{"id":564,"date":"2009-11-04T17:06:50","date_gmt":"2009-11-04T17:06:50","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=564"},"modified":"2026-01-07T12:08:01","modified_gmt":"2026-01-07T11:08:01","slug":"il-gioco-delle-parti-tra-affetti-e-conflitti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=564","title":{"rendered":"7. Il gioco delle parti tra affetti e conflitti"},"content":{"rendered":"<p>di C. Capello e M. T. Fenoglio<\/p>\n<p>La corporeit\u00e0 del rapporto educatrice-bambino pu\u00f2 implicare dinamiche complesse e suscitare la gelosia e la rabbia del piccolo gruppo dei bambini esclusi: il \u00abprivilegio\u00bb della relazione a due si accompagna<!--break--> al piacere del possesso e del contatto e a profonde, reciproche emozioni.<br \/>\nSpesso le operatrici intuiscono il vissuto ansioso delle madri, sentono che possono essere gelose del nido e di loro, che per tutto il giorno le hanno sostituite accanto al proprio figlio in un modo sicuramente non neutro: i bambini infatti mostrano senza pudore il proprio attaccamento affettivo all&#8217;educatrice, anche di fronte alla madre.<br \/>\n\u00abCome si sveglia, Giovanni chiama Letizia e vuole andare al nido\u00bb diceva alla direttrice una madre, con espressione soddisfatta per il buon inserimento nel nuovo ambiente: \u00ab Ci viene volentieri!&#8230; \u00bb \u00abForse fin troppo \u00bb commentano spesso tra loro le educatrici e pensano a certi bambini.<br \/>\nAlcuni infatti vengono recapitati o ritirati senza effusioni, o addirittura a volte senza saluti&#8230; La madre forse \u00e8 imbarazzata a mostrare affetto, si difende dalle emozioni connesse alla separazione, e l&#8217;operatrice, l\u00ec, tra i due, fa da terzo, con funzioni riparative e compensative (\u00abSaluta la mamma che va a lavorare!\u00bb, \u00abAndiamo incontro a mamma che torna\u00bb) oppure di complicit\u00e0 con la donna, per proteggere il bambino dalla gelosia e dall&#8217;invidia (il bambino dice a una educatrice: \u00abMamma non va a lavorare: \u00e8 a casa col fratellino\u00bb).<br \/>\nChi \u00e8 il terzo escluso, tra i tre? Sovente \u00e8 l&#8217;educatrice che deve rimanere o tornare nello sfondo. Ma in altri casi \u00e8 la madre a notare gli atteggiamenti affettuosi e docili del proprio figlio nei confronti dell&#8217;educatrice: \u00abA casa non lo fa!&#8230; Con me tante volte \u00e8 pi\u00f9 testone, non mi ascolta mai \u00bb. A volte la madre scopre momenti di intimit\u00e0 tra il bambino e l&#8217;educatrice.<br \/>\nLa reazione pu\u00f2 essere impercettibile, ma spesso l&#8217;imbarazzo \u00e8 maggiore in chi \u00e8 stato sorpreso a dare e prendere affetto dal bambino: quasi fosse un tradimento o un furto. L&#8217;intimit\u00e0 mette in luce una reciprocit\u00e0 di affetti: la donna che cambiando i pannolini a un bambino gli parla e lo vezzeggia ricorda troppo la vera madre, e cos\u00ec quando tiene in braccio un bambino che si appoggia al suo viso, come se lo cercasse. Sono momenti in cu la relazione professionale si contamina di troppo affetto per non provare piacere misto a imbarazzo. La madre, se \u00e8 presente tende a riprendere il suo ruolo, incoraggiata spesso proprio dal l&#8217;altra donna che le cede il posto, quasi per rassicurare entrambe.<br \/>\nA volte l&#8217;educatrice intuisce che il bambino gioca la sua strategia, che \u00e8 attivo nelle sue proposte affettive, che \u00e8 lui a tirar i fili della relazione: vuole farsi chiamare, rincorrere, cercare dalla madre, vuol farla aspettare e ingelosire, forse per farle provare quello che ha provato lui nell&#8217;essere lasciato. Le madri sovente stanno al gioco, ma altre volte cercano di controllare la situazione che, per qualche aspetto, sfugge loro: prescrivono allora al bambino le affettuosit\u00e0 di rito per il commiato della sera: \u00abD\u00e0 il bacio a Rosina e agli altri bimbi\u00bb. A volte \u00e8 il bambino il terzo escluso. La mamma si rivolge solo all&#8217;educatrice per le informazioni sulla giornata oppure per parlare di tutt&#8217;altro, di cose sue, come se cercasse un momento di sfogo, tutto per s\u00e9, con una persona sentita come disponibile. Il bambino continua a giocare oppure cerca di attirare l&#8217;attenzione di una del due. La madre che tarda a riprendere in consegna il suo bambino, perch\u00e9 ha bisogno lei stessa di essere ascoltata, mette l&#8217;educatrice in una posizione limite: l&#8217;altra segue con lo sguardo bambino, aspettando discreta che la mamma lo possa riprendere in tutti \u00ec sensi, proprio come sulla porta conserva la responsabilit\u00e0 per quel che accade dentro e si attarda tra il dentro il fuori della relazione professionale col bambino e la madre.<br \/>\nL&#8217;educatrice sa bene, forse per averlo vissuto lei stessa, che la donna che lavora si sente sempre un po&#8217; in colpa nel lascia il proprio figlio, specialmente all&#8217;asilo nido, e che per questo vive quasi sempre sentimenti di inadeguatezza, invidia e gelosia nei confronti delle educatrici. L&#8217;attaccamento al bambino c&#8217;\u00e8 ma \u00e8 molto difficile mettersi in contatto con lui dopo una giornata di lavoro, sapendo che a casa c&#8217;\u00e8 altro lavoro da fare, c&#8217;\u00e8 un marito e a volte un altro figlio.<br \/>\nAnche l&#8217;educatrice pu\u00f2 sentire il peso di una giornata di lavoro con i bambini e conoscendo gli orari di lavoro delle madri tende a vivere ogni ritardo come disinteresse per il bambino, che in effetti \u00e8 gi\u00e0 in attesa, magari da ore. Qualche volta questa diffidenza nei confronti della madre viene fatta pesare sul bambino. Oppure succede che il bambino rimanga ultimo e da solo per molti minuti. La madre giunge desiderosa di trovare un figlio sereno, sorridente e affettuoso, che le vada incontro felice, che si lasci vestire senza fare storie. Il pi\u00f9 delle volte non \u00e8 cos\u00ec: fughe, abbracci disperati alla educatrice di turno, pianti per farsi vestire, lotte per portarsi a casa un giochino del nido, per poter continuare un&#8217;attivit\u00e0, ancora un bicchier d&#8217;acqua, il bombo, una corsa&#8230;<br \/>\nSe la cura educativa \u00e8 individuata in alcuni attimi, che abbiamo visto condensarsi attorno ad alcuni elementi, \u00e8 importante chiedersi dove appare: in quali luoghi, in quali contesti, in quali spazi, in quali tempi, attraverso o dentro quali oggetti. t importante chiedersi in quali confini essa si mostri, oltre che come. Perch\u00e9 qui, forse, si coglie appieno la sua materialit\u00e0, il suo essere iscritta in azioni &#8220;incarnate&#8221; oltre che nelle intenzioni, il suo essere di fatto ci\u00f2 che quel muri, quegli oggetti, quel tempi, quegli spazi consentono che sia. Perch\u00e9 anche i muri, l&#8217;organizzazione dell&#8217;ambiente e l&#8217;articolazione del tempo veicolano un&#8217;immagine di cura e influiscono sulla pratica, forse in maniera silente, ma non per questo meno significativa.<\/p>\n<p>Tratto da C. Capello, M. T. Fenoglio, &#8220;Perch\u00e9 mai mi curo di te?&#8221;, Rosenberg &amp; Sellier, TO, 1992<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La corporeit\u00e0 del rapporto educatrice-bambino pu\u00f2 implicare dinamiche complesse e suscitare la gelosia e la rabbia del piccolo gruppo dei bambini esclusi: il \u00abprivilegio\u00bb della relazione a due si accompagna<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[4018,3592,3595,3593],"edizioni":[53],"autori":[2736,2737],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3654],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/564"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=564"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/564\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6049,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/564\/revisions\/6049"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=564"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=564"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=564"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=564"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=564"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=564"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=564"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=564"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=564"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}