{"id":589,"date":"2009-11-04T17:06:55","date_gmt":"2009-11-04T17:06:55","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=589"},"modified":"2026-01-12T11:06:21","modified_gmt":"2026-01-12T10:06:21","slug":"formare-gli-operatori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=589","title":{"rendered":"10. Formare gli operatori"},"content":{"rendered":"<p>a cura di V. B.<\/p>\n<p>Roberto Merlo, laureato in Filosofia, esercita l&#8217;attivit\u00e0 psicoterapeutica.<br \/>\nNell\u2019ambito del progetto Enter ha fatto parte del Comitato Tecnico Scientifico del Progetto e si occupato della fase di studio e ricerca. Ha quindi curato, oltre alla funzione scientifica, la predisposizione di strumenti di indagine specifici per la parte relativa alla formazione degli operatori.<br \/>\nAll&#8217;interno di questa fase ha svolto direttamente lezioni agli operatori partecipanti al corso.<\/p>\n<p><strong><!--break-->La metodologia utilizzata per questa fase dello studio e ricerca del progetto Enter \u00e8 stata quella di partire da uno studio sull\u2019immagine della formazione che gli enti possiedono per poi, sulla base dei risultati, organizzare una proposta formativa. Come avete scelto il campione degli enti?<\/strong><br \/>\nSulla base delle associazioni e cooperative o enti di formazione che si occupano in modo diretto, o per ragioni che riguardano la loro attivit\u00e0, di inserimenti lavorativi o formazione al lavoro.<br \/>\nAccanto a questa lista abbiamo poi considerato il fatto che spesso in modo informale si fa inserimento o avviamento al lavoro da parte ad esempio di parrocchie o gruppi informali. In questo caso abbiamo cercato di individuare alcuni di questi soggetti sulla base di una distribuzione sul territorio.<\/p>\n<p><strong>Di che tipologia di organizzazioni di tratta in termini di localizzazione, dimensioni, ambiti operativi?<\/strong><br \/>\nA Bologna esiste una estrema eterogeneit\u00e0: si va da grandi enti di formazione con molti programmi e anni di esperienza al parroco che cerca un luogo di lavoro per una persona tramite amici e conoscenze.<\/p>\n<p><strong>Quali sono i criteri principali utilizzati per evidenziare l\u2019idea della formazione che gli enti possiedono?<\/strong><br \/>\nOvviamente criteri sia quantitativi (risorse, tempi ecc&#8230; impiegati per questo tipo di attivit\u00e0) che qualitativi (come era concepita dall\u2019organizzazione la funzione formazione, al di l\u00e0 del fine dichiarato, quali erano le funzioni secondarie che le venivano attribuite, ecc&#8230;).<br \/>\nProvo a spiegarmi con un esempio. Il bisogno formativo, osservato dal punto di vista di una organizzazione, \u00e8 dipendente da come quest\u2019ultima pensa la formazione come strumento e funzione.<br \/>\nSe una organizzazione intende ad esempio la formazione come fatto qualificante, non penser\u00e0 a quella come contenuto riferito agli obiettivi ma come sistema con cui governare le sue relazioni interne. Se invece interpreter\u00e0 la formazione come sistema per raggiungere gli obiettivi, gli elementi di contenuto saranno prevalenti rispetto alle altre funzioni.<\/p>\n<p><strong>Quali sono i risultati maggiormente significativi ottenuti dalla ricerca relativamente all\u2019idea e al ruolo della formazione?<\/strong><br \/>\nAl di l\u00e0 della formazione professionale, su cui ci pare ci sia poco da dire, visto che le esperienze condotte in questi anni hanno prodotto sistemi molto efficienti e efficaci, ci sembra che si debba pensare a due processi formativi specifici per questi progetti che dovrebbero avere i seguenti obiettivi, uno rivolto agli operatori, l\u2019altro agli utenti finali cio\u00e8 alle persone svantaggiate. Supportare durante il processo gli operatori che lo gestiscono con interventi che diano strumenti e metodologie integrative atte a affrontare i problemi che si pongono nel processo; introdurre metodiche di intervento nei confronti dei destinatari finali che li rendano competenti nell\u2019ampliare la loro rete relazionale, accedere a risorse esterne e cos\u00ec via.<br \/>\nL&#8217;esperienza condotta attraverso questo progetto ha dato indicazioni utili per la realizzazione del primo obiettivo. Sul secondo ci sembra che si dovrebbe procedere nel seguente modo: da un lato dovrebbero essere messi in rete gli operatori che lavorano all&#8217;interno dei tempi di vita dei soggetti a forte tasso di emarginazione (dai delegati sociali di recente formazione agli operatori di strada, dagli animatori di territorio agli operatori che si occupano di inclusione, ecc\u2026); ci\u00f2 permetterebbe di seguire fuori dai servizi, nella quotidianit\u00e0, i soggetti, agendo sulla vita concreta di questi ultimi in modo congruente. Dall&#8217;altro lato infine si dovrebbero attivare, all&#8217;interno degli stessi processi di formazione professionale, momenti di formazione professionale e di accompagnamento all&#8217;inserimento, momenti di formazione &#8211; intervento in gruppo che siano finalizzati a riattivare le competenze necessarie (nei destinatari) per autonomamente occupare in termini alternativi rispetto alla cronicit\u00e0 e all\u2019 autoemarginazione i tempi di vita.<\/p>\n<p><strong>Una parte del questionario \u00e8 dedicata al profilo ideale del buon operatore: quali risultati <\/strong><strong>sono emersi e quali valutazioni \u00e8 possibile fare?<\/strong><br \/>\nL\u2019immagine dell\u2019operatore ideale \u00e8 abbastanza differenziata e articolata il che significa che non esiste una concezione del tipo \u201cdelirio di onnipotenza\u201d ma emerge una certa idea di dove gli operatori dovrebbero arrivare per essere \u201cideali\u201d rispetto all\u2019organizzazione. Mi sembrano particolarmente significative le quattro competenze che hanno ottenuto meno adesioni: la capacit\u00e0 di progettare momenti formativi per gli utenti con cui l\u2019organizzazione lavora, la conoscenza e padronanza dei vincoli posti dal contesto (ente, istituzione, struttura), la capacit\u00e0 di rapportarsi con le strutture amministrative del territorio e, infine, quella di sapere animare i gruppi e le persone.<br \/>\nRispetto alla figura di operatore che emerge dal questionario, quindi rispetto all\u2019immagine reale, occorre sottolineare alcune delle competenze privilegiate dagli intervistati: il sapere lavorare in \u00e9quipe, il sapere condurre una relazione di aiuto e la capacit\u00e0 di dialogo con gli utenti, la capacit\u00e0 di reggere l\u2019aggressione dell\u2019utenza e quella di sapere riconoscere quando non spetta all\u2019operatore rispondere ai bisogni sapendo rimandare a chi di competenza. Infine l\u2019essere in grado di organizzare il lavoro, di osservare e di trarre soddisfazioni dal proprio lavoro.<\/p>\n<p><strong>La metodologia utilizzata nella fase di studio e ricerca del progetto Enter, basata sull\u2019analisi sul campo e sulla successiva organizzazione di un percorso formativo, quali vantaggi comporta? Si \u00e8 sempre dimostrata funzionale? Sono proponibile delle alternative?<\/strong><br \/>\nIl primo dato che emerge dalla visione di insieme dei tre sistemi di risposte \u00e8 che le organizzazioni del campione intendono relativamente la formazione come un sistema atto a migliorare la qualit\u00e0 del loro funzionamento.<br \/>\nCi sembra per\u00f2 di poter dire che questa visione funzionalistica non \u00e8 precisa e chiara nel suo realizzarsi. Basti citare il fatto che la formazione non \u00e8 vista come strumento che avvicina l\u2019immagine reale all\u2019immagine ideale.<br \/>\nVi \u00e8 un\u2019idea della formazione pi\u00f9 come strumento residuale rispetto al suo compito mentre non compare un\u2019 dea strumentale, ad esempio la formazione come strumento di governo organizzativo o altro.<br \/>\nPensare la formazione come isolabile dai contesti organizzativi e dalle dinamiche che le stesse organizzazioni vivono quotidianamente con i contesti allargati, significa astrarla e renderla ambigua.<br \/>\nCerto ci\u00f2 comporta difficolt\u00e0 ulteriori non solo in termini di tempo, ma non vi \u00e8 alcuna alternativa.<\/p>\n<p><strong>Quali caratteristiche ha avuto il percorso formativo strutturato sulla base dei dati raccolti?<\/strong><br \/>\nLa caratteristica principale \u00e8 stata quella di costruire un percorso che, partendo dall\u2019analisi del lavoro svolto concretamente dai formandi tra un incontro e un altro, fornisse loro in itinere teorie e metodi per leggere in modo pi\u00f9 articolato e complesso le loro risposte e il loro modo di porsi tra i bisogni del progetto e dell\u2019organizzazione e i bisogni dei destinatari finali.<br \/>\nSi \u00e8 trattato quindi di una formazione in azione in cui il docente funzionava come risorsa di processo e non come colui che impone il processo.<\/p>\n<p><strong>E\u2019 stata fatta una verifica sul risultato del percorso formativo? Cosa ne \u00e8 emerso?<\/strong><br \/>\nSi \u00e8 stata fatta tramite un doppio sistema di valutazione di processo: un questionario e una discussione partecipata.<br \/>\nI risultati sono stati indubbiamente buoni. Dal questionario \u00e8 emerso un aumento della consapevolezza del proprio ruolo e delle proprie capacit\u00e0 e competenze e un ridimensionamento dell\u2019immagine onnipotente del formatore-accompagnatore tipo.<\/p>\n<p><strong>La ricerca degli enti formativi e il questionario utilizzato<br \/>\n<\/strong>a cura di D.F.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>Obiettivo della ricerca \u00e8 fornire un quadro conoscitivo ed interpretativo delle principali esperienze di intervento sui fenomeni di esclusione nell\u2019area urbana di Bologna, attraverso una analisi sul campo delle realt\u00e0 che operano a favore di persone in stato di grave disagio, con particolare riferimento alle problematiche occupazionali e formative.<br \/>\nCon l\u2019esigenza di sondare modalit\u00e0 di azione, strumenti e risorse a disposizione del settore, \u00e8 stato coinvolto un campione limitato nel numero, ma rappresentativo in modo proporzionale delle realt\u00e0 in oggetto.<br \/>\nAttraverso l\u2019analisi dei registri di iscrizione di Regione e Provincia, i contatti con le principali strutture che raccolgono, con banche dati, gli indirizzi e le tipologie organizzative che operano nell\u2019area dell\u2019esclusione ed, infine, con un lavoro di ampliamento in itinere del campione attraverso il pi\u00f9 informale meccanismo del \u201crimando\u201d tra una realt\u00e0 ed un\u2019altra, le organizzazioni selezionate sono state\u00a0 dunque intervistate attraverso un questionario organizzato in nove sezioni.<br \/>\nIl questionario, dopo una iniziale descrizione del profilo dell\u2019organizzazione, analizza il settore di intervento ed il bacino di azione della stessa, distinti il primo in settore socio-assistenziale, socio-sanitario, educativo-formativo, culturale, ricreativo, ambientale, sportivo, multietnico e della cooperazione internazionale, ed il secondo in livelli territoriali di azione (dal quartiere a stati esteri). Successivamente vengono analizzate la metodologia e gli strumenti di azione della realt\u00e0 intervistata.<br \/>\nPer quanto riguarda la metodologia adottata, l\u2019obiettivo era valutare se le azioni, le attivit\u00e0 e gli interventi dell\u2019organizzazione fossero basati prevalentemente sulla promozione e la prevenzione o si concentrassero sulla assistenza materiale e la cura della persona.<br \/>\nLa quarta sezione \u00e8 dedicata all\u2019analisi dei destinatari delle azioni delle realt\u00e0 in oggetto, distinti in quattro categorie: tipologia di disagio sociale in cui versano i destinatari (alcolisti, detenuti, senza fissa dimora&#8230;), loro status sociale, genere di appartenenza, fascia di et\u00e0. Nella parte finale della sezione vengono inoltre richiesti quali sono i canali attraverso i quali i destinatari vengono a conoscenza dell\u2019organizzazione o accedono alle attivit\u00e0 della stessa.<br \/>\nSuccessivamente vengono analizzate quali tipologie di attivit\u00e0 vengono svolte, quali sono i servizi a disposizione dell\u2019utenza e se e quali prestazioni di tipo professionale sono presenti all\u2019interno dell\u2019organizzazione.<br \/>\nLa distinzione tra attivit\u00e0, servizi e prestazioni \u00e8 stata introdotta nel questionario al fine di individuare non solo il livello di specializzazione delle organizzazioni coinvolte, ma anche il livello di professionalit\u00e0 presente all\u2019interno delle realt\u00e0 indagate.<br \/>\nLa settima sezione vuole rilevare le risorse a disposizione per svolgere le attivit\u00e0 e per sostenere i servizi e le prestazioni offerte. Le risorse sono state suddivise in risorse umane, strutturali, economiche e finanziarie.<br \/>\nLa sezione successiva (con struttura a domanda aperta) chiede all\u2019intervistato di illustrare con quali realt\u00e0 la propria organizzazione ha o ha avuto contatti significativi negli ultimi tre anni, chiedendo si specificare i motivi e le forme di relazione instaurate.<br \/>\nLa nona sezione ha come obiettivo quello di verificare se e quale tipo di formazione viene svolta per coloro che operano attivamente all\u2019interno dell\u2019organizzazione.<br \/>\nInfine il questionario propone di individuare, nell\u2019ipotesi di dover delineare il profilo ideale di un buon operatore per la propria organizzazione, quali siano le prime cinque competenze prioritarie, lasciando all\u2019intervistato la possibilit\u00e0 di rispondere con modalit\u00e0 aperta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roberto Merlo, laureato in Filosofia, esercita l&#8217;attivit\u00e0 psicoterapeutica.<br \/>\nNell\u2019ambito del progetto Enter ha fatto parte del Comitato Tecnico Scientifico del Progetto e si occupato della fase di studio e ricerca. 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