{"id":565,"date":"2009-11-04T17:06:50","date_gmt":"2009-11-04T17:06:50","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=565"},"modified":"2026-01-07T12:04:36","modified_gmt":"2026-01-07T11:04:36","slug":"dare-forma-al-quotidiano-l-accoglienza-nel-ser-t-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=565","title":{"rendered":"6. Dare forma al quotidiano. L&#8217;accoglienza nel Ser.T."},"content":{"rendered":"<p>di Davide Rambaldi<\/p>\n<p>Il processo di accoglienza in un Ser.T. \u00e8 parte integrante e fondante il progetto terapeutico del servizio; esso caratterizza e qualifica il Ser.T. come istituzione pubblica di cura e aiuto ed imposta<!--break--> il modello terapeutico, teorico e pratico, da offrire all\u2019utenza. Il processo di accoglienza definisce dunque il Ser.T. stesso, i propri modelli ideologici e teorici di riferimento, le pratiche e le modalit\u00e0 di relazione con l\u2019utenza e tra gli operatori, i processi comunicativi informali e formali, il clima del servizio, la metodologia progettuale.<\/p>\n<p><strong>Quale spazio e clima \u201cistituzionale\u201d<\/strong><br \/>\nLa prima riflessione circa l\u2019accoglienza in un Ser.T. riguarda il rapporto tra domanda e offerta. E\u2019 noto come l\u2019offerta condizioni la domanda &#8211; \u00e8 un principio valido in qualsiasi ambito istituzionale e di mercato &#8211; ed \u00e8 quindi estremamente significativo che tipo di organizzazione l\u2019utente incontra quando entra nel servizio. In questo senso sono diversi gli elementi da considerare che riguardano l\u2019intero setting istituzionale: come sono organizzati gli spazi e i tempi e come vengono giocati i ruoli sia tra gli operatori che tra gli operatori e gli utenti. E\u2019 evidente che un servizio pubblico quale \u00e8 il Ser.T., che ha l\u2019obbligo della risposta e si deve predisporre ad accogliere una utenza in difficolt\u00e0 e per specifiche caratteristiche spesso resistente alla cura, deve organizzare spazi e costruire un \u201cclima\u201d istituzionale per definizione accoglienti e in grado di non sviluppare emotivamente ulteriore resistenza; i tempi di ricevimento dovrebbero essere segnati da una certa flessibilit\u00e0 e i ruoli degli operatori tesi a una relazione aperta con l\u2019utenza e non troppo rigidi tra loro (nella fase di accoglienza \u00e8 importante che qualsiasi operatore incontri l\u2019utenza abbia una coerenza comportamentale e metodologica comune a tutto il gruppo e ci\u00f2 \u00e8 possibile se i ruoli non sono irrigiditi nelle proprie funzioni).<br \/>\nNell\u2019ambito del rapporto tra domanda e offerta nelle istituzioni che si occupano della cura della patologia da dipendenza, vi \u00e8 da considerare che nella maggioranza dei casi la persona tossicodipendente identifica il problema con il sintomo, ossia con la \u201cdipendenza\u201d alla quale sono correlati i problemi di astinenza e degrado esistenziale e sociale. Smettere l\u2019assunzione e l\u2019abuso di sostanze stupefacenti \u00e8 nella fantasia di molti utenti collegato all\u2019eliminazione dell\u2019astinenza e alla riacquisizione di opportunit\u00e0 socio esistenziali. In altre parole \u00e8 frequente nelle rappresentazioni degli utenti la sottovalutazione del problema, la presunzione del controllo e della gestione delle sostanze, la resistenza ad entrare in un rapporto terapeutico che affronti la complessit\u00e0 della questione nei termini di un\u2019indagine degli aspetti critici e latenti della propria esistenza e della demolizione degli stereotipi psichici e comportamentali a monte della dipendenza.<br \/>\nDefinita dall\u2019OMS \u201csindrome biopsicosociale\u201d (1981), la patologia da dipendenza necessita di un approccio terapeutico multidisciplinare che deve integrare risposte sanitarie e psicosociali. Da un punto di vista organizzativo, i Ser.T. si strutturano attorno a modelli terapeutici molto diversificati a seconda degli assetti (di potere) ideologici, epistemologici ed istituzionali.<\/p>\n<p><strong>Solo una richiesta sanitaria?<\/strong><br \/>\nNella maggioranza dei casi un utente che si presenta autonomamente presso il Ser.T. fa in primo luogo una richiesta sanitaria: eliminare i sintomi dell\u2019astinenza fermando cos\u00ec il malessere fisico, l\u2019emorragia di denaro, il degrado potenziale o in atto. E\u2019 questa la prima fase dell\u2019accoglienza: il medico incontra la persona che porta tale richiesta ed offre una risposta sanitaria che blocca l\u2019assunzione sostanze stupefacenti e inizia un percorso di cura che pu\u00f2 prevedere a seconda dei casi la disintossicazione, la prescrizione di metadone, controlli urinari e delle eventuali patologie correlate. Tornando al discorso iniziale, se la prima figura operativa che l\u2019utente incontra quando entra in servizio \u00e8 un medico, e questi non indirizza o non riesce a indirizzare la persona tossicodipendente a un\u2019altro operatore dell\u2019area relazionale, il percorso di accoglienza si ferma nella formalizzazione pi\u00f9 o meno rigida di un rapporto terapeutico centrato sulla relazione duale medico-paziente e in cui gli infermieri dell\u2019ambulatorio possono giocare un ruolo significativo nel processo di accoglienza, nel lavoro motivazionale, nella mediazione verso altre opportunit\u00e0 terapeutiche, a seconda dell\u2019assetto pi\u00f9 o meno sanitarizzato del servizio. Se il medico \u00e8 anche psichiatra, egli potr\u00e0 iniziare un\u2019indagine diagnostica di tipo psichico ed acquisire ulteriori elementi necessari ad una pi\u00f9 complessa e completa risposta terapeutica. Rimarr\u00e0 il problema di una strutturazione del rapporto terapeutico centrato sulla pressoch\u00e9 totale sanitarizzazione della diagnosi e della risposta &#8211; questo certamente a patto che il medico voglia giocare esclusivamente questo tipo di vincolo. Questo tipo di rapporto \u00e8 spesso simmetrico alle fantasie di cura degli utenti e funzionale al loro bisogno di dipendenza: di fatto continuano a ruotare attorno alle sostanze (metadone, farmaci, psicofarmaci) e a chi gliele d\u00e0. In un certo senso questo rapporto riproduce lo stereotipo della dipendenza ed \u00e8 esattamente ci\u00f2 che molte persone tossicodipendenti ricercano, \u201cpremendo\u201d di conseguenza sui medici per non uscire da questa relazione ambulatoriale che non consente loro di costruire qualcosa di diverso da ci\u00f2 che hanno sempre fatto e in definitiva di liberarsi sia dalla dipendenza da sostanze sia dal servizio, entrando in un perverso viaggio di andata e ritorno dal quale non escono pi\u00f9.<br \/>\nSe altrimenti la persona che entra al Ser.T. cercando aiuto incontra &#8211; in prima battuta oppure insieme al medico oppure immediatamente dopo &#8211; un operatore psicosociale, questi pu\u00f2 offrire subito una risposta non speculare alla sua richiesta ed iniziare un rapporto terapeutico centrato sul soddisfacimento di altri bisogni e su altri modelli di relazione.<br \/>\nIn particolare un operatore psicosociale cerca di dare risposte a bisogni in primo luogo di tipo affettivo, socialit\u00e0 e appartenenza, attraverso cui passano ulteriori risposte di rassicurazione e contenimento. E\u2019 chiaro che la persona che arriva presso il Ser.T., soprattutto se in crisi di astinenza, non trova ci\u00f2 che cerca, e pure se non \u00e8 in crisi, egli \u00e8 motivato a riprodurre i modelli che conosce e cercare il soddisfacimento del bisogno di dipendenza, ed \u00e8 per tale motivo che l\u2019operatore psicosociale trova difficolt\u00e0 e resistenze nel rapporto. Si tratta di \u201cagganciare\u201d la persona al servizio vincendo la resistenza e motivando ad una relazione fondata sul riconoscimento di altri bisogni e su altri modelli di significazione, comportamento, comunicazione alternativi ai suoi stereotipi psicologici e culturali.<\/p>\n<p><strong>Il ruolo dell\u2019educatore<\/strong><br \/>\nL\u2019educatore \u00e8 probabilmente l\u2019operatore pi\u00f9 indicato a questo compito. Nella sua specifica professionalit\u00e0 stanno la costruzione e la gestione di setting educativi e terapeutici meno rigidi di altri, spesso fondati sulla formalit\u00e0 del quotidiano, ed insieme la capacit\u00e0 di proporre relazioni \u201cempatiche\u201d con l\u2019utente, tali da ridurre di molto la distanza culturale e psicologica tra l\u2019universo esistenziale del soggetto in difficolt\u00e0 e l\u2019istituzione che egli rappresenta. Attraverso questa specifica competenza l\u2019educatore pu\u00f2 consentire all\u2019utente di poter usufruire della molteplicit\u00e0 delle risposte terapeutiche del servizio.<br \/>\nIl lavoro sulla motivazione al rapporto non pu\u00f2 che passare attraverso un\u2018iniziale \u201cseduzione\u201d fondata sulla condivisione, sul piacere e sulla rassicurazione. Il soggetto deve \u201csentire\u201d la partecipazione al suo problema; l\u2019educatore deve saper accogliere il disagio restituendoglielo in una forma elaborata, accettabile e \u201caltra\u201d rispetto ai significati che la persona vi ha sempre attribuito; il soggetto deve trovare piacere nello stare a conversare con un estraneo, non sentirsi invaso n\u00e9 obbligato ma a proprio agio e rassicurato. Per dare un\u2019idea di come un educatore pu\u00f2 svolgere questo compito, mi sembra significativa l\u2019esperienza del Ser.T. di *** nel quale l\u2019educatore utilizza il caff\u00e8 come strumento mediatore. In un angolo del suo ufficio un fornelletto elettrico gli permette di fare caff\u00e8 con la moka: il gesto di offrirlo e consumarlo insieme ai colleghi, all\u2019utente, a pi\u00f9 utenti, senza l\u2019obbligo di un formale colloquio ma costruendo una situazione di socialit\u00e0 che possa consentire al comunicazione ha costituito una modalit\u00e0 di accoglienza che ha permesso la fondazione di relazioni di cura con soggetti altrimenti restii a \u201cfermarsi\u201d in un ufficio che non fosse l\u2019ambulatorio per la distribuzione dei farmaci. In questo senso, la stretta collaborazione tra infermieri ed educatore, la medesima offerta relazionale fondata sul dialogo informale che pu\u00f2 strutturare un profondo e formale rapporto terapeutico, \u00e8 stile condiviso di una metodologia istituzionale e di \u00e9quipe.<br \/>\nLa porta dell\u2019ufficio aperta quando non vi sono colloqui in atto, una disponibilit\u00e0 fatta di attese tranquille e non forzature, battute e ironia, di piacevolezza, costituisce un primo stadio di relazione fondata sul bisogno e sul piacere della socialit\u00e0 e della appartenenza. Il percorso di cura parte dall\u2019idea che il servizio dovr\u00e0 essere un punto di riferimento per un pezzo dell\u2019esistenza della persona in difficolt\u00e0 e tale punto di riferimento deve essere organizzato sull\u2019appartenenza e la rassicurazione come modalit\u00e0 diverse e alternative di dipendenza, cio\u00e8 centrate sulla relazione e non sulle sostanze. Considerando che ogni progetto di autonomia passa attraverso dipendenze che potremmo definire \u201csane\u201d, antitetiche a quelle \u201ctossiche\u201d che negano ogni opportunit\u00e0, il modello offerto rappresenta l\u2019impostazione di modalit\u00e0 di rottura rispetto agli stereotipi psicologici e comportamentali proposti dall\u2019utente, consentendo di suggerirgli qualcosa di nuovo ai suoi ripetitivi schemi di riferimento. Il percorso dell\u2019accoglienza definisce dunque uno stile, un clima, una modalit\u00e0 di comunicazione che riguardano l\u2019intero servizio e sanciscono come quel servizio pensa il proprio progetto terapeutico. La costruzione della motivazione alla cura da un punto di vista relazionale e non esclusivamente sanitario \u00e8 gi\u00e0 un atto terapeutico in corso e consente di poter indagare la problematicit\u00e0 della storia della persona e pensare le risposte pi\u00f9 adeguate ai suoi bisogni, ai suoi vincoli e alle sue risorse, cio\u00e8 di fondare il progetto terapeutico vero e proprio.<\/p>\n<p><strong>I percorsi dell\u2019accoglienza<\/strong><br \/>\nLe situazioni che possono presentarsi nell\u2019accoglienza in un Ser.T. sono molto diversificate, tanto quanto le condizioni fisiche, culturali, psicologiche e sociali della persona che si presenta. In linea di massima, se il servizio si organizza per offrire un\u2019accoglienza integrata in risposta sanitaria e psicosociale, una volta che l\u2019educatore si trova di fronte al soggetto dovrebbe tenere presente una metodologia di intervento funzionale ai due obiettivi principali sopra accennati:<br \/>\nmotivare la persona a un percorso non esclusivamente sanitario;<br \/>\niniziare una prima lettura del bisogno.<br \/>\nLa metodologia pu\u00f2 prevedere:<br \/>\nla costruzione di un setting del colloquio in cui lo spazio sancisca la strutturazione dei ruoli ma non ne definisca una distanza profonda (un ambiente caldo e poco \u201cospedaliero\u201d, la scrivania sgombra di cose di modo che lo spazio interpersonale sia pi\u00f9 vuoto possibile, un certo disordine che renda dinamico e vissuto l\u2019ufficio, le sedie ad altezza simmetrica, possibilmente di medesima fattura, in cui si possa anche fumare ma con moderazione e con attenzioni &#8211; finestra aperta); in cui il tempo sia estensibile tra mezz\u2019ora e un\u2019ora a seconda degli esiti emotivi del colloquio; in cui tra i ruoli vi sia posto per il \u201ctu\u201d o per il \u201clei\u201d reciproco a seconda delle consonanze relazionali dell\u2019incontro (et\u00e0\/cultura dei soggetti in campo). In un certo senso il setting del primo colloquio tra educatore e utente deve avere alcuni spazi contrattuali che definiscano le regole del tipo di relazione che si instaura e non pu\u00f2 essere rigidamente strutturato da una serie di norme istituzionali spesso implicite che spesso propongono un messaggio difensivo latente che allontana i potenziali utenti dalla relazione e dal servizio;<br \/>\nun atteggiamento dell\u2019educatore teso ad accogliere non solo il disagio ma anche le istanze esistenziali dell\u2019utente, un atteggiamento empatico che consente di non rimandare al mittente il dolore o la visione del mondo che questi deposita sull\u2019educatore;<br \/>\nin base alla disponibilit\u00e0 del soggetto, al clima relazionale instaurato, l\u2019educatore pu\u00f2 pi\u00f9 o meno spingersi oltre nella raccolta di informazioni necessarie ad una prima ipotesi diagnostica, e che riguardano la storia di dipendenza dalle sostanze, i significati che vi attribuisce, la storia familiare e sociale, le relazioni sentimentali e amicali, il lavoro, gli interessi, la rappresentazione di s\u00e9 e degli altri, il sistema di idee che lo accompagna; insieme, lo informa sulle diverse opportunit\u00e0 terapeutiche del servizio e gli propone il percorso generale di accoglienza che prevede almeno un colloquio con lo psicologo e un altro che coinvolga il nucleo famigliare;<br \/>\nla restituzione al soggetto di un senso dell\u2019incontro. E\u2019 importante che la persona che racconta di s\u00e9 non abbia la sensazione di aver buttato via tempo e cose sue a qualcuno non in grado di raccoglierle e restituirgliele in un certo senso modificate o ritradotte. L\u2019atto di restituzione \u00e8 un atto di rispetto e partecipazione alla vita della persona, offre un\u2019opportunit\u00e0 di rassicurazione e a volte di proporre significati sui quali il soggetto pu\u00f2 riflettere anche fuori dall\u2019incontro; \u00e8 in altre parole fondamentale per motivare la persona alla relazione terapeutica in quanto stabilisce l\u2019occasione di una relazione significativa con il servizio e tra educatore e utente.<br \/>\nOra, la cura della dipendenza patologica \u00e8 un processo complesso e di difficile risoluzione. La dipendenza patologica \u00e8 correlata alla dimensione psichica generale della dipendenza, una delle questioni pi\u00f9 profonde e arcane della condizione umana. Gli stereotipi psichici e comportamentali che hanno strutturato le personalit\u00e0 e le azioni dei soggetti tossicodipendenti resistono alla loro demolizione e questo vale per chiunque al di l\u00e0 della tossicodipendenza: abbandonare le difese o gli schemi di riferimento che hanno pi\u00f9 o meno bene costruito la nostra struttura psichica \u00e8 un processo arduo e spaventoso, ha a che fare con il cambiamento e tutti sappiamo quanto costi. Chi si occupa di aiuto e cura di tale problema con seriet\u00e0 sa che ha a che fare con una grande complessit\u00e0 e non vi sono soluzioni facili o miracolose. I processi di cambiamento passano sempre attraverso dinamiche affettive profonde, raramente si riesce a cambiare da soli e si ha bisogno di relazioni significative che motivino e attivino meccanismi psichici importanti che consentono appunto la modificazione degli schemi di riferimento.<br \/>\nIl percorso dell\u2019accoglienza sopra esposto descrive l\u2019impostazione di un modello teorico e pratico di aiuto e cura di persone tossicodipendenti. L\u2019idea di fondo \u00e8 consentire alla persona che si presenta presso un Ser.T. di essere accompagnato in un pezzo della sua vita potendo usufruire di diverse opportunit\u00e0 terapeutiche, di poter affrontare gli aspetti critici della propria storia che lo hanno messo in quelle condizioni, di poter avere un sostegno affettivo nella difficolt\u00e0. Gli esiti non sono scontati: la persona pu\u00f2 o non pu\u00f2 uscire definitivamente dalla sua condizione, certamente potr\u00e0 stare meno male e potr\u00e0 migliorare la propria situazione. Se la salute non \u00e8 assenza di malattia ma una globalit\u00e0 di condizioni fisiche, psicologiche e sociali, questo tipo di approccio cerca di motivare il soggetto ad un percorso di cura globale che integra diverse risposte terapeutiche.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il processo di accoglienza in un Ser.T. \u00e8 parte integrante e fondante il progetto terapeutico del servizio; esso caratterizza e qualifica il Ser.T. come istituzione pubblica di cura e aiuto ed imposta<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3593,3585],"edizioni":[53],"autori":[193],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3654],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/565"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=565"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/565\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6047,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/565\/revisions\/6047"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=565"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=565"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=565"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=565"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=565"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=565"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=565"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=565"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=565"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}