{"id":5500,"date":"2025-12-03T12:08:14","date_gmt":"2025-12-03T11:08:14","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5500"},"modified":"2025-12-03T12:08:14","modified_gmt":"2025-12-03T11:08:14","slug":"come-e-andato-lanno-europeo-fuori-dallitalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5500","title":{"rendered":"Come \u00e8 andato l\u2019Anno Europeo fuori dall\u2019Italia?"},"content":{"rendered":"<p>di Massimiliano Rubbi<\/p>\n<p>Giugno in genere non \u00e8 tempo di bilanci, ma forse per l\u2019Anno Europeo delle Persone con Disabilit\u00e0 vale la pena di fare un\u2019eccezione. Innanzitutto perch\u00e9 molte iniziative in tutta Europa sono partite in ritardo e si sono di conseguenza concluse ben oltre il 31 dicembre 2003, ma anche in quanto le \u201cvalutazioni a caldo\u201d, generalmente negative, sono talora parse rapportate all\u2019aspettativa che nel corso dell\u2019Anno ogni difficolt\u00e0 e ogni discriminazione verso le persone con disabilit\u00e0 sarebbe dovuta, magicamente, scomparire. E infine perch\u00e9 un Anno Europeo, per quanto magari ben riuscito, non pu\u00f2 che essere soprattutto uno stimolo a procedere (e a procedere meglio) verso obiettivi che restano di ampio respiro, sicch\u00e9 pu\u00f2 essere utile, a 2004 ampiamente in corso, riscontrare quali impulsi ha dato questa iniziativa per le attivit\u00e0 dei prossimi anni.<br \/>\nQuando chi si occupa di handicap in Italia ha tirato le somme di un 2003 in cui ci si attendeva particolare attenzione ai temi della disabilit\u00e0, in genere il \u201crosso\u201d ha prevalso sul \u201cnero\u201d. Salvatore Nocera, concludendo in novembre la Conferenza Regionale sulle disabilit\u00e0 in Sardegna, si \u00e8 spinto a proporre una \u201cmozione di sfiducia\u201d a nome della FISH al Presidente del Consiglio, contestando un\u2019apertura \u201cimprovvisata e casereccia\u201d e una chiusura caratterizzata da \u201cun vortice tumultuoso e insignificante di convegni\u201d. Franco Bomprezzi, confermando quest\u2019ultimo aspetto, ha parlato con efficacia su Vita di un \u201cvirus della convegnite\u201d, evidenziando criticamente i principali temi emersi dal relativo \u201cmare di parole\u201d. Gianni Selleri, infine, in un bilancio di met\u00e0 legislatura pubblicato su Bandieragialla.it, parla espressamente di una \u201cmistificazione dell\u2019Anno Europeo delle persone con disabilit\u00e0\u201d compiuta dal Governo, con l\u2019aggravante dell\u2019occasione del semestre di presidenza UE. In tutte queste appassionate e pesantissime valutazioni c\u2019\u00e8 indubbiamente del vero, ma c\u2019\u00e8 anche del \u201cnazionale\u201d: l\u2019oggetto di analisi e contestazione \u00e8 sempre quanto avvenuto in Italia (con particolare riferimento alle inerzie e ai danni prodotti dal Governo), ma manca una prospettiva continentale, in cui l\u2019Europa non sia soltanto un pretesto per migliorare quanto offerto ai cittadini italiani con disabilit\u00e0, bens\u00ec la reale dimensione in cui vanno valutati i fallimenti o i successi dell\u2019iniziativa \u201cAnno Europeo\u201d.<br \/>\nDa questa prospettiva, parimenti negative ma ben pi\u00f9 gravi appaiono le valutazioni espresse in conferenza stampa dal Commissario europeo agli Affari sociali Anna Diamantopoulou il 3 dicembre 2003, in occasione della Giornata Europea delle persone con disabilit\u00e0. La Diamantopoulou si \u00e8 dichiarata delusa dal fatto che solo 4 Stati membri (Spagna, Gran Bretagna, Francia e Belgio) avessero recepito nelle proprie legislazioni la Direttiva 2000\/78 contro la discriminazione lavorativa entro il termine fissato al giorno precedente \u2212 e non, come erroneamente riportato da alcune fonti, perch\u00e9 solo questi Stati avrebbero presentato progetti legati all\u2019Anno Europeo. La direttiva avrebbe infatti ricadute molto positive sulle opportunit\u00e0 professionali delle persone con disabilit\u00e0, che attualmente scontano forti tassi di disoccupazione e di inattivit\u00e0, e anche quando lavorano devono spesso lottare per ottenere \u201csoluzioni ragionevoli\u201d che consentano pari opportunit\u00e0 rispetto ai colleghi normodotati. Considerando l\u2019importanza da sempre data dagli organismi europei al lavoro come fattore di integrazione delle persone con disabilit\u00e0, il rammarico della Diamantopoulou equivale a una forte condanna delle politiche nazionali, rispetto alla quale gli elogi ai progetti presentati e alla sensibilizzazione dell\u2019opinione pubblica attuata in occasione dell\u2019Anno Europeo, espressi dallo stesso Commissario alla conferenza finale del 7 dicembre a Roma, suonano quasi \u201cdi cortesia\u201d. Il rimprovero ha avuto in parte effetto, dal momento che ad oggi (fine marzo 2004) altri 4 Stati \u2013 Italia, Portogallo, Finlandia e Svezia \u2212 hanno notificato all\u2019Unione la loro ratifica della Direttiva. Restano per\u00f2 molti paesi inadempienti, e date le polemiche e i tentennamenti che hanno non di rado accompagnato il processo di inclusione nelle leggi nazionali anche laddove questo si \u00e8 compiuto, occorrer\u00e0 verificare nel tempo l\u2019effettiva operativit\u00e0 delle nuove misure.<br \/>\nAl di l\u00e0 di questa ombra gettata su quasi tutta l\u2019Europa, in ogni caso, per un bilancio reale dell\u2019Anno Europeo occorre raccogliere almeno alcuni resoconti nazionali, da un lato per verificare se la forte negativit\u00e0 con cui si descrive l\u2019esperienza italiana viene ripetuta o smentita altrove, e dall\u2019altro per trovare buone pratiche da estendere (e cattivi esempi da evitare).<\/p>\n<p><b>Molti passi avanti, qualcuno indietro: il caso spagnolo<br \/>\n<\/b>La Spagna, insieme al Belgio, \u00e8 stato giudicato dall\u2019EDF il Paese che meglio ha sfruttato l\u2019occasione dell\u2019Anno Europeo per attuare politiche positive verso i cittadini con disabilit\u00e0. In un documento del CERMI, la piattaforma di rappresentanza politica delle persone disabili e delle loro famiglie e associazioni, si citano diversi miglioramenti legislativi introdotti nel 2003. \u00c8 stata approvata una \u201clegge per le pari opportunit\u00e0, l\u2019eliminazione delle discriminazioni e l\u2019accessibilit\u00e0 universale delle persone con disabilit\u00e0\u201d, di cui, seppure non corrisponda alle proposte avanzate dal CERMI, viene riconosciuta l\u2019utilit\u00e0 nel \u201cportare la disabilit\u00e0 al campo dei diritti umani, dove dovrebbero sempre essere\u201d. Ugualmente \u00e8 entrato nella legislazione spagnola un provvedimento per la \u201cprotezione patrimoniale delle persone con disabilit\u00e0\u201d, che consente alle famiglie di persone con handicap grave di costituire patrimoni con trattamento fiscale privilegiato e vincolati rispetto al \u201cdopo di noi\u201d \u2212 seppure anche qui il CERMI esprima alcune critiche. Come gi\u00e0 detto, anche la direttiva contro la discriminazione lavorativa \u00e8 stata incorporata nel diritto nazionale. Infine, altre leggi relative alla \u201cprotezione delle famiglie numerose\u201d o ai trasporti hanno avuto ricadute positive sui diritti dei disabili. A questi provvedimenti si affiancano altre iniziative politiche rilevanti, come la costituzione in dicembre di un Forum Giustizia e Disabilit\u00e0, per semplificare la tutela dei diritti a livello giudiziario, e un regolamento per il pensionamento anticipato delle persone con disabilit\u00e0. Al contempo, per\u00f2, il CERMI registra un passo indietro: \u00e8 stata approvata una misura che a partire dal 1\u00b0 gennaio 2004 rende incompatibili tra loro la pensione di orfanit\u00e0 e le provvidenze per figli a carico maggiorenni con un grado di disabilit\u00e0 uguale o superiore al 65%. Questa innovazione \u00e8 stata poi corretta a marzo 2004 con un incremento delle indennit\u00e0 per gli orfani, ma solo dopo le forti pressioni del Comitato, secondo cui l\u2019incompatibilit\u00e0 introdotta avrebbe prodotto \u201cun regresso effettivo nel grado di protezione sociale delle famiglie delle persone con disabilit\u00e0 grave\u201d. A causa di simili esempi di disattenzione politica, e soprattutto del molto che resta da fare, il CERMI sostiene che \u201cnon pu\u00f2 farsi una lettura trionfalistica di questo bilancio\u201d, e che \u201ci frutti dell\u2019Anno 2003 devono avere continuit\u00e0 nel tempo, devono essere valorizzati e devono avere effetti moltiplicatori\u201d.<\/p>\n<p><b>Le realizzazioni britanniche<br \/>\n<\/b>In Gran Bretagna, il settore disabilit\u00e0 del Department for Work and Pensions governativo ha pubblicato il 30 dicembre un documento in cui si traccia un bilancio ampiamente positivo dell\u2019Anno Europeo. La direttiva anti-discriminazione, sul cui mancato recepimento si \u00e8 tuonato a livello europeo, nel Regno Unito era di fatto inclusa nel Disability Discrimination Act fin dal 1995, e il 2003 \u00e8 stato l\u2019occasione di ampliarne la portata, da un lato verso categorie non automaticamente incluse come i lavoratori con difficolt\u00e0 visive, dall\u2019altro nei confronti di attivit\u00e0 prima esenti, come i lavoratori di piccole imprese o i poliziotti (queste estensioni entreranno in vigore nell\u2019ottobre 2004). Ci sono stati poi miglioramenti legislativi, come le modifiche al Copyright Act che consentono ora ai non vedenti di fare copie ad uso personale di materiale protetto se la forma originale cartacea li esclude dalla fruizione, e campagne di sensibilizzazione, ma anche misure su base volontaria, come un codice di buone pratiche, pubblicato nel marzo 2003, per garantire l\u2019accesso universale al trasporto aereo, e l\u2019impegno ad aumentare il reclutamento di persone disabili nella pubblica amministrazione. N\u00e9 viene dimenticato come la Commissione sui diritti dei disabili, organismo indipendente istituito nel 1999, costituisca un rilevante stimolo al miglioramento di una politica basata sui diritti delle persone con disabilit\u00e0. Su queste basi Andrew Smith, sottosegretario del Dipartimento governativo, pu\u00f2 concludere che \u201clavorando a stretto contatto con gli altri, abbiamo ottenuto molto quest\u2019anno. Abbiamo costruito sui successi degli anni scorsi e abbiamo gettato le basi per ulteriori cambiamenti significativi negli anni a venire. [\u2026] Il Governo deve, e vuole, continuare a lavorare con le persone disabili, le loro organizzazioni e altri, per identificare i modi pi\u00f9 efficaci di aprire pi\u00f9 e migliori opportunit\u00e0 per esse\u201d. Un bilancio che sottolinea l\u2019importanza di lavorare con e non per le persone con disabilit\u00e0 e che, credo, non molti altri politici europei potrebbero proporre con tutta sincerit\u00e0.<br \/>\nNelle parole delle associazioni, peraltro, riemerge l\u2019ombra della \u201cconvegnite\u201d. Lloyd Page, \u201cveterano\u201d di Mencap, una charity attiva nell\u2019ambito delle difficolt\u00e0 di apprendimento, riporta: \u201cSono andato a un evento a Blackheath per celebrare l\u2019Anno. Ci sono stati un sacco di discorsi ma non \u00e8 accaduto molto altro, molto parlare ma nessuna azione\u201d. Il bilancio \u00e8 pertanto sostanzialmente negativo, come se l\u2019occasione fosse scivolata via: \u201cL\u2019Anno Europeo dei Disabili non ha fatto molto per le persone con difficolt\u00e0 di apprendimento, e le persone in verit\u00e0 non ne parlavano. Altre cose che stavano succedendo erano pi\u00f9 importanti per la vita delle persone\u201d. Quanto alle possibili proposte per una migliore continuazione, peraltro, Page non rinnega la rilevanza del confronto verbale: \u201cPenso sia importante indurre pi\u00f9 persone come me, oratori con una difficolt\u00e0 di apprendimento, a conferenze in Europa e a livello nazionale per integrare le persone con analoghe difficolt\u00e0\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Massimiliano Rubbi Giugno in genere non \u00e8 tempo di bilanci, ma forse per l\u2019Anno Europeo delle Persone con Disabilit\u00e0 vale la pena di fare un\u2019eccezione. 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