{"id":563,"date":"2009-11-04T17:06:50","date_gmt":"2009-11-04T17:06:50","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=563"},"modified":"2026-01-07T12:12:56","modified_gmt":"2026-01-07T11:12:56","slug":"dove-appare-la-cura-tra-eccezionale-e-quotidiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=563","title":{"rendered":"8. Dove appare la cura: tra eccezionale e quotidiano"},"content":{"rendered":"<p>di Cristina Calmieri<\/p>\n<p>Se la cura educativa \u00e8 individuata in alcuni attimi, che abbiamo visto condensarsi attorno ad alcuni elementi, \u00e8 importante chiedersi dove appare: in quali luoghi, in quali contesti, in quali spazi,<!--break--> in quali tempi, attraverso o dentro quali oggetti. E&#8217; importante chiedersi in quali confini essa si mostri, oltre che come. Perch\u00e9 qui, forse, si coglie appieno la sua materialit\u00e0, il suo essere iscritta in azioni &#8220;incarnate&#8221; oltre che nelle intenzioni, il suo essere di fatto ci\u00f2 che quel muri, quegli oggetti, quel tempi, quegli spazi consentono che sia. Perch\u00e9 anche i muri, l&#8217;organizzazione dell&#8217;ambiente e l&#8217;articolazione del tempo veicolano un&#8217;immagine di cura e influiscono sulla pratica, forse in maniera silente, ma non per questo meno significativa.<br \/>\nLa nostra ricerca della cura nell&#8217;esperienza educativa prosegue quasi ricostruendo una mappa dei luoghi in cui essa si d\u00e0. Una mappa non lineare, dal momento che si tratter\u00e0 di entrare in questi luoghi, per comprendere come sono fatti, e di cosa. Una mappa non certo precisa, sicuramente non definitiva, ma che pone in contatto con l&#8217;eccezionalit\u00e0 contenuta nella quotidianit\u00e0 dei luoghi educativi, sicuramente di quelli da noi esplorati.<br \/>\nSe la scuola &#8211; con le sue aule, i suoi atri, la sua mensa, il suo giardino, i suoi confini &#8211; e la comunit\u00e0 &#8211; con le sue camere da letto, la sala da pranzo, la cucina, l&#8217;ufficio e quant&#8217;altro &#8211; costituiscono il contesto lato in cui si educa, si insegna, si lavora, la cura appare all&#8217;interno di esso in luoghi precisi. Li abbiamo chiamati &#8220;nicchie&#8221;, quasi a significare delle insenature, dei ripiegamenti, degli spazi a parte in cui avviene qualcosa di diverso, che merita attenzione. Spazi separati, anche solo simbolicamente, che appartengono ad un contesto pi\u00f9 ampio, da cui hanno origine e per cui esistono, ma che, nel momento in cui appaiono, sembrano godere di vita propria. Sono innanzitutto spazi di uso quotidiano, luoghi in cui ci si cura di s\u00e9, luoghi di intimit\u00e0, come la camera da letto, la cucina, la casa dei genitori di un ospite, il bagno deserto della scuola. La cura si d\u00e0 uno spazio circoscritto, che traccia confini simbolici rispetto alla che recupera la quotidianit\u00e0 in una dimensione di raccoglimento e di relazione che consente uno scambio, un dialogo, un abbraccio, in cui, lontani dal rumore, dalla chiacchiera, direbbe Heidegger, dalle consuete occupazioni, ci si possa prendere cura di s\u00e9, ri-prendere in mano, vedersi, distanziarsi, comprendersi e riprogettarsi all&#8217;interno di una relazione intima con un altra persona, con se stessi.<br \/>\nLo spazio in cui si d\u00e0 la cura definisce una cornice, istituisce uno stacco e consente a chi in questo spazio si trova coinvolto di riprendere contatto con s\u00e9, di calmarsi, di chiedere aiuto, di confidarsi, di raccontare una storia, di cercare un senso per la propria sofferenza. E non c&#8217;\u00e8 bisogno che la cornice sia quella di una porta che si chiude: pu\u00f2 essere anche un \u00abconfine invisibile\u00bb, una linea, un cerchio tracciato con un gesso intorno ai piedi di un bambino.<br \/>\nUn bambino ipercinetico, difficile, aggressivo e prepotente con i compagni. A volte, ma proprio a volte, dolcissimo. L&#8217;incubo delle nostre giornate (mie e della mia collega), e nei momenti di insonnia delle mie notti &#8230; L&#8217;incubo del bambino continua: io urlo, lui urla, lui mi abbraccia, io lo coccolo. t lui che conduce il gioco. Poi un giorno lui \u00e8 in piedi al centro della classe dopo averne fatte tante ai suoi compagni. Io ho in mano un pezzo di gesso e d&#8217;impulso gli traccio un cerchio intorno ai piedi. Lui piange, urla, ma non si muove dal cerchio. Per lui che vive in assoluta confusione, mi spiega lo psicologo che lo segue, \u00e8 stato terapeutico potersi fermare per riposare e organizzarsi (11 confine invisibile, scuola materna).<br \/>\nIl confine invisibile istituisce uno spazio altro, dal sapore iniziatico e transizionale: quello spazio da cui si pu\u00f2 uscire diversi, pur essendo sempre se stessi. Qui la cura non passa attraverso le parole, ma attraverso un dialogo tacito e corporeo che legittima uno spazio in cui il tempo e il corpo si fermano, ed \u00e8 possibile prendersi cura di s\u00e9. Ed \u00e8 forse proprio perch\u00e9 si d\u00e0 all&#8217;interno di quel dialogo che il gesto assume un valore curativo, e non costrittivo, o, per usare una parola forte, violento.<br \/>\nMa la cura pu\u00f2 avvenire anche in spazi aperti, al riparo di un grande albero, si \u00e8 visto, nel giardino di una comunit\u00e0. Anche questi si pongono come spazi altri, attigui a quelli in cui si educa, si lavora. Sembrano spazi di contorno, o a lato, forse marginali. Sono quegli spazi in cui \u00e8 possibile avere una relazione diversa con i bambini o con le persone ospiti in comunit\u00e0: sono spazi non contrassegnati da ruoli o da posizioni, o meglio in cui ruoli e posizioni reciproche si danno, si sanno, ma sembrano essere sfumate, sembrano poter esser allontanate come lontana \u00e8 la scuola, la comunit\u00e0. In essi si respira una certa libert\u00e0; distanza e vicinanza sono determinate da una situazione che si sottrae a regole di comportamento pi\u00f9 o meno rigide: vi sono altre regole altre, tacite, in funzione delle quali si pu\u00f2 vivere quella \u00absospensione del giudizio\u00bb, di un sapere teorico o pregiudiziale, grazie alla quale diminuisce il rischio che la relazione di cura precipiti in una relazione di conoscenza oggettivante (Bertolini, 1988, Sichel, 1998). Da questi spazi pu\u00f2 scaturire una parola che cura. Purch\u00e9 siano salvaguardati: la loro cornice va legittimata all&#8217;interno del pi\u00f9 ampio contesto educativo in cui si situano, pena il mancato riconoscimento e l&#8217;oblio di quanto in essi \u00e8 successo. Come dire che perch\u00e9 la nicchia funzioni come luogo di cura, la continuit\u00e0 di essa con il contesto da cui si ritaglia dev\u2019essere palpabile, la sua appartenenza sentita. Questo sembra implicare la tematizzazione di un passaggio da un luogo ad un altro differente ma non cos\u00ec distante da essere fuori dal contesto: il riconoscimento di una transizione, di uno spostamento che prima di essere locale \u00e8 esistenziale, ponendo le persone in situazioni, in mondi diversi, in posizioni diverse.<br \/>\nQuando questo passaggio viene in qualche modo riconosciuto e forse anche protetto, si pu\u00f2 dare cura anche in luoghi meno liberi da vincoli e da regole: all&#8217;interno di spazi istituzionalmente significativi, come l&#8217;ufficio della scuola o della comunit\u00e0, o la comunit\u00e0 stessa. Gli stessi ruoli, quando servono per imporre e garantire spazi e tempi in cui sia possibile \u00aboccuparsi dell&#8217;altro\u00bb, del suo progetto esistenziale, ponendo le condizioni perch\u00e9 in tal modo egli arrivi ad occuparsi di s\u00e9, diventano allora importanti.<br \/>\nLavoro in un centro di reinserimento, dove gli utenti devono fare i conti prima o poi con l&#8217;uscita dalla comunit\u00e0 ed affrontare la vita esterna&#8230; Ultimamente ho stabilito con l&#8217;utente dei tempi precisi da rispettare come scadenze improrogabili con se stesso e con la comunit\u00e0 per l&#8217;uscita&#8230; Ho strutturato con lui degli incontri nel mio ufficio durante i quali ho cercato di fargli capire come e dove fosse pi\u00f9 utile indirizzare la ricerca di un alloggio, non perch\u00e9 non lo ritenessi capace di farlo, ma semplicemente per rimandargli il fatto che per lui era giunto il momento di sperimentarsi nella realt\u00e0 ordinaria non solo dal punto di vista lavorativo ma anche nel quotidiano, di confrontarsi con la solitudine, la noia, con la gestione del tempo libero e che il contenimento della comunit\u00e0 non poteva e non doveva durare in eterno. Gli ho anche detto che in qualunque momento, dopo l&#8217;uscita, poteva fare riferimento alla comunit\u00e0 e venire per riportare le sue impressioni, i suoi timori e i suoi progressi. Nei giorni successivi \u00e8 stato puntualissimo nel riferirmi della sua ricerca di un alloggio, rinfrancato forse dal fatto di essere seguito con attenzione; la sua ricerca ha dato esisto positivo in pochi giorni (Intuizione, comunit\u00e0).<br \/>\nQui la cura educativa avviene in comunit\u00e0, e le stesse regole della comunit\u00e0 istituiscono uno spazio di dialogo in cui \u00e8 possibile vedere un disagio e rispondere alla richiesta di aiuto sottesa. La comunit\u00e0 stessa si pone come luogo di transizione tra un dentro, che si \u00e8 imparato a conoscere e che forse \u00e8 in qualche modo diventato il nuovo mondo delle persone qui ospitate, e un fuori che fa paura, che pu\u00f2 respingere, cui si sente di appartenere poco, se non per niente. Ritagliando dei momenti e delle situazioni in cui cominciare a occuparsi di questo fuori, o meglio di questo passaggio da un luogo ad un altro, la comunit\u00e0 sembra diventare lo spazio in cui si pu\u00f2 modulare la transizione, tollerarne la fatica e rendere sensato il dolore del distacco. La comunit\u00e0 si comporta come una nicchia aperta rispetto al fuori: un luogo che protegge ma che non trattiene; semmai appare un rifugio in cui fermarsi, riflettere, riprendersi per poter poi uscire.<br \/>\nPerch\u00e9 ci\u00f2 sia possibile sembra essenziale la consapevolezza delle cornici, dei confini, di quella membrana che separando un dentro da un fuori consente un rapporto tra dentro e fuori, e un rapporto mediato, in grado di esporre ma non troppo e di proteggere, ma non troppo, chi deve compiere questa transizione. E questo pare valere per ogni nicchia in cui si dia cura. Lo spazio della cura sembra allora riecheggiare quello spazio potenziale in cui si d\u00e0 possibilit\u00e0 di formazione, di apprendimento (Mottana, 1993, p. 1125); quell&#8217;area in cui sia possibile, protetti da una cornice stabile, chiara, sicura, vedere la propria fatica esistenziale, semplicemente esprimere il proprio bisogno, il proprio dolore, riappropriarsene grazie alla presenza di altri, al cui mondo si sente di appartenere, lasciarsi andare, lasciarsi destrutturare per poi potersi ricomporre, e andare oltre. In questo senso, lo spazio della cura richiede di essere visto, pensato e progettato pedagogicamente.<\/p>\n<p>Tratto da C. Calmieri, &#8220;La cura educativa&#8221;, Franco Angeli Editore, MI, 2000<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se la cura educativa \u00e8 individuata in alcuni attimi, che abbiamo visto condensarsi attorno ad alcuni elementi, \u00e8 importante chiedersi dove appare: in quali luoghi, in quali contesti, in quali spazi,<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3586,4018,3593,3585],"edizioni":[53],"autori":[2735],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3654],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/563"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=563"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/563\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6051,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/563\/revisions\/6051"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=563"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=563"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=563"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=563"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=563"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=563"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=563"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=563"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=563"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}