{"id":5615,"date":"2025-12-10T12:58:41","date_gmt":"2025-12-10T11:58:41","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5615"},"modified":"2025-12-10T12:58:53","modified_gmt":"2025-12-10T11:58:53","slug":"i-telespettatorii-sottotitoli-per-non-udenti-nelle-televisioni-europee","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5615","title":{"rendered":"I telespettatori: I sottotitoli per non udenti nelle televisioni europee"},"content":{"rendered":"<p>di Massimiliano Rubbi<\/p>\n<p>Il numero 777 \u00e8 associato dalla maggioranza degli italiani al Televideo RAI, ed in particolare ai sottotitoli per non udenti. Un servizio che la concessionaria televisiva pubblica fornisce sin dal 1986 a una categoria di spettatori vasta come quella delle persone con difficolt\u00e0 di udito, quando non totalmente sorde. Con modalit\u00e0 analoghe, ovvero con una pagina di teletext in aggiornamento contemporaneo allo scorrere delle immagini, tutte le televisioni europee consentono a chi \u00e8 toccato da questo genere di deficit di \u201cguardare la TV\u201d. Se si esclude qualche eccezione, l\u2019Europa sembra pi\u00f9 unita che in altri campi: purtroppo, nell\u2019emarginare un gruppo rilevante di propri telespettatori.<\/p>\n<p><b>Armonizzare, ma non basta<br \/>\n<\/b>Non esiste alcuna normativa europea riguardo la sottotitolazione di programmi televisivi. Se si pensa che l\u2019accusa pi\u00f9 frequente alle istituzioni comunitarie \u00e8 quella di regolamentare burocraticamente ogni aspetto della nostra vita, fino alla leggendaria \u201ccurvatura delle banane\u201d, questa mancanza non pu\u00f2 che stupire. Perfino nella decisione del Consiglio Europeo che ha proclamato il 2003 Anno Europeo delle persone con disabilit\u00e0 c\u2019\u00e8 solo un brevissimo cenno al tema, nell\u2019allegato operativo, che invita a cooperare con i media per rendere accessibili le informazioni sull\u2019Anno stesso, \u201cad esempio [con] sottotitoli per le persone audiolese\u201d.<br \/>\nNon sarebbe per\u00f2 corretto affermare che le istituzioni europee non abbiano mai toccato il problema. Il progetto europeo <i>Voice<\/i>, in particolare, seppure dedicato allo sviluppo delle applicazioni dei software di riconoscimento vocale in vari ambiti, dalla conversazione alla telefonia, ha finito per costituire il principale momento di analisi e proposta sulla sottotitolazione dei programmi televisivi. Nato nel 1996 entro il Joint Research Centre (JRC) di Ispra (VA) e finanziato da fondi europei nel periodo 1998-2000, <i>Voice <\/i>ha cercato di sensibilizzare le emittenti televisive europee sul tema, in particolare per quanto riguarda l\u2019armonizzazione dei sottotitoli. L\u2019importanza dell\u2019argomento \u00e8 emersa a tal punto che esso \u00e8 divenuto un fulcro dell\u2019attivit\u00e0 del JRC negli ultimissimi anni, con effettivi riscontri da parte delle televisioni: dopo un workshop a Siviglia nel giugno 2002, il 20 giugno scorso si \u00e8 tenuto a Ginevra un \u201cseminario sui sottotitoli\u201d presso l\u2019European Broadcasting Union (EBU), l\u2019associazione che riunisce le principali emittenti televisive europee.<br \/>\nL\u2019armonizzazione \u00e8 un aspetto rilevante, in un\u2019Europa dove le pagine di teletext per non udenti variano dal 777 (Italia e Francia) all\u2019888 (Spagna, Olanda, Regno Unito) al 150 (Germania), o in cui il simbolo visivo per indicare che il programma \u00e8 sottotitolato, quando c\u2019\u00e8, \u00e8 diverso da Paese a Paese. Standard condivisi potrebbero consentire alle produzioni europee di essere dotate in partenza di sottotitoli in pi\u00f9 lingue, sfruttabili anche simultaneamente al momento della trasmissione, fornendo a tutti un notevole contributo all\u2019apprendimento delle lingue stesse. Occorre tener presente che negli USA, a tutt\u2019oggi il grande fornitore di fiction per le TV europee, lo standard per i sottotitoli e per la loro incapsulazione nelle trasmissioni \u00e8 sensibilmente diverso (non via teletext, ma con la cosiddetta \u201cLinea 21\u201d ricevuta direttamente dai televisori), ma parametri continentali comuni porterebbero indubbi vantaggi.<br \/>\nVa dato atto in particolare a Giuliano Pirelli, coordinatore di Voice e ricercatore presso il JRC di Ispra, di insistere da anni, presso direzioni televisive spesso sfuggenti, per un pi\u00f9 serio coordinamento e una maggiore attenzione alle esigenze dei sordi. Tuttavia, nell\u2019attuale contesto la mancata armonizzazione rischia di essere il \u201cmale minore\u201d, dal momento che i programmi dotati di sottotitoli sono una ristretta minoranza delle decine di migliaia di ore trasmesse ogni anno dalle televisioni d\u2019Europa.<\/p>\n<p><b>Una persistente \u201cdisattenzione\u201d<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span><\/b>Stando ai dati forniti dal Deaf Broadcasting Council britannico, da fonte EBU, nel 2000 la percentuale di trasmissioni sottotitolate (da emittenti pubbliche) si aggirava in quasi tutti i Paesi europei tra il 15 e il 20%. Una pi\u00f9 recente inchiesta della \u00d6GLB, l\u2019Associazione nazionale dei sordi austriaci, condotta consultando le organizzazioni omologhe in 16 nazioni europee, indica nel maggio 2003 percentuali non dissimili. Va detto che in alcuni casi si riscontrano sensibili passi avanti: le reti di servizio pubblico francesi dichiarano incrementi annuali del 6,5% sul totale dei programmi nella sottotitolazione, e la ARD, il primo canale pubblico tedesco (nonch\u00e9 l\u2019unica emittente ad avere risposto al nostro mini-sondaggio via mail), pur senza andare oltre il 10%, ha quasi raddoppiato le ore di sottotitoli negli ultimi 3 anni. Nel complesso, tuttavia, un po\u2019 poco, come se si fosse costretti a disattivare l\u2019audio TV per 4 ore su 5 \u2013 il che \u00e8 tanto pi\u00f9 grave se si concorda con Michel Chion sull\u2019idea di televisione come \u201cimmagine in pi\u00f9\u201d, ovvero come medium basato sul flusso delle parole e dei suoni, cui l\u2019immagine si limita ad aggiungersi per \u201cdare colore\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La situazione tende ad essere leggermente migliore nei Paesi in cui l\u2019abitudine al sottotitolo \u00e8 pi\u00f9 radicata, e peggiore laddove esiste la cultura del doppiaggio (soprattutto Italia e Germania). Nelle nazioni in cui i programmi esteri sono sottotitolati e non doppiati, comunque, chi ha difficolt\u00e0 di udito pu\u00f2 giovarsene, anche se ci\u00f2 non garantisce un reale accesso: elementi fondamentali come il \u201cchi parla\u201d e i rumori d\u2019ambiente, per chi non riesce a sentire i suoni della versione originale, devono essere evidenziati con colori diversi o con sottotitoli aggiuntivi.<br \/>\nQuesta \u201cdisattenzione\u201d da parte delle emittenti televisive verso alcuni loro utenti raggiunge il culmine quando si tratta di programmi dal vivo. Qui subentrano indubbie difficolt\u00e0 tecniche, perch\u00e9 rendere accessibile una trasmissione in diretta richiede uno staff di stenotipisti che riversino i suoni in lettere, e si tende comunque a pre-sottotitolare tutto il possibile per limitare gli errori e le necessarie sintesi del parlato (nei TG, ad esempio, si preferisce pre-sottotitolare i servizi nei pochissimi minuti precedenti la messa in onda). Proprio per questo il progetto <i>Voice<\/i> intendeva sviluppare software di riconoscimento vocale capaci di effettuare queste operazioni in automatico; sul parlato comune non si \u00e8 purtroppo ancora giunti a livelli di buona qualit\u00e0. Il risultato \u00e8 che solo pochissimi programmi in diretta, in genere telegiornali, vengono dotati di sottotitoli prodotti da stenotipisti, e che le didascalie da riconoscimento vocale sono ad uno stato poco pi\u00f9 che sperimentale. Sembra comunque assodato che programmi in cui il parlato non sia frenetico n\u00e9 sovrapposto, come quelli di divulgazione scientifica, siano tecnicamente sottotitolabili in automatico, a patto che lo speaker riceva una formazione di dizione specifica (Voice ha riscontrato ottimi risultati nel contesto di conferenza). E in ogni caso, resta da stabilire se sia peggio per un non udente un sottotitolo sintetico o errato, piuttosto che nessun sottotitolo.<br \/>\nIn un quadro cos\u00ec desolante, per fortuna, ci sono anche luci. Ad esempio, le reti pubbliche olandesi consentono, tra sottotitoli dedicati e generali, la fruizione del 65% circa delle proprie trasmissioni (ma nell\u2019attiguo Belgio le associazioni di non udenti sono recentemente insorte per la cancellazione da parte dell\u2019emittente francofona pubblica RTBF di un programma da loro realizzato). Le vere punte di eccellenza si raggiungono per\u00f2 in Gran Bretagna: da nessun\u2019altra parte in Europa troverete l\u201980% dei programmi sottotitolati, nella BBC come nelle reti private, con l\u2019obiettivo di coprire la totalit\u00e0 nei prossimi anni. Merito della lingua inglese, che essendo pi\u00f9 semplice e pi\u00f9 \u201cbreve\u201d di molte altre agevola gli stenotipisti; merito degli stenotipisti stessi, generalmente riconosciuti come i migliori d\u2019Europa; merito della legge, che sin dal 1990 vincola ad obiettivi precisi e di alto livello tutte le emittenti britanniche (in analogia a quanto avviene negli altri grandi Stati anglofoni, USA, Canada e Australia).<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La differenza con il resto d\u2019Europa \u00e8 netta, come dimostra il curioso caso dell\u2019Irlanda. La rete nazionale irlandese RTE ha infatti deciso di concentrare la sottotitolazione sull\u2019orario di punta (tra le 18 e le 23), raggiungendo un\u2019accessibilit\u00e0 di oltre il 70%, ma ha di conseguenza trascurato le altre fasce orarie. L\u2019esito, afferma l\u2019Irish Deaf Society nell\u2019indagine austriaca prima citata, \u00e8 che \u201cla popolazione sorda qui \u00e8 a volte pi\u00f9 informata sulla politica britannica che su quella irlandese\u201d.<\/p>\n<p><b>Da concessione sociale a elemento tecnico<br \/>\n<\/b>Diverse associazioni di persone con deficit uditivo insistono per una maggiore diffusione della lingua dei segni nel palinsesto televisivo. Questo genere di programmi \u00e8 oggi di limitatissima diffusione in tutta Europa (perfino nel \u201cparadiso inglese\u201d, solo 2 ore alla settimana), ma anche sul piano astratto ha valenza ghettizzante di trasmissione per sordi. Inoltre, solo la parte pi\u00f9 \u201cintegrata\u201d della comunit\u00e0 pu\u00f2 fruirne \u2013 ad esempio, difficilmente chi ha difficolt\u00e0 uditive legate all\u2019invecchiamento potr\u00e0 capirci granch\u00e9 (per tacer del fatto che, data la natura nazionale e specialistica delle lingue dei segni, l\u2019armonizzazione europea salta quasi del tutto). Si tratta dunque di programmi utili entro un \u201cpalinsesto sociale\u201d, ma che non risolvono il problema di garantire la fruizione televisiva in s\u00e9 a chi ha difficolt\u00e0 di udito.<br \/>\nL\u2019accessibilit\u00e0 dei programmi televisivi ai sordi \u00e8 stata finora considerata in termini per l\u2019appunto \u201csociali\u201d, e quindi demandata ai contratti di servizio pubblico dell\u2019emittente un po\u2019 in tutta Europa. Con i risultati che abbiamo visto, e con il non piccolo inconveniente di lasciare l\u2019accessibilit\u00e0 delle emittenti private al loro buon cuore. Del resto, imporre per legge livelli di sottotitolazione irraggiungibili non risolverebbe molto. Ecco perch\u00e9 mi pare determinante iniziare a considerare i sottotitoli un aspetto non pi\u00f9 <i>sociale<\/i>, ma <i>tecnico<\/i> delle trasmissioni, al pari delle luci di scena o dei testi dell\u2019intervista all\u2019ospite internazionale. In altri termini, non pi\u00f9 un\u2019aggiunta al programma gi\u00e0 confezionato, la cui responsabilit\u00e0 si scarica sulle spalle (deboli, in termini di budget) delle \u201canime pie\u201d del Segretariato Sociale o suo omologo; un elemento costitutivo del programma stesso, invece, cui un direttore di produzione pu\u00f2 anche rinunciare, ma per una <i>propria<\/i> scelta precisa e consapevole del fatto che in questo modo abdica a una fetta non irrilevante di pubblico. Solo cos\u00ec, a mio avviso, si potr\u00e0 eliminare quel minimalismo che fa brillare per filantropia l\u2019emittente che riesce a sottotitolare un telegiornale al giorno, senza porsi il problema di tutti quelli rimanenti e inaccessibili. Inoltre, in questo modo si supera la contrapposizione tra televisioni pubbliche e private, dal momento che rinunciare a priori a una quota di contatti pubblicitari \u00e8 ben pi\u00f9 grave, nella prospettiva di qualsiasi emittente, che escludere una \u201cfascia debole\u201d.<br \/>\nE per chi volesse iniziare a fare calcoli, si stima che le persone con difficolt\u00e0 uditive nella UE siano circa 59 milioni, destinati a salire a 90 entro il 2015, con quote di maggioranza assoluta tra le fasce pi\u00f9 anziane. Una massa decisamente rilevante, che finora \u00e8 stata di \u201cteleaspettatori\u201d, uomini e donne in attesa che ci si accorgesse che guardare la TV senza capire cosa si dice spesso non d\u00e0 un gran gusto. E che potrebbero divenire telespettatori se solo ci si rendesse conto di quanta <i>audience<\/i> viene sprecata, a costi infinitesimali rispetto a quelli di realizzazione o di acquisto di una trasmissione, soltanto perch\u00e9 la \u201cvariabile sottotitoli\u201d non viene considerata <i>dentro<\/i> quella trasmissione, ma come costo esterno o di struttura. Speriamo che la Bella Addormentata dell\u2019Emittenza si svegli presto\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Massimiliano Rubbi Il numero 777 \u00e8 associato dalla maggioranza degli italiani al Televideo RAI, ed in particolare ai sottotitoli per non udenti. Un servizio che la concessionaria televisiva pubblica fornisce sin dal 1986 a una categoria di spettatori vasta come quella delle persone con difficolt\u00e0 di udito, quando non totalmente sorde. 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