{"id":552,"date":"2009-11-04T17:06:47","date_gmt":"2009-11-04T17:06:47","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=552"},"modified":"2026-01-07T11:36:41","modified_gmt":"2026-01-07T10:36:41","slug":"da-assistita-ad-assistente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=552","title":{"rendered":"9. Da assistita ad assistente"},"content":{"rendered":"<p>a cura dell&#8217;AIFO, associazione Amici di Roul Follerau<\/p>\n<p>In Guyana (America meridionale) essere disabili \u00e8 indubbiamente una sfida giornaliera, fra barriere architettoniche, mancanza di programmi scolastici adeguati e di formazione professionale, difficolt\u00e0 di impiego e soprattutto povert\u00e0, che poi non \u00e8 altro che la conseguenza naturale di tutto ci\u00f2. La testimonianza di Stacey Greaves-Britton, disabile<!--break-->Molte persone disabili, proprio per la mancanza di opportunit\u00e0 e di strutture, passano le giornate in casa, senza stimoli, speranze, prospettive. Sembra tutto troppo difficile persino per provare a combattere.<br \/>\nPoi un giorno incontri una persona come Stacey Greaves-Britton, 27 anni, sposata ed in attesa di un bambino, e capisci che c\u2019\u00e8 ancora speranza in questa nazione se al suo interno riescono a nascere e crescere persone splendide come lei. Stacey \u00e8 nata con un danno permanente agli occhi, che le ha causato grossissimi problemi di vista fino all\u2019et\u00e0 di nove anni, quando purtroppo \u00e8 diventata completamente cieca: la sua vita \u00e8 stata dedicata non solo a superare la sua disabilit\u00e0, ma anche e soprattutto ad aiutare gli altri che, dice lei, \u201cposso capire quanto soffrano, perch\u00e9 sono passata anch\u2019io dalle stesse sofferenze e so cosa si prova in certi momenti\u201d. Stacey si \u00e8 diplomata il 28 aprile scorso al Corso per Assistenti di Riabilitazione gestito dal Ministero della Sanit\u00e0 della Guyana e co-finanziato da AIFO ed ha gi\u00e0 iniziato a lavorare all\u2019Ospedale Pubblico di Georgetown, dove ogni giorno tratta e cura pazienti con differenti tipi di disabilit\u00e0, traumi, eccetera.<\/p>\n<p><strong>Come sei arrivata ad una decisione cos\u00ec forte, persona disabile che si prende cura di altre persone disabili, in un ambiente dove la mancanza di tante opportunit\u00e0 e strutture renderebbe pi\u00f9 facile la scelta di pensare solo a se stessi e cercare di \u201csopravvivere\u201d il meglio possibile?<\/strong><br \/>\nForse proprio perch\u00e9 sono disabile e capisco le difficolt\u00e0 che ogni giorno ciascuno di noi deve affrontare e superare: probabilmente mi reputo un po\u2019 pi\u00f9 forte della media e cerco di mettere a disposizione la mia carica per altri che magari subiscono di pi\u00f9 la propria disabilit\u00e0.<br \/>\nD\u2019altronde ho cominciato a fare queste esperienze gi\u00e0 tempo fa: dopo aver finito la scuola avevo iniziato a lavorare come centralinista e poi impiegata, ma sentivo che non stavo facendo qualcosa di realmente utile per la comunit\u00e0. Cos\u00ec ho lasciato tutto e sono andata ad insegnare per tre anni in una scuola speciale per ragazzi ciechi e con difficolt\u00e0 di apprendimento: insegnavo cucina, igiene personale, pulizia della casa, insomma insegnavo ai ragazzi, che in media avevano fra i 18 ed i 20 anni, ad attendere alle normali attivit\u00e0 quotidiane ed a prendersi cura di se stessi.<\/p>\n<p><strong>Frequentare il corso per Assistenti di Riabilitazione \u00e8 stata la naturale evoluzione della tua storia?<\/strong><br \/>\nIn un certo senso s\u00ec, perch\u00e9 comunque volevo qualificarmi in un qualcosa di pi\u00f9 specifico per rendermi ancora pi\u00f9 utile alla comunit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Come \u00e8 stato l\u2019approccio al Corso?<\/strong><br \/>\nDifficile, lo ammetto. All\u2019inizio ho trovato resistenze, capivo che non volevano accettare la mia iscrizione non perch\u00e9 mi volessero discriminare, ma solamente perch\u00e9 avevano paura di non essere in grado di gestirmi. Ma io ero determinata ed ho insistito e lottato, finch\u00e9 il giorno prima dell\u2019avvio del Corso, dopo tante battaglie, ho finalmente ricevuto la lettera di accettazione della mia candidatura.<\/p>\n<p><strong>Durante il Corso hai trovato supporto da parte di tutti, insegnanti e studenti, per aiutarti?<\/strong><br \/>\nA dire la verit\u00e0, gli insegnanti non si sono mai abituati davvero alla mia presenza. Ogni tanto cercavano di trovare degli accorgimenti, ma alla fine l\u2019abitudine prendeva il sopravvento e ricominciavano a scrivere alla lavagna ed usare altre metodologie che inevitabilmente mi escludevano. Sono stati alcuni compagni che mi hanno davvero supportato: a turno mi prendevano gli appunti, facevano i diagrammi per me, mi portavano a mangiare e mi accompagnavano a casa, spesso venivano a studiare a casa mia e comunque ero sempre libera di chiamarli a qualunque ora per chiedere spiegazioni. Senza di loro non ce l\u2019avrei mai fatta. Con altri invece il rapporto \u00e8 stato difficilissimo: penso non accettassero il fatto che una persona cieca potesse avere risultati pari o addirittura migliori dei loro, e quindi hanno iniziato a dire che io ricevevo favoritismi, che durante i compiti la persona incaricata di scrivere per me mi suggeriva tutto, eccetera. Sono stati momenti brutti, tanto che ho pensato di ritirarmi perch\u00e9 ero davvero scoraggiata e continuavo a piangere: poi ho riflettuto sul fatto che in quel momento, in fondo, stavo in un certo senso rappresentando tutte le persone con la mia stessa disabilit\u00e0 in Guyana e che, se io avessi rinunciato, tutti avrebbero detto: \u201cVedi, una persona disabile non \u00e8 in grado fare un corso come questo, \u00e8 fuori dalla sua portata\u201d. La semplice idea di dare modo agli scettici di poter vedere confermate le proprie teorie \u00e8 stata la benzina migliore per superare quel momento ed andare avanti.<\/p>\n<p><strong>Il Corso prevedeva anche un fase di tirocinio pratico, che tu hai svolto all\u2019Ospedale Pubblico di Georgetown, dove poi sei stata assunta: come \u00e8 stato il rapporto con i colleghi ed i pazienti?<\/strong><br \/>\nAnche qui c\u2019\u00e8 stato da lottare all\u2019inizio. La fisioterapista cui ero stata assegnata non mi faceva fare niente, delegava tutto alle altre. Un giorno le ho parlato e le ho detto che avevo il diritto di dimostrare le mie capacit\u00e0 e che lei non poteva dare per scontato che non fossi in grado di fare niente: mi doveva mettere alla prova. Da quel giorno le cose sono migliorate, ed ora spesso le mie colleghe vengono a chiedermi consigli.<br \/>\nCoi pazienti \u00e8 stato diverso, per fortuna: in realt\u00e0 molti di loro non si accorgono nemmeno che sono cieca ed io, se non richiesta, non glielo dico. Credo che ci\u00f2 dipenda in gran parte dal mio approccio, che vuole essere molto professionale in modo che i pazienti si concentrino sul risultato finale e non sulla mia disabilit\u00e0. Chiaramente, essendovi alcune piccole cose che non sono in grado di fare da sola, talora chiedo aiuto alle mie colleghe: in quel momento, quando i pazienti scoprono che sono cieca, rimangono davvero sorpresi! Per me \u00e8 una soddisfazione, perch\u00e9 significa che la qualit\u00e0 dei miei trattamenti \u00e8 allo stesso livello di quelli delle mie colleghe: addirittura ci sono pazienti che, pur consapevoli della mia disabilit\u00e0, chiedono espressamente di essere trattati solo da me.<\/p>\n<p><strong>Cosa vedi nel tuo futuro?<\/strong><br \/>\nQuesto lavoro mi piace e mi gratifica molto, quindi mi piacerebbe continuarlo. Adesso ho tre anni di contratto con il Governo per il mio lavoro in Ospedale, poi vorrei qualificarmi ancora maggiormente, frequentando all\u2019estero (in Guyana non esiste n.d.r.) un Corso per Fisioterapista della durata di tre anni: perch\u00e9 i bisogni delle persone sono sempre maggiori e bisogna essere ogni giorno pi\u00f9 preparati per affrontarli con competenza.<\/p>\n<p>Via Borselli, 4-6 \u2013 40135 Bologna<br \/>\ntel. 051\/43.34.02, fax 051\/43.40.46<br \/>\nemail: aifo@iperbole.bologna.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Guyana (America meridionale) essere disabili \u00e8 indubbiamente una sfida giornaliera, fra barriere architettoniche, mancanza di programmi scolastici adeguati e di formazione professionale, difficolt\u00e0 di impiego e soprattutto povert\u00e0, che poi non \u00e8 altro che la conseguenza naturale di tutto ci\u00f2. 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