{"id":575,"date":"2009-11-04T17:06:52","date_gmt":"2009-11-04T17:06:52","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=575"},"modified":"2026-01-09T10:04:36","modified_gmt":"2026-01-09T09:04:36","slug":"guido-parla-al-suo-psicoanalista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=575","title":{"rendered":"7. Guido parla al suo psicoanalista"},"content":{"rendered":"<p>di Daniele e Giangiacomo Carbonetti<\/p>\n<p>Guido mi attende in sala d&#8217;aspetto, impaziente, provvisto della sua tipica, indispensabile valigetta. E\u2019 accompagnato dalla mamma come sempre. Il nostro \u00e8 un incontro quindicinale regolare, tuttavia<!--break--> Guido mi chiede sempre, alla fine di ogni seduta, che gli scriva su un foglio la data del prossimo appuntamento, in grande e stampatello: cos\u00ec lo potr\u00e0 leggere talvolta nei giorni che ci separano, malgrado la sua poca vista, e cos\u00ec potr\u00e0 confortarsi nell&#8217;attesa. Guido tiene molto alla seduta, e mi accoglie sempre, quando vado a riceverlo, sorridente e smanioso di cominciare. A volte nel mio studio, traffica a lungo nei preparativi: si porta sempre nella sua valigetta un magnetofono, con cui registra scrupolosamente ogni seduta, da circa tre anni.<br \/>\nHa cos\u00ec accumulato una sua riserva di cassettine fatte di incontri con me, dei racconti che mi fa, delle emozioni che ha provato, dei miei commenti, dei suoi e dei miei stessi sentimenti. Queste registrazioni credo facciano parte e forse definiscano la sua storia personale, che viene faticosamente scrivendo, addentrandosi, addentrandoci nel suo inconscio oltre l&#8217;opacit\u00e0 della rimozione, malgrado l&#8217;altra opacit\u00e0 e l&#8217;altra penombra e il limite apparentemente uniforme e doloroso della sua malattia.<br \/>\nCos\u00ec Guido mi \u00e8 apparso e mi appare ogni volta di pi\u00f9 un bambino, ora un ragazzo straordinariamente vivo e conflittuale, che per me che faccio lo psicoanalista vuole dire ricco, dinamico, teso a dipanare ed a farmi leggere la sua storia, quella passata e quella che viene via via costruendo con la sua vita.<br \/>\nLa festa dei diciott&#8217;anni: cosa far\u00f2 da grande?<br \/>\nOra \u00e8 di fronte a me, il suo registratore \u00e8 in funzione, mi chiede di leggergli<br \/>\nqualcosa che fa fatica a decifrare, ma finalmente racconta o piuttosto fantastica e associa: \u201cTi ricordi dove eravamo rimasti?\u201d mi domanda.<br \/>\nConfesso che mi emoziona sentirlo dire cos\u00ec, mi accorgo di come da tempo veniamo costruendo un filo, una trama, la sua storia appunto, sospinti dalla forza dei suo desiderio, muovendoci attraverso gli ostacoli delle sue paure e delle sue inibizioni, sempre pi\u00f9 familiari per\u00f2, sempre un po&#8217; meno rigide.<br \/>\n\u201c Ti ricordi la tua festa di compleanno, dei tuoi diciotto anni, gli amici invitati&#8230; \u201c gli dico.<br \/>\nSoddisfatto sorride; sa bene che ha solo sedici anni, ma il desiderio di essere grande \u00e8 pi\u00f9 forte. La mia complicit\u00e0 lo rallegra; mi raccontava infatti, e la riprende, la festa fantasticata dei suoi agognati diciotto anni. E\u2019 in un paese della valle Leventina, dove \u00e8 andato in colonia, e molti sono gli amici invitati. Minuziosamente li elenca, e descrive la loro sistemazione nelle camere dove saranno alloggiati: educatori, allievi, compagni. In ogni camera, e l&#8217;elenco \u00e8 lungo, sistema almeno un giovanotto, una giovane donna e un ragazzo. Credo alluda a un incontro amoroso, a una scena primaria, una potenziale scena d&#8217;amore, osservata certo in modo celato e discreto, ma con gioia, con eccitazione. Qua e l\u00e0 quest&#8217;ultima esplode: Guido infatti talora scoppia in gioiose e buffe imprecazioni, grossolanamente sessuali, ride di gusto, mi osserva divertito mentre cerco di indicargli il piacere sfidante e trasgressivo che prova, l&#8217;imbarazzo o il rimprovero che vorrebbe suscitare in me. Ora il racconto della festa si interrompe: mi elenca il menu, anzi i menu dei pranzi e delle merende che con gli amici godr\u00e0 o ha goduto. Per Guido il piacere del cibo \u00e8 grande e fondamentale, e pur se i cibi sono semplici e ripetitivi, Guido ha letteralmente l&#8217;acquolina in bocca, e non di rado stimola il mio appetito: sento la forza del suo desiderio di vivere, la semplice vitalit\u00e0 del soddisfare gioiosamente un bisogno fondamentale, e accessibile con relativa facilit\u00e0.<br \/>\nCi saranno poi anche invitati importanti, uomini di stato, giornalisti; di essi Guido sente parlare al telegiornale: suoi ospiti lo festeggeranno insieme con i suoi amici reali. Curiosit\u00e0 e ambizioni sono in Guido sempre pi\u00f9 forti: sempre di pi\u00f9 egli mi comunica il suo desiderio di far parte del mondo degli adulti, dei grandi.<br \/>\nNaturalmente ci sar\u00e0 alla sua festa anche della musica, della buona musica: allora mi chiede di scrivergli elenchi accurati di cantautori e delle loro canzoni. Accenna pi\u00f9 volte a qualche motivo, contento pi\u00f9 che mai se lo conosco e lo intono con lui.<br \/>\nAlla grande festa che mi descrive non prevede che partecipino i suoi familiari, n\u00e9 suo padre, n\u00e9 sua madre, n\u00e9 Giovanni, il fratello minore. A me riserva un posto di riguardo alloggiandomi per la notte in una camera con una educatrice, che in verit\u00e0 non conosco, e i soliti comprimari.<br \/>\nL&#8217;assenza dei genitori \u00e8 non di rado giustificata con un: \u201c Sono morti!\u201d che non ammette repliche e non prevede sentimenti di tristezza; piuttosto sa di \u00abme la devo cavare anche senza di loro, che d&#8217;altra parte spesso mi infastidiscono con le loro richieste\u00bb.<br \/>\nSe gli chiedo di Giovanni mi risponde secco: \u201c Lascia perdere! \u201c<br \/>\nTuttavia mi descrive con eccitazione un curioso incidente che accade durante la festa, a pranzo o mentre fanno merenda: un certo Giovanni (non il fratello dunque, tuttavia omonimo), ragazzino terribile, si diverte, e Guido lo mima e ripete in prima persona le sue parole, si diverte, dicevo, a fare un chiasso indiavolato e a provocare con parole volgari e dileggi i presenti. In questa vicenda di identificazioni e di proiezioni (cio\u00e8 di attribuzione ad altri di proprie emozioni) evidentemente Guido \u00e8 ora alle prese con l&#8217;aggressivit\u00e0, sia quella secondaria sotto forma di invidia e gelosia per il fratello pi\u00f9 piccolo, sia quella primaria, dunque per dir cos\u00ec l&#8217;istinto aggressivo come tale. Il mio interesse per la storia che mi racconta \u00e8 dunque particolarmente grande; sono curioso quanto mai delle vicissitudini delle difese nei confronti dell&#8217;impulso aggressivo.<br \/>\nDunque Guido continua: il cattivo comportamento di Giovanni \u00e8 tale che una educatrice prima ed un educatore poi sono costretti ad allontanare il reprobo. L&#8217;agitazione?eccitazione di Guido \u00e8 al colmo, rivolto all&#8217;irriducibile trasgressore grida: \u201d Vattene via, di fuori, a dormire da solo nel prato, dove \u00e8 buio e dove nessuno ti sentir\u00e0 quando piangerai! \u201c<br \/>\nRiflettendo infine un attimo, Guido conclude: \u201cTi mandiamo via, ti rimandiamo dalla tua mamma! \u201c<br \/>\nDico a Guido che cos\u00ec Giovanni si perder\u00e0 la festa e i bei programmi previsti durante la colonia, e aggiungo che per Giovanni tornare dalla mamma pi\u00f9 che una gioia appare una punizione e una sconfitta. Guido tace un po&#8217;, quindi con convinzione mi dice: \u201cCerto \u00e8 cos\u00ec, sono d&#8217;accordo! io invece in Leventina far\u00f2 uno stage, imparer\u00f2 a tagliare le piante nei boschi.\u201d<br \/>\nMima il gesto e mi chiede di imitarlo. Lo faccio e gli dico: \u201cTu Guido vuoi fare il boscaiolo! Altroch\u00e9 birichinate&#8230; \u201c<br \/>\nMi risponde con entusiasmo: \u201cCerto, si dice cos\u00ec, il boscaiolo! \u201c<br \/>\nEcco dunque un buon modo per impiegare l&#8217;aggressivit\u00e0 e diventar grande, penso io.<br \/>\nE\u2019 il termine della seduta. Ma per Guido gli elenchi di videocassette, cassette musicali, storie, canzoni e cantanti, non sono mai completi, non sono mai finiti, la seduta non sarebbe mai finita. Da tempo per convincerlo a separarsi da me ricorro ad una piccola e dolce violenza: gli faccio trovare un dolce, una brioche, che addenta di gusto mentre gli scrivo su di un foglio in grande la data dei prossimo appuntamento.<br \/>\nSono passati quasi tre anni dalla prima seduta; Guido \u00e8 un giovanottino robusto, simpatico; sento che Guido ha dentro di s\u00e9 fiducia e speranza, pi\u00f9 di quanto avesse agli inizi: erano allora pi\u00f9 evidenti le sue paure e le sue inibizioni. Non \u00e8 pi\u00f9 il bambino malato, spaurito di qualche anno fa.<br \/>\nCertamente Guido mi ha qui portato il mondo dei suoi conflitti inconsci, e mi ha chiesto di considerarli tali, come un qualunque ragazzino nevrotico. Cos\u00ec il suo interno paese straniero \u00e8 diventato oggetto della nostra curiosit\u00e0, dei nostro interesse, del nostro studio semplice ma appassionante.<br \/>\nOra il suo mondo interiore di aspirazioni, di desideri e certo di ansie e di dolore, ma soprattutto di gioia e di voglia di vivere, tutti questi sentimenti sono entrati a far parte di pi\u00f9 della sua identit\u00e0, del suo esserci, della sua consapevolezza. Guido mi ha via via dato la percezione di una sua particolare, e vorrei dire segreta consapevolezza: quella di una sua identit\u00e0 diversa, in filigrana sofferta ma accettata anche con le sfide che pone, e le gioie che infine pu\u00f2 dare.<br \/>\nE\u2019 cos\u00ec che in Guido il sentimento della solitudine dell&#8217;individuazione ha dei colori sfumati e teneri, dei suoni misteriosi e familiari insieme, un sapore ghiotto come nel corso della mia esperienza non avevo incontrati mai.<\/p>\n<p>Tratto da Daniela e Giangiacomo Carbonetti, Vivere con un figlio down, Franco Angeli Editori<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Guido mi attende in sala d&#8217;aspetto, impaziente, provvisto della sua tipica, indispensabile valigetta. E\u2019 accompagnato dalla mamma come sempre. 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