{"id":5602,"date":"2025-12-10T12:33:39","date_gmt":"2025-12-10T11:33:39","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5602"},"modified":"2025-12-10T12:33:39","modified_gmt":"2025-12-10T11:33:39","slug":"4-una-folle-cineterapia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5602","title":{"rendered":"4. Una folle cineterapia"},"content":{"rendered":"<p>di Emanuele Melli, laureato in Storia del Cinema al DAMS dell&#8217;Universit\u00e0 di Bologna, che is occupa di cinema e Internet, e\u00a0Sergio Palladini, ex operatore nel campo dei sofferenti di malattie mentali; socio del Cineclub Fratelli Marx, redattore di &#8220;Zero in Condotta&#8221;, \u00e8 stato tra i fondatori della Bradipofilm di Bologna.<\/p>\n<p>&#8220;Gli esseri umani, credo, vanno presi a piccole dosi&#8221;.<br \/>\n&#8220;Anche i film!&#8221;<br \/>\nSembra non aver sentito, il Prof, impegnato com&#8217;\u00e8 a ordinare gli appunti e ad accendere il registratore. Ma a me e al mio collega piace sempre sottolineare che siamo persone moderate e razionali.<br \/>\n&#8220;Sa, \u00e8 come una cura omeopatica per gli esseri umani&#8221;, la butto l\u00ec.<br \/>\n&#8220;E per i film!&#8221;<br \/>\nForse perch\u00e9 il mio collega ha la tendenza ad alzare un po&#8217; la voce, ma stavolta il Prof sembra essersi accorto di noi. Solleva lo sguardo e ci osserva per qualche istante, mentre tira una boccata dalla sigaretta. Con quella sua voce confusa come un letto sfatto, nessuno direbbe che \u00e8 il direttore di un centro di ricerca sulle malattie mentali. Sapendo della nostra passione cinefila, il Prof ha chiesto di incontrarci a porte chiuse per parlare di una nuova pratica psicoterapeutica.<br \/>\nDecido di rompere il ghiaccio. &#8220;A dire il vero, credo di non aver mai sentito parlare di questa cineterapia.&#8221;<br \/>\n&#8220;Io s\u00ec!&#8221;, interviene il mio collega. &#8220;Dovrebbe consistere nella cura della sofferenza mentale attraverso il cinema!&#8221;<br \/>\nIl Prof annuisce, controlla gli appunti e precisa che il concetto \u00e8 nato negli Stati Uniti nel &#8217;95, quando il dottor Gary Solomon pubblic\u00f2 un libro in cui rivelava le propriet\u00e0 terapeutiche di film che aveva prescritto ai suoi pazienti. La cineterapia ha poi ottenuto la consacrazione accademica all&#8217;Universit\u00e0 di Pittsburgh, diventando una delle pratiche psicoterapeutiche pi\u00f9 popolari in America.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>&#8220;Vuole dire, forse, che solo ora hanno scoperto che il cinema influisce sullo stato d&#8217;animo?&#8221;<br \/>\n&#8220;\u00c8 un po&#8217; come scoprire adesso che l&#8217;auto rende liberi di andare dove si vuole!&#8221;, aggiunge il mio collega.<br \/>\nIl Prof sembra distratto, come se sentisse dei rumori al di l\u00e0 della porta chiusa. Solo dopo qualche istante ci chiede che tipo di film metteremmo in una rassegna di cineterapia.<br \/>\n&#8220;Delle commedie! La vita \u00e8 meravigliosa, Blake Edwards, Tot\u00f2&#8230; cose cos\u00ec, credo.&#8221;<br \/>\n&#8220;Ma sempre a piccole dosi!&#8221;, aggiunge il mio collega.<br \/>\n&#8220;Una specie di cura omeopatica&#8221;, come ho gi\u00e0 detto, ma mi piace essere preciso, se posso.<br \/>\n&#8220;Una cineterapia omeopatica!&#8221;, specifica il mio collega.<br \/>\n&#8220;Che ti cura, forse, con brevi spezzoni di film&#8221;, dico io.<br \/>\n&#8220;S\u00ec! Prima semplici inquadrature, poi singole scene e alla fine intere sequenze!&#8221;<br \/>\n&#8220;Se possibile, tutte prese da film sui malati mentali&#8221;, puntualizzo.<br \/>\n&#8220;Curare i malati mentali con film sui malati mentali&#8221;, il mio collega si ferma a soppesare le sue stesse parole, &#8220;Un&#8217;idea da malati mentali!&#8221;<br \/>\nIl Prof interviene dicendo che invece non \u00e8 per niente un&#8217;idea malvagia, e che in realt\u00e0 noi temiamo la follia perch\u00e9 spoglia il nostro immaginario di tutti gli stereotipi nei quali \u00e8 calato. Difendersi dalla sofferenza mentale, secondo lui, equivale a ostinarsi a mantenere questi stereotipi. &#8220;In un certo senso&#8221;, conclude, &#8220;essere sani \u00e8 uno stato psicofisico reazionario&#8221;.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>&#8220;Ma mi sembra che uno stereotipo del pazzo esista davvero&#8221;, controbatto.<br \/>\n&#8220;E i film non fanno che esasperarlo!&#8221;, mi d\u00e0 manforte il mio collega.<br \/>\nVisto che il Prof tace, continuiamo nel nostro ragionamento a due voci.<br \/>\n&#8220;Perch\u00e9 il cinema si rif\u00e0 a decine di modelli di malattia mentale sovrapposti nel corso delle epoche storiche.&#8221;<br \/>\n&#8220;La pazzia violenta! Prendiamo la pazzia violenta!&#8221;<br \/>\n&#8220;S\u00ec. \u00c8 strutturata, credo, intorno a un sacco di raffigurazioni popolari, religiose e scientifiche del diverso!&#8221;<br \/>\n&#8220;Basta guardare La pazzia di re Giorgio di Nicholas Hytner per rendersene conto!&#8221;<br \/>\n&#8220;Perch\u00e9 condensa in un&#8217;ora e mezzo, penso, tutta la letteratura e le dicerie sugli squilibri mentali di Giorgio III. Che riusc\u00ec a convivere con la malattia, ma fu costretto ad abdicare, mi sembra, perch\u00e9 vittima di operazioni demagogiche.&#8221;<br \/>\n&#8220;Le stesse a cui \u00e8 sempre stato esposto il cinema. Quante volte, ad esempio, i film hanno trattato la pazzia in modo superficiale?&#8221;<br \/>\n&#8220;Tante, credo. Mi vengono in mente i film di Dario Argento.&#8221;<br \/>\n&#8220;E quante volte l&#8217;hanno usata come semplice topos figurativo?&#8221;<br \/>\n&#8220;Altrettante. Ma questo non \u00e8 un male, mi sembra. Basta pensare a generi come l&#8217;espressionismo tedesco e il noir americano.&#8221;<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>&#8220;O al tema sotterraneo delle opere di Lang, Bergman, Hitchcock e Powell!&#8221;<br \/>\n&#8220;Credo che tutte le scene di L&#8217;occhio che uccide, da sole, basterebbero per un&#8217;intera rassegna su cinema, follia, voyeurismo e pulsione necrofila. Ma alla fine, penso, si dovrebbe concludere che la guarigione \u00e8 impossibile.&#8221;<br \/>\nIl Prof non \u00e8 d&#8217;accordo con me e, dopo essersi accertato che il registratore continui a funzionare, tira fuori un libro intitolato Guarire dal male mentale, spiegandoci che l&#8217;autore, Ron Coleman, vi racconta il proprio percorso di guarigione dalla schizofrenia in un gruppo di uditori di voci. Il Prof mi invita a leggere alcune righe sottolineate: &#8220;Il sistema psichiatrico, lungi dall&#8217;essere un santuario e un sistema di cura, era per me un sistema di paura e di continuazione della malattia. Cos\u00ec come per tanti altri, la guarigione \u00e8 un processo che non ho incontrato entro quel sistema. Posso dire onestamente che fu solo quando lasciai il sistema che il processo di guarigione prese davvero piede nella mia vita.&#8221;<br \/>\n&#8220;Guarda caso&#8221;, dice il Prof, &#8220;la guarigione di Coleman \u00e8 dovuta anche alla visione di film duri e drammatici su sofferenti mentali nelle sue stesse condizioni&#8221;.<br \/>\n&#8220;Se lui \u00e8 guarito cos\u00ec, allora tanto vale iniziare la nostra rassegna con una storia senza lieto fine!&#8221;, azzarda il mio compagno.<br \/>\n&#8220;La vicenda di qualcuno che non ce l&#8217;ha fatta?&#8221;, suggerisco.<br \/>\n&#8220;S\u00ec. Tipo Frances, il film su quell&#8217;attrice degli anni &#8217;30&#8230; Frances Farmer!&#8221;<br \/>\n&#8220;Magari, credo, la prima scena in cui viene lobotomizzata.&#8221;<br \/>\n&#8220;Ma \u00e8 tutta in fuoricampo!&#8221;, si lamenta.<br \/>\n&#8220;Forse \u00e8 meglio.&#8221;<br \/>\n&#8220;Allora potremmo metterci anche qualche scena di elettroshock tratta da Un angelo alla mia tavola della Campion!&#8221;<br \/>\n&#8220;Almeno qui la protagonista, Janet Frame, ha avuto la fortuna di uscire da quell&#8217;inferno, grazie al suo talento di scrittrice.&#8221;<br \/>\n&#8220;Ma dobbiamo prendere qualcosa anche da film pi\u00f9 vecchi!&#8221;, mi ricorda il mio saggio collega.<br \/>\n&#8220;Tipo la scena di shock-terapia in La fossa dei serpenti di Litvak?&#8221;<br \/>\n&#8220;S\u00ec! O Family Life di Loach!&#8221;<br \/>\n&#8220;Che non \u00e8 poi tanto vecchio. Mi sembra che risalga a poco pi\u00f9 di trent&#8217;anni fa. Pi\u00f9 o meno, come Diario di una schizofrenica. Mi mancano tante cose, ma non la buona memoria!&#8221;<br \/>\nIl Prof continua a tacere.<br \/>\n&#8220;Di solito le opere italiane del genere sono pressappochiste e velleitarie. Ma non questo film di Nelo Risi!&#8221;<br \/>\n&#8220;Forse perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 lo zampino di un grande psicoanalista come Franco Fornari&#8221;, spiego al mio collega.<br \/>\n&#8220;Stesso discorso, allora, per Il grande cocomero, dove si percepisce l&#8217;impronta di Marco Lombardo Radice!&#8221;<br \/>\n&#8220;Infatti mi sembra che la Archibugi lo abbia tratto da uno scritto sulla sua esperienza di terapeuta in lotta contro gli schemi della psichiatria tradizionale.&#8221;<br \/>\nA questo punto il Prof si accende un&#8217;altra sigaretta e interviene spiegandoci che quella fra registi e psichiatri non \u00e8 una collaborazione recente. Deve essere fatta risalire al 1916 quando, sulla scia delle teorie di Freud, lo psicologo Hugo M\u00fcnsterberg scrisse The Photoplay: A Psychological study, in cui auspicava che gli psicologi ricoprissero un ruolo stabile nel cinema. La proposta non fu accolta subito, se \u00e8 vero che Spellbound, il primo film che si serv\u00ec di psichiatri come consulenti tecnici, risale al &#8217;45. E comunque, casi simili sono sempre stati sporadici.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Il mio collega non sembra dispiaciuto della cosa. &#8220;Per fortuna! Pensate ai film di Bellocchio scritti insieme allo psicoanalista Massimo Fagioli!&#8221;<br \/>\nRabbrividisco al solo pensiero. &#8220;Meglio tenerli fuori dal nostro ciclo di film. Anche pochi frammenti potrebbero essere letali, forse.&#8221;<br \/>\n&#8220;Come quelli di Cattiva!&#8221;<br \/>\n&#8220;Non ho presente.&#8221;<br \/>\n&#8220;\u00c8 un film di Lizzani su una madre svizzera dei primi del &#8216;900 alla quale viene diagnosticata una forma di schizofrenia.&#8221;<br \/>\nSento che ora bisogna rialzare il livello. &#8220;A proposito di schizofrenia, credo che La donna dai tre volti di Nunnally Johnson sia un buon film.&#8221;<br \/>\n&#8220;Una donna con tre volti?&#8221;<br \/>\n&#8220;Nel senso che in lei convivono tre personalit\u00e0. Una grigia casalinga, una ragazza di dubbia moralit\u00e0 e una signora sofisticata. Ma il marito continua ad amarla per la donna che \u00e8.&#8221;<br \/>\n&#8220;O, sarebbe meglio dire, per le tre donne che \u00e8!&#8221;<br \/>\nLa lucida osservazione del mio collega risveglia il Prof, il quale gli ricorda che in un ciclo come il nostro dovrebbe esserci anche qualche film ambientato in un manicomio.<br \/>\n&#8220;La fossa dei disperati di Franju \u00e8 adatto. Pura poesia della rivolta e del dolore.&#8221;<br \/>\n&#8220;E Bedlam di Robson, dove c&#8217;\u00e8 un direttore del manicomio davvero sadico&#8221;, aggiungo io.<br \/>\n&#8220;Per forza, \u00e8 Boris Karloff!&#8221;<br \/>\n&#8220;Mai sadico, per\u00f2, quanto lo stesso De Sade&#8221;, ribatto.<br \/>\n&#8220;Come si chiama quel film dove il Marchese mette in scena l&#8217;assassinio di Marat dirigendo i ricoverati del manicomio di Charenton?&#8221;<br \/>\n&#8220;Marat-Sade, regia di Peter Brook.&#8221;<br \/>\n&#8220;\u00c8 vero.&#8221; Il mio collega \u00e8 soddisfatto. &#8220;E direi che con questo film siamo a posto!&#8221;<br \/>\nNon sono d&#8217;accordo, e glielo dico. &#8220;Lasciamo fuori Qualcuno vol\u00f2 sul nido del cuculo di Forman?&#8221;<br \/>\n&#8220;Hai ragione! Non possiamo! Soprattutto le scene con l&#8217;inflessibile infermiera Louise Fletcher.&#8221;<br \/>\nSento che manca ancora qualcosa. &#8220;Se siamo in tempo, allora, io aggiungerei alla lista anche il Mastroianni psichiatra in Per le antiche scale di Bolognini.&#8221;<br \/>\n&#8220;Giusto. Se non altro perch\u00e9 il film \u00e8 stato tratto da un romanzo di Mario Tobino, che ha diretto a lungo il manicomio di Lucca.&#8221;<br \/>\n&#8220;E poi concluderei, forse, con La seconda ombra di Agosti.&#8221;<br \/>\n&#8220;S\u00ec! Mi sembra una buona idea finire questa sezione con i primi anni di Basaglia come direttore dell&#8217;ospedale psichiatrico di Gorizia.&#8221;<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>&#8220;Anche se, ti confesso, non credo che sia un film riuscito.&#8221;<br \/>\nIl Prof ha un sussulto e mi sgrida, dicendo che non posso formulare giudizi avventati. Secondo lui, non basta la sensibilit\u00e0 cinematografica per stabilire se un film sui diversamente folli \u00e8 molto o poco interessante, se lo stile registico \u00e8 fluido o no, se gli attori sono pi\u00f9 o meno efficaci. Bisogna giudicare, piuttosto, quanto la storia \u00e8 indicativa di una situazione reale e se il regista riesce a trasmettere un messaggio efficace.<br \/>\n&#8220;E gli attori? Perch\u00e9 vengono sempre premiati quando interpretano un sofferente psichico? Secondo me non \u00e8 poi cos\u00ec difficile!&#8221;<br \/>\nSono d&#8217;accordo con il mio collega. &#8220;Mi sembra che gli attori si limitino a liberare la naturale inclinazione verso certi comportamenti, repressa dall&#8217;educazione e dall&#8217;autocontrollo. E che viene fuori, appunto, facendo vivere Sweetie o Birdy.&#8221;<br \/>\n&#8220;O il giornalista di Il corridoio della paura di Fuller, che per vincere il Pulitzer recita la parte di un maniaco e riesce a farsi ricoverare in un manicomio, dove per\u00f2 rimane internato a vita!&#8221;<br \/>\n&#8220;O l&#8217;adolescente di Sangue nel sogno di Edgar Ulmer, che per smascherare un assassino, credo, si finge pazzo cos\u00ec bene da rischiare di impazzire davvero.&#8221;<br \/>\n&#8220;Tutti titoli adatti al nostro ciclo di cineterapia omeopatica!&#8221;, osserva il mio collega.<br \/>\nMi viene un dubbio. &#8220;Stiamo attenti, perch\u00e9 da questi film si potrebbe dedurre che matti, forse, lo siamo anche noi. O no?&#8221;<br \/>\n&#8220;Gli Idioti di von Trier ti risponderebbero di s\u00ec&#8221;, mi dice il collega, &#8220;ma sono tanti i film in cui si finisce per intuire che il malato non \u00e8 poi cos\u00ec malato.&#8221;<br \/>\n&#8220;O almeno, penso, non pi\u00f9 del luogo in cui vive e delle persone che lo circondano.&#8221;<br \/>\nLa mia osservazione suggerisce al collega un accostamento con un famoso documentario di Agosti, Bellocchio, Rulli e Petraglia. &#8220;Matti da slegare ti fa capire proprio questo. \u00c8 un&#8217;opera che esce dagli schemi del documentario classico per entrare nella realt\u00e0 psicologica e sociale del matto.&#8221;<br \/>\n&#8220;Ma se oggi si volesse ripetere quell&#8217;esperienza?&#8221;<br \/>\nSi dovrebbe estendere l&#8217;indagine all&#8217;intero territorio sociale, mi risponde il Prof, perch\u00e9 accanto alla follia organica \u00e8 sempre pi\u00f9 estesa quella indotta dalla societ\u00e0. Basta pensare a come il tempo della vita venga negato ai pi\u00f9, costretti a lavorare o a sognare di lavorare o a guarire dalle nevrosi provocate dal lavoro. O a come i sentimenti siano ingabbiati dalle istituzioni e dalle norme matrimoniali.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>&#8220;Ha ragione. \u00c8 proprio quello che Fassbinder fa capitare al protagonista di Perch\u00e9 il signor R. \u00e8 diventato matto?&#8221;<br \/>\n&#8220;O Cassavetes a Gena Rowlands in Una moglie&#8221;, aggiungo io.<br \/>\n&#8220;O al protagonista di L&#8217;inquilino del terzo piano.&#8221;<br \/>\n&#8220;Siamo sulla buona strada&#8221;, ci dice il Prof, &#8220;perch\u00e9 il film di Polanski viene gi\u00e0 proiettato in alcune scuole ospedaliere per mostrare i sintomi della schizofrenia.&#8221;<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>&#8220;Forse perch\u00e9 ci suggerisce che tutti coltiviamo alcuni elementi di follia&#8221;, ipotizza il collega.<br \/>\n&#8220;E che coltivarli ogni giorno, forse, fa bene alla nostra salute&#8221;, intervengo, &#8220;perch\u00e9 \u00e8 come una cura omeopatica contro la vera follia.&#8221;<br \/>\n&#8220;In pi\u00f9, lo fa mostrando sempre empatia verso i suoi personaggi. Come tutti i film che abbiamo citato finora, del resto!&#8221;<br \/>\nStavolta il Prof \u00e8 d&#8217;accordo con noi. &#8220;Per rappresentare qualsiasi cosa&#8221;, dice, &#8220;ci vuole un rapporto d&#8217;amore con ci\u00f2 che si filma. Sembra logico, ma non lo \u00e8. Perch\u00e9 il linguaggio del cinema, fatto di movimenti di macchina, stacchi di montaggio, dissolvenze e flashback, \u00e8 un po&#8217; come un sogno, e deforma la logica quotidiana. Il cinema scava con successo nell&#8217;animo umano solo quando raggiunge una piena aderenza tra le forme proprie del suo linguaggio e il contenuto della sofferenza.&#8221;<br \/>\n&#8220;Credo di capire cosa intende. Penso, ad esempio, al contrappunto di primi piani in Come in uno specchio di Bergman.&#8221;<br \/>\n&#8220;Quello dove la protagonista va in vacanza insieme al marito, al fratello e al padre scrittore?&#8221;, mi chiede il mio collega.<br \/>\n&#8220;S\u00ec. Sono proprio quei primi piani cos\u00ec intensi a delineare la sua disgregazione schizofrenica.&#8221;<br \/>\n&#8220;Va bene. Se il Prof \u00e8 d&#8217;accordo, lo inseriremo nella nostra rassegna di film omeopatici.&#8221;<br \/>\n&#8220;Insieme a Lilith di Rossen.&#8221;<br \/>\n&#8220;Non so come fanno a venirti in mente certi film.&#8221;<br \/>\n&#8220;Sto pensando al montaggio ellittico e alla geometrica fotografia in bianco e nero. Si adattano bene, mi sembra, alla storia d&#8217;amore tra la protagonista psicotica e il suo curante.&#8221;<br \/>\n&#8220;Proprio come le scene oniriche in Il corridoio della paura.&#8221;<br \/>\nSono d&#8217;accordo con il mio collega. &#8220;Viste sul grande schermo fanno un grande effetto.&#8221;<br \/>\n&#8220;Perch\u00e9 sono le uniche in esterni e a colori in un film girato tutto in interni e in bianco e nero.&#8221;<br \/>\n&#8220;Lei che ne pensa, Prof?&#8221;<br \/>\nMa il Prof non risponde, gli occhi fissi verso la porta.<br \/>\n&#8220;A ogni modo, direi che ormai abbiamo messo insieme abbastanza idee e film per una discreta rassegna.&#8221;<br \/>\n&#8220;S\u00ec, speriamo di esserLe stati utili.&#8221;<br \/>\nStoppiamo la registrazione e riavvolgiamo il nastro. Proprio in quel momento, un colpo secco attira la nostra attenzione verso la porta. Quando ci rigiriamo, il Prof \u00e8 sparito. Non facciamo in tempo a chiederci dove possa essere finito, che la porta si apre e irrompe nella stanza un uomo vestito di bianco e con gli zoccoli. &#8220;Siete riusciti a chiudervi dentro anche oggi, eh?&#8221;, urla.<br \/>\n&#8220;Per caso, le ha appena chiesto informazioni un uomo con una voce confusa come un letto sfatto?&#8221;, gli chiedo senza perdere la mia moderazione.<br \/>\n&#8220;Un uomo cosa?&#8221;<br \/>\n&#8220;Ha dimenticato gli articoli che aveva con s\u00e9, il suo inseparabile pacchetto di sigarette e anche questo libro&#8221;, gli spiego mentre insieme al mio collega comincio a riascoltare il nastro della chiacchierata.<br \/>\n&#8220;Ma queste sono le Diana Blu che fumi tu! Riconosco il pacchetto che ti ho dato un&#8217;ora fa!&#8221;<br \/>\nChe queste siano le mie sigarette non prova niente. Ma non faccio in tempo a dirglielo.<br \/>\n&#8220;Ecco dov&#8217;era finito il libro sugli uditori di voci! \u00c8 tutto il giorno che lo stiamo cercando!&#8221;<br \/>\nMentre l&#8217;uomo in bianco e con gli zoccoli si riprende il libro, io e il mio collega ci accorgiamo che, per l&#8217;ennesima volta, nella registrazione manca la voce del Prof. Non fa niente, riproveremo domani.<br \/>\nL&#8217;uomo appena arrivato, pacchetto di sigarette in una mano e libro nell&#8217;altra, ci guarda perplesso. &#8220;Dopo tanti anni, continuo a non capire come fate a stare tutto il giorno qui a parlare di film! Siete davvero i pi\u00f9 pazzi, qua dentro!&#8221;<br \/>\nConosco bene questa osservazione. &#8220;Siamo pazzi veri. O finti pazzi. Chi lo sa&#8230; Lei conosce Pirandello?&#8221;<br \/>\n&#8220;Chi, l&#8217;utente della stanza 17?&#8221;<br \/>\n&#8220;\u00c8 proprio vero. Gli esseri umani vanno presi a piccole dosi&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;Gli altri non so. Voi due di sicuro.&#8221;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Emanuele Melli, laureato in Storia del Cinema al DAMS dell&#8217;Universit\u00e0 di Bologna, che is occupa di cinema e Internet, e\u00a0Sergio Palladini, ex operatore nel campo dei sofferenti di malattie mentali; socio del Cineclub Fratelli Marx, redattore di &#8220;Zero in Condotta&#8221;, \u00e8 stato tra i fondatori della Bradipofilm di Bologna. &#8220;Gli esseri umani, credo, vanno [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3962,3587],"edizioni":[37],"autori":[240],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3716],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5602"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5602"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5602\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5603,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5602\/revisions\/5603"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5602"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5602"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5602"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=5602"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=5602"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=5602"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=5602"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=5602"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=5602"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}