tende a scrivere di quante risorse comunque ha anche una persona con deficit cos\u00ec gravi. Le famiglie, poi, che gi\u00e0 vivono con angoscia il tema del \u201cdopo di noi\u201d, sono portate a cogliere qualsiasi sfumatura che possa indicare un qualche tipo di relazionalit\u00e0 con un figlio anche se gravemente disabile. Molto di rado si trova qualcuno che tratta del tema del deficit mentale descrivendo anche i grossi limiti, la mancanza di relazionalit\u00e0 e la mancanza, purtroppo, di vie d\u2019uscita. Nick Hornby \u00e8 un romanziere, non si occupa di disabilit\u00e0, ma ha saputo descriverla, in tutta la sua veridicit\u00e0. Perch\u00e9 sarebbe assurdo non ammettere che in casi come questi i problemi ci sono, che si fa fatica, che si prova dolore, che si cerca disperatamente un modo per vivere la normalit\u00e0 della disabilit\u00e0 ma che questo modo non esiste. Questo figlio vegeta, e se sta con la madre o con qualcun altro non cambia nulla. O almeno: \u00e8 impossibile stabilire con certezza se per lui cambia qualcosa. \u00c8 una persona talmente incapace di mettersi in relazione con gli altri, che non si pu\u00f2 sapere se sta meglio con la madre che lo conosce bene o con altra gente. Vive, e basta. Nel senso che sta al mondo, e basta. La madre capisce che il problema del \u201cdopo di noi\u201d in realt\u00e0 non esiste. Lei \u00e8 in vacanza, ma la vita del figlio si sta svolgendo esattamente uguale. \u00c8 una donna che ha messo da parte molto denaro, e sa gi\u00e0 di poter pagare la casa di cura anche dopo la sua morte. Quindi se anche lei dovesse morire, il figlio \u00e8 sistemato.<br \/>\nEppure, quando tutto sembra andare solo verso il cinismo pi\u00f9 bieco, il valore di questo figlio viene recuperato non solo dalla madre (sarebbe troppo ovvio) ma anche dagli altri.<br \/>\nDi ritorno dalla vacanza, i quattro protagonisti ormai sono legati e decidono di incontrarsi periodicamente in casa dell\u2019uno e dell\u2019altro. La prima volta che vanno a casa di questa madre, sono imbarazzati davanti alla presenza del figlio. Imbarazzati, a disagio e anche un po\u2019 schifati. Con la solita schiettezza, pensano che tutto sommato pure loro vorrebbero uccidersi con un figlio del genere. Ma poi questo figlio, questa presenza muta e apparentemente vuota, riesce a conquistare tutti. Man mano l\u2019imbarazzo passa, si crea l\u2019aiuto reciproco, il darsi una mano, il chiacchierare con questo ragazzo pur sapendo di non ricevere risposta, il coinvolgerlo in situazioni divertenti e scherzose. Nonostante le premesse, il romanzo si conclude bene, nessuno si uccide e tutti riescono di nuovo a vivere bene. E vivere bene significa anche vivere con questa persona cos\u00ec disabile, perch\u00e9 parte di quello che la madre e gli amici sono dipende anche da lui.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E la telefonata\u2026 oh  be\u2019, ha cambiato tutto. Solo quei due o tre minuti. Son successe pi\u00f9 cose nella  mia testa durante la telefonata che in tutto quel tempo che son stata sul tetto.  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