{"id":554,"date":"2009-11-04T17:06:48","date_gmt":"2009-11-04T17:06:48","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=554"},"modified":"2026-01-07T11:31:14","modified_gmt":"2026-01-07T10:31:14","slug":"pi-lento-pi-basso-pi-debole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=554","title":{"rendered":"8. Pi\u00f9 lento, pi\u00f9 basso, pi\u00f9 debole"},"content":{"rendered":"<p>di Roberto Ghezzo<\/p>\n<p>Cosa c\u2019entra l\u2019handicap con i nuovi modelli di sviluppo sostenibile, con il consumo critico, con i paesi del sud del mondo? Povert\u00e0, sfruttamento dell\u2019uomo sull\u2019uomo, violenza sistematica e distruzione della nostra astronave spaziale, la madre terra: quale modello alternativo scaturisce dalla nuova cultura dell\u2019handicap?<!--break-->Speriamo non sia sfuggito ai nostri pi\u00f9 assidui lettori che Hp negli ultimi tempi sempre di pi\u00f9 tocca temi relativi ai cosiddetti paesi in via di sviluppo e al sud del mondo. In questi tempi caldi anzi febbrili, di surriscaldamento climatico e di globalizzazione, cerchiamo redigendo una rivista come HP, dedicata a chi opera nel sociale, di applicare un\u2019ottica mondiale, di partire da un punto di vista il pi\u00f9 possibile consapevole della terra come organismo unico, come astronave (per citare un\u2019immagine che \u00e8 stata usata) nella quale ci sono passeggeri di prima classe (che per\u00f2 paradossalmente pagano meno di altri!) ma anche di seconda, terza, quarta&#8230; A seguire proponiamo in questo numero due articoli, inviatici dall\u2019Africa e dall\u2019America meridionale, ma che raccontano storie simili da disabili del Sud, storie fatte di orgoglio, lucida consapevolezza e lotta.<br \/>\nMa ad HP non interessa sottolineare solo il dato umano. Sentiamo infatti che ci sia pi\u00f9 di un aspetto da esplicitare che collega la nostra riflessione sulla cultura dell\u2019handicap e la situazione di svantaggio e di impoverimento nella quale versano i tre quarti dell\u2019umanit\u00e0. Cercher\u00f2 di proporre ad un primo approfondimento almeno due punti molto evidenti: da un lato la connessione tra fattori impoverenti e fattori handicappanti, dall\u2019altro il recupero di un modello di sviluppo sostenibile e le sue affinit\u00e0 con il \u201cmodello culturale\u201d proposto anche inconsapevolmente dalle persone con disabilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Effetto cartina tornasole<\/strong><br \/>\nGran parte del lavoro che stiamo svolgendo come Cdh e come HP \u00e8 dedicato a diminuire l\u2019handicap, lo svantaggio di chi ha un deficit, affrontando l\u2019argomento da un punto di vista culturale, quindi il pi\u00f9 ampio possibile, e facendo un lavoro di documentazione-informazione-formazione-educazione. L\u2019handicap infatti (derivando dall\u2019incontro-scontro tra la presenza di un deficit, di una mancanza oggettiva, e l\u2019ambiente o il vissuto soggettivo del suo portatore) pu\u00f2 essere ridotto, diminuito, essendo uno svantaggio colmabile o comunque affrontabile con l\u2019utilizzo creativo di tutte le nostre intelligenze. Lottare contro l\u2019handicap inteso come svantaggio-ostacolo significa di fatto lottare contro i fattori handicappanti, contro ci\u00f2 che crea svantaggio traendo forza dalla presenza di un deficit: innanzi tutto la rigidezza di qualsiasi struttura sociale pensata per la mediet\u00e0, per la \u201cnormalit\u00e0\u201d, e che fa fatica ad adattarsi alla novit\u00e0, alla specificit\u00e0 di una persona pi\u00f9 diversa dalle altre come lo \u00e8 una persona con deficit.<br \/>\nDa sempre spostiamo quindi l\u2019attenzione pi\u00f9 che sul deficit specifico della singola persona (che spesso richiama pi\u00f9 un modello medico-specialistico di approccio alla questione, sicuramente importantissimo ma troppo spesso l\u2019unico) all\u2019handicap ed ai fattori handicappanti, individuando come portatore di handicap non solo chi ha un deficit ma anche il normodotato (ad esempio l\u2019insegnante che non vuole parlarne in classe per non affrontare il proprio imbarazzo e quello degli studenti) o la struttura (ad esempio la scuola che non \u00e8 attrezzata a far fronte alla diversit\u00e0 dei suoi studenti). Il portatore di deficit, cio\u00e8 chi ha una mancanza oggettiva (ad esempio la sordit\u00e0), non necessariamente \u00e8 un portatore di handicap.<br \/>\nLa persona disabile di fatto \u00e8 la cartina tornasole dello stato di maggiore o minore integrazione delle singole persone inserite nella societ\u00e0 (si veda la lucida analisi dell\u2019articolo relativo al Kenya). Per questo motivo la scommessa dell\u2019handicap \u00e8 cos\u00ec interessante e stimolante: perch\u00e9 non \u00e8 solo di una categoria di persone, non \u00e8 come a torto si crede un \u201cproblema\u201d al quale basta creare una risposta speciale e specialistica, per risolverlo, senza fare i conti con la nostra singola situazione. Un mondo a misura di disabile \u00e8 un mondo pi\u00f9 comodo per tutti: ed \u00e8 evidente che se ci\u00f2 non avviene (constatando quanto una persona disabile soffra per questa non-integrazione, non rispetto della sua diversit\u00e0) sono presenti dei meccanismi handicappanti, svantaggianti, che toccano tutti, chi pi\u00f9 chi meno, ma tutti.<\/p>\n<p><strong>Denaro? No grazie<\/strong><br \/>\nCi sono dei fattori handicappanti ma anche dei fattori impoverenti. Mi ha molto colpito padre Alex Zanotelli (missionario a Korogocho, la favela di Nairobi), che ha rifiutato un premio di 500 milioni di lire come riconoscimento per la sua attivit\u00e0 in questi anni a favore degli ultimi. Mi ha molto colpito perch\u00e9 da sempre padre Alex predica perch\u00e9 ci sia una piena conversione da una logica di semplice \u201ccarit\u00e0\u201d ad una logica di giustizia. Non servono i soldi, non bastano. Nel mondo dominato da quello che lui chiama Impero del denaro, tutto \u00e8 ritenuto monetizzabile, perfino la stessa attivit\u00e0 di amore e condivisione con i pi\u00f9 poveri e disperati del pianeta. Facendo un atto scandaloso (\u201cquante cose si potevano fare con quei 500 milioni!\u201d) Alex Zanotelli ci obbliga a rivedere il nostro atteggiamento verso i poveri, soprattutto capendo che sono degli impoveriti, e chi li rende poveri siamo proprio noi del primo mondo, con la nostra logica della capitalizzazione selvaggia che non riusciamo pi\u00f9 a controllare e che risulta sempre pi\u00f9 dittatoriale perch\u00e9 ormai crediamo che sia l\u2019unico sistema possibile. In quest\u2019ottica 500 milioni sono una goccia nel mare, sono solo un piccolissimo atto di restituzione di qualcosa che gi\u00e0 non era nostro, la giustizia \u00e8 altra cosa. Giustizia \u00e8 cambiare radicalmente il nostro modo di vivere su questo pianeta, partendo anche da atti quotidiani come andare a fare la spesa (\u201cogni volta che andate al supermercato, \u00e8 come se andaste a votare\u201d, dice padre Alex) e chiedendosi da consumatori critici e consapevoli come \u00e8 stato fabbricato quel prodotto, chi lo ha fabbricato, esigendo informazioni sul rispetto dell\u2019ambiente e dei diritti sindacali del lavoratore.<br \/>\nLa logica che crea i portatori di povert\u00e0, i portatori di svantaggi sociali, ha caratteristiche simili alla logica che crea i portatori di handicap: un\u2019ingiusta suddivisione delle ricchezze e delle risorse, una mancanza di condivisione a vantaggio della logica del profitto egoista, in ultima analisi una mancanza di rispetto e di creativit\u00e0 nell\u2019adattare le strutture, che necessariamente presentano caratteristiche di rigidezza, alla diversit\u00e0. Portatori di deficit o brasiliani (ad esempio) si nasce: handicappati o poveri si diventa. Se esistono persone handicappate allora esistono fattori handicappanti contro i quali bisogna combattere, se esistono poveri esistono fattori impoverenti, che purtroppo solo da poco abbiamo imparato a riconoscere connaturati al nostro sbagliato sistema di sviluppo.<\/p>\n<p><strong>Economia delle risorse<\/strong><br \/>\nIl modello \u201ccitius altius fortius\u201d (pi\u00f9 veloce, pi\u00f9 in alto e pi\u00f9 forte) che pare aver caratterizzato l\u2019euforia dello sviluppo del mondo occidentale, soprattutto a partire dalla rivoluzione industriale, sta lasciando il posto ad una riflessione pi\u00f9 consapevole sui limiti delle risorse del pianeta e sugli effetti dell\u2019inquinamento che il nostro sistema sta causando con grave danno per il sistema terra. E\u2019 risaputo che se i cosiddetti paesi in via di sviluppo si sviluppassero veramente con le caratteristiche del primo mondo, in breve il congestionamento dovuto all\u2019inquinamento e allo spreco metterebbe ko il nostro sistema. E\u2019 necessario tornare ad uno sviluppo sostenibile, in armonia con le risorse del pianeta, valutando l\u2019impatto ambientale che qualsiasi produzione comporta.<br \/>\nDa questo punto di vista la \u201ccultura\u201d della persona con deficit, intesa come insieme di atteggiamenti e di posture verso la realt\u00e0 e la vita, molto spesso si pone come altro rispetto allo sviluppo del capitalismo liberale e selvaggio. La persona con deficit proprio perch\u00e9 non \u00e8 la pi\u00f9 veloce, la pi\u00f9 in alto, la pi\u00f9 forte, da sempre tende a mettere in crisi questo tipo di mentalit\u00e0. Da un lato \u00e8 vero che tutto un insieme di ausili rende la persona disabile oggi molto pi\u00f9 produttiva, pi\u00f9 \u201ccompetitiva\u201d rispetto solo a qualche decina d\u2019anni fa. Ma la presenza di un limite personale oggettivamente pi\u00f9 marcato (perch\u00e9 contrassegnato da un deficit) e di conseguenza purtroppo la molto probabile nascita di una situazione di handicap-svantaggio, rendono anche involontariamente la persona con deficit uno scandalo per il nostro sistema di valori. Non sto dicendo che il progresso non abbia portato dei vantaggi considerevoli anche a queste persone, ma che rispetto alla filosofia del pi\u00f9 forte, la persona disabile tende ad essere altro. Mi fermo al \u201ctende\u201d e non dico \u201csempre sar\u00e0 altro\u201d (anche se ne sento la tentazione) perch\u00e9 evidentemente la mia analisi cerca di dare uno sguardo d\u2019insieme: bisogna anche tener conto che la persona con deficit \u00e8 una singola individualit\u00e0 e che, come tale, pu\u00f2 anche essere pi\u00f9 allineata con la mentalit\u00e0 capitalistica di un normodotato (un disabile non va mica per forza in paradiso!).<br \/>\nPensiamo solo ai tempi di chi vive con una tetraparesi spastica: nell\u2019epoca della celebrazione del fast food, della produttivit\u00e0 spinta addirittura al limite della \u201cottimizzazione\u201d anche dello spazio delle pause, tra una frenesia e l\u2019altra, il disabile mangia il suo panino inesorabilmente piano, lentamente, con delle pause, ci mette mezz\u2019ora. Nell\u2019epoca dell\u2019euforia di internet, la terza grande conquista umana nella comunicazione dopo l\u2019invenzione della scrittura e del libro tipografico, dove abbiamo la possibilit\u00e0 di accedere e scambiare miliardi di informazioni, la persona disabile obbliga a fermarsi, a tornare anche a metodi artigianali di costruzione faticosa e paziente di un codice linguistico che non pu\u00f2 prescindere da un incontro costante con l\u2019altro. Nell\u2019epoca in cui i pi\u00f9 grandi spazi sembrano rimpicciolirsi perch\u00e9 oramai si \u00e8 massificata la possibilit\u00e0 di percorrerli in aereo o alla velocit\u00e0 della luce via cavo, la carrozzina sullo sfondo si muove piano, lentamente, la mappa dei luoghi nella vita di un disabile tende a essere limitata. Eppure, come ricordava Giovanni Gazzoli nell\u2019ultimo HP, \u00e8 proprio la mentalit\u00e0 del caboclo, dell\u2019indigeno amazzonico, ad essere mondiale, quella filosofia del qui ed ora che innanzitutto si prende cura del proprio corpo, della propria casa, del proprio ambiente pi\u00f9 prossimo, creando un modello realmente armonico ed ecologico, rispettoso.<\/p>\n<p><strong>Diamoci una calmata<\/strong><br \/>\nCome diceva Cartesio, gli stupidi si allontanano poco dalla linea della saggezza, quando invece gli intelligenti proprio perch\u00e9 pi\u00f9 dotati, alcune volte se ne allontanano correndo. Potr\u00e0 apparire paradossale affermare che \u00e8 pi\u00f9 ecologicamente sostenibile il modo di vita di tante persone disabili che quello dei normodotati. Nell\u2019arco della giornata, il disabile fisico o intellettivo o psichico, senza distinzioni, sa di muoversi dentro un percorso con risorse molto limitate se confrontate a quello dei normodotati. Non voglio generalizzando semplificare troppo ma \u00e8 indubbio che il disabile, pi\u00f9 del normodotato, sa che deve confrontarsi con molteplici variabili che vanno soppesate sempre, vanno equilibrate alle risorse disponibili. Non sto dicendo che \u00e8 meglio essere disabili, che \u00e8 un loro merito essere pi\u00f9 limitati di altri, ma che la debolezza non sempre \u00e8 uno svantaggio (mentre la dittatura dell\u2019impero del denaro vuol farci credere proprio questo), che l\u2019andare pi\u00f9 lenti non sempre corrisponde a non raggiungere gli obiettivi, come apparentemente potrebbe sembrare. Non per niente \u00e8 nata da anni l\u2019associazione Slow Food, in antitesi al concetto di fast food, che valorizza invece quella cultura gastronomica tipicamente italiana fatta di tempi e modi radicalmente opposti ad una cultura appiattita sulla produttivit\u00e0.<br \/>\nUltimamente si sta parlando di disumanizzazione che questo sistema di sviluppo ha creato, perch\u00e9 un sistema che porta alla morte per fame milioni di persone ogni anno mentre in un\u2019altra parte del pianeta ci si ammala per sovrappeso, evidentemente disumanizza, toglie umanit\u00e0 sia a chi impoverisce sia a chi \u00e8 impoverito. Andare pi\u00f9 piano magari in bicicletta o in carrozzina, stare pi\u00f9 in basso familiarizzandosi con le qualit\u00e0 delle cose piccole, sperimentare i vantaggi della \u201cdebolezza\u201d senza essere succubi della retorica della forza, \u00e8 una ricetta di cui il mondo ha bisogno. Solo cos\u00ec ci potranno essere meno diseguaglianze, meno povert\u00e0, meno handicap.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cosa c\u2019entra l\u2019handicap con i nuovi modelli di sviluppo sostenibile, con il consumo critico, con i paesi del sud del mondo? 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