{"id":5859,"date":"2025-12-15T12:16:54","date_gmt":"2025-12-15T11:16:54","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5859"},"modified":"2025-12-15T12:16:54","modified_gmt":"2025-12-15T11:16:54","slug":"4-sport-ed-handicap-mentale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5859","title":{"rendered":"4. Sport ed handicap mentale"},"content":{"rendered":"<p>di Paolo Bertani<\/p>\n<p>In questo articolo vogliamo soffermarci non tanto sugli effetti generali dell\u2019attivit\u00e0 sportiva nei soggetti praticanti, ormai conosciuti e studiati, ma analizzare pi\u00f9 da vicino e proporre una riflessione sugli effetti specifici provocati in soggetti che soffrono di handicap mentale o comunque di disturbi nella sfera cognitiva o relazionale.<br \/>\nPremettendo, comunque, che gli effetti benefici comunemente riconosciuti alla pratica sportiva su persone cosiddette normali, lo sono vieppi\u00f9 per persone pi\u00f9 deboli o svantaggiate, in quanto vanno ad agire su quadri di sofferenza o disagio ancor pi\u00f9 bisognosi di aiuto, sostegno, alleviamento, allontanamento dalla propria difficile realt\u00e0.<br \/>\nPertanto, laddove il movimento provoca un miglioramento nelle condizioni fisiche del soggetto (apparato cardiocircolatorio, apparato respiratorio, tono muscolare, connessioni neuronali, funzioni neuro-vegetative, ecc.), tanto pi\u00f9 troveremo i benefici di questo miglioramento amplificati in soggetti che, pur non avendo difficolt\u00e0 motorie particolari, per la loro storia tendono ad una vita sedentaria, che risulta poco stimolante verso gli aspetti dinamici anche pi\u00f9 banali (camminare, correre, saltare, salire e scendere scale, prendere l\u2019autobus, andare in bicicletta, ecc\u2026), che solitamente caratterizzano o dovrebbero caratterizzare la vita quotidiana delle persone.<\/p>\n<p><strong>Movimento e sviluppo armonico<\/strong><br \/>\nQuando parliamo di effetti positivi sulle condizioni psicologiche di chi pratica sport (scarico delle tensioni e dell\u2019aggressivit\u00e0, produzione di endorfine, soddisfazione, senso di appagamento, ecc.), allora dobbiamo pensare a quanto questo possa essere benefico in chi vive in uno stato di tensione interiore pi\u00f9 o meno marcato, spesso costante nell\u2019arco della giornata, e che pi\u00f9 difficilmente pu\u00f2 trovare occasioni di svago, di rilassamento psicosomatico, o magari non \u00e8 in grado di canalizzare la propria aggressivit\u00e0 ed \u00e8 costretto dai suoi impulsi a sfogarla in modi anche violenti su cose o persone (con rischi per s\u00e9 e per gli altri).<br \/>\nUna mancata esperienza di movimento produce nel disabile una condizione ancor pi\u00f9 sfavorevole per l\u2019esplicarsi delle connessioni neuroniche che stanno alla base sia dei possibili apprendimenti motori sia di quelli cognitivi. Per questo sarebbe ancor pi\u00f9 fondamentale una pratica motoria fin dai primi anni di vita, periodo in cui si struttura lo schema corporeo, cio\u00e8 l\u2019immagine interiorizzata del nostro corpo e delle sue possibilit\u00e0 d\u2019azione. Se, ad esempio, un bambino ha la possibilit\u00e0 di sperimentare una gamma di movimenti (capovolta in avanti, all\u2019indietro, eccetera) il pi\u00f9 ampia possibile, aumenter\u00e0 esponenzialmente il numero delle sinapsi neurotiche, cio\u00e8 di quelle connessioni tra cellule nervose, che rimarranno nel suo patrimonio neurofisiologico e che saranno utili per lo sviluppo armonico del soggetto nel suo complesso, dagli aspetti cognitivi a quelli mnemonici, da quelli emozionali a quelli intrapsichici.<br \/>\nQuando ci si rivolge a persone ormai adulte, possiamo intervenire solo nel mantenimento delle prassi acquisite o al pi\u00f9 nell\u2019apprendimento di movimenti semplici o basati su azioni gi\u00e0 sperimentate.<br \/>\nMa le abilit\u00e0 motorie non sono l\u2019unico aspetto importante! \u00c8 nell\u2019ambito psicologico relazionale che possiamo giocarci la \u201cpartita\u201d; i fattori motivazionali, emozionali, interpersonali sono sempre stimolabili e rinnovabili, possono migliorare di quantit\u00e0 e, soprattutto, di qualit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Quale disciplina scegliere?<br \/>\n<\/strong>E qui anche la scelta della disciplina sportiva ha il suo significato. Tendenzialmente sarebbe meglio privilegiare i giochi di squadra, dove esiste una maggior quantit\u00e0 di possibilit\u00e0 relazionali, con i compagni di squadra, ma anche con gli \u201cavversari\u201d; e dove, dato da non trascurare, gli eventuali gap prestazionali tra uno e l\u2019altro possono essere ovviati o superati proprio dal fatto di essere inseriti in un gruppo e nella distribuzione appropriata dei ruoli.<br \/>\nNon \u00e8 da escludere, per\u00f2, nemmeno la pratica di una disciplina individuale, in quei casi in cui abilit\u00e0 sufficienti e attitudine psicologica del soggetto lo permettano e lo consiglino. Tanto pi\u00f9 se ci si rivolge a uno sport come l\u2019equitazione, in cui il rapporto con l\u2019animale offre ulteriori stimoli e implicazioni emotive particolari e non vi \u00e8 un confronto diretto con gli \u201cavversari\u201d.<br \/>\nUn\u2019ulteriore distinzione pu\u00f2 essere fatta tra sport di contatto e sport di confronto a distanza.<br \/>\nNei primi si inquadrano quasi tutti gli sport di squadra (calcio, basket, pallamano, pallanuoto, ecc.) o discipline individuali quali ad esempio scherma, ciclismo, arti marziali, ecc.<br \/>\nNei secondi si iscrivono la pallavolo (unico tra gli sport di squadra) o altri individuali come nuoto, tennis, bowling, sci, tennis tavolo, canottaggio, vela, solo per citarne alcuni.<br \/>\nIn questo tipo di sport conta molto la motivazione del singolo, che deve essere piuttosto elevata, proprio per reggere al peso dell\u2019impegno degli allenamenti e delle eventuali competizioni, che grava per lo pi\u00f9 solo sul singolo atleta, supportato da un allenatore o da un altro compagno di allenamenti, quando presenti.<br \/>\nRispetto a ci\u00f2 gli sport di squadra sono pi\u00f9 adatti a sostenere la motivazione e soprattutto consentono all\u2019individuo di superare momenti di crisi, cio\u00e8, ad esempio, interruzioni dell\u2019attivit\u00e0 che, nel caso di disabili mentali, possono essere anche ripetute durante l\u2019anno, a causa delle caratteristiche di instabilit\u00e0 e disagio proprie di alcune patologie.<br \/>\nDopo un\u2019interruzione, infatti, \u00e8 sempre possibile reinserirsi in squadra, senza che vi siano state ripercussioni sull\u2019attivit\u00e0, proprio grazie al numero di componenti, solitamente pi\u00f9 che sufficiente.<br \/>\nCaratteristica fondamentale del gioco di squadra \u00e8 il senso di collaborazione tra giocatori e il sentirsi parte di una catena in cui ogni anello \u00e8 importante e porta il suo contributo.<br \/>\nIl rischio sarebbe quello di sentirsi un \u201canello debole\u201d, nel caso di ragazzi meno abili di altri (non essendoci categorie su base di competenze, ci pu\u00f2 essere una grossa differenziazione di capacit\u00e0 tra componenti della stessa squadra); questo solitamente non avviene perch\u00e9 nel disabile psichico gioca un ruolo molto pi\u00f9 forte il senso di appartenenza al gruppo o a una squadra e il solo farne parte \u00e8 motivo di enorme soddisfazione e orgoglio, indipendentemente dalle prestazioni fornite o dal minutaggio in partita. Un passaggio fatto bene, un tiro in porta, una parata sono esempi di obiettivi minimi, ma gi\u00e0 motivo di soddisfazione e realizzazione.<\/p>\n<p><strong>Sentirsi vincenti<\/strong><br \/>\nCi\u00f2, ovviamente, non riguarda tutti i soggetti disabili; \u00e8 pi\u00f9 facilmente riscontrabile in soggetti con handicap pi\u00f9 grave. In ragazzi meno danneggiati sembra prevalere il sentimento agonistico o l\u2019ambito prestazionale, forse anche perch\u00e9 pi\u00f9 in grado di fare confronti, di cogliere le differenze, e perch\u00e9 pi\u00f9 sensibili al risultato positivo, nonch\u00e9 influenzati dalla cultura sportiva prevalente, cio\u00e8 quella che emerge da giornali e televisioni, per cui conta chi vince.<br \/>\nIl significato della vittoria per un disabile mentale pu\u00f2 assumere valenze particolari.<br \/>\nNel corso della sua vita in quanti ambiti avr\u00e0 potuto assaporare il gusto della vittoria, quali occasioni avr\u00e0 avuto per sentirsi \u201cvincente\u201d? Un disabile non ha un vissuto di \u201csconfitte\u201d praticamente costante nella sua vita? Pensiamo alla scuola, alle relazioni amicali, a quelle affettive o sessuali: in quante e quali di queste ha avuto rimandi positivi e riconoscimenti significativi, che potessero contribuire ad una strutturazione della stima di s\u00e9 ed in cui rispecchiare un\u2019immagine positiva di s\u00e9?<br \/>\nPertanto lo sport pu\u00f2 essere uno dei pochi, se non il primo ambito in cui provare queste sensazioni, in cui sentirsi realizzato e soddisfatto del raggiungimento di un obiettivo, e in una squadra, non dipendendo tutto dalle singole capacit\u00e0 ma dal collettivo, ci\u00f2 \u00e8 possibile anche per i soggetti pi\u00f9 deboli, che altrimenti sarebbero penalizzati.<br \/>\nIn un sistema psichico di collegamenti ci\u00f2 pu\u00f2 avere i suoi effetti benefici anche in altri campi, quali il lavoro o i rapporti familiari, o anche le relazioni amicali e affettive.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Bertani In questo articolo vogliamo soffermarci non tanto sugli effetti generali dell\u2019attivit\u00e0 sportiva nei soggetti praticanti, ormai conosciuti e studiati, ma analizzare pi\u00f9 da vicino e proporre una riflessione sugli effetti specifici provocati in soggetti che soffrono di handicap mentale o comunque di disturbi nella sfera cognitiva o relazionale. 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