{"id":568,"date":"2009-11-04T17:06:51","date_gmt":"2009-11-04T17:06:51","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=568"},"modified":"2026-01-07T11:53:58","modified_gmt":"2026-01-07T10:53:58","slug":"dall-identit-plurale-all-identit-gagja-una-proposta-per-gli-educatori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=568","title":{"rendered":"3. Dall&#8217;identit\u00e0 plurale all&#8217;identit\u00e0 &#8220;gagja&#8221;: una proposta per gli educatori"},"content":{"rendered":"<p>di Marco Grana<\/p>\n<p>La stimmate sociale di handicappato, matto, tossico e disgraziato aumenta il grado di emarginazione, sofferenza, chiusura e produce handicap, follia&#8230; Compito dell&#8217;educatore \u00e8 consentire e promuovere l&#8217;apertura di spazi mentali e sociali per lo sviluppo dell&#8217;alterit\u00e0, l&#8217;alterit\u00e0 dentro se stessi.<!--break-->&#8220;Gli zingari non possono continuare a fingere di vivere una propria cultura in quanto si tratta ormai di un miscuglio di sopravvivenze gi\u00e0 da secoli non vitali e improduttive\u2026..La mendicit\u00e0, cui da secoli di dedicano le donne zingare, non \u00e8 compatibile con il senso di dignit\u00e0 che oggi qualifica l&#8217;uomo come proprietario del lavoro, ed anche l&#8217;uso di strumenti come le automobili o i fili elettrici nelle roulotte, manifesta apertamente l&#8217;impossibilit\u00e0 di conservare anche il pi\u00f9 piccolo frammento di vita nomade.<br \/>\nGli zingari debbono capire (ed \u00e8 nostro dovere aiutarli in questo) che possono fare il massimo possibile per la loro cultura se l&#8217;assumono come &#8220;storia&#8221;, da consegnare ai documenti , con tutto il suo patrimonio letterario, musicale, religioso , politico. Tentare di trattenere la vitalit\u00e0 nel vissuto quotidiano \u00e8 invece un&#8217;operazione, non soltanto illusoria, ma perdente\u2026.E (la loro cultura) muore perch\u00e9 non produce pi\u00f9 nulla di proprio, anche se continuano a vivere gli uomini che ad essa si richiamano&#8221;.<br \/>\nQueste ed altre asserzioni appaiono nell&#8217;articolo di una \u201cgagja\u201d che di mestiere fa l&#8217;antropologa (Ida Magli), e sono state scritte su un giornale (Il Resto del Carlino) il 13 Aprile 2000, abbastanza vicino alla Pasqua, in una citt\u00e0 (Bologna) che pensa di essere civile e sviluppata, che crede di essere ricca, che scrive su volantini e manifesti di essere capitale della cultura nel 2000. L&#8217;antropologa \u201cgagja\u201d parte da un episodio che \u00e8 la corretta rappresentazione socio-antropologica di cosa significhi essere civili, sviluppati, ricchi e culturalmente centrali: significa che se ci capiti dentro e sei Rom puoi morire di freddo o bruciato nella tua roulotte a due anni. Ma, ancora di pi\u00f9, sono le sue asserzioni che vanno lette come rappresentazione culturale di cosa significhi essere appartenenti ad una cultura sviluppata, civile, ricca e occidentale. E proprio di questo che vogliamo parlare in questo nostro articolo gagjo.<br \/>\nUn altro gagjo, Andrea Canevaro, parla di identit\u00e0 plurale. Come \u00e8 noto a quell&#8217;altra minoranza etnica (ne rom ne gagj, oppure tutte e due le cose e altre ancora) che sono &#8211; in genere- gli operatori sociali, si tratta di un idea legata strettamente al concetto di ambiente, che ci interessa confrontare e processare attraverso ingranaggi culturali e antropologici che ora ci appaiono salienti.<\/p>\n<p><strong>L\u2019identit\u00e0 plurale<\/strong><br \/>\nNoi non siamo una sola cosa, siamo tante cose, siamo un numero indeterminato di cose, siamo sani a causa delle nostre incongruenze, abbiamo facce diverse in situazioni diverse, viviamo simultaneamente sentimenti contraddittori, siamo sani se siamo in grado di vivere la crisi, se siamo in grado di rivestire ruoli diversi.<br \/>\nDeclinazione in termini di lavoro educativo: l&#8217;handicappato, il matto, il tossico, il disgraziato in genere, non \u00e8 solo quella cosa l\u00ec, la stimmate sociale di handicappato, matto, tossico e disgraziato al contrario aumenta il grado di emarginazione, sofferenza, chiusura e produce handicap, follia, eccetera. Compito dell&#8217;educatore \u00e8 consentire e promuovere l&#8217;apertura di spazi mentali e sociali per lo sviluppo dell&#8217;alterit\u00e0, l&#8217;alterit\u00e0 dentro se stessi.<br \/>\nMa non si pu\u00f2 lavorare sull&#8217;identit\u00e0 dell&#8217;altro in modo diretto perch\u00e9 sarebbe pura violenza o pura manipolazione, occorre un mediatore, occorre lavorare sui contesti, sulle trame connettive (dice Canevaro), sull&#8217;ambiente, occorre creare spazi e significati che l&#8217;altro possa occupare-interpretare di sua iniziativa.<br \/>\nQuando Canevaro parla di ambiente ha in mente le persecuzioni naziste agli ebrei, ragiona sullo sradicamento che subirono intere popolazioni e sugli effetti sui loro comportamenti e sul loro esistere, riesce per\u00f2 a mantenere il fuoco anche sul caso singolo, su quello che capita una persona col suo nome, sull&#8217;esperienza concreta dello sradicamento.<\/p>\n<p><strong>Assaggiare gli altr<\/strong>i<br \/>\nMa che idea di uomo sta dietro il concetto di identit\u00e0 plurale?<br \/>\nNon solo un idea di uomo, ma anche un&#8217;idea di vita e di senso che si articolano sulla esperienza.<br \/>\nIn tedesco c&#8217;\u00e8 una parola molto poetica che denota al tempo stesso esperienza e avventura: Erlebniss, e il punto \u00e8 proprio quello: nell&#8217;esperienza, nello sperimentare il mondo, nell&#8217;assaggiare gli altri, nel lasciarsi provare dagli altri, nel farsi invadere dal mondo, c&#8217;\u00e8 la costruzione del senso, la partecipazione alle cose, l&#8217;appartenenza all&#8217;altro da me (cosa, idea, persona o divinit\u00e0), c&#8217;\u00e8 l&#8217;appropriazione (io sto dentro la pancia di mia madre, il suo seno sta dentro la mia bocca), c&#8217;\u00e8 lo scambio e la reciprocit\u00e0 che ci mescola agli altri. E tutto questo avviene col corpo, con la pancia, le viscere, il sangue, le ossa, il cervello, le parole, i sentimenti, la memoria, la speranza. E tutto questo contribuisce a costruire la dignit\u00e0 della persona e la culturalit\u00e0 delle comunit\u00e0 umane.<br \/>\nLe culture hanno dinamiche simili a quelle che hanno le correnti negli oceani o le perturbazioni atmosferiche: le correnti marine, per esempio, si diversificano soprattutto per temperatura e salinit\u00e0 e per questo tendono a rimanere separate e a seguire ripetutamente certi percorsi ma ai loro margini di mescolano si sfrangiano producono schiuma e onde, e nei tempi lunghi anche loro si modificano.<br \/>\nE la dignit\u00e0? La dignit\u00e0 \u00e8 il principale prodotto dell&#8217;esperienza: io, corpo, mente, memoria, speranza, paure varie, meschinit\u00e0 varie, desiderio, io, anzi noi, persone, comunit\u00e0, linguaggio, simboli, storia, progetti, noi sappiamo cos&#8217;\u00e8 un uomo, noi sentiamo cos&#8217;\u00e8 un uomo, e siccome lo sappiamo e lo sentiamo vorremmo farlo o esserlo, almeno, nel nostro piccolo ci proviamo. Questa \u00e8 la dignit\u00e0: l\u2019immaginazione, l\u2019assunzione, la propriet\u00e0 di un\u2019idea di uomo e la tensione a quell\u2019idea.<br \/>\nLa dignit\u00e0 non c\u2019\u00e8 per forza, \u00e8 il risultato finale di una crescita fatta di appartenenza culturale, di rispetto di s\u00e9, di relazione con gli altri, di esperienza del mondo.<\/p>\n<p><strong>La banalizzazione dell\u2019esperienza<\/strong><br \/>\nNegli anni ottanta non sono morte le ideologie (in realt\u00e0, da questo punto di vista, l&#8217;unico cambiamento \u00e8 consistito nella omologazione di quasi tutti i mass-media e di quasi tutti i partiti, che si sono adeguati al pensiero unico della globalizzazione), negli anni ottanta, in verit\u00e0, \u00e8 stata legittimata e condotta a compimento la nullificazione, la banalizzazione, il massacro dell&#8217;esperienza, cio\u00e8 delle condizioni sociali e culturali che rendono significativa l&#8217;esperienza delle persone e delle comunit\u00e0. Lo ha compiuto la scuola (non dagli anni ottanta, ma da molto prima), lo ha compiuto la televisione, lo hanno compiuto i giornali e le riviste, lo ha compiuto con enorme potenza il cinema, con enorme potenza la musica a iniziare da Woodstock, lo hanno compiuto le radio, vere creatrici di senso comune giovanile, lo ha compiuto la medicina, il sistema produttivo, e pi\u00f9 di tutti lo ha compiuto il sistema dei consumi.<br \/>\nLo hanno compiuto pagati, mandati, costruiti e inventati dai soggetti macroeconomici e macropolitici che avevano e hanno bisogno di pilotare il cambiamento culturale, addirittura antropologico, per poter conservare e aumentare il loro potere ottimizzandone il rapporto costi-benefici : la storia degli anni settanta in America Latina (le dittature militari con relative guerriglie) e recentissima in Asia (l\u2019applicazione letterale e feroce delle ricette dell\u2019FMI e le conseguenti crisi economiche) hanno insegnato alle grandi multinazionali che, per continuare a gestire il loro potere, l&#8217;uomo cos\u00ec com&#8217;\u00e8 non va pi\u00f9 bene: hanno scoperto che piuttosto che spendere miliardi di dollari per mantenere sottomesso militarmente un popolo \u00e8 conveniente disumanizzarlo, cio\u00e8 privarlo della sua dignit\u00e0 e gestirlo dolcemente: costa meno.<br \/>\nL&#8217;articolo \u201cgagjo\u201d dal quale siamo partiti testimonia che noi occidentali in questo senso siamo molto pi\u00f9 avanti degli altri popoli, che il processo di nullificazione dell&#8217;esperienza e di cancellazione della dignit\u00e0 \u00e8 giunto a compimento; altri sono i popoli che stanno resistendo: i rom e i sinti sono la avanguardia di questa resistenza e per questo noi \u201cgagj\u201d dobbiamo dichiarare morta la loro cultura, noi che la nostra dignit\u00e0 l&#8217;abbiamo seppellita sotto un cumulo di immondizie, dobbiamo asserire (ignorando le regole elementari dell&#8217;antropologia, che, per costituzione epistemologica, \u00e8 relativista) che ormai sono loro ad essere privi di dignit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Aiutiamoli a morire<\/strong><br \/>\nSe vi fossero dubbi sul fatto che siamo stati disumanizzati, ho le prove: stadio Heysell, muoiono in quaranta prima di Juve-Liverpool, si sa dei morti, lo sanno i calciatori e giocano, lo sa la Tv e partita \u00e8 trasmessa, lo sanno i telespettatori e la guardano (almeno i nazisti potevano dire ce lo hanno ordinato, ma qui cosa si pu\u00f2 dire?), pochi giorni fa in Turchia i morti erano solo due, ma hanno giocato lo stesso;<br \/>\ncentri di permanenza temporanea, sono veri lager dove vengono stipati esseri umani che non hanno commesso reati, sono in Italia in cerca di lavoro senza visto, esistono davvero; bombardamento di Baghdad, di Bassora, genocidio in corso del popolo irakeno, stiamo partecipando, perch\u00e9?; ma la prova principale \u00e8 l&#8217;Operazione Arcobaleno: ehi, serbi e kossovari, non sapevamo neanche che a pochi chilometri da noi esistevate!, ora vi bombardiamo, anzi vi bombardiamo e vi aiutiamo, (l&#8217;Esperienza dice: se butto gi\u00f9 una bomba da un aereo a duemila metri d&#8217;altezza o molto di pi\u00f9 non so esattamente dove cadr\u00e0, la Televisione Globalizzata dice: i bombardamenti sono chirurgici, state tranquilli uccidiamo solo il nemico i buoni li aiutiamo tutti insieme, la Mancanza di Dignit\u00e0 dice: uccidiaiutiamoli (cio\u00e8 aiutiamoli a morire, come dice in ultima analisi anche l&#8217;articolo da cui siamo partiti) anche se non sappiamo perch\u00e9, anche se ce li abbiamo a fianco da qualche decennio e non c&#8217;eravamo mai accorti di loro, anche se sappiamo con certezza che tra sei mesi ci diranno che tutto quello che ci stavano raccontando sui serbi era propaganda bellica).<br \/>\nA proposito, tutto quello che ci raccontavano sui serbi era propaganda bellica (vedere gli ultimi numeri di Le Monde Diplomatique che cita fonti ONU, e di vari organismi internazionale della nostra parte).<\/p>\n<p><strong>L\u2019uomo \u00e8 solo una macchina produttiva?<\/strong><br \/>\nNoi \u201cgagj\u201d siamo senza dignit\u00e0 perch\u00e9 siamo deprivati della nostra esperienza, siamo convinto di non avere il diritto di pensare cosa \u00e8 un uomo, non lo sappiamo pi\u00f9 dire, e accettiamo che ce lo dica qualcun altro.<br \/>\nIl signor Qualcun Altro ci sta dicendo che l&#8217;uomo \u00e8 uno strumento produttivo. Il signor Qualcun Altro \u00e8 un quadro medio alto della Philips, della Nestl\u00e8, della Monsanto, della General Motors, della Fiat, della Sony. Forse \u00e8 l&#8217;intero consiglio d&#8217;amministrazione di una banca o di una finanziaria assicurativa. Il signor Qualcun Altro \u00e8 preso molto sul serio da quasi tutti i partiti politici e da quasi tutti i quotidiani,<br \/>\nma \u00e8 preso molto sul serio anche dalla gente comune. Con la gente comune il tipo di comunicazione cambia: non discorsi, ma file di oggetti desiderabili nelle corsie degli ipermercati, vetrine nei centri commerciali, film, variet\u00e0 e sanremi vari, campionato di calcio, formula uno, sono tutti casi in cui \u00e8 il linguaggio \u00e8 quello delle cose o dei sentimenti, e si tratta di linguaggi da cui \u00e8 molto pi\u00f9 difficile difendersi perch\u00e9 essendo senza parole sono anche senza pensieri e quindi con scarsa possibilit\u00e0 di critica. Il problema \u00e8 che tutti questi media (dai giornali alle corsie dei supermercati) dicono sempre la stessa cosa e si confermano tra di loro: l&#8217;uomo \u00e8 una macchina produttiva, se non produce e non sa stare nel mercato, allora \u00e8 un problema che va risolto.<\/p>\n<p><strong>Lettere luterane<\/strong><br \/>\nIl mutamento antropologico in Italia \u00e8 gi\u00e0 avvenuto. E&#8217; gi\u00e0 stato descritto con precisione in tutti i suoi aspetti qualitativi e anche nelle sue cause storiche da Pasolini, \u00e8 pubblicato in Lettere Luterane e in Empirismo Eretico. Pasolini ne ha descritto bene anche qualche meccanismo, in particolare quelli legati al linguaggio, aspettiamo che qualche antropologo o sociologo riprenda le sue osservazioni e le articoli in modo sistematico.<br \/>\nIn questo mondo parlare e praticare l&#8217;identit\u00e0 plurale \u00e8 due cose alternative tra loro: o \u00e8 una pia intenzione, fiorellino da coltivare in un piccolo orticello, per poi essere messo nell&#8217;occhiello di qualche dipendente del signor Qualcun Altro, oppure \u00e8 una pratica socialmente eversiva, che vive nell&#8217;emarginazione, insieme ai profughi, ai rom, agli sconfitti perch\u00e9 improduttivi, e in quanto improduttivi privi del diritto alla dignit\u00e0 e all&#8217;esistenza.<br \/>\nAi sociologi e agli antropologi, e a chi svolge lavoro educativo occorre chiedere di ricostruire e reinventare le condizioni per la possibilit\u00e0 dell&#8217;esperienza. Non escludiamo che i luoghi privilegiati della ricerca siano proprio quelli che si tenta di neutralizzare con l&#8217;idea dell&#8217;aiuto (dai zingaro, fatti aiutare a morire).<br \/>\nRom e Sinti, come fate voi a resistere? Come fate voi a mantenere la vostra dignit\u00e0? Ecco, forse questa potrebbe essere l&#8217;inizio di una ricerca socio-antropologica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La stimmate sociale di handicappato, matto, tossico e disgraziato aumenta il grado di emarginazione, sofferenza, chiusura e produce handicap, follia&#8230; Compito dell&#8217;educatore \u00e8 consentire e promuovere l&#8217;apertura di spazi mentali e sociali per lo sviluppo dell&#8217;alterit\u00e0, l&#8217;alterit\u00e0 dentro se stessi.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3608,3593],"edizioni":[53],"autori":[2712],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/568"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=568"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/568\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6042,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/568\/revisions\/6042"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=568"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=568"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=568"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=568"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=568"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=568"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=568"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=568"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=568"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}