{"id":5630,"date":"2025-12-11T23:43:13","date_gmt":"2025-12-11T22:43:13","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5630"},"modified":"2025-12-11T23:43:24","modified_gmt":"2025-12-11T22:43:24","slug":"1-ho-avuto-un-figlio-diversabile-ridefinire-i-progetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5630","title":{"rendered":"1. Ho avuto un figlio diversabile: ridefinire i progetti"},"content":{"rendered":"<p>di Claudio Imprudente<\/p>\n<p>Come tutti sanno, ogni bambino che dovr\u00e0 venire alla luce \u00e8 immancabilmente oggetto-preda di un progetto pi\u00f9 o meno definito che i genitori fanno su di lui. Ma cosa accade quando il figlio che nasce \u00e8 diversabile? La menomazione del figlio provoca un brusco annullamento di tutti i progetti e di tutte le sicurezze createsi nei nove mesi di attesa, toglie ogni punto di riferimento a questo processo di identificazione in quanto i genitori si trovano improvvisamente messi a confronto con una immagine del bambino e di se stessi che non riescono ad accettare. E qui sta il punto: la sola possibilit\u00e0 di esser parte di quel loro prodotto porta i genitori, il pi\u00f9 delle volte, ad un rifiuto del figlio diversabile. Tale rifiuto viene mascherato e trasformato in una forma di iperprotezione, ma ci\u00f2 non riesce a nascondere il senso di colpa che comunque il genitore deve affrontare poich\u00e9, di fatto, si ritiene colpevole del\u00ad deficit del figlio. Nella mia esperienza personale questi meccanismi si sono verificati tutti ma con una piccola differenza: i miei genitori seppero dei miei deficit solo due mesi dopo la mia nascita; e fu una doccia fredda sia perch\u00e9 di questi problemi loro non sapevano assolutamente\u00a0 nulla &#8211; siamo nel l960 &#8211; sia perch\u00e9 ne furono informati da un medico che non spieg\u00f2 loro nulla. Un medico, quello incontrato dai miei genitori, che, bont\u00e0 sua, il meglio che seppe fare fu di indirizzarli ad uno specialista, affrettandosi comunque a sottolineare l&#8217;inutilit\u00e0 della cosa perch\u00e9, secondo lui, quel bambino non avrebbe mai camminato n\u00e9 parlato, n\u00e9 condotto quello che si usa definire una \u201cvita normale\u201d. Natural\u00admente, ai miei come a tanti altri genitori accomunati da analoghi problemi, rimaneva una disperata speranza, quella di riuscire a portare il proprio bambino verso la normalit\u00e0 aiutati dalla medicina moderna, nel limiti del possibile. \u00c8 proprio questa mentalit\u00e0 che crea nei genitori del diversabile, un atteggiamen\u00adto sbagliato: si vede il figlio unicamente come un tipo partico\u00adlare di persona da ricondurre alla normalit\u00e0, un soggetto a cui manca la capacit\u00e0 di svolgere determinate funzioni. Nasce cos\u00ec, attorno al cosiddetto disabile, ma sarebbe meglio dire al non-abile normalmente, al non-normodotato, un clima assistenziale, che pu\u00f2 solo portare a risultati negativi perch\u00e9 non aiuta n\u00e9 lui n\u00e9 gli altri. E poi, che cos&#8217;\u00e8 la normalit\u00e0? Chi la stabilisce? La nostra societ\u00e0 ha costruito l\u2019immagine dell\u2019\u201dessere umano tipo\u201d &#8211; bello, intelligen\u00adte, ricco&#8230; \u00a0alla quale tutti devono conformarsi per essere accettati. Naturalmente il diversabile non pu\u00f2 assolvere del tutto a tale compito, quindi&#8230; o lo si na\u00adsconde o lo si compatisce!<\/p>\n<p><b>Crescere nel rispetto<br \/>\n<\/b>Non si contano cos\u00ec le persone frustrate e infelici, sia tra i disabili che tra i loro genitori, e non solo tra loro! Io mi ritengo fortunato perch\u00e9, fin da molto piccolo, sono stato trattato dai miei come un qualunque genitore tratta il figlio che ama. \u00c8 stato fondamentale sentirmi stimato ed accettato per quello che ero e non per quello che avrei o non avrei potuto<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>diventare, il sentire che non facevano distinzioni tra ci\u00f2 che ero fisicamente e ci\u00f2 che ero interiormente. Per loro io sono sempre stato Claudio e basta. Ricordo che non si sono mai vergognati di portarmi fuori, in mezzo alla gente: ai giardini per giocare con gli altri bambini, a guardare le vetrine dei negozi del centro, al ristorante e, la domenica, a fare qualche giro in collina o al cinema; per le vacanze poi, si andava in montagna oppure al mare a prendere il sole e a fare il bagno.<br \/>\nI miei genitori parlavano con me in continuazione, facen\u00addomi partecipe dei loro problemi e delle loro gioie. Quan\u00addo si trattava di fare delle scelte, non decidevano mai per me. Questo io lo chiamo rispetto, rispetto assoluto, per la mia personalit\u00e0! Fin dall\u2019inizio, la mamma ha cercato di stimolare in me indipenden\u00adza: ero l&#8217;unico responsabile delle mie azioni. Nelle situazioni critiche (litigi con i compagni, rimproveri da parte dei professori&#8230;) la famiglia non prendeva sempre le mie difese e, pur interessandosi a quello che succedeva fuori casa, lasciava che i \u201cnodi\u201d me li sbrogliassi da solo. \u00c8 importante che i genitori, tutti i genitori, non prenda\u00adno il posto dei figli affinch\u00e9 questi possano maturare re\u00adsponsabilmente. Sono sempre stato metodicamente spinto ad uscire dalla piccola e rassicurante cerchia famigliare perch\u00e9 il contat\u00adto con la scuola, gli amici e il mondo esterno in generale \u00e8 importante per lo sviluppo sociale di un ragazzo: di tutto ci\u00f2 i miei genitori capivano l&#8217;importanza. Anche per quanto riguard\u00f2 il capitolo scuola fui lasciato nella pi\u00f9 ampia autonomia.<\/p>\n<p><b>Mamma Rosanna racconta\u2026<br \/>\n<\/b>Ho pensato di farvi raccontare i miei primi anni da qualcuno che direi mi conosce bene, una persona a caso: mia mamma. Un amico insegnante, Riziero Zucchi, le ha rivolto qualche anno fa delle domande per capire meglio il punto di vista dei genitori di figli diversabili, come si rapportano all\u2019esperienza scolastica dei figli e in generale alla loro crescita.<br \/>\nZ: \u201cVorrei chiederle di raccontarci l&#8217;esperienza scolastica di Claudio, a partire sin dall&#8217;inizio\u201d.<br \/>\nR: \u201cHa avuto un&#8217;esperienza meravigliosa in una scuola speciale per spastici; c&#8217;erano solo spastici, non ce n\u2019erano altri. Le scuole speciali erano una rovina, \u00e8 vero, perch\u00e9 non davano risposte adeguate a diverse esigenze: c&#8217;era il disabile fisico, c&#8217;era il mentale, c&#8217;era l&#8217;eccitato e il povero ragazzo in carrozzella era il pi\u00f9 abbandonato perch\u00e9 bisognava stare dietro a quello che correva fuori. Invece l\u00ec erano tutti nelle stesse condizioni, pi\u00f9 o meno gravi, ma nelle stesse condizioni. Avevano una maestra unica tutto il giorno, terapisti, logopedisti, insomma avevano tutto. Gli hanno persino insegnato a usare il denaro, attraverso un mercatino che, a scadenza quindicinale, era organizzato nella scuola. Loro dovevano andare con un po\u2019 di<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>soldi e potevano comprarsi qualche cosa. Un giorno sono arrivata a prendere Claudio e c&#8217;era una bambina spastica che piangeva perch\u00e9 non poteva comperare niente, si era dimenticata i soldi. Io volevo dare i soldi e stavo per darli ma l&#8217;assistente sociale mi ha detto: \u2018No signora, perch\u00e9 allora non impara a starci dietro: si \u00e8 dimenticata di chiederli alla mamma e vedr\u00e0 che quest&#8217;altra volta non si dimentica\u2019. Quindi una scuola che l&#8217;ha preparato davvero molto bene. Quando \u00e8 passato alle medie aveva un corredo culturale molto buono, per\u00f2 ha avuto la sfortuna, tra virgolette, di incontrare tre ragazzi, proprio delle pesti, che per\u00f2 si erano attaccati a lui e lo portavano fuori, lo tiravano fuori dalla classe\u201d.<br \/>\nZ: Noi abbiamo notato che i bambini, quelli definiti pi\u00f9 cattivi, alla fine sono quelli pi\u00f9 attaccati e pi\u00f9 bravi.<br \/>\nR: \u201cIo in classe ho avuto un ragazzo spastico, quando ancora non si prendevano, e in banco vicino a lui \u00e8 andato un altro ragazzino che stava ripetendo la prima media perch\u00e9 non aveva nessuna voglia di studiare, non era mai attento. Vicino al ragazzo disabile ne \u00e8 diventato il paladino, e stava molto pi\u00f9 attento. Una volta che ho sgridato Fabrizio perch\u00e9 rideva, lui mi ha apostrofato: \u2018Signora perch\u00e9 lo sgrida?\u2019 e io \u2018Perch\u00e9 lui \u00e8 un ragazzo di questa classe e deve stare attento come stai attento tu!\u2019. Il ragazzo poi mi \u00e8 venuto a dire: \u2018Signora grazie!\u2019.<br \/>\nZ:\u201dClaudio alle medie ha trovato questi amici, dicevamo\u2026\u201d.<br \/>\nR: \u201cGli \u00e8 passata un po\u2019 la voglia di studiare, c&#8217;era poi anche il fatto che alle medie si studia di pi\u00f9 e lui tutti i pomeriggi doveva andare a fare terapia. Per fare terapia venti minuti doveva stare via almeno tre ore, perch\u00e9 il pulmino lo veniva a prendere, lo portava e lo riportava a casa.<br \/>\nPoi al liceo non si \u00e8 trovato bene, i professori non lo interrogavano, avevano paura e quindi fatto il terzo anno, quando aveva gi\u00e0 iniziato a fare filosofia dove andava molto bene e il professore era entusiasta, io gli ho detto: \u2018Claudio, o cambiamo liceo e andiamo da un&#8217;altra parte oppure te ne stai a casa\u2019; lui ha scelto di stare a casa, ha cominciato a leggere. E cos\u00ec \u00e8 rimasto a casa.\u201d<br \/>\nZ: \u201cDa tempo lavoriamo con i genitori perch\u00e9 crediamo nella valorizzazione della consapevolezza e della scienza dei genitori. Io lavoro nella scuola e vedo che la scuola disprezza i genitori. Noi pensiamo che i genitori dei ragazzi handicappati per necessit\u00e0 debbano essere dei genitori speciali. Mi interessava innanzitutto il suo parere su questo e sul percorso con Claudio; ma soprattutto le cose importanti per cui Claudio \u00e8 diventato quello che \u00e8.\u201d<br \/>\nR: \u201cI genitori di figli disabili devono principalmente considerare i loro figli normali, questo\u00a0 significa non fare la differenza \u2018Lui non pu\u00f2 fare questo, non pu\u00f2 fare quest&#8217;altro\u2026\u2019 Io Claudio l&#8217;ho sgridato e continuo a sgridarlo. Per me lui \u00e8 normale ma lo \u00e8 sempre stato, cos\u00ec \u00e8 per me e lo era anche per mio marito. Anche loro come gli altri bambini devono stare fuori. Capiter\u00e0 che si sporchino, che si facciano male, si graffino ma come tutti gli altri. Quindi bisogna dare fiducia, non tenerli chiusi in casa perch\u00e9 altrimenti non crescono, restano eterni bambini.\u201d<br \/>\nZ: \u201cLei prima mi diceva della crescita di Claudio, e della continua sollecitazione\u2026\u201d<br \/>\nR: \u201cContinua, continua. Leggergli, parlargli continuamente, metterlo di fronte alle responsabilit\u00e0. Ricordo che io e mio marito avevamo l&#8217;abitudine alla sera di giocare a carte per passare un po\u2019 il tempo. Noi giocavamo e Claudio stava vicino a noi, cos\u00ec<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>scriveva i numeri e teneva i conti sul tavolo di marmo. Faceva il segnapunti; naturalmente ci voleva pi\u00f9 tempo, ma noi aspettavamo, senza brontolare e lui ha imparato a fare questo. Il tavolo dopo era da pulire, \u00e8 vero, per\u00f2 se i bambini giocano per terra dopo c&#8217;\u00e8 da pulire per terra, lui giocava sul tavolo\u2026<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Bisogna principalmente dare fiducia. Si soffre molto, perch\u00e9 lasciarlo andare fuori con un amico la prima volta \u00e8 molto faticoso, perch\u00e9 non si sa quello che succeder\u00e0, eccetera. Ma tenerlo in casa \u00e8 peggio: lo si rovina.<br \/>\nZ: \u201cSecondo lei che cosa frena le mamme di bimbi disabili a dare fiducia?\u201d<br \/>\nR:\u201d Due sono le cose, intanto si sentono peccatrici, cio\u00e8 si sentono addosso la colpa di aver dato l&#8217;handicap al figlio.\u201d<br \/>\nZ: \u201cMa chi glielo da questo senso di colpa?\u201d<br \/>\nR: \u201c La gente perch\u00e9 dice: \u201cCome sei stata disgraziata, sfortunata.\u201d Questo senz&#8217;altro; la gente. E poi, non saprei\u2026\u201d<br \/>\nZ: \u201cIo ho un sospetto: che a volte ci siano molti medici che hanno questo atteggiamento nei confronti della disabilit\u00e0, cio\u00e8 danno delle diagnosi che sono delle pietre tombali: \u2018Signora suo figlio non ce la far\u00e0 mai!\u2019<br \/>\nR: \u201cA me \u00e8 capitato questo, il bambino era molto sveglio quindi anche la dottoressa che l&#8217;aveva assistito la prima notte che ha avuto le crisi fortissime, non mi ha detto che cosa pensava. Mi ricordo che Claudio \u00e8 nato in marzo e verso Natale, la dottoressa, con il marito medico dell&#8217;ospedale, mi dice: \u2018Signora venga che facciamo vedere il bambino anche a mio marito\u2019 e il marito sento che le dice: \u2018Guarda, quello che ti posso dire \u00e8 che questo ragazzo \u00e8 molto presente\u2019. Ancora per\u00f2 non si capiva quello che si poteva fare o no ma non mi ha detto che cosa era capitato. Non ci pensavo a una cosa simile perch\u00e9 essendo piccolo non stava in piedi quindi era naturale che non stesse diritto. Poi dopo abbiamo capito che c&#8217;era qualcosa<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>e sono andata da uno specialista.<br \/>\nQuesto duramente mi ha fatto i complimenti perch\u00e9 : \u2018Signora lei ha capito subito che suo figlio non \u00e8 normale\u2026proprio ieri sera ho visto un documentario della Carlo Erba &#8211; guardi ricordo anche questo &#8211; di un istituto che hanno aperto a Firenze, lo porti in istituto.\u2019 Io sono andata a vedere questo istituto, ho parlato con il direttore che mi ha consigliato di trasferirmi a Firenze e mi dice: \u2018Si prenda una cameretta cos\u00ec io faccio fare terapia a suo figlio. Io ho pensato che sarebbe stato un danno enorme portarlo via dalla casa, dal padre, io fuori casa e tutto il resto. Nel mio caso sono contenta di non averlo fatto\u2019.<br \/>\nZ: \u201c Le volevo chiedere signora, in che modo Claudio l&#8217;ha fatta crescere come persona?\u201d<br \/>\nR: \u201cDunque, io sono sempre vissuta in mezzo ai ragazzi, con il mio lavoro di insegnante ero assieme ai ragazzi. Quando \u00e8 nato lui e ho capito cosa aveva, lui aveva gi\u00e0 pi\u00f9 di un anno, mi sono sentita molto responsabile rispetto ai ragazzi. Potr\u00e0 sembrare strano ma io mettevo prima loro e poi Claudio: quando ero con loro dovevo pensare solo al lavoro, non a mio figlio. Questo pensiero mi ha aiutato, mi ha dato maggior forza \u201d.<br \/>\n(Tratto dal libro \u201cUna vita imprudente\u201d di Claudio Imprudente, Trento, Erickson, 2003)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Claudio Imprudente Come tutti sanno, ogni bambino che dovr\u00e0 venire alla luce \u00e8 immancabilmente oggetto-preda di un progetto pi\u00f9 o meno definito che i genitori fanno su di lui. 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