{"id":5852,"date":"2025-12-15T12:01:51","date_gmt":"2025-12-15T11:01:51","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5852"},"modified":"2025-12-15T12:01:51","modified_gmt":"2025-12-15T11:01:51","slug":"1-sportaccessibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5852","title":{"rendered":"1. Sportaccessibile"},"content":{"rendered":"<p>di Carla Ferrero<\/p>\n<p>Spero che leggendo il titolo non vi aspettiate di trovare delle soluzioni, o meglio tutte le soluzioni. Si pu\u00f2 affrontare il tema dei percorsi possibili, ma il primo scoglio \u00e8 proprio insito nell\u2019approccio generale, che si propone di considerare \u201cogni cittadino\u201d. \u00c8 un approccio sempre problematico, anche perch\u00e9 se fossero realmente attivi dei percorsi per ogni cittadino (cio\u00e8 per tutti), avremmo gi\u00e0 la soluzione al problema e nessuno di voi sarebbe interessato a quest\u2019articolo.<br \/>\nPartiamo dal titolo: \u201csportaccessibile\u201d porta inevitabilmente, come primo pensiero, a quella che viene tecnicamente definita accessibilit\u00e0 strutturale.<\/p>\n<p><strong>Dove posso andare a praticare sport?<\/strong><br \/>\nL\u2019Italia \u00e8 stato il primo paese europeo a produrre una legge che prevedeva l\u2019abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici pubblici, promulgata nel lontano 1979. Fra varie deroghe e circolari applicative, venne dato come termine ultimo per l\u2019adeguamento delle strutture pubbliche o aperte al pubblico l\u2019anno 1996, inserendo nelle strutture pubbliche anche gli impianti sportivi.<br \/>\nLa legge aveva per\u00f2 delle notevoli incongruenze: la prima, che non prevedeva nessuna multa o ammenda, di carattere economico e non, per chi non si fosse adeguato. Si sanciva l\u2019obbligatoriet\u00e0 ma non\u2026la pena.<br \/>\nLa seconda grossa incongruenza era che la legge prevedeva come standard di accessibilit\u00e0 esclusivamente l\u2019accessibilit\u00e0 per i disabili motori (in carrozzina), non prendendo in considerazione gli handicap sensoriali e gli handicap mentali che necessitano anche loro di accortezze sull\u2019accessibilit\u00e0 (argomento il pi\u00f9 delle volte obliato, non solo nell\u2019ambito sportivo).<br \/>\nLa terza, e qui prendiamo solo in riferimento quanto riguarda direttamente lo sport, prevedeva la fruizione dei grandi impianti sportivi da parte di persone con disabilit\u00e0 attraverso l\u2019abbattimento di eventuali barriere architettoniche, la presenza di bagni attrezzati e l\u2019obbligo di riservare una percentuale di posti definiti \u201cprotetti\u201d per le persone disabili in carrozzina; percentuale stabilita nel 4% utilizzando i parametri della presenza di handicap motori nella popolazione.<br \/>\nOttima cosa, anche se sancisce un diritto per alcuni ma non tutela ogni cittadino.<br \/>\nIl D.P.R. n\u00b0 503 del 24 luglio 1996 aggiorna in parte la legge per l\u2019eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici. In parte, perch\u00e9 oltre a non affrontare mai l\u2019handicap mentale, tralascia un piccolo particolare: i disabili non sono solo spettatori, sono anche atleti. L\u2019accessibilit\u00e0 degli stadi, dei palazzetti, non prevede nella maggior parte dei casi, sia a livello progettuale sia negli eventuali adattamenti, l\u2019accessibilit\u00e0 al campo di gioco ed agli spogliatoi da parte di un atleta disabile, perch\u00e9 nessuno ha pensato che gli \u201chandicappati\u201d potessero essere anche degli sportivi, degli atleti. Questa \u00e8 la barriera pi\u00f9 grande che attualmente ci troviamo a dover abbattere, e non \u00e8 previsto in merito nessun finanziamento o contributo legislativo.<br \/>\n\u00c8 comunque diritto di qualsiasi persona disabile impossibilitata a fruire di un luogo pubblico denunciarlo alla pubblica autorit\u00e0, che dovrebbe provvedere all\u2019immediata chiusura. Una rivelazione statistica privata assicura che l\u201986% delle strutture pubbliche sono accessibili, ma con quale livello di accessibilit\u00e0?<\/p>\n<p><strong>A chi mi devo rivolgere per poter praticare uno sport?<\/strong><br \/>\nIn Italia abbiamo nel panorama sportivo tre realt\u00e0: le federazioni sportive, gli enti di promozione e le attivit\u00e0 amatoriali-ricreative.<br \/>\nPer quanto riguarda le federazioni sportive, il CONI non prevede l\u2019inserimento di attivit\u00e0 sportive svolte unicamente da atleti disabili nelle federazioni di categoria. Ultimamente \u00e8 stata data la possibilit\u00e0 a qualche atleta disabile, dopo lunghe battaglie, di iscriversi a competizioni per atleti normodotati. Per l\u2019organizzazione di campionati nazionali, partecipazioni alle Paraolimpiadi od altre manifestazioni internazionali, esiste la FISD \u2013 Federazione italiana sport disabili che gestisce gli sport ad alto livello agonistico suddivisi in categorie: handicap fisico, handicap sensoriale, handicap mentale.<br \/>\nPer chi non volesse immediatamente essere catapultato nell\u2019agonismo puro, in Italia, unica realt\u00e0 mondiale, esistono gli Enti di promozione sportiva, presenti a livello nazionale e locale, che hanno come obiettivo l\u2019organizzazione e la promozione di attivit\u00e0 sportive rivolte a tutti i cittadini.<br \/>\nEsistono poi realt\u00e0 a livello locale come polisportive, societ\u00e0 sportive o associazioni, che promuovono al loro interno sia attivit\u00e0 rivolte a persone disabili sia il possibile inserimento, in particolare per l\u2019handicap mentale lieve o medio-lieve, nelle loro iniziative.<\/p>\n<p><strong>Cosa mi serve per praticare uno sport?<\/strong><br \/>\nNon tutti gli sport possono essere svolti dalle persone disabili senza accorgimenti tecnici, definiti ausili. A tal proposito da segnalare \u00e8 la legge regionale E.R. 29\/97 \u201cNorme e provvedimenti per favorire le opportunit\u00e0 di vita autonoma e l\u2019integrazione sociale delle persone disabili\u201d, che all\u2019art.10 prevede l\u2019erogazione di contributi diretti alla persona disabile al fine di acquisire eventuali ausili o attrezzature idonee per migliorare l\u2019autonomia.<br \/>\nSempre nella stessa legge, integrativa regionale della legge quadro sull\u2019handicap n\u00b0 104, all\u2019art. 5 sui finanziamenti per il servizio di aiuto personale, lo sport viene inserito fra gli ambiti di indirizzo prevalente. \u00c8 stato un passaggio molto importante, anche se solo a livello locale, sancire lo sport come attivit\u00e0 non secondaria ma presente a pieno titolo nella vita di una persona.<br \/>\nSe avete trovato un impianto accessibile, all\u2019interno del quale vengono proposte delle attivit\u00e0 anche per persone disabili, e siete riusciti ad ottenere anche l\u2019ausilio necessario, il gioco \u00e8 fatto! Ed invece no! Rimane un piccolo scoglio, purtroppo a tutt\u2019oggi irrisolto, o che perlomeno non ha una soluzione legislativa.<\/p>\n<p><strong>Chi mi rilascia il certificato medico<br \/>\n<\/strong>Qualsiasi persona che desidera praticare dello sport, anche solo a livello scolastico o amatoriale, deve essere in possesso del certificato di sana e robusta costituzione rilasciato dal medico generico, se l\u2019attivit\u00e0 non \u00e8 agonistica; altrimenti, bisogna rivolgersi ad un medico sportivo presso un centro di medicina sportiva per il rilascio dell\u2019autorizzazione alla pratica agonistica.<br \/>\nOra, nei concetti comuni, una persona con una disabilit\u00e0 \u00e8 tutt\u2019altro che una persona di sana e robusta costituzione. Il concetto di sana e robusta costituzione andrebbe perci\u00f2 completamente rivisto prevedendo la definizione: \u201cla persona \u00e8 idonea alla pratica sportiva generica\u201d o, in caso di agonismo, \u201c\u00e8 idonea alla pratica sportiva del basket\u2026\u201d<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Mentre \u00e8 ovviabile il problema con un medico generico in quanto la sana e robusta costituzione \u00e8 a sua discrezione (non esistono dei parametri stabiliti), per quanto riguarda la pratica agonistica, il certificato viene rilasciato previo superamento di alcune prove ben specifiche, \u201ctecniche\u201d.<br \/>\nLa formazione, perch\u00e9 in questo caso non si pu\u00f2 parlare altro che di formazione, dovrebbe riguardare i medici sportivi che non hanno inserito nel loro percorso di studi nulla che riguardi nello specifico l\u2019handicap; si trovano a dover gestire una materia conosciuta solo dai loro colleghi fisiatri, che per\u00f2 non hanno a loro volta una formazione sportiva.<\/p>\n<p><strong>Io voglio fare sport!<\/strong><br \/>\nL\u2019ultimo sforzo o forse il primo.<br \/>\nLo scoglio pi\u00f9 grosso, ed in alcuni casi la paura, che si presenta per una persona disabile \u00e8 \u2026la pratica di quel determinato sport non fa bene, non \u00e8 terapeutica, non \u00e8 riabilitativa. Perch\u00e9 dovrebbe esserlo? Io voglio fare dello sport, io voglio fare solo dello sport, perch\u00e9 in quanto disabile qualsiasi movimento io faccia deve per forza farmi bene, riabilitarmi? Di solito a questa domanda vi viene risposto o con un silenzio o con un: non solo non ti aiuta a riabilitarti, ma ti pu\u00f2 far male, rischi di farti male.<br \/>\nCerto uno sportivo rischia sempre di farsi male, sia che sia disabile, sia che non lo sia.<br \/>\nC\u2019\u00e8 fra i lettori uno sportivo o meglio un ex atleta che pu\u00f2 dichiarare che lo sport non gli ha lasciato degli strascichi fisici?<br \/>\nIronia a parte, nonostante le difficolt\u00e0 evidenziate e grazie in parte anche alle piccole soluzioni descritte, le persone disabili che scelgono di essere atleti sono sempre di pi\u00f9, e contemporaneamente aumentano i percorsi possibili per far s\u00ec che finalmente lo sport sia sportaccessibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Carla Ferrero Spero che leggendo il titolo non vi aspettiate di trovare delle soluzioni, o meglio tutte le soluzioni. 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