{"id":5856,"date":"2025-12-15T12:13:54","date_gmt":"2025-12-15T11:13:54","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5856"},"modified":"2025-12-15T12:13:54","modified_gmt":"2025-12-15T11:13:54","slug":"3-quando-e-luomo-a-decidere-di-affrontare-lostacolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5856","title":{"rendered":"3. Quando \u00e8 l\u2019uomo a decidere di affrontare l\u2019ostacolo"},"content":{"rendered":"<p>di Claudio Cant\u00f9<\/p>\n<p>\u201cL\u2019handicap nello sport o lo sport nell\u2019handicap\u201d\u00a0 era il sottotitolo del primo convegno organizzato nel 1996 dal Coordinamento Sport Handicap di Bologna. Questa frase doveva aprire ed evidenziare una serie di problematiche da affrontare in quella sede. Per molti ha avuto l\u2019effetto di un sasso nell\u2019acqua, provocando una reazione che ha condizionato il lavoro che in seguito \u00e8 stato portato avanti.<br \/>\nQuella frase evidenziava una distanza ed una separatezza tra il mondo sportivo e la realt\u00e0 dell\u2019handicap, sollecitando la definizione di un rapporto anche se in chiave problematica. Quel convegno, nelle valutazioni fatte a posteriori, ha dimostrato la necessit\u00e0 di rivedere concezioni e luoghi comuni che condizionavano la presenza delle persone con deficit nelle realt\u00e0 sportive. Apparentemente per molti la questione sottoposta non aveva soluzioni; troppo diverse le realt\u00e0 e quindi non confrontabili. Da una parte la valorizzazione delle abilit\u00e0 dell\u2019individuo per l\u2019ottenimento di un benessere, di una gratificazione attraverso il confronto, l\u2019applicazione di regole e parametri precisi. Dall\u2019altra l\u2019handicap che sfugge a definizioni e confini, un mondo popolato da persone che in quanto menomate sfuggono alle categorie precostituite e che vivono come unico riferimento la malattia. La diversit\u00e0, l\u2019anormalit\u00e0, non si misura e diventa infinita, facendo saltare ogni suddivisione precostituita: le persone non sono n\u00e9 uomini, n\u00e9 donne, n\u00e9 intelligenti o stupide, n\u00e9 tantomeno atleti, sono handicappate.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Possiamo aggiungere a sostegno di questa visione alcune suggestioni dell\u2019immaginario collettivo che vorrebbe l\u2019atleta come emblema e sintesi della perfezione, della bellezza, dell\u2019abilit\u00e0, mentre invece l\u2019handicap evocherebbe tutt\u2019altre immagini.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Se scalfiamo anche solo leggermente la crosta che imprigiona l\u2019intelligenza e che fissa queste definizioni, ci accorgiamo che non c\u2019\u00e8 nulla di pi\u00f9 falso. \u00c8 interessante comprendere che la vicinanza e le affinit\u00e0 tra il mondo dello sport e della disabilit\u00e0 non sono dettate da concezioni o impostazioni intellettuali, bens\u00ec dalla lettura e dalla conoscenza stessa dei due ambiti. L\u2019unica capacit\u00e0 intellettiva richiesta per giungere a queste conclusioni \u00e8 la disponibilit\u00e0 a rovesciare alcuni termini della questione, come avviene nella camera oscura di un apparecchio fotografico per restituire un\u2019immagine fedele del soggetto inquadrato. Noi abbiamo due soggetti da inquadrare: il mondo sportivo e quello della disabilit\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong>L\u2019individuo, l\u2019obiettivo e il contesto<br \/>\n<\/strong>Se tralasciamo l\u2019immagine patinata e consumistica dei media, che vogliono le discipline sportive come passerelle per campioni in cui identificarsi, dobbiamo constatare che lo sportivo \u00e8 alla ricerca di benessere attraverso l\u2019utilizzo e lo sviluppo delle proprie abilit\u00e0 nel confronto con s\u00e9 stesso e con gli altri. L\u2019atleta si propone di superare continuamente barriere avvicinandosi ed imparando a conoscere e gestire i propri limiti. Che una disciplina venga praticata a livello agonistico o amatoriale o per diletto, i fattori da considerare sono grosso modo: l\u2019individuo con la propria abilit\u00e0 e determinazione, l\u2019obiettivo che si vuole raggiungere con i relativi ostacoli da superare, ed il contesto in cui si agisce fatto di regole e persone.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Stiamo cercando di mettere a fuoco l\u2019immagine dell\u2019attivit\u00e0 motoria, sportiva e della realt\u00e0 dell\u2019handicap per capire che compatibilit\u00e0 c\u2019\u00e8 tra \u201cdisabile ed atleta\u201d. Non \u00e8 difficile accorgersi che, paradossalmente, dei tre fattori considerati per descrivere le due realt\u00e0 almeno un paio possono essere interscambiabili.<br \/>\nLe due persone (il disabile e il non-disabile) che stiamo cercando di scoprire usano le stesse risorse, cio\u00e8 le proprie abilit\u00e0, facendo leva entrambi sulla determinazione personale: sono lo stesso individuo. Condividono anche un obiettivo che potrebbe essere lo stesso, perch\u00e9 \u00e8 posto ai confini dei \u201cpropri\u201d limiti raggiungibili attraverso il superamento di ostacoli. Verrebbe da dire a questo punto che \u00e8 avvantaggiata la persona con deficit, in quanto per tutta la vita \u00e8 abituata a sfruttare al massimo le proprie potenzialit\u00e0, non deve scoprirle in allenamento! Per quanto riguarda gli ostacoli da superare, le barriere quotidiane sono sicuramente una \u201cpalestra\u201d inevitabile.<br \/>\nI due mondi che inizialmente potevano apparire cos\u00ec distanti sono ora molto pi\u00f9 vicini, anzi sembrerebbe addirittura superflua la domanda: deve essere lo sport a penetrare nel mondo dell\u2019handicap o il contrario? Perch\u00e9 l\u2019individuo, nel momento in cui svolge una determinata attivit\u00e0, in questo caso sportiva, deve potersi scrollare di dosso gli elementi di cui non si avvale. Lo sport di per s\u00e9 concede questa possibilit\u00e0, perch\u00e9 separa le dis-abilit\u00e0 valorizzando le abilit\u00e0. La persona in tuta da ginnastica \u00e8 un giocatore, un atleta, non un disabile, la carrozzina o l\u2019ausilio utilizzato nella disciplina prescelta non \u00e8 fattore discriminante riconducibile all\u2019handicap, ma elemento proprio dello sport praticato. In palestra noi non vedremo mai dei disabili in carrozzina che giocano a basket, ma degli atleti che giocano a basket in carrozzina!<br \/>\nSi \u00e8 accennato alla possibilit\u00e0 di disgiungere le dis-abilit\u00e0; ovviamente questo pu\u00f2 avvenire solo nel contesto sportivo, e deve essere chiara la differenza tra un\u2019esperienza sportiva, anche se non necessariamente agonistica, ed un percorso terapeutico riabilitativo. La riabilitazione deve occuparsi della dis-abilit\u00e0, lo sport delle abilit\u00e0. Le competenze e le risorse da mettere in campo sono molto diverse, ed una demarcazione dei due ambiti \u00e8 necessariamente il primo passo per avvicinare le persone con deficit alle potenzialit\u00e0 che l\u2019attivit\u00e0 motoria e sportiva offrono in termini anche di benessere psicofisico.<br \/>\nDei tre fattori considerati; l\u2019individuo, l\u2019obiettivo ed il contesto, resta il terzo da analizzare per verificare l\u2019assonanza tra sport e disabilit\u00e0. Il contesto come insieme di regole, di organismi, di strutture che sovraintendono allo sport in generale rischia di apparire come anello debole della catena. Il contesto ambientale in cui si opera risente ancora troppe volte di un\u2019impostazione arcaica, in cui la separatezza tra sport e handicap \u00e8 incolmabile: discipline sportive non riconosciute ufficialmente, organismi competenti differenziati, impiantistica non accessibile (meglio: accessibile allo spettatore, ma non all\u2019atleta), manifestazioni separate.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong>Il vero spirito sportivo<\/strong><br \/>\nFortunatamente i segnali che registriamo ci indicano che la situazione si sta evolvendo positivamente. Non potrebbe essere diversamente, se si \u00e8 disposti a finalizzare le regole all\u2019inserimento anche del diverso o pi\u00f9 semplicemente alla registrazione delle novit\u00e0, delle nuove esperienze. Non si tratta di richiedere azioni \u201cbuoniste\u201d di accoglienza nel mondo ufficiale dello sport; semplicemente di immaginare il contesto sportivo arricchito dalla presenza di nuove discipline e di nuove risorse umane. Perch\u00e9 nuove discipline? Perch\u00e9 le discipline sportive non vanno intese come rigide griglie attraverso le quali solo alcuni possono passare per avere accesso all\u2019\u201cOlimpo\u201d. Ad ogni edizione dei Giochi, per esempio, vengono inserite addirittura nuove discipline, modificando o ridefinendo le norme che servono a definire le stesse. Allo stesso modo potrebbero avere diritto di cittadinanza le diverse attivit\u00e0 adattate.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Uno degli argomenti che vengono frapposti allo sviluppo di queste riflessioni riguarda la presenza e la funzione degli ausili. Ancora una volta si cerca di introdurre un elemento di diversificazione: si cerca di evidenziare la differenza tra il gesto atletico compiuto dalla \u201cmacchina\u201d umana e quello compiuto con il supporto di ausili. Un\u2019argomentazione simile ci aiuta enormemente a comprendere che lo sport \u00e8 una realt\u00e0 dove la disabilit\u00e0 \u00e8 addirittura quasi prevista e codificata, perch\u00e9 quando si richiede di utilizzare le abilit\u00e0 di una parte del corpo molte volte si limita e si disabilita l\u2019uso di altre parti. Questa potrebbe sembrare una interpretazione forzata, mentre invece \u00e8 sicuramente pi\u00f9 lineare la comprensione della presenza degli ausili nello sport indipendentemente dalla presenza di handicap da superare. Sono gli ausili che caratterizzano le diverse discipline; ne troviamo di tutti i tipi. Non sono ausili ruote, bastoni o racchette che prolungano le capacit\u00e0 degli arti? Per eseguire il salto con l\u2019asta non \u00e8 indispensabile un ausilio?<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Queste riflessioni o suggestioni probabilmente non risolvono le importanti problematiche che tutto il mondo dello sport ha di fronte per riuscire ad interpretare al meglio le esigenze e le domande degli strati sempre pi\u00f9 ampi di popolazione che vi si avvicinano. Ci debbono comunque servire per scalfire vecchi luoghi comuni e false convinzioni che non avendo capito il vero spirito sportivo, la vera essenza dello sport, ne travisano le interpretazioni danneggiando non una categoria di persone, ma lo sport stesso. Le problematiche da affrontare sono sicuramente molto pi\u00f9 vaste, ma noi sappiamo che nello sport \u00e8 possibile a tutti confrontarsi, mettersi in discussione, soffrire e gioire, e ci vogliamo adoperare perch\u00e9 questo venga offerto con le stesse possibilit\u00e0 ad ognuno. Sappiamo, e lo sa chiunque abbia praticato una disciplina o si sia divertito in un campo da gioco anche per pochi momenti, che in quei momenti ci si spoglia di tutte le differenze, non si riconosce nell\u2019altro un ceto sociale diverso, una professione o altro, ma semplicemente l\u2019atleta che si sta impegnando. Questo forse non avviene ancora nei confronti dell\u2019handicap.<br \/>\nLa pratica sportiva, invece, \u00e8 l\u2019esperienza che per definizione elimina barriere costruite tra uomini, imponendo di confrontarsi tenendo unicamente conto delle regole sportive; questo ha permesso di anticipare il superamento, nella storia anche recente, di divisioni etniche, razziali, belliche, ecc. Se ancora ci accorgiamo che esiste una barriera costruita sulla confusione e sulla incapacit\u00e0 di misurare e comprendere la dis-abilit\u00e0, vogliamo immaginare e partecipare all\u2019abbattimento di questa ultima barriera.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Claudio Cant\u00f9 \u201cL\u2019handicap nello sport o lo sport nell\u2019handicap\u201d\u00a0 era il sottotitolo del primo convegno organizzato nel 1996 dal Coordinamento Sport Handicap di Bologna. Questa frase doveva aprire ed evidenziare una serie di problematiche da affrontare in quella sede. 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