{"id":5503,"date":"2025-12-03T12:11:14","date_gmt":"2025-12-03T11:11:14","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5503"},"modified":"2025-12-03T12:11:14","modified_gmt":"2025-12-03T11:11:14","slug":"educare-attraverso-lo-sport","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5503","title":{"rendered":"Educare attraverso lo sport"},"content":{"rendered":"<p>di Giovanni Preiti<\/p>\n<p>L\u2019importanza di educare il corpo al movimento \u00e8 stata storicamente una necessit\u00e0 che si \u00e8 sviluppata fin dall\u2019inizio all\u2019interno delle nostre strutture scolastiche. Gi\u00e0 dalla nascita della scuola in Italia e, precisamente, con la legge Casati (13 novembre 1859), quella che allora veniva definita \u201cGinnastica militare\u201d rappresentava una parte rilevante delle discipline didattiche. Allora veniva insegnata attraverso un modello impostato sul comando e sull&#8217;esecuzione collettiva, elementi tipici di un ambiente fortemente gerarchico come quello militare. In realt\u00e0 questo modello si \u00e8 mantenuto su queste linee, attraversando anche la fase della cosiddetta \u201cfascizzazione\u201d, con i naturali sviluppi pedagogici fino al secondo dopoguerra, dove anche in Italia lo sport ha avuto il riconoscimento di un vero e proprio fenomeno culturale e la pratica psicomotoria quello di valenza pedagogica. Epurata la scuola da questo stile di condotta d\u2019insegnamento dell\u2019educazione fisica si arriva nel 1946 ai programmi provvisori, dove il voto del docente non ha pi\u00f9 alcun valore ai fini dell\u2019ammissione degli alunni agli esami: in pratica la ginnastica viene relegata ad un ruolo secondario e affronta un periodo buio che la fa ritornare indietro di trent\u2019anni, soprattutto a causa del ruolo politico che aveva avuto fino a quel momento. Successivamente, nascono in Italia i primi ISEF (Istituti Superiori dell\u2019Educazione Fisica), prima privati e poi parificati, anche se sono ammessi all\u2019insegnamento pure insegnanti senza qualifica professionale, ma su chiamata dei presidi, e si ha una forte ripresa dello sport scolastico. Nel periodo del boom economico si hanno diverse evoluzioni della materia e del metodo d\u2019insegnamento, che sfortunatamente vanno di pari passo con l\u2019andamento della scuola di quel periodo e ai problemi di sviluppo della scolarizzazione di massa, con i programmi che si riducono semplicemente ad un lungo elenco di esercizi. Si arriva finalmente, a met\u00e0 degli anni Settanta, a programmi scolastici unificati per maschi e femmine, che fino a quel momento avevano avuto percorsi paralleli. Negli anni Ottanta il programma scolastico di educazione fisica si pone due obiettivi: il primo \u00e8 l\u2019attivit\u00e0 motoria come linguaggio, il secondo l&#8217;avviamento alla pratica sportiva. In particolare il secondo fa riferimento alla necessit\u00e0 di trasmettere agli alunni una forte presa di posizione<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>rispetto allo sport nella societ\u00e0. \u00c8 a partire da questo periodo, con la scoperta di casi di doping, di illecito sportivo, e il diffondersi della violenza negli stadi (basti pensare alla strage allo stadio Eysel nel 1985, ripresa dalle telecamere di tutto il mondo), che ci si attende legittimamente un&#8217;altrettanto forte risposta da parte della scuola. Negli anni Novanta si apre per l&#8217;educazione fisica un ampio ventaglio di obiettivi e si danno precise indicazioni circa le modalit\u00e0 di accertamento delle valutazioni degli allievi, sia sull\u2019immagine del corpo che sulle capacit\u00e0 condizionali, anche se la valenza della materia non \u00e8 ancora del tutto riconosciuta rispetto alla parallela evoluzione dello sport nella societ\u00e0 moderna. Ne \u00e8 esempio il grande sviluppo dell\u2019attivit\u00e0 sportiva per gli atleti diversabili nella societ\u00e0, in contrasto con le forti difficolt\u00e0 che, tuttora, gli alunni diversabili incontrano nell\u2019affrontare l\u2019educazione fisica all\u2019interno della scuola.<br \/>\nSiamo arrivati ad oggi dove, all\u2019interno della riforma Moratti, l\u2019Educazione Fisica, che sembrava scomparire dai programmi d\u2019insegnamento obbligatori e entrare in quel gruppo di materie \u201cfacoltative\u201d, rimane invece tra le materie di prestigio, anche se non ha ancora trovato una sua precisa collocazione.<br \/>\nCito il Ministro dei Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi, a risposta di un\u2019interrogazione parlamentare sull\u2019argomento \u201ceducazione fisica nella riforma\u201d: \u201c\u00c8 intenzione del Governo potenziare il ruolo dei docenti di educazione fisica e sportiva nella scuola, coinvolgendoli maggiormente sia nell&#8217;attivit\u00e0 di educazione alla convivenza civile (mi riferisco, in particolare, all&#8217;educazione stradale, all&#8217;educazione alla salute, alimentare e ambientale), sia nel collegamento con altre discipline di insegnamento, a partire dalle scienze naturali alla geografia. Per questo motivo, mentre la formazione iniziale dei docenti di educazione fisica e sportiva si dovr\u00e0 armonicamente coordinare e integrare con quella disegnata per tutti i docenti dall&#8217;articolo 5 della legge delega n. 53 che riforma il sistema scolastico, \u00e8 previsto anche un forte investimento nella formazione e nell&#8217;aggiornamento dei docenti in servizio. Il Governo si augura di poter contare sull&#8217;impegno e sul qualificato contributo dei docenti in servizio allo scopo di realizzare questo ambizioso disegno di rinnovamento culturale, teso a valorizzare il ruolo e la funzione dell&#8217;educazione fisica e sportiva nel pi\u00f9 generale processo della formazione delle giovani generazioni.\u201d<br \/>\nDa queste parole sembra che tutto sar\u00e0 ancora in mano ai professori, alla loro buona volont\u00e0 di lavorare e questa riforma non rende giustizia all\u2019evoluzione che lo sport ha avuto nella nostra societ\u00e0, al valore sociale che ha raggiunto.<br \/>\nOggi lo sport riempie le pagine dei nostri giornali, i programmi televisivi, la maggior parte dei nostri discorsi, l\u2019immaginario dei nostri bambini, potrebbe essere un grande mezzo per migliorare, educare il mondo, e non uno strumento politico in mano a pochi come \u00e8 stato in passato.<br \/>\nNoi del Centro Documentazione Handicap di Bologna ci siamo accorti quale grande mezzo sia lo sport: il gioco e lo sport per noi sono molto importanti perch\u00e9 spiegano bene alcuni concetti che ci stanno a cuore come la diversabilit\u00e0.<br \/>\nNon \u00e8 difficile educare attraverso lo sport e noi cerchiamo con il Progetto Calamaio di raggiungere diversi obiettivi come, ad esempio, far comprendere agli alunni delle scuole l\u2019enorme potenziale creativo presente nello sport, per costruire una reale integrazione, con una particolare attenzione al rispetto dei soggetti svantaggiati e, a partire dall\u2019adattamento delle regole, sulla base delle specificit\u00e0 di ognuno, valorizzare le diversit\u00e0 come primario momento educativo della pratica sportiva. Questo \u00e8 possibile guardando oltre gli sport gi\u00e0 esistenti, attraverso la sperimentazione e la creazione da parte degli alunni stessi di nuove discipline, in modo da permettere a giocatori bambini, adulti, anziani, diversabili di giocare insieme. Le regole si adattano a chi gioca e non il contrario, come invece spesso accade. Lo sforzo da parte degli alunni sta nel mettere in moto tutte le intelligenze per permettere a vari atleti, ognuno diversamente abile a suo modo, di giocare insieme; questo agevola tutti, non solo quelli con deficit. Nello scenario scolastico non saranno gli alunni ad adattarsi ai programmi, ma i programmi agli alunni, per avere una scuola realmente integrata, come gli sport sono stati adattati o addirittura inventati! Questa vuole essere una possibile strada da intraprendere nel complesso percorso che ha avuto l\u2019educazione fisica all\u2019interno della scuola come la si vorrebbe oggi: libera e flessibile, per tutti e ad uso di tutti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giovanni Preiti L\u2019importanza di educare il corpo al movimento \u00e8 stata storicamente una necessit\u00e0 che si \u00e8 sviluppata fin dall\u2019inizio all\u2019interno delle nostre strutture scolastiche. 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