{"id":555,"date":"2009-11-04T17:06:48","date_gmt":"2009-11-04T17:06:48","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=555"},"modified":"2026-01-07T11:29:30","modified_gmt":"2026-01-07T10:29:30","slug":"il-vissuto-nella-famiglia-che-si-prende-cura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=555","title":{"rendered":"7. Il &#8220;vissuto&#8221; nella famiglia che si prende cura"},"content":{"rendered":"<p>di Pietro Benciolini<\/p>\n<p>E\u2019 tanto pi\u00f9 difficile far parlare il \u201cvissuto\u201d, dargli ascolto, quanto pi\u00f9 una persona \u00e8 presa dall&#8217;impegno, urgente e continuativo, del fare. Ed \u00e8 invece di grande importanza riuscire, anche<!--break--> in queste situazioni, a far parlare (e a dare ascolto) al mondo dei desideri, delle paure, delle fantasie, talora molto dolorosi e difficili da esprimere. Le persone impegnate nell&#8217;assistenza devono essere poste nelle condizioni di poter dare attenzione a se stesse e devono poter percepire che \u00e8 loro riconosciuto il diritto di riservarsi spazi e tempi per vivere ed esprimere il proprio mondo interiore: solo in questo modo, oltretutto, saranno in grado di dare attenzione al mondo interno delle persone alle quali si stanno dedicando.<br \/>\nE\u2019 certamente fuori luogo tentare di dare una visione organica ed esauriente di questo mondo interiore: meglio accennarne alcuni aspetti, per cogliere cosa significa dare attenzione e comprensione a queste realt\u00e0. Molto diverso \u00e8 il vissuto se la persona di cui ci si prende cura \u00e8 un bambino, una persona adulta o un anziano che hanno perso la loro autonomia, un malato terminale. Quali contenuti mentali possono farsi strada in queste diverse situazioni?<br \/>\nPensiamo ad una coppia che alla nascita dei figlio riceve la comunicazione (data come?) che il piccolo \u00e8 portatore di patologie che condizioneranno la sua esistenza e quella della sua famiglia: sindrome di Down, malformazioni importanti, esiti di patologie che hanno colpito la madre in gravidanza, ecc. (da notare che le modalit\u00e0 di questa comunicazione tendono spesso ad influenzare, anche nei tempi successivi, il vissuto dei genitori); pensiamo al contrasto sofferto fra il bambino sognato, atteso, e il bambino reale, che ci si trova davanti, un bambino sentito come \u00absenza un suo futuro\u00bb; al fatto di percepire gli altri, gli amici, i parenti, in atteggiamento imbarazzato, timorosi di affrontare il problema, e di conseguenza lontani; al sentire d\u00ec dover rivedere, talora radicalmente, progetti a lungo coltivati, stili di vita, relazioni interpersonali.<br \/>\nProviamo ad immedesimarci nella famiglia che ha visto un proprio membro adulto colpito da ictus con esiti gravemente invalidanti sul piano fisico, sul piano della comunicazione interpersonale (perdita dei linguaggio verbale), colpito, magari, nel momento della pienezza della propria vita sociale, familiare, lavorativa. Improvvisamente la famiglia si ritrova in una situazione di insicurezza, costretta a rivedere i propri progetti per il futuro ed anche l&#8217;articolazione dei rapporti intrafamiliari. Tanto pi\u00f9 se questo adulto \u00e8 il capofamiglia, la persona su cui tutto il nucleo si reggeva, che dava sicurezza, e non solo in senso economico! E qualcun altro deve prendere in mano la situazione!<br \/>\nPensiamo alla famiglia che vede un suo membro in et\u00e0 giovanile colpito da malattie fatalmente evolutive, anche se in tempi relativamente lunghi, spesso precocemente invalidanti, ancora oggi senza speranza di remissione, ad esempio dall&#8217;aids, malattia alla quale \u00e8 talora collegato un vissuto di colpa, di vergogna. C&#8217;\u00e8 spesso, in queste situazioni, la consapevolezza, sia nell&#8217;ammalato, sia in chi si prende cura di lui, di un lento, progressivo morire, la percezione d perdita, giorno dopo giorno, di brandelli di vita.<br \/>\nMa anche se il membro colpito \u00e8 un anziano, per il quale \u00e8 nell&#8217;ordine naturale prevedere una conclusione della vita in tempi relativamente brevi, l&#8217;evento invalidante o l&#8217;inarrestabile discesa verso la perdita della propria autonomia, suscitano, in chi gli \u00e8 vicino, vissuti dolorosi. Ci presentano spesso figure di anziani sereni, attivi, in pieno possesso delle loro facolt\u00e0 fisiche e mentali (possiamo pensare ad alcuni spot televisivi): e, per taluni, la situazione \u00e8 davvero questa! Ma quando non lo \u00e8, diventa tanto pi\u00f9 doloroso il dover constatare che le cose non sono come ce le avevano presentate, che quel quadro \u00e8 ormai solo una fantasia del passato, e che il futuro sar\u00e0 molto diverso. Ancora, nel vissuto di chi si prende cura dell\u2019anziano, gioca spesso, in modo ambivalente, il tipo di rapporti che avevano caratterizzato la vita precedente e che tendono ora quasi fatalmente a riprodursi, con i ruoli scambiati, con il vecchio genitore che ridiventa bambino-figlio, e con il figlio, fatto adulto, che si assume le funzioni di genitore del proprio genitore.<br \/>\nCome gi\u00e0 detto all&#8217;inizio, una delle maggiori difficolt\u00e0 per il familiare che prende cura, \u00e8 quella di riservarsi tempi liberi per s\u00e9: ne deriva, per un verso, sensazione di sentirsi \u00abmangiato\u00bb, sopraffatto dalle necessit\u00e0 impellenti, per un altro verso la tendenza ad investire le proprie energie in una unica direzione, realizzare una dedizione \u00abtotale\u00bb, senza concedersi respiro, ad &#8220;amputare&#8221; altri interessi fino ad arrivare a condotte di tipo simbiotico con un progressivo, pericoloso impoverimento della propria vita, che fatalmente si ripercuote anche sul capacit\u00e0 di &#8220;farsi dono&#8221;. Gli &#8220;altri&#8221;, parenti o amici, sono talora sentiti, a ragione o a torto, non sufficientemente coinvolti e disponibili, lenti nel dare risposte, impreparati, e quindi non affidabili, veramente &#8220;altri&#8221; rispetto a s\u00e9 e alla propria vita, ai problemi che l&#8217;impegno dell&#8217;assistenza pone.<br \/>\nRisultano particolarmente pesanti le situazioni in cui la comunicazione interpersonale \u00e8 ridotta in misura grave, in cui sono presenti turbe psichiche importi, con mancato riconoscimento delle persone pi\u00f9 familiari, con clamorosit\u00e0, i disordini della condotta che possono assumere caratteristiche di aggressivit\u00e0 verbale, o anche fisica. C&#8217;\u00e8 spesso, in tali situazioni, anche la sofferenza per il non sentirsi riconosciuti nel proprio lavoro, per non veder espressa riconoscenza per quanto si fa. Oltre ai problemi legati alla fatica fisica, ci sono spesso promi legati al reggere alla fatica psicologica, alle preoccupazioni per la situazione finanziaria, tutt&#8217;altro che trascurabili anche per chi non vive in situazioni di indigenza. Possono farsi strada, nelle situazioni pi\u00f9 compromesse, fantasie aggressive, mai espresse, neppure a se stessi, spesso camuffate (&#8230;ma quando finir\u00e0 questo calvario &#8230; non ce la faccio pi\u00f9, io scoppio! &#8230; mai nessuno che si prenda finalmente cura anche di me!). Molto dolorosa \u00e8, in queste situazioni, la comparsa di sensi di colpa che costringono ad una dedizione ancora pi\u00f9 totale, con l\u2019instaurarsi di veri circoli viziosi.<br \/>\nUn altro vissuto doloroso \u00e8 legato allo scontro con le esigenze della burocrazia: alle molteplici difficolt\u00e0 che questa pone alla concessione di aiuti, anche di scarsa entit\u00e0, alla rinuncia, che la burocrazia sembra voler imporre, alla riservatezza (&#8220;non si vorrebbe far sapere&#8230;.comunque non ci dovrebbe s\u00ecesser bs\u00ecisogno dirle certe cose&#8230;dovrebbero accorgersene anche da soli&#8230;..&#8221;). Le prestazioni offerte dai Servizi rischiano di essere caratterizzate da una grande rigidit\u00e0, quando invece sarebbe necessaria una grande elasticit\u00e0 per adeguarsi ai bisogni sempre mutevoli ed assolutamente personali presenti in queste situazioni.<br \/>\nMa vanno segnalate anche le emozioni positive, che possono coesistere con gli aspetti di fatica: la serenit\u00e0 data dal sentire attorno a s\u00e9 partecipazione, disponibilit\u00e0, che permettono di realizzare delle rotazioni in un impegno che rischia di non avere alcuna pausa; la gioia per la riconoscenza manifestata da parte del familiare assistito, magari nei rari momenti in cui questi recupera qualche spazio di lucidit\u00e0; la soddisfazione del sentirsi capace, adeguato, importante nel garantire qualche cosa di buono, di sentirsi riconosciuto in tutto questo, di seminare, comunque, cose buone, apparentemente piccole, ma di grande importanza per chi vive la propria vita entro confini via via pi\u00f9 angusti (il piacere che d\u00e0 il sentirsi curati nella propria persona, il vedere attorno a s\u00e9 delle piccole attenzioni: i fiori, il cibo desiderato, il vestito pulito, curato&#8230; ). Va tenuta ben presente la differenza di significato che assumono talune \u00abpiccole cose\u00bb per chi ormai si \u00e8 allontanato dalla vita delle persone sane, attive, efficienti, la serenit\u00e0 che pu\u00f2 dare loro il vedere esauditi certi piccoli desideri, di cose magari non oggettivamente importanti.<br \/>\nCome l&#8217;operatore pu\u00f2 davvero essere d&#8217;aiuto? Che fare, in queste situazioni?<br \/>\nAscoltare chi d\u00e0 cura, dargli spazio per parlare di s\u00e9, se lo desidera, di quanto gli passa dentro, e non solo della persona cui sta dando le proprie cure. Questo va fatto con grande attenzione e delicatezza: dare spazio non significa certo sollecitare a parlare, costringere, fare violenza, quasi che il parlare fosse automaticamente liberatorio! Ci sono spesso, in queste situazioni, equilibri psicologici fragili, costruiti con fatica, che non possiamo permetterci di frantumare con interventi maldestri! Non \u00e8 semplice il lavoro dell&#8217;operatore dei servizi pubblici, in quanto, in questa come in altre situazioni, si trova spesso a dover mediare fra le esigenze delle persone in situazioni di bisogno, assolutamente individuali, mutevoli, e le normative dell&#8217;ente da cui dipende, a volte rigide ed impersonali. Ma proprio il fatto di trovarsi in tale situazione pu\u00f2 dargli la possibilit\u00e0 di cogliere il vissuto della persona che si sta prodigando per il proprio familiare e che ha la sensazione di non essere ascoltata e compresa. Questa consapevolezza pu\u00f2 aiutare l&#8217;operatore a cogliere la differenza fra il lavorare in base ad un proprio progetto precostituito ed il lavorare in base ad un vero, autentico entrare in rapporto con l&#8217;altro, a scoprire, giorno dopo giorno, ci\u00f2 che davvero \u00e8 importante nella vita di una persona, anche in una vita che si sta spegnendo.<\/p>\n<p>Articolo tratto da \u201cServizi sociali\u201d n. 2,1997<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 tanto pi\u00f9 difficile far parlare il \u201cvissuto\u201d, dargli ascolto, quanto pi\u00f9 una persona \u00e8 presa dall&#8217;impegno, urgente e continuativo, del fare. 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