{"id":562,"date":"2009-11-04T17:06:50","date_gmt":"2009-11-04T17:06:50","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=562"},"modified":"2026-01-07T12:18:12","modified_gmt":"2026-01-07T11:18:12","slug":"vila-esperan-a","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=562","title":{"rendered":"9. Vila Esperan\u00e7a"},"content":{"rendered":"<p>a cura di R. G.<\/p>\n<p>Ho incontrato Pio Campo, italiano, in un caldo, invernale, pomeriggio di luglio a Goias Velho, vecchia capitale dello stato di Goias, vicino, si fa per dire, a Brasilia. Nel mio viaggio in Brasile questo \u00e8 stato uno degli incontri pi\u00f9 importanti<!--break-->Che cosa \u00e8 Vila Esperan\u00e7a?<br \/>\nDa un punto di vista freddamente giuridico Vila Esperan\u00e7a \u00e8 una associazione apolitica e senza fini lucrativi e religiosi. Il suo scopo \u00e8 lavorare sul riscatto e sulla valorizzazione della cultura brasiliana e quindi sulle radici culturali indigene e africane, che sono i due ceppi che compongono, insieme alla razza bianca, questa mescolanza che \u00e8 il popolo brasiliano. Vila Esperan\u00e7a gi\u00e0 nelle costruzioni riflette l\u2019influenza di queste culture perch\u00e9 volevamo che i bambini che la frequentano si abituassero ad avere stimoli visivi che ricordassero loro da dove vengono, qual \u00e8 la loro storia. Questo perch\u00e9 in Brasile, come in tutti i paesi chiamati del \u201cterzo mondo\u201d, la storia che si studia a scuola \u00e8 una storia ufficiale, bianca, vista come storia di conquista, di dominazione. Noi invece cerchiamo di presentare la storia con occhi latino americani, che guardano dal sud del mondo, e che quindi interpretano pi\u00f9 criticamente la realt\u00e0, soprattutto in relazione a questi 500 anni (il Brasile \u00e8 stato scoperto da Cabral nel 1500) che sono stati 500 anni di sterminio culturale in nome della cultura europea o nord americana. Il lavoro che facciamo \u00e8 aiutare i bambini, ma anche gli adulti, a riscoprire il valore, la bellezza di queste culture, che sono scritti nel colore della pelle, nei tratti somatici, nelle usanze e nel modo di vivere che resiste, anche se faticosamente, a dispetto della propaganda delle telenovelas dove domina un mondo sempre bianco, europeo, uno stile di vita che non \u00e8 quello di qua.<\/p>\n<p><strong>Prima di continuare ti volevo chiedere se il pavone attacca l\u2019uomo.<\/strong><br \/>\nNon preoccuparti: forse lo stiamo un po\u2019 innervosendo, seduti qui vicino alla sua gabbia. Vedrai che adesso il pavone si calma perch\u00e9 va a dormire.<\/p>\n<p><strong>Quanti bambini ci sono?<\/strong><br \/>\nCi sono duecento bambini che frequentano assiduamente la Vila. Concretamente \u00e8 organizzata cos\u00ec: c\u2019\u00e8 una scuola elementare che va dalla prima alla quarta elementare, i maestri sono del luogo. Forse lo sai gi\u00e0, ma le uniche scuole che funzionano in Brasile sono quelle private perch\u00e9 c\u2019\u00e8 una volont\u00e0 chiara del governo di non investire nelle scuole pubbliche, che sono quelle frequentate dalla maggior parte della popolazione di un certo ceto sociale. Queste scuole non funzionano, \u00e8 un po\u2019 diverso dall\u2019Italia dove le scuole private sono un po\u2019 per chi non riesce a studiare; qui invece formano la classe dirigente. Un popolo, invece, che non ha cultura \u00e8 pi\u00f9 facile da governare e da dominare.<\/p>\n<p><strong>Quello che mi colpisce della Vila \u00e8 il suo essere una scuola a cielo aperto, un labirinto di stradine e sentierini che collegano \u201cl\u2019aula di geometria\u201d (una scalinata composta da figure tridimensionali) al tendone del circo, dalla sala cucina al teatro indigeno, e ad altri posti ancora, sempre immersi nella vegetazione, circondati da \u201ctotem\u201d e da una grande variet\u00e0 di animali. Mi ha colpito quando ci siamo fermati di fronte un\u2019 aula scolastica, con i consueti banchi e io ti ho chiesto: \u201cquesta \u00e8 la scuola?\u201d. E tu: \u201cNo, \u00e8 solo l\u2019aula per imparare a scrivere. Tutto \u00e8 la scuola\u201d.<\/strong><br \/>\nVedi, questa scuola di Vila Esperan\u00e7a \u00e8 rivolta alla classe povera, ai bambini che vivono nella favela. E\u2019 una scuola che funziona bene e che ha una impronta ben specifica: abbiamo fatto un calendario scolastico che d\u00e0 importanza alle date che sono fondamentali per la storia del popolo brasiliano. La programmazione culturale ha dei ritmi ben precisi: ad esempio per due mesi studiamo la cultura africana, altri due studiamo la cultura indigena, eccetera. L\u2019anno inizia con un progetto che si chiama Ancestralit\u00e0 ed \u00e8 dedicato alla riscoperta degli avi: si apre con attivit\u00e0 della Vila nelle quali collaborano i nonni, che stanno qui con i loro nipoti, insegnando quello che hanno appreso nella loro vita e che son cose che si stanno perdendo. I nonni insegnano a tessere con il telaio a mano, l\u2019arte della terracotta, insegnano i piatti di cucina che anche qui sono sempre pi\u00f9 sostituiti da cose americane, di plastica. C\u2019\u00e8 poi un interessante progetto della medicina naturale, ricette fatte con le erbe, che hanno un potere curativo enorme.<\/p>\n<p><strong>Ho visto che la stessa medicina ufficiale (l\u2019ho constatato ad esempio nell\u2019ospedale di Ceres, nell\u2019interno dello stato di Goias, che ha un vero e proprio settore di produzione) punta molto sulle medicine naturali a base di erbe e minerali.<\/strong><br \/>\nE questo \u00e8 solo un aspetto di una cultura ricchissima. Questi nonni sono discendenti diretti degli indios e dei negri, hanno un bagaglio culturale che discende dalla cultura indigena e africana, anche per quanto riguarda lo stile di vita. Lo sforzo della Vila \u00e8 di lavorare per dare una coscienza del valore della tradizione: a partire da qui si pu\u00f2 fare un anche lavoro sociale per riallacciare i legami familiari che sono abbastanza difficili&#8230;hai una nuvola di zanzare addosso, pazienza&#8230;del resto siamo in Brasile. No&#8230;cambiamo posto&#8230; meglio&#8230;<br \/>\n(Ci spostiamo nel tendone del Circo, uno dei tanti luoghi di questa magica Vila&#8230;)<br \/>\nTi dicevo, come in tutte le situazioni di miseria anche le relazioni familiari si sfibrano: uno dei nostri obiettivi \u00e8 di riallacciare, di rendere pi\u00f9 umani i legami familiari. Tutta la programmazione degli eventi si conclude con una festa che raggruppa tutte le famiglie: si lavora insieme uno-due mesi e alla fine, con danze e canti, i bambini fanno vedere ai genitori quello che hanno imparato. Da un lato si fa conoscere questa cultura alla gente e dall\u2019altro l\u2019obiettivo educativo e affettivo \u00e8 di ricollegare quello che sta facendo il bambino ai genitori. C\u2019\u00e8 anche una ludoteca, frequentata dai 120 bambini che vengono al pomeriggio, divisi in gruppi di venti: l\u2019obiettivo \u00e8 di giocare, rendere accessibile un mondo che purtroppo loro vedono solo in televisione. Qui hanno tutti i giocattoli che vogliono, presentiamo un mondo ludico che \u00e8 quello nel quale dovrebbero vivere tutti i bambini.<\/p>\n<p><strong>Da quanti anni \u00e8 attiva la Vila?<\/strong><br \/>\nDa 9 anni: da quest\u2019anno abbiamo aperto un memoriale indigeno-africano, che illustra alcuni aspetti della loro arte. I pezzi provengono sia da questa parte del Brasile che da altre; alcuni provengono dalle zone africane, da cui sono venuti gli schiavi. Essere indio o negro, nonostante si faccia finta che non esista il razzismo, \u00e8 sempre un motivo di difficolt\u00e0, forse \u00e8 come essere uno del sud in Italia. E\u2019 una cosa sedimentata dentro alle persone, ed \u00e8 per questo che anche noi troviamo difficolt\u00e0 nell\u2019aiutare il recupero di queste radici. A me sembra che dopo un po\u2019 di anni stia nascendo un certo orgoglio di far parte di queste culture, che hanno una loro ricchezza e bellezza valide tanto quanto, se non di pi\u00f9, della nostra europea. I bambini che frequentano la scuola, a me sembra di poter dire, assumono<br \/>\nuna postura diversa nei confronti della vita, di orgoglio di essere quello che sono per affrontarla a testa alta. In termini affettivi potremmo dire che ricevono qua una buona dose di ottimismo nei confronti della vita umana. Le feste, ad esempio: sono manifestazioni ricche e allegre, sono momenti importanti che aumentano la loro autostima. Qui a scuola, come dappertutto, imparano a leggere, scrivere e a fare di conto, ma sempre con la nostra impostazione culturale ben specifica. Tant\u2019\u00e8 che qui non studiano inglese ma hanno le nozioni basiche di una lingua africana, lo yorub\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Ci sono bambini disabili?<\/strong><br \/>\nCi sono due bambini con difficolt\u00e0 motoria, un altro \u00e8 muto&#8230; Diciamo che le difficolt\u00e0 spesso dipendono dalla violenza familiare. Qui alla Vila i disabili sono ben inseriti, aiutati in un senso positivo, c\u2019\u00e8 un\u2019accettazione spontanea da parte dei loro compagni.<\/p>\n<p><strong>Come vi sovvenzionate?<\/strong><br \/>\nLo spazio \u00e8 stato fondato da tre persone, io, Robson (brasiliano di Belo Horizonte) e Lucia, anche lei come me italiana. Quando ci siamo incontrati avevamo l\u2019aspirazione di creare un piccolo mondo nel quale ci fossero relazioni pi\u00f9 umane, di rispetto della diversit\u00e0. Per realizzarlo abbiamo messo insieme quello che avevamo, abbiamo venduto le nostre case (chi aveva la casa) e abbiamo comperato questo terreno. Ci siamo messi a costruire piano piano tutto. Siamo anche un gruppo di teatro, e ci manteniamo facendo ogni due anni una tourn\u00e9e in Italia. La Rete Radi\u00e8 Resch finanzia una parte del progetto, poi l\u2019associazione Amici di Vila Esperan\u00e7a e infine l\u2019AIFO, che in questi ultimi due anni ha finanziato il progetto Salute per un lavoro di prevenzione. Io, Robson e Lucia siamo gli unici volontari e ci chiamiamo Gruppo Circo.<\/p>\n<p><strong>Domanda da educatore. Avevo letto un documento interessante fatto da voi ma che mi ha lasciato perplesso: voi affermavate che Vila Esperan\u00e7a \u00e8 la vostra vita. Non siete preoccupati di tenere distinti la vita e il lavoro? Voi come fate ad evitare il famoso \u201cburn out\u201d, ovvero, detto in altri termini, flippar via, cioccare?<\/strong><br \/>\nQuello che succede \u00e8 che Vila Esperan\u00e7a \u00e8 anche la nostra casa. Proteggersi ogni tanto, isolarsi, \u00e8 importante: ognuno si ritaglia il suo spazio, la sua casa. E\u2019 un momento di ricarica, perch\u00e9 a volte \u00e8 faticoso: nel periodo di \u201cferie\u201d, quando i bambini non sono a scuola, in realt\u00e0 lavoriamo il triplo. Non ci si pu\u00f2 assentare, mai: unico strappo alla regola \u00e8 ogni due anni una tourn\u00e9e in Italia. Stiamo via un mese e mezzo, la Rete Radi\u00e8 Resch organizza per noi una serie di spettacoli che teniamo in tutta Italia. E\u2019 vero, a volte \u00e8 difficile ma non possiamo mai fermarci: la villa \u00e8 quello che noi sognavamo e i sogni hanno una parte romantica e una faticosa. Quando qualcuno ha qualche problema si ritaglia spazi, per stare un po\u2019 da solo.<\/p>\n<p><strong>Accanto alla Vila sorge un monastero che ospita Marcelo Barros, uno dei pi\u00f9 importanti teologi della liberazione brasiliani. Avete collaborazioni col monastero?<\/strong><br \/>\nDi buon vicinato: la teologia della liberazione, \u00e8 nella stessa linea di lotta nella quale noi siamo. Come ti dicevo il nostro progetto non ha una impronta religiosa se non nel rispetto delle varie religioni. Uno dei progetti \u00e8 di allestire un giorno la Casa delle religioni, attraverso stimoli visivi, odori magari, perch\u00e9 i bambini abbiano la possibilit\u00e0 di scegliere. Anche la religione cattolica \u00e8 quella degli invasori si \u00e8 imposta in un modo poco umano: il candombl\u00e8, la religione africana che celebra il culto degli Orixas, \u00e8 stato perseguitato dalla polizia per vari anni, ha dovuto nascondersi. Il culto di molti santi della chiesa cattolica in realt\u00e0 nasconde il culto di queste divinit\u00e0 africane. Il candombl\u00e8 \u00e8 estremamente presente ma ancora non ha il coraggio di uscire.<\/p>\n<p><strong>Altri progetti nel cassetto?<\/strong><br \/>\nCompletare gli spazi fisici della Vila (manca il collegamento dell\u2019acqua potabile). Un progetto molto attraente \u00e8 il Carrozzone Ambulante: arrivare, un po\u2019 come saltimbanchi l\u00ec dove il teatro e la ludoteca non possono arrivare. Siamo riusciti a comprare un camion della seconda guerra mondiale per raggiungere i posti pi\u00f9 sfigati, per farlo diventare della terza pacifica. Ci serve solo da metterlo a posto&#8230;<\/p>\n<p><strong>Secondo te \u00e8 ripetibile una esperienza come questa?<\/strong><br \/>\nParli di altre Vila Esperan\u00e7a? Guarda, c\u2019\u00e8 una ragazza che ha lavorato da noi, che poi si \u00e8 sposata, e che ha creato una ludoteca pi\u00f9 o meno con lo stesso spirito di qui. L\u2019importante \u00e8 creare ambiti umani: poi ogni ambito ha la sua caratteristica.<\/p>\n<p><strong>Penso che la tua sia una formazione soprattutto artistica. Ho visto che nel tuo lavoro utilizzi molto la danza.<\/strong><br \/>\nLa danzaterapia \u00e8 nata con Maria Fux, che vede la danza non come una serie di passi stereotipati ma come qualcosa che nasce dall\u2019essere umanao e dal desiderio di superare i limiti che ognuno di noi si porta dentro. E\u2019 una danza che nasce dai sentimenti e dall\u2019emozioni che la persona ha: \u00e8 importante stabilire con il proprio corpo una relazione intima, riscoprire le potenzialit\u00e0 che il corpo ha in una relazione creativa. Utilizzando tutto il proprio essere, testa, sesso, braccia, gambe&#8230;Questo metodo si applica a qualsiasi tipo di persona, anche a persone che hanno difficolt\u00e0 a livello fisico: nella danza terapia si parte da quello che una persona \u00e8, anche se non \u00e8 come Carla Fracci. Non c\u2019\u00e8 una normalit\u00e0 ma ognuno con le sue caratteristiche, con i suoi limiti e la sua capacit\u00e0 di rompere questi limiti, recuperando la capacit\u00e0 creativa anche al di l\u00e0 della sedia a rotelle. Da due anni faccio una esperienza di lavoro in un ospizio, dove ci sono persone rifiutate dalle famiglie per i pi\u00f9 svariati motivi, persone anche molto anziane. Ero arrivato l\u00ec tutto tranquillo, con la mia cassettina di musica da far ascoltare, e la suora mi fa: \u201cSa, sono tutti i sordi\u201d. In un primo momento non sapevo cosa fare. Poi mi sono accorto che lo stesso avveniva il riconoscimento, tramite la gestualit\u00e0, della musica. E\u2019 stata ed \u00e8 una esperienza bellissima e che mi ha insegnato molto. I ricoverati hanno avuto una felicit\u00e0 enorme di capire che cosa era la musica e di vedere che erano capaci di esprimersi. Abbiamo anche realizzato uno spettacolo presso il teatro di Goias: gli \u201cscemi del paese\u201d hanno potuto danzare in uno spazio solitamente destinato a ben altri generi di spettacolo. E\u2019 stato un momento molto forte. Attualmente lavoro una ora alla settimana: la danza terapia non ha un approccio massiccio, non \u00e8 una danza qualsiasi.<\/p>\n<p>(Ci mettiamo insieme a guardare la registrazione dello spettacolo. I sordi, anziani e ingobbiti, danzano armoniosi al suono della musica che non sentono, mentre una voce recita il verso: \u201cil mio corpo \u00e8 la mia casa e io amo la mia casa\u201d.)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho incontrato Pio Campo, italiano, in un caldo, invernale, pomeriggio di luglio a Goias Velho, vecchia capitale dello stato di Goias, vicino, si fa per dire, a Brasilia. 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