{"id":56,"date":"2009-11-04T17:04:27","date_gmt":"2009-11-04T17:04:27","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=56"},"modified":"2025-11-12T11:31:09","modified_gmt":"2025-11-12T10:31:09","slug":"vollyamo-tutti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=56","title":{"rendered":"Vollyamo tutti"},"content":{"rendered":"<p>di Simona Mendozzi<\/p>\n<p>Questo progetto, unico nel suo genere in Emilia Romagna e probabilmente non solo, ha come intento quello di dare una reale opportunit\u00e0 di praticare una disciplina sportiva a tutti. La pallavolo<!--break--> \u00e8 una attivit\u00e0 sportiva che per le sue peculiarit\u00e0 pu\u00f2 essere giocata senza distinzioni di et\u00e0 o sesso fra i partecipanti e, cosa pi\u00f9 importante, da tutti i tipi di disabilit\u00e0, semplicemente utilizzando dei piccoli accorgimenti e aggiustamenti tecnici. Si cerca cos\u00ec di superare, quello \u201czoccolo duro\u201d legato a tutti coloro che ritengono il volley una disciplina sportiva troppo difficile da insegnare, perch\u00e9 essa pi\u00f9 di altre attivit\u00e0 ludiche ricreative richiede all\u2019atleta capacit\u00e0 di coordinamento oculo manuale, oculo podale, conoscenza e gestione dello spazio temporale. Inoltre nel volley non vi sono punti di riferimento, dato che la caratteristica principale del gioco consiste nel mantenere in area il pallone il pi\u00f9 a lungo possibile. Bisogna colpire e passare la palla mentre \u00e8 in aria, prima che tocchi terra. Movimento, non semplice da eseguire, concetto non sempre facile da comprendere per chi presenta gravi problemi a livello logico motorio. Ma a queste difficolt\u00e0 si pu\u00f2 facilmente porre rimedio, giocando inizialmente con dei palloni pi\u00f9 leggeri come quelli ad aria, perch\u00e9 impiegano maggior tempo a cadere; questo tipo di esercizio viene svolto per insegnare agli atleti il concetto di tempo, di volo, e di spazio; \u00e8 possibile giocare con una rete leggermente pi\u00f9 bassa, o con un campo che ha dimensioni pi\u00f9 piccole o si possono eliminare i gesti tecnici pi\u00f9 elaborati da eseguire.<br \/>\nLa nostra storia non ha radici molto lontane, se teniamo presente che il suo esordio \u00e8 avvenuto circa tre anni fa, esattamente il 12 novembre 2003. Diversi sono stati i tecnici che si sono alternati nella direzione del gruppo, e solo attualmente lo staff ha raggiunto una sua stabilit\u00e0, cos\u00ec come il numero degli atleti si \u00e8 consolidato nel corso del tempo. Infatti, inizialmente avevamo un numero di giocatori piuttosto ridotto; al momento, invece, registriamo una rosea di atleti abbastanza ampia: all\u2019incirca quattordici. Per un lungo periodo di tempo non abbiamo avuto la possibilit\u00e0 di partecipare a dei tornei venendo meno a una esigenza degli stessi ragazzi. Il semplice allenamento settimanale era diventato per i nostri atleti troppo poco, troppo riduttivo, essi richiedevano a gran voce tute ufficiali, maglie, incontri sportivi con una certa regolarit\u00e0, insomma tutto come dei veri e propri giocatori. Difficile e complesso era diventato spiegare che prima o poi i loro desideri, i loro sogni si sarebbero realizzati.<br \/>\nArriviamo cos\u00ec al 30 gennaio 2004, giorno in cui abbiamo affrontato la nostra prima partita a Budrio (BO). Ricordo ancora l\u2019emozione e l\u2019orgoglio che traspariva dal volto dei nostri ragazzi per aver avuto la possibilit\u00e0 di confrontarsi e di sperimentarsi nel gioco contro dei veri avversari; allo stesso modo era possibile leggere nei loro volti una motivata euforia per aver indossato una divisa, che dava loro la possibilit\u00e0 di identificarsi in un gruppo e di\u00a0 riconoscersi in una squadra. Sono seguiti altri incontri, altre manifestazioni, ricordo quella svoltasi a Monghidoro (BO), e quella avvenuta nel carcere di Bologna. Il fatto di intervenire a tali manifestazioni ha reso possibile che i nostri ragazzi partecipassero con maggior impegno e pi\u00f9 motivato interesse agli allenamenti. Non si discuteva, non vi erano pi\u00f9 lamentele, si veniva in palestra, si correva, si giocava, e attraverso il gioco esprimevano la loro voglia di stare insieme, di divertirsi, di fare gruppo nel rispetto dei compagni e delle regole. Forse a fatica\u00a0 avevamo raggiunto uno dei nostri obiettivi principali che non va mai dato per scontato.<br \/>\nI ragazzi che frequentano il nostro corso presentano diverse problematiche e tipologie di disabilit\u00e0, che vanno dal disagio sociale a difficolt\u00e0 di tipo fisiche, e a problemi di salute mentale. Essi, non hanno nulla in comune se non la voglia di giocare, di sperimentarsi nelle loro capacit\u00e0 atletiche e relazionali. Non dimentichiamo che il nostro \u00e8 uno sport di gruppo, difficile da insegnare, per chi non \u00e8 abituato a comunicare con l\u2019altro. Se vuoi vincere in uno sport di squadra hai bisogno del tuo compagno, altrimenti le possibilit\u00e0 di successo sono molto ridotte. Per questo per gli operatori \u00e8 fonte di successo il semplice fatto che un ragazzo riesca a passare la palla al suo compagno di squadra anzich\u00e9 voler compiere l\u2019azione completamente da solo senza il sostegno dei suoi amici atleti. Attualmente i nostri allenamenti vengono svolti nella palestra dell\u2019Istituto Aldini. Siamo stati integrati anche in una societ\u00e0 sportiva, l\u2019Atletico Monte San Pietro, ma questa \u00e8 un altra storia, troppo presto, forse per poter essere narrata&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo progetto, unico  nel suo genere in Emilia Romagna e probabilmente non solo, ha come intento  quello di dare una reale opportunit\u00e0 di praticare una disciplina sportiva a  tutti. 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