{"id":581,"date":"2009-11-04T17:06:54","date_gmt":"2009-11-04T17:06:54","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=581"},"modified":"2026-01-09T12:04:45","modified_gmt":"2026-01-09T11:04:45","slug":"riduzione-dell-handicap","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=581","title":{"rendered":"9. Riduzione dell&#8217;handicap"},"content":{"rendered":"<p>di Andrea Canevaro<\/p>\n<p><strong>La qualit\u00e0 del tempo: policromia e monocromia<\/strong><br \/>\nImmaginiamo la rappresentazione del tempo e della sua qualit\u00e0 con i colori e immaginiamo come possa essere scombinata la vita di una persona, di una famiglia, dalla presenza di un evento inatteso e nei<!--break--> confronti del quale si ritiene di non avere nessuna risorsa, nessuna preparazione, quale pu\u00f2 essere la nascita di un bambino o di una bambina con delle esigenze particolari dovute a un deficit.<br \/>\nQuesta situazione pu\u00f2 rendere la vita, anzich\u00e9 una combinazione di colori, una policromia, perch\u00e9 \u00e8 fatta di tanti elementi diversi tra loro che si combinano pi\u00f9 o meno armoniosamente, una vita che ha solo un colore. Esempio: una vita tutta fatta di dedizione, di oblativit\u00e0. Questa situazione monocromatica \u00e8 tanto pi\u00f9 evidente quando la situazione di handicap \u00e8 grave, e gli elementi di quotidianit\u00e0 sono cos\u00ec costantemente bisognosi di una presenza accanto a chi \u00e8 handicappato, bambino o bambina, da costituire un vincolo e rendere impossibile lo svolgimento di altri compiti talmente marginali da non essere neanche avvertiti come presenze nella vita. Sembra quindi che vi siano delle riduzioni continue delle altre possibilit\u00e0 che vengono allontanate, rese pi\u00f9 difficili, sporadiche, acrobatiche, per concentrare tutta la propria vita, la propria esistenza attorno alla vita e all&#8217;esistenza di un soggetto. Non \u00e8, \u00e8 evidente, solo l&#8217;aspetto materiale di vita quotidiana ma anche l&#8217;occupazione della mente. Vi possono essere anche persone, familiari, che svolgono molti compiti professionali ma tutta la loro vita mentale \u00e8 occupata dalla presenza costante di quel figlio, di quella figlia, se sono genitori, o di quell&#8217;individuo, se hanno altri rapporti sia di famiglia, sia di amicizia.<br \/>\n<strong><br \/>\nQualificare il tempo<\/strong><br \/>\nQuesto rende importante capire quanto il tempo vada restituito a una policromia, e rende importante capire quale sia il successo di quelle proposte che occupano, anche materialmente, il tempo delle persone che vivono accanto a una persona handicappata, a un individuo handicappato, uomo o donna, bambino o bambina, ed anche il tempo dell&#8217;individuo che ha delle esigenze particolari.<br \/>\nAl di l\u00e0 della comprensione di efficacia, vi sono delle suggestioni potenti che fanno aderire a una proposta, quasi unicamente perch\u00e9 pu\u00f2 qualificare il tempo. Ora \u00e8 quasi evidente che il giudizio relativo a certe proposte pu\u00f2 essere anche negativo, ma non raggiunge il nucleo essenziale di quelle stesse proposte. Sembra che vi sia la necessit\u00e0 di qualificare il tempo attraverso una proposta che lo riempia di attivit\u00e0. Se poi vi \u00e8 anche la speranza che queste attivit\u00e0 abbiano un valore abilitativo e terapeutico questo \u00e8 un valore aggiunto ma non indispensabile.<br \/>\nAbbiamo l&#8217;impressione che a volte vi sia una necessit\u00e0 quasi fisiologica di avere qualcosa che impegni il tempo. E allora se questo \u00e8 un punto di partenza di una riflessione bisogna andare oltre per capire come in presenza di una situazione di handicap sia importante ragionare per restituire al tempo una qualit\u00e0 di policromia: restituire diversi colori.<br \/>\nCerto, non abbiamo con questo la possibilit\u00e0 di essere sicuri che i diversi colori armonizzino tra loro, che siano organizzati in termini unitari e non dividano la vita in termini tali da frantumarla, per cui dobbiamo aggiungere che la policromia va costruita insieme, non pu\u00f2 essere dettata dall&#8217;esterno ma fatta nascere da un progetto in cui l&#8217;individuo che \u00e8 protagonista sia aiutato certamente, ma faccia delle scelte.<br \/>\nQuesto individuo lo vogliamo concretizzare in una figura femminile, e ancora di pi\u00f9 in una madre ? ma \u00e8 un esempio e potremmo sostituirlo benissimo anche con una figura maschile, e forse con un padre. Scegliamo una madre anche per un doveroso riconoscimento che buona parte delle riflessioni sul tempo viene da donne. Personalmente credo di dovere molti meriti a molte donne, ma mi conviene riassumere e attribuire un merito specifico a Matilde Callari Galli che su questa questione del tempo delle donne ha molto riflettuto e aiutato altri a riflettere. Un tempo monocromatico vuol dire, per quella figura che ho scelto come esempio, un tempo tutto dedito alle operazioni quotidiane di assistenza a un figlio, a una figlia, nell&#8217;esempio che facciamo \u00e8 questo.<br \/>\nGi\u00e0 dicevamo della possibilit\u00e0 che questo tempo di dedizione sia qualificato da una proposta, rimane un tempo tutto oblativo, quindi monocromatico, ma almeno organizzato in un percorso, o tale si presenta. Nello stesso modo di proporre, per\u00f2, vi sono a volte aspetti che vengono sottovalutati, e che riguardano una possibilit\u00e0 che la proposta di un programma intenso, di attivit\u00e0 da svolgere quotidianamente, minuto per minuto, sia accompagnata da una spiegazione di quelle che sono le condizioni che quel bambino, quella bambina, vive.<br \/>\nA volte chi \u00e8 del mestiere, e ha una preparazione tecnica e scientifica, considera quelle spiegazioni molto superficiali se non erronee, e non prende in considerazione l&#8217;aspetto che invece noi qui vogliamo esaminare: che in quella proposta vi \u00e8 anche una valorizzazione del potenziale cognitivo, detto in un gergo che pu\u00f2 essere anche fastidioso, della mamma presa nel nostro esempio. Anzich\u00e9 ritenerla una persona senza una preparazione accademica e scientifica, e quindi incapace di comprendere la situazione, quella proposta ha fatto in modo, forse superficialmente, forse erroneamente, ma noi qui vogliamo trascurare questo aspetto, che quella persona fosse apprezzata per la sua possibilit\u00e0 di comprensione anche intellettuale. Entra, in questo aspetto, una considerazione che gi\u00e0 pu\u00f2 essere sviluppata per la nostra ipotesi di tempo a pi\u00f9 colori. Possiamo fare, se siamo capaci, meglio di quella proposta ipotizzata e allusa che fa riferimento a delle spiegazioni o erronee o comunque semplificanti.<br \/>\n<strong><br \/>\nI libri per i genitori: libri demagogici<\/strong><br \/>\nAbbiamo una letteratura che ha alcune scritture, alcuni libri rivolti in particolare ai familiari, ai genitori, alle mamme. Questa letteratura pu\u00f2 essere, a grandi linee e schematicamente, divisa in due settori: uno \u00e8 un settore che chiameremo &#8220;demagogico&#8221; e l&#8217;altro \u00e8 un settore che chiameremo &#8220;dialogico&#8221;.<br \/>\nIl settore demagogico ha delle semplificazioni eccessive, ha la caratteristica di essere astorico, descrive una situazione di bisogni particolari come se fosse un dato, e non come elemento di una ricerca che ha avuto una sua storia e quindi delle evoluzioni, delle capacit\u00e0 di essere espresso in termini diversi da quelli in cui vengono espressi oggi. E&#8217; a?storico, \u00e8 a?problematico, \u00e8 un genere letterario che si configura come semplificatorio, riduttivo, e considera quindi i suoi lettori e le sue lettrici come delle persone incapaci di sostenere il confronto con un&#8217;opera in cui vi siano delle parti da approfondire, perch\u00e9 alla prima lettura sono oscure. Deve quindi svolgersi secondo una chiarezza artificiale.<br \/>\n<strong><br \/>\nI libri per i genitori: libri dialogici<\/strong><br \/>\nUna seconda categoria di libri \u00e8 dialogica. Considera quindi chi legge come persona che pu\u00f2 affrontare anche delle difficolt\u00e0, pu\u00f2 non capire subito, ha bisogno di approfondire, ha bisogno di collocare le conoscenze che riceve in una problematica non sempre precisa, ha bisogno anche di incontrare i dubbi e di non avere delle posizioni trionfalistiche, sicure di s\u00e9. Nella categoria demagogica dubbi non ve ne sono, si fa cos\u00ec, quindi la traduzione \u00e8: &#8220;tuo figlio, tua figlia, \u00e8, ed ha bisogno di..&#8221;, tutto \u00e8 molto semplice, sicuro, chiaro. Vi \u00e8 una proposta, ed \u00e8 quella che funzioner\u00e0 se tu la saprai far funzionare.<br \/>\nNell&#8217;altra letteratura, anche rivolta a chi \u00e8 genitore, a chi \u00e8 mamma, vi \u00e8 una linea di continuit\u00e0 con la letteratura scientifica che non si indirizza a questi lettori. Vi \u00e8 quindi una possibilit\u00e0 che quel libro permetta l&#8217;inizio di una riflessione pi\u00f9 ampia non necessariamente solo in termini scientifici ma anche in termini letterari, poetici, storici, analogici; si pu\u00f2 scoprire che la situazione di chi vive attorno a chi ha esigenze particolari pu\u00f2 essere analoga ad altre situazioni molto diverse, di altre popolazioni, di usi e costumi, ecc. Vi \u00e8 la possibilit\u00e0 che il tempo cominci a colorarsi e che accanto a una vita monocromatica, tutta dedita all&#8217;assistenza vi sia anche una vita intellettuale, che a sua volta si apra in molte possibilit\u00e0. Forse si riscopre, o si scopre, qualcosa che permette di avere delle risorse non solo di compensazione.<br \/>\nLa compensazione \u00e8 necessaria: chi ha una sofferenza cerca, ed \u00e8 umanamente molto giusto, di compensarla con qualche gratificazione, con qualche compensazione, pu\u00f2 essere nella religiosit\u00e0, pu\u00f2 essere nell&#8217;attivit\u00e0 sociale e politica. Non solo, per\u00f2, compensazioni, non solo, quindi, riequilibrio ma anche sviluppo, possibilit\u00e0 di procedere, di regalarsi delle soddisfazioni non per restaurare l&#8217;ordine o per pareggiare i conti, ma per andare avanti.<br \/>\n<strong><br \/>\nSottrarre il dolore<\/strong><br \/>\nLa policromia, la colorazione del tempo \u00e8 molto importante, e diventa anche un elemento di comprensione di cosa pu\u00f2 accadere qualora qualcuno in una posizione di generosit\u00e0, certamente, sottragga all&#8217;altro il dolore, la pena, l&#8217;afflizione; anzich\u00e9 entrare per collaborare alla costruzione della policromia vi pu\u00f2 essere una assunzione dell&#8217;afflizione dell&#8217;altro in termini che generosamente sono: &#8220;ti tolgo l\u2019afflizione&#8221;, ma che possono essere letti come: &#8220;mi togli l&#8217;unica cosa che ho&#8221;: il vuoto di colore; anzich\u00e9 la monocromia, vi \u00e8 una monocromia spenta; si spegne anche l&#8217;unico colore che c&#8217;era, quella dedizione me la prendo io.<br \/>\nNel rapporto con chi vive la situazione di handicap vi pu\u00f2 essere questa generosa proposta di assunzione totale dell&#8217;afflizione: pu\u00f2 essere rivolta a chi \u00e8 direttamente protagonista, a chi ha dei bisogni particolari; pu\u00f2 essere rivolta a chi \u00e8 vicino. La policromia \u00e8 una proposta che serve a tutti, in particolare a chi vive la situazione di handicap, sia perch\u00e9 \u00e8 handicappato, \u00e8 handicappata, sia perch\u00e8 vive accanto. Sottrarre il dolore, sottrarre l&#8217;afflizione \u00e8 una logica molto presente nelle persone generose, ma \u00e8 una generosit\u00e0 poco costruttiva che rischia di degenerare in assistenzialismo, e nell&#8217;assistenzialismo una presenza costante \u00e8 quella di accentuare i bisogni o moltiplicarli, per costringere l&#8217;altro ad occuparsi sempre della situazione. Quindi l&#8217;assunzione dell&#8217;afflizione non \u00e8 efficace, perch\u00e9 ve ne \u00e8 sempre dell&#8217;altra.<br \/>\n<strong><br \/>\nPolicronia<\/strong><br \/>\nQuesta \u00e8 con tutta evidenza una descrizione schematica; ciascuno la pu\u00f2 articolare a seconda delle diverse realt\u00e0 che vive. In positivo noi dobbiamo riflettere sulla utilit\u00e0 di svolgere una azione che permetta la costruzione di un policromia; la parola &#8220;policromia&#8221; pu\u00f2 essere per\u00f2 anche sostituita dalla parola &#8220;policronia&#8221;, i colori possono essere sostituti dal tempo. Pi\u00f9 tempi e non solo un tempo: il tempo dell&#8217;assistenza ma anche il tempo dell&#8217;intelletto, il tempo della riflessione quindi anche la possibilit\u00e0 che nei pi\u00f9 tempi, nei diversi tempi, vi sia un&#8217;occupazione di ruoli diversi; in un tempo un soggetto \u00e8 protagonista, in un altro tempo \u00e8 spettatore. E questo \u00e8 un elemento importante perch\u00e9 a volte la vita di chi ha dei bisogni particolari \u00e8 ancorata a un solo ruolo, sempre spettatore, sempre comparsa, oppure sempre protagonista. Il protagonismo di alcune persone handicappate \u00e8 evidente, cos\u00ec come \u00e8 anche evidente, anche se meno imponente, si impone meno, il ruolo di comparsa di tante altre persone handicappate.<br \/>\nOccupare un solo ruolo vuol dire vivere una vita vincolata a una sola posizione e quindi, a rappresentarla in un&#8217;immagine, fortemente anchilosata, in cui \u00e8 pi\u00f9 facile che si sviluppino delle piaghe da decubito, in senso figurato e a volte anche in senso reale, ma pi\u00f9 spesso in senso figurato. Pi\u00f9 spesso di quanto si creda. Diventa una vita che appoggia sempre in un solo punto, mentre la policromia, che diventa in questa descrizione policronia, permettendo lo svilupparsi di diversi colori e in diversi tempi, permette anche di cambiare ruolo, e quindi di avere una rappresentazione di s\u00e9 variata, e di migliorare l&#8217;apprendimento. Il cambiamento di ruolo permette di imparare, cio\u00e8 di trasportare qualche cosa da una posizione all&#8217;altra e alimentare le nostre riserve di apprendimenti.<\/p>\n<p><strong>Appartenenza: la lacerazione dell&#8217;appartenenza e la ricostruzione della stessa<\/strong><br \/>\nLa riflessione fatta sulla qualit\u00e0 del tempo pu\u00f2 essere rifatta, quasi ripercorsa con lo stesso pensiero, per\u00f2 con un&#8217;altra chiave di lettura che \u00e8 quella dell&#8217;appartenenza. &#8220;Appartenenza&#8221; \u00e8 un termine che ha una particolare attualit\u00e0 dal momento che, nell&#8217;epoca in cui la parola &#8220;globalizzazione&#8221; \u00e8 diventata sempre pi\u00f9 una realt\u00e0, vi sono anche delle forti tendenze a creare delle appartenenze localistiche e quindi a rompere l&#8217;appartenenza a una societ\u00e0 ampia per individuare nella piccola patria il motivo di appartenenza. In alcuni casi questo ha sviluppato dei frazionamenti tragici, che hanno comportato dei conflitti; la ex Jugoslavia non finisce di vivere questa situazione. Anche dove la condizione non \u00e8 tragica vi sono rivendicazioni localistiche per attribuire all&#8217;appartenenza locale un primato e quindi per essere pi\u00f9 portati a riconoscerci in chi abita da tempo in un certo contesto e vedere in chi arriva da lontano un usurpatore, un invasore. Il termine &#8220;appartenenza&#8221; sta prendendo un posto importante nella nostra riflessione. Vorremmo capire quanto \u00e8 importante sentirsi parte, e anche quanto \u00e8 importante sentirsi parte del mondo, non solo di una piccola zona.<br \/>\nL&#8217;appartenenza ridotta alla piccola zona facilmente sconfina nella xenofobia e nella conquista o nella difesa di privilegi. Appartenenza al mondo, all&#8217;umanit\u00e0. Vi sono momenti in cui si pu\u00f2 vivere una lacerazione dell&#8217;appartenenza, oppure si pu\u00f2 nascere sentendosi come lacerati rispetto all&#8217;appartenenza, ed \u00e8 questo il caso di persone che noi definiamo handicappate, o delle persone che vivono con lacerazione: si rompe un concetto e una realt\u00e0 sedimentata, nasco handicappato quindi faccio fatica ad appartenere, ad essere parte di un tutto, non vengo riconosciuto parte e ho bisogno di ricostruire o costruire un&#8217;appartenenza, con il rischio di costruirla in una categoria.<br \/>\nLa ricostruzione dell&#8217;appartenenza o la costruzione dell&#8217;appartenenza significa procedere a un riconoscimento di elementi che sono comuni. A volte un eccesso di naturalismo banalizza gli elementi comuni. Trovare il valore simbolico nella respirazione e nel battito del cuore pu\u00f2 essere un riscoprire qualcosa che \u00e8 in tutti ed \u00e8 tutt&#8217;altro che banale, e il valore simbolico \u00e8 l&#8217;elemento aggiunto dell&#8217;umanit\u00e0 rispetto alle bestie. Si potrebbe pensare che abbiamo molti elementi in comune con le bestie. Ma il respiro fatto di pieni e di vuoti diventa un ritmo che pu\u00f2 avere una sua musicalit\u00e0, essere sviluppato in una musicalit\u00e0 creativa, e questo il mio cane non lo sapr\u00e0 fare; forse lo sapr\u00e0 riconoscere perch\u00e9 lo educher\u00f2 a riconoscere il mio fischio che \u00e8 la modulazione di un ritmo. Da respiro a ritmo vi \u00e8 un&#8217;aggiunta di creativit\u00e0, di costruzione simbolica a cui il mio cane si adegua e a cui contribuisce passivamente perch\u00e9 forse mi ispira, ma non sa aggiungere altri elementi intellettivi.<br \/>\n<strong><br \/>\nL\u2019assenza di parola<\/strong><br \/>\nNon posso pensare che un soggetto gravemente handicappato sia comparabile al cane perch\u00e9, come il cane, non parla. L&#8217;assenza di parola non lo fa appartenere agli animali che non parlano ma gli consente ancora di essere parte degli animali parlanti, perch\u00e9 ha una potenzialit\u00e0 di accesso al linguaggio che rimane inalterata. I parlanti possono essere anche &#8220;insegnanti&#8221;, ovvero coloro che tra i sordi seguono il linguaggio dei segni. Si pu\u00f2 parlare attraverso gli ausilii. La parola non \u00e8 unicamente quella che si emette vocalmente ma anche quella che si rappresenta.<br \/>\nNon abbiamo nessuna possibilit\u00e0 che il mio cane acceda alla parola se non per addestramento riconoscendo alcune parole; il mio cane sapiente si pu\u00f2 esibire in un circo riconoscendo un certo numero di parole, ma \u00e8 frutto di un addestramento e non \u00e8 generatore di linguaggio, e non aggiunger\u00e0 una parola.<br \/>\nIl concetto di appartenenza ha dei risvolti molto pratici e la ricostruzione dell&#8217;appartenenza vuol dire ricostruire degli elementi primordiali che permettono di riconoscerci appartenenti al genere umano. Questo pu\u00f2 essere un contributo fondamentale che le persone handicappate, che hanno esigenze particolari, possono dare al nostro tempo cos\u00ec bisognoso di &#8220;ricapire&#8221;, o capire, originalmente, che cosa significa appartenenza. Ma cos\u00ec bisognoso anche di vivere l&#8217;appartenenza, nella quotidianit\u00e0, e non solo di capirla nei momenti alti della nostra riflessione.<\/p>\n<p><strong>Un&#8217; esclusione particolare: esclusione in categorie, esclusione mascherata<\/strong><br \/>\nGi\u00e0 dicevamo come vi pu\u00f2 essere un tentativo di superare la lacerazione dell&#8217;appartenenza costruendo una appartenenza in una categoria ed escludendo la possibilit\u00e0 di appartenere a qualcosa fuori da quella categoria. Bisogna intendersi: se io fossi un pensionato e mi sentissi appartenente alla categoria dei pensionati questo avrebbe un significato pi\u00f9 che tranquillo e componibile nel fatto che io mi sento anche appartenente a un genere umano pi\u00f9 ampio.<br \/>\nE&#8217; diverso se io caricassi l&#8217;appartenenza alla categoria dei pensionati di un significato di esclusione dall&#8217;appartenenza al resto del genere umano, riconoscendomi unicamente in coloro che hanno una certa et\u00e0, che hanno avuto un&#8217;esperienza lavorativa in un certo settore e vivendo ostilmente ogni altro contatto: \u00e8 un&#8217;esclusione. Alcune appartenenze sono costrette a nascere nel segno dell&#8217;esclusione. Vi \u00e8 la possibilit\u00e0 che questa diventi un&#8217;appartenenza mascherata e che in realt\u00e0 tutta una categoria continui ad essere esclusa.<br \/>\n<strong><br \/>\nCategorie perseguitate categorie protette<\/strong><br \/>\nIn questo punto della riflessione \u00e8 necessario fare anche un riferimento a quella discriminazione positiva che consiste nel considerare una certa categoria, ad esempio, gli invalidi, come protetta rispetto agli altri. E&#8217; quasi banale dirlo: nel mondo molte situazioni di protezione hanno consentito una esclusione altrettanto efficace di altre esclusioni violente. In genere le categorie protette, come le riserve indiane, sono state protette dopo essere state perseguitate e quindi sono i resti protetti.<br \/>\nQuesto appunto potrebbe permetterci un approfondimento storico che \u00e8 anche necessario individuare come pista di riflessione e di lavoro. Qui ci preme per\u00f2 ricordare come la categorizzazione sia una maschera, e quindi come tale sempre ricostruita, non tanto identificabile nelle forme che ha assunto in passato quanto riscopribile nelle forme nuove, non sempre individuabili.<br \/>\nDiventa quindi un segnale, o una chiave di lettura, di situazioni che possono anche presentarsi ed essere ispirate a dei criteri di integrazione e quindi alla possibilit\u00e0 e alla speranza che vi sia un&#8217;ampia appartenenza.<br \/>\nAbbiamo una serie di dizioni che possono essere elencate, e ciascuno potrebbe trovare che hanno un&#8217;esclusione mascherata oppure una possibilit\u00e0 di attuare l&#8217;appartenenza. Si pensi alla dizione \u201claboratorio protetto\u201d che per molti ha significato un avanzamento nella possibilit\u00e0 di integrazione poi, a un certo punto, \u00e8 stato avvertito invece come un limite ma che in un progetto potrebbe risultare ancora come un percorso, una parte di percorso verso l&#8217;appartenenza. Si pensi alla dizione &#8220;terzo settore&#8221; ispirata a una necessit\u00e0 e a un desiderio di creare delle possibilit\u00e0 di appartenenza ampia, con il rischio, per\u00f2, che era presente anche nel laboratorio protetto.<br \/>\nNon vi sono proposte garantite a priori rispetto all&#8217;esclusione mascherata, quindi a questo tipo di esclusione dall&#8217;appartenenza del tutto particolare che esprimiamo nell&#8217;espressione semplificata &#8220;esclusione in categoria&#8221;.<\/p>\n<p><strong>La definizione di situazione d\u00ec handicap<\/strong><br \/>\nE&#8217; venuto il momento di capire cosa si dice usando l&#8217;espressione &#8220;situazione di handicap&#8221;. Probabilmente in una certa logica sarebbe stato necessario iniziare questa riflessione da questo punto. Quello che ha trattenuto dal seguire un andamento di questo tipo \u00e8 il non ricadere in una modalit\u00e0 banalizzante. Posta a questo punto della riflessione la definizione &#8220;situazione di handicap&#8221; dovrebbe essere gi\u00e0 pi\u00f9 chiara: non si parla unicamente di individuo che ha un deficit ma del contesto in cui abitualmente vive il singolo individuo che ha dei bisogni particolari.<br \/>\nParlare della situazione di handicap significa prendere in considerazione i diversi soggetti che sono abitualmente collocati in questa situazione, e quindi anche dei familiari. Ancora si pu\u00f2 dire che il soggetto deficitario vive la situazione di handicap allo stesso modo di come vivono le situazioni di handicap i suoi familiari e le persone che abitualmente risiedono o vivono con lui o lei. E&#8217; quindi necessario, riducendo l&#8217;handicap, affrontare tutta la situazione e non unicamente gli aspetti legati al singolo che ha un deficit. Un processo riabilitativo, ad esempio, pu\u00f2 consentire l&#8217;applicazione di un trattamento tecnico relativo al soggetto, e deve per\u00f2 anche prendere in considerazione la vita delle altre persone che vivono nel contesto.<\/p>\n<p><strong>Ridurre l\u2019handicap<\/strong><br \/>\nQuesta definizione di &#8220;situazione di handicap&#8221; permette di rileggere i punti precedenti nella logica di questo intervento, cercando quali sono i modi per ridurre l&#8217;handicap. Allora si pu\u00f2 riprendere la questione relativa alla qualit\u00e0 del tempo, alla policromia, che sostituisca la monocromia, per capire come questo sia un modo importante per ridurre l&#8217;handicap. Si pu\u00f2 riprendere il tema dell&#8217;appartenenza per capire come questo sia un elemento fondamentale della riduzione dell&#8217;handicap ed ancora riprendere l&#8217;attenzione alle nuove forme di esclusione nelle appartenenze categoriali per capire come anche questo sia un punto importante nella riduzione dell&#8217;handicap. &#8220;Riduzione dell&#8217;handicap&#8221; \u00e8 accompagnata da una ricerca di comprensione di ci\u00f2 che \u00e8 l&#8217;elemento dato, cio\u00e8 il deficit: l&#8217;elemento dato non pu\u00f2 essere ridotto mentre tutti gli elementi variabili, e sono da scoprire, possono essere ridotti.<br \/>\nAbbiamo gi\u00e0 visto come una riduzione dell&#8217;handicap che sia operata in termini tali da non consentire la partecipazione a questo sforzo possa rischiare di produrre nuovi handicap.<\/p>\n<p><strong>Migliorare le informazioni<\/strong><br \/>\nLa diminuzione dell&#8217;afflizione operata da un agente totalmente esterno pu\u00f2 ridurre s\u00ec l&#8217;afflizione ma provocare risentimento, cio\u00e8 un nuovo handicap. Ed \u00e8 questo uno dei punti principali della necessit\u00e0 di collegare ogni intervento tecnico ad una capacit\u00e0 di sviluppare l&#8217;attenzione partecipativa, la tensione partecipativa. E&#8217; questa una delle buone ragioni per pensare che una diffusione delle informazioni non possa sostituirsi alla struttura dialogica diffusa sul territorio. Vi possono essere molte buone occasioni perch\u00e9 le tante persone che sono in qualche modo connesse alle situazioni di handicap abbiano un miglioramento delle informazioni. Questo \u00e8 un compito importante da assumere socialmente.<br \/>\nQuesto non toglie la necessit\u00e0 di avere delle buone possibilit\u00e0 di incontro. L&#8217;elemento partecipativo non pu\u00f2 rimanere legato a dei mezzi freddi, va anche espresso e vissuto attraverso degli incontri umanamente caldi. Su questo bisogna avere una riflessione operativa che comporti un chiarimento sulle professioni che chiamiamo &#8220;di aiuto&#8221;. Ma prima di abbordare quest&#8217;ultimo punto della nostra riflessione conviene ancora esaminare l&#8217;aspetto della riduzione dell&#8217;handicap legato proprio alla possibilit\u00e0 che vi siano maggiori informazioni diffuse e quindi la possibilit\u00e0 che vi siano delle strutture che chiamiamo Centri di Documentazione, ben organizzati e diffusi in una forma che riteniamo debba essere riferita alla dimensione provinciale.<br \/>\n<strong><br \/>\nStudiare il tema del deficit e dell\u2019handicap<\/strong><br \/>\nOltre a questo elemento di diffusione dell&#8217;informazione \u00e8 importante sottolineare quanto sia utile, nello specifico della scuola, permettere e favorire la qualit\u00e0 dell&#8217;integrazione nel curricolo, vale a dire la possibilit\u00e0 che chi studia studi anche integrando alle aree disciplinari il tema del deficit e dell&#8217;handicap e non lo consideri un elemento di benevolenza, un elemento di solidariet\u00e0 e una sfida cognitiva. Bisogna che chi \u00e8 a scuola con un compagno, una compagna handicappata abbia la possibilit\u00e0 di conoscere, cio\u00e8 di studiare, quello che \u00e8 l&#8217;aspetto scientifico, letterario, artistico, relativo alla tematica del deficit ? handicap a partire anche dallo specifico del compagno, della compagna, cercando, \u00e8 quasi scontato dirlo in questo contesto, di rispettare l&#8217;altro e di sviluppare un livello di dignit\u00e0 nei confronti del tema e delle persone che lo vivono con maggiore intensit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Il quadro delle professioni di aiuto<\/strong><br \/>\nAbbiamo gi\u00e0 fatto riferimento a una necessit\u00e0 di chiarire quelle che sono le professioni definite \u201cdi aiuto\u201d. Non sono necessariamente le sole professioni che hanno a che fare con il deficit ma riguardano l&#8217;arco di vita di ogni individuo. Nelle professioni di aiuto non vi sono unicamente quei ruoli che entrano in contatto con un individuo quando vengono meno delle reti sociali abituali, o quando insorgono dei problemi specifici. Sono professioni di aiuto quelle, e soprattutto quelle, che entrano in rapporto con un bambino, una bambina, al momento che frequenta un nido, una scuola dell&#8217;infanzia, un percorso scolastico, una polisportiva, ecc. Quindi le professioni di aiuto sono quelle che permettono di sviluppare la propria crescita e la propria vita per tutto l&#8217;arco della stessa. Vi sono poi delle specificit\u00e0 che riguardano i momenti o le situazioni che esigono delle attenzioni particolari.<br \/>\nQuesta definizione delle professioni di aiuto, come si pu\u00f2 capire, \u00e8 sufficientemente ampia da comprendere una quantit\u00e0 di professioni sfumata verso quelle che hanno dei ruoli sociali senza avere un mandato specifico di aiuto. E&#8217; quasi evidente che nella vita sociale la possibilit\u00e0 di vivere in una situazione in cui i negozi sono presenti e hanno degli esercenti di una certa qualit\u00e0 umana permette di vivere meglio. La possibilit\u00e0 di avere dei mezzi di trasporto pubblici decenti permette di vivere meglio. Queste, quindi, sono figure sfumate. Tante altre professioni sono anche queste relative a un certo aiuto a una qualit\u00e0 della vita.<br \/>\n<strong><br \/>\nRidefinire il quadro delle professioni di aiuto<\/strong><br \/>\nMa il fuoco, cio\u00e8 il nucleo centrale delle professioni di aiuto, sono quelle che hanno a che fare con il binomio educazione?salute, per tutto l&#8217;arco della vita. E queste professioni hanno in questo momento storico un quadro molto poco chiaro: poco chiaro il ruolo degli educatori professionali in rapporto agli insegnanti, poco chiaro il rapporto tra riabilitatori e volontariato.<br \/>\nE&#8217; quindi necessario ridefinire un quadro delle professioni di aiuto in cui sia possibile individuare i percorsi formativi e i collegamenti, le connessioni, fra una professione e l&#8217;altra. Questo oltre ad essere un elemento importante per il tema della riduzione dell&#8217;handicap costituisce anche un elemento importante per il controllo e la qualificazione della spesa. Non saremmo molto soddisfatti se ci fosse unicamente il controllo della spesa non accompagnato da una qualificazione della spesa relativamente alle professioni di aiuto. Mancando un quadro \u00e8 complicato, se non impossibile, avere una definizione della finalit\u00e0 della spesa, e quindi una qualificazione sua progressiva. Investire in un quadro sicuro significa poter poi avere delle progressive riduzioni della spesa o comunque avere vantaggi tali da permettere delle forti economie. E anche questa \u00e8 una riduzione dell&#8217;handicap perch\u00e9, lo abbiamo potuto constatare vivendo questo problema, l&#8217;assenza del controllo della spesa pu\u00f2 portare a delle ondate favorevoli seguite poi da riflusso, e rendere il tutto molto precario.<br \/>\nE&#8217; questo il punto importante della riduzione dell&#8217;handicap legato allo specifico del quadro delle professioni di aiuto: uscire da una sensazione, che non \u00e8 solo un sentimento ma \u00e8 anche un dato, di precariet\u00e0, di provvisoriet\u00e0: quello che mi \u00e8 offerto oggi \u00e8 incerto che io me lo ritrovi domani.<br \/>\n<strong><br \/>\nUn esempio: il Poli Handicap Adulti<\/strong><br \/>\nUn esempio: nella realt\u00e0 in cui opero sono presenti delle strutture specifiche che riguardano gli handicappati adulti. Sono state indicate come Poli Handicap Adulti con una sintesi di vocaboli e di dizione che non \u00e8 perfettamente adeguata alla comprensione di ci\u00f2 che fanno. Dovrebbe essere Poli per la riduzione dell&#8217;handicap in persone adulte, ma diventa molto lungo e allora la sintesi \u00e8 Polo Handicap Adulti. E questa \u00e8 una realt\u00e0 importante perch\u00e9 permette di avere una struttura leggera composta da non molti operatori capaci di connettere i diversi interventi e di seguire per un arco di tempo molto ampio i soggetti che hanno delle esigenze particolari. Ma la sensazione che molte persone che si rivolgono a questi servizi hanno \u00e8 di avere a che fare con una struttura ai limiti del provvisorio e sicura fino a un certo punto, con operatori che non sono sempre garantiti del prosieguo del loro lavoro. Vi sono a volte cambiamenti dovuti al fatto che il contratto di un operatore scade, o si \u00e8 passati a regime con dei cambiamenti di personale, cambiamenti che non sono stati bene illustrati e che quindi vengono capiti come conferma di grande provvisoriet\u00e0.<br \/>\nIl riferimento al tema del quadro delle professioni di aiuto vuol dire rimboccarsi le maniche, per ridurre questo handicap cos\u00ec grande che \u00e8 la provvisoriet\u00e0, la precariet\u00e0, per dare invece una possibilit\u00e0 progressiva di certezze. Avere delle certezze \u00e8 uno degli elementi fondamentali della riduzione dell&#8217;handicap. Ed \u00e8 per questo che il punto conclusivo fa riferimento alla parola &#8220;quadro&#8221;, come a qualcosa che ha un insieme, che deve costituire un insieme in cui gli elementi dinamici possono e devono sussistere: elementi di crescita, di maggiore precisazione, di cambiamenti continui, ma all&#8217;interno di un quadro che d\u00e0 sicurezza di certezze.<br \/>\nConcludiamo con un nota inevitabile. Il tema &#8220;riduzione dell&#8217;handicap&#8221; \u00e8 enorme e quindi abbiamo dovuto per forza scegliere alcuni dei punti su cui svolgere una certa riflessione. Lo abbiamo fatto con la convinzione che siano punti nodali, che non siano esaustivi ma permettano di irrigare un ampio territorio e di arrivare ad elementi pi\u00f9 nascosti e forse importanti che a prima vista non si scorgono. Questa \u00e8 stata la scelta per affrontare un tema cos\u00ec vasto, cos\u00ec importante ed anche, sia detto senza retorica, cos\u00ec appassionante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Immaginiamo la rappresentazione del tempo e della sua qualit\u00e0 con i colori e immaginiamo come possa essere scombinata la vita di una persona, di una famiglia, dalla presenza di un evento inatteso e nei<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3591,3603],"edizioni":[57],"autori":[2660],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3641],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/581"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=581"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/581\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6105,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/581\/revisions\/6105"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=581"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=581"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=581"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=581"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=581"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=581"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=581"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=581"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=581"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}