{"id":553,"date":"2009-11-04T17:06:47","date_gmt":"2009-11-04T17:06:47","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=553"},"modified":"2026-01-07T11:33:56","modified_gmt":"2026-01-07T10:33:56","slug":"essere-disabili-in-kenya","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=553","title":{"rendered":"9. Essere disabili in Kenya"},"content":{"rendered":"<p>di Clement Njoroge, giornalista di Africanews<\/p>\n<p>Quando Tom ha iniziato la scuola all\u2019et\u00e0 di sei anni i suoi genitori lo hanno portato alla scuola per ciechi di Thika, una delle pi\u00f9 antiche e specializzate di quelle governative. Adesso sta lavorando come insegnante e possiede informazioni di prima mano riguardo alle difficolt\u00e0 subite dalle persone con disabilit\u00e0, dato che egli stesso ne ha avuto esperienza e da quando \u00e8 nato ha escogitato i modi per superarle<!--break-->Uno dei problemi \u00e8 l\u2019attitudine culturale della gente verso ogni forma di disabilit\u00e0: \u201cI miei genitori erano soliti nascondermi dalla vista di chiunque, loro sapevano che non avrei potuto unirmi agli altri bambini per giocare sebbene io provenga da una famiglia benestante e sia cresciuto in una vita di agi; i miei genitori non mi avrebbero permesso di avvicinarmi agli altri bambini della mia et\u00e0 mentre ero a casa durante le vacanze\u201d.<br \/>\nOra come insegnante in una scuola superiore Tom attribuisce il proprio successo in campo educativo alla propria determinazione e al duro lavoro. \u201cI miei genitori non capirono che io avevo imparato ad accettare la mia cecit\u00e0 non come una difficolt\u00e0 ma come una benedizione\u201d.<br \/>\nTom \u00e8 soltanto uno dei tanti disabili che hanno rotto la conchiglia della piet\u00e0 e hanno dimostrato che la disabilit\u00e0 non \u00e8 un\u2019inabilit\u00e0.<br \/>\nIn Kenya, prima del periodo coloniale, c\u2019erano alcune comunit\u00e0 dove si riteneva che un bambino con handicap soffrisse a causa delle colpe contro un antenato, e il ricorso agli stregoni per stabilire la causa non era cosa rara. Comunque i bambini disabili erano accettati come facenti parte della comunit\u00e0: essi appartenevano al sistema della famiglia estesa e ne erano accuditi. Diversamente dai tempi antichi, oggigiorno nei centri urbani del paese accade che coloro che sono disabili, in un modo o nell\u2019altro, sono spesso lasciati a occuparsi di attivit\u00e0 indesiderabili, come elemosinare per strada o gestire piccoli commerci, ad esempio la vendita di dolcetti, biscotti, sigarette&#8230;Questo perch\u00e9 molti di loro hanno una scarsa istruzione, o non ne hanno affatto, che possa assicurare a loro un lavoro migliore e pi\u00f9 professionale. Ci\u00f2 avviene anche perch\u00e9 i finanziamenti nazionali che intendono provvedere alla persona disabile sono spesso non disponibili o male amministrati.<\/p>\n<p><strong>Da Mtu-Watu a Kitu-Vitu<\/strong><br \/>\nNei media il pubblico \u00e8 sottoposto ad un lavaggio del cervello dal costante bombardamento di immagini di ideali commerciali di uomini e donne giovani, attivi e fisicamente perfetti: in questo modo la societ\u00e0 priva la persona disabile della sua dignit\u00e0, del rispetto di s\u00e9 e lo guarda non come persona ma come individuo oggetto di carit\u00e0 e piet\u00e0. Da sempre, inoltre, la letteratura ha contribuito a creare il mito del disabile come persona \u201cdiversa\u201d e persino minacciosa.<br \/>\nQuesta meccanismo culturale ha a che fare con la percezione della disabilit\u00e0 e la percezione della persona disabile, le quali sono due cose differenti. \u201cIn molti casi\u201d dice Miriam Muto, responsabile del progetto con la United Disable of Kenia (UDPK) disabile fisica e stipendiata dal piccolo fondo dell\u2019UDPK, \u201cla percezione della disabilit\u00e0 \u00e8 la percezione della persona disabile, senza distinzione\u201d. Questo \u00e8 dimostrato dal linguaggio usato per descrivere le persone disabili in molte lingue africane\u201d. In Kiswahili, una lingua Bantu parlata nei paesi dell\u2019Africa dell\u2019est, la persona disabile viene indicata non con il singolare\u201dMtu (persona) o plurale Watu\u201d (gente) espressioni che descrivono gli umani e gli animali, ma con \u201cKitu-Vitu\u201d (cosa-cose) categoria che denota gli oggetti inanimati. Per esempio una persona sorda \u00e8 \u201cKiziwi\u201d e la gente sorda (plurale) \u00e8 definita come \u201cViziwi\u201d, un cieco \u00e8 \u201cKipofu\u201d mentre dei ciechi sono \u201cVipofu\u201d, un disabile fisico da \u201cKiwete\u201d diviene \u201cViwete\u201d al plurale.<br \/>\nMiriam inoltre descrive un altro esteso fenomeno che prevale in ogni societ\u00e0: l\u2019estensione che si fa di una singola disabilit\u00e0 a tutte le altre funzioni e facolt\u00e0 della persona. Fornisce vari esempi di come vengono visti coloro che hanno diverse disabilit\u00e0. \u201cDi una persona cieca si pensa che non sia neppure in grado di sentire, di un sordo che non sia capace di viaggiare\u201d. Secondo Miriam, questo tipo di percezione porta a concludere che un disabile sia privo di coscienza, oppure che lui o lei siano poveri di salute, di ricchezza e privi di capacit\u00e0 mentali. La disabilit\u00e0 della persona diviene il centro su cui si focalizza la valutazione negativa, che si estende poi sull\u2019intera persona.<\/p>\n<p><strong>L\u2019immaginazione dell\u2019outsider<\/strong><br \/>\nUn altro fattore che induce all\u2019esasperazione della disabilit\u00e0 \u00e8 la posizione di vantaggio di chi non \u00e8 disabile. E\u2019 il caso del piano urbano di una citt\u00e0 non sensibilizzata, per esempio, di fronte al dovere di facilitare i disabili. Non dovendo far fronte alla disabilit\u00e0 direttamente, ci si immagina come deve essere vivere nel mondo di una persona disabile. Queste immagini distorcono completamente le realt\u00e0. Tom spiega chiaramente che, per una persona che ci vede, immaginare la cecit\u00e0 senza averla mai vissuta, e quindi non essendo mai passato attraverso un processo di adattamento, lascia tale persona incapace di apprezzare quanto pienamente la vita possa essere vissuta con soddisfazione e divertimento anche con la cecit\u00e0, piuttosto che con maggiori problemi.<br \/>\n\u201cConcettualmente ogni vedente \u00e8 nella posizione d\u2019outsider in cui questo fenomeno trova terreno fertile\u201d. Inoltre, secondo Miriam, la comunit\u00e0, o il pianificatore, che in relazione a questa percezione sente che il disabile ha limitate abilit\u00e0, pianificher\u00e0 di conseguenza limitati servizi.<br \/>\nGli adattamenti ambientali, che renderebbero pi\u00f9 abili le persone, di fatto non vengono considerati.<br \/>\nDall\u2019altra parte le barriere imposte sono usate per provare che le persone disabili non sono abili.<br \/>\nE cos\u00ec avviene che la persona non disabile, in quanto estranea, possa tendere e interpretare in modo sbagliato il comportamento della persona disabile, e perci\u00f2 a giudicarla come la causa dei propri problemi. Oltre a questo non va dimenticato che le relazioni tra disabili e non, da un lato, e fra uomini disabili e donne disabili dall\u2019altro, sono connotati da emozioni. Queste emozioni avvicinano od allontanano le persone. Le pi\u00f9 comuni sono piet\u00e0, paura, difficolt\u00e0 e colpa.<br \/>\nMiriam conclude che il Kenia ha ancora molta strada da percorrere prima che gli handicappati non siano pi\u00f9 emarginati a tutti i livelli della societ\u00e0.<br \/>\n(in collaborazione con Roberta Giacobino)<\/p>\n<p>email: amani@iol.it<br \/>\nAssociazione Amani, via Gonin 8, 20147 Milano, tel. 02\/412.10.11<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando Tom ha iniziato la scuola all\u2019et\u00e0 di sei anni i suoi genitori lo hanno portato alla scuola per ciechi di Thika, una delle pi\u00f9 antiche e specializzate di quelle governative. 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