{"id":570,"date":"2009-11-04T17:06:52","date_gmt":"2009-11-04T17:06:52","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=570"},"modified":"2026-01-07T11:50:41","modified_gmt":"2026-01-07T10:50:41","slug":"l-integrazione-scolastica-in-germania","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=570","title":{"rendered":"1. L&#8217;integrazione scolastica in Germania"},"content":{"rendered":"<p>di Livia Gandolfi<\/p>\n<p>Nell\u2019agognato imperativo dell\u2019Europa unita, un\u2019Europa composta dei suoi multiformi aspetti e svariati elementi, sembra rendersi evidente la necessit\u00e0 di valutare e criticizzare il micro-macro cosmo dell\u2019handicap. Germania-Italia, due mondi tanto vicini quanto lontani, culturalmente, storicamente, economicamente e socialmente, s\u2019incontrano-scontrano sul tema dell\u2019handicap. La realt\u00e0 dell\u2019handicap, effettivamente, in Germania sta assistendo ad un tentativo di cambiamento che prende spunto dall\u2019ormai ventennale e consolidato modello dell\u2019integrazione proposto e sostenuto vigorosamente nel contesto italiano.<br \/>\nLa ricerca di tale mutamento direzionale, configurantesi come vera e propria rivoluzione, sembra seguire un percorso non privo di difficolt\u00e0 dettate soprattutto dagli inevitabili scetticismi culturali. Quanto finora esposto si materializza nella realt\u00e0 universitaria, in cui solo un 10% circa del personale docente, impegnato nell\u2019ambito pedagogico, si dichiara favorevole e si vede impegnato nella ricerca di un nuovo paradigma. Il tema da cui parte la nuova elaborazione sull\u2019handicap nel contesto tedesco \u00e8 quello che vede sintetizzarsi metaforicamente in \u201cuna strada verso la scuola di tutti\u201d. Ci\u00f2 si sta concretizzando nel tentativo di superamento di un paradigma che esprime la concezione dell\u2019handicap come deficit e non come risorsa. In effetti, la situazione su cui si va palesando tale paradigma sembra essere data da un sistema scolastico altamente differenziato, che, pur possedendo un\u2019altissima qualit\u00e0 immanente, non si inserisce in un contesto che preveda una nitida centralit\u00e0 dei concetti di \u201cintegrazione ed inclusione\u201d.<\/p>\n<p><!--break--><\/p>\n<p><strong>Il 95% degli alunni disabili nelle classi speciali<br \/>\n<\/strong>La condizione finora descritta trova spiegazione nella storia delle istituzioni didattico-educative tedesche confluente nell\u2019attuale realt\u00e0, in cui solo il 5% dei bambini con handicap in et\u00e0 scolare sembra possedere i connotati e le capacit\u00e0 richieste istituzionalmente per poter accedere ad una scuola elementare cosiddetta \u201cnormale\u201d. Il restante 95%, generalmente, iscritto in un contesto \u201cspeciale\u201d, ossia in scuole, comunque di livello consono all\u2019et\u00e0, ma che propongono programmi educativo-didattico-assistenziali mirati ed esclusivi, per quanto altamente referenziate dal punto di vista tecnico-scientifico, si pongono come condizioni necessarie di una pedagogia speciale diversa e distinta da quella normale. Quanto sostenuto sino a questo punto trova conferma nel fatto che esistono classi scolastiche in cui \u00e8 prevista l\u2019iscrizione di alunni categorizzabili attraverso la tipologia di handicap che li contraddistingue; come ad esempio, potrebbe essere una classe frequentata da soli autistici o da soli ipercinetici.<br \/>\nE\u2019 in questo contesto storico-istituzionale che impera il paradigma dell\u2019handicap come deficit e quindi come \u201csegno particolare\u201d che consente una classificazione ed un intervento settorialmente mirato all\u2019handicap e non alla persona come viene proposto e sostenuto in altri paesi dell\u2019Europa e del mondo (Italia, Spagna, Olanda, Canada etc.). Con ci\u00f2 non si intende sostenere una critica al sistema didattico-educativo-organizzativo tedesco, bens\u00ec l\u2019intento \u00e8 quello di presentare la condizione oggettuale in Germania di questo sistema confluente nelle pratiche rivolte all\u2019handicap.<\/p>\n<p><strong>Pedagogia \u201cregolare\u201d e pedagogia speciale<br \/>\n<\/strong>In effetti la riflessione relativa ad un necessario rinnovamento di tale pragmatica ha avuto inizio alcuni anni fa in ambito accademico e pi\u00f9 precisamente all\u2019interno dell\u2019Universit\u00e0 di Colonia (una delle pi\u00f9 antiche universit\u00e0 tedesche, risalente al 1600), dotata di un notevole prestigio storico.<br \/>\nTant\u2019\u00e8 vero che, come gi\u00e0 accennato, il sistema in cui s\u2019inserisce il \u201clavoro di aiuto\u201d per i soggetti con handicap, si compone di referenti altamente specializzati; inoltre, tutte le specificit\u00e0 relative agli interventi prevedono una fortissima complementarit\u00e0 d\u2019insieme fra detti referenti.<br \/>\nL\u2019importanza attribuita alla formazione degli specialisti, nel contesto tedesco, avvalora quanto espresso fino ad ora. In Germania, infatti, esistono due facolt\u00e0 universitarie, distinte per quanto comunicanti tra loro, che si vedono impegnate nella formazione in materia pedagogica. Si tratta di \u201cPedagogia regolare\u201d e di \u201cPedagogia speciale\u201d. Tale distinzione trova giustificazione nella differente presentazione dei percorsi didattici in vista delle appropriate finalit\u00e0 educative. In effetti, il percorso seguito dagli studenti che si approssimano al mestiere di pedagogista regolare, termine con cui vengono denominati gli esperti in didattica ed in pedagogia sociale, \u00e8 molto simile a quello affrontato dai laureandi in scienze della formazione primaria in Italia. La facolt\u00e0 di Pedagogia speciale, di cui sopra, invece, si pone come percorso decisamente innovativo rispetto al contesto italiano. Il futuro pedagogista dovr\u00e0 svolgere preventivamente due periodi di tirocinio della durata minima ciascuno di quattro settimane; solo in seguito lo studente potr\u00e0 scegliere il tipo di handicap su cui specializzarsi (generalmente ne vengono scelti due tipi, come ad esempio possono essere l\u2019autismo e la sordit\u00e0 o l\u2019handicap mentale e la cecit\u00e0) e due materie di insegnamento (quali potrebbero essere ad esempio matematica e fisica). Il percorso formativo ha una durata di nove semestri ed al suo termine occorre svolgere due anni di \u201creferendariato\u201d ai fini di poter esercitare la professione. Il referendariato, di cui sopra, consiste nel fatto di dover svolgere tutte le mansioni dell\u2019insegnante, osservati e valutati da persone competenti, integrando tale attivit\u00e0, in cui ci si mette necessariamente alla prova, con esami ed una tesi finale. Solo in seguito il pedagogista speciale, ormai formato e specializzato potr\u00e0 scegliere se lavorare in una scuola speciale o in una scuola con integrazione, per quanto queste ultime siano molto rare ed in fase sperimentale.<\/p>\n<p><strong>Un insegnante specializzato non di sostegno<br \/>\n<\/strong>Il pedagogista speciale, nelle scuole con integrazione, si integra, o comunque dovrebbe farlo, anch\u2019esso all\u2019interno del contesto didattico-educativo, ai fini di attuare una programmazione ed un insieme di attivit\u00e0 consone alle esigenze, che si riveli, quindi, produttiva dal punto di vista delle specificit\u00e0 globali. Dal canto loro, invece, le scuole speciali propongono corsi differenti da quelli seguiti nelle scuole regolari (ad esempio, in questo tipo di percorso scolastico non \u00e8 prevista la preparazione superiore e il conseguente esame di maturit\u00e0). L\u2019insegnante che opera in queste realt\u00e0, infatti, \u00e8 pi\u00f9 libero di programmare, ossia riesce con minor difficolt\u00e0 a tenere presente che le finalit\u00e0 devono essere \u201corientate all\u2019azione ed al progetto\u201d e che tutto il lavoro deve essere svolto nell\u2019ordine dell\u2019individuo o del piccolo gruppo.<br \/>\nDa quanto sottolineato finora, si rende evidente il fatto che in Germania non esista una figura comparabile a quella italiana \u201cdell\u2019insegnante di sostegno\u201d, bens\u00ec esiste un vero e proprio insegnante che, specializzato nel tipo di handicap con cui si trova a lavorare, progetta e si integra in modo assolutamente complementare al lavoro di team proposto e sostenuto all\u2019interno dell\u2019istituto scolastico, sia esso \u201cspeciale\u201d o \u201ccon finalit\u00e0 integrative\u201d, anche se sembra persistere un consolidato atteggiamento ancora molto orientato alla patologia, come gi\u00e0 sottolineato precedentemente, piuttosto che alla persona nella sua unicit\u00e0 ermeneutica.<br \/>\nIn definitiva, l\u2019altissima qualit\u00e0 della pedagogia speciale, in Germania, si basa ancora sul paradigma del deficit, rischiando di limitare la visuale pi\u00f9 globale del soggetto e provocando una notevole battuta d\u2019arresto al suo sviluppo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell&rsquo;agognato imperativo dell&rsquo;Europa unita, un&rsquo;Europa composta dei suoi multiformi aspetti e svariati elementi, sembra rendersi evidente la necessit&agrave; di valutare e criticizzare il micro-macro cosmo dell&rsquo;handicap. 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