{"id":5928,"date":"2025-12-15T18:05:06","date_gmt":"2025-12-15T17:05:06","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5928"},"modified":"2025-12-15T18:05:06","modified_gmt":"2025-12-15T17:05:06","slug":"3-documentare-in-societa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5928","title":{"rendered":"3. Documentare in societ\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>di Massimiliano Rubbi<\/p>\n<p>Nelle riflessioni sulle funzioni della documentazione in ambito sociale, spesso passa sotto silenzio un elemento che per molti aspetti ne costituisce la specificit\u00e0: la capacit\u00e0 di contribuire a definire, per molti problemi sociali, coordinate concettuali ed operative tutt\u2019altro che pacifiche, ed anzi oggetto di serrata contesa. In altri tempi si sarebbe potuto dire che la documentazione sociale, a differenza di altri tipi di documentazione pi\u00f9 tecnici o \u201caccademici\u201d, non pu\u00f2 sfuggire alla propria natura politica, perch\u00e9 anche quando, del tutto legittimamente, evita con cura di schierarsi per l\u2019una o l\u2019altra impostazione teorico-politica, di fatto contribuisce a consolidare l\u2019uno o l\u2019altro dei modelli esistenti, con le relative implicazioni in termini di politiche sociali preferibili. E tuttavia, ricondurre questi tratti distintivi della documentazione sociale al solo carattere politico appare riduttivo, in quanto essi sembrano correlati ad un meccanismo sociale complessivo, emerso con grande vigore all\u2019attenzione della riflessione sociologica negli ultimi anni: la definizione della situazione.<\/p>\n<p><b>Definire la situazione<br \/>\n<\/b>\u201cSe gli uomini definiscono reali le situazioni esse saranno reali nelle loro conseguenze\u201d.<br \/>\nQuesto \u00e8 il cosiddetto \u201cteorema di Thomas\u201d, enunciato nel 1928 dal sociologo statunitense William I. Thomas. Non \u00e8 un caso che questa asserzione sia stata elaborata dallo studioso pochi anni dopo aver scritto, insieme al sociologo polacco Florian Znaniecki, un\u2019opera classica della disciplina: The Polish Peasant in Europe and America (1918-20), uno studio empirico sulla condizione degli immigrati polacchi negli USA \u2013 come si pu\u00f2 notare, l\u2019impostazione del problema dell\u2019integrazione e dell\u2019intercultura ha radici molto pi\u00f9 antiche di quanto generalmente si creda.<br \/>\nIl teorema di Thomas \u00e8 alla base di gran parte della sociologia americana di questo secolo, che si \u00e8 sempre pi\u00f9 orientata verso le capacit\u00e0 dei singoli e dei gruppi di creare\/ricreare la realt\u00e0 sociale per mezzo dei propri \u201catteggiamenti\u201d (un altro concetto che deve molto a Thomas e Znaniecki). Mead, Blumer e Schutz hanno sistematizzato questo orientamento con il concetto di \u201cdefinizione della situazione\u201d, secondo cui ogni significato \u00e8 costruito socialmente e non esistono (a grandissime linee) concetti dati che non possano essere ridefiniti da singoli o gruppi con un processo di interpretazione. La posizione pi\u00f9 radicale in questo senso \u00e8 quella di Garfinkel e della scuola etnometodologica da lui fondata negli anni \u201960, con gli assunti di indicalit\u00e0 e riflessivit\u00e0, secondo cui ogni nozione \u00e8 interpretabile solo entro un contesto che non viene mai esplicitato, ed ogni cosa di cui abbiamo esperienza \u00e8 comprensibile solo come caso specifico di un concetto generale di cui per\u00f2 non possiamo avere esperienza come tale.<br \/>\nIn ogni caso, sembra evidente che nella riflessione su fenomeni sociali complessi non si pu\u00f2 pi\u00f9 adottare l\u2019atteggiamento naif secondo cui le cose rispondono ad una realt\u00e0 precisa ed oggettiva, che ci si pu\u00f2 limitare a comprendere \u201cdall\u2019esterno\u201d. Di fatto, il modo in cui inquadriamo in concetti le realt\u00e0 sociali (e soprattutto il modo in cui comunichiamo le nostre conclusioni al riguardo) contribuisce a plasmarle, inducendo i soggetti che di quelle realt\u00e0 fanno parte a conformarsi pi\u00f9 o meno inconsciamente ai modelli su di loro. Pertanto, secondo queste teorie, ognuno di noi detiene rispetto agli altri un rilevante potere di \u201cdefinizione della situazione\u201d.<\/p>\n<p><b>Il potere della documentazione sociale<br \/>\n<\/b>Questo breve sunto di sociologia costruttivista ci consente di inquadrare meglio il ruolo delle strutture di documentazione di ambito sociale; come tutti coloro che operano nel settore, infatti, esse intervengono nella definizione della situazione relativa alle questioni sociali di cui si occupano. E ci\u00f2 \u00e8 particolarmente rilevante perch\u00e9 i problemi di cui si occupano i centri di documentazione sul sociale, un elenco dei quali \u00e8 fornito in altra parte di questa rivista, hanno spesso un inquadramento concettuale dibattuto e non condiviso, centro di polemiche tese a definire le soluzioni preferibili.<br \/>\nIl dibattito sui problemi sociali trattati si colloca a diversi livelli. Per alcune questioni, l\u2019esistenza del problema non \u00e8 oggetto di contesa, e anche sulle linee d\u2019intervento sembrano esserci divergenze limitate; il problema pare piuttosto la penetrazione limitata di questi atteggiamenti specialistici e \u201cilluminati\u201d in un\u2019opinione pubblica che tende a ricalcare modelli tradizionali e tradizionalisti sulla questione. Il caso dell\u2019handicap \u00e8 naturalmente il primo che ci viene in mente, nel senso che sulle tematiche dell\u2019integrazione scolastica, dell\u2019inserimento lavorativo, dell\u2019accessibilit\u00e0 architettonica, ecc. si \u00e8 consolidata un\u2019impostazione sostanzialmente condivisa da operatori e formatori, ma permane il problema di diffondere una sensibilit\u00e0 collettiva pi\u00f9 ampia a livello sociale \u2013 banalmente, quella che ti spinge a non parcheggiare davanti agli scivoli per carrozzine o a considerare il disabile esclusivamente come un \u201cpoverino\u201d (l\u2019attivit\u00e0 del CDH, del resto, ha questo tra i propri obiettivi principali).<br \/>\nAltri problemi, invece, sono inquadrati in diverse e conflittuali maniere: il problema della tossicodipendenza, ad esempio, anche nel recente dibattito politico vede contrapporsi le politiche di \u201criduzione del danno\u201d e di \u201crecupero pieno\u201d sulla base di diverse impostazioni teoriche di fondo (che, a loro volta, sono frutto di differenti concezioni generali della libert\u00e0 individuale nei confronti del potere politico). Altre questioni sociali, ancora, sembrano impostarsi sulla contrapposizione tra sforzo collettivo, con relativi costi, ed atteggiamento NIMBY (\u201cNot In My Backyard\u201d, ovvero \u201cnon nel mio cortile\u201d \u2013 certe strutture sono necessarie alla comunit\u00e0, ma non devono esistere vicino a casa mia): un esempio potrebbe essere la questione degli zingari, per i quali la costruzione di relazioni per una pacifica convivenza comporta costi socio-economici inevitabilmente maggiori rispetto allo spostamento dei campi di accoglienza non appena le proteste dei residenti superano una determinata soglia.<br \/>\nUn discorso a parte, anche per la grande importanza attuale ed in prospettiva del tema, merita la questione \u201cimmigrazione-intercultura-rapporto Nord\/Sud del mondo\u201d, che gi\u00e0 da questa denominazione evidenzia la propria estrema complessit\u00e0. In esso, infatti, si intrecciano aspetti culturali, religiosi (convivenza pacifica o clash of civilizations?), economici (la distribuzione della ricchezza su scala globale) e politici, gi\u00e0 complessi se presi individualmente e di fondamentale rilevanza per la societ\u00e0 odierna. Non \u00e8 un caso se questo \u00e8 l\u2019argomento trattato dal numero pi\u00f9 alto di centri di documentazione in Italia, seppure declinato in diversi ambiti (accoglienza ai migranti, cooperazione allo sviluppo, educazione alla mondialit\u00e0\u2026).<br \/>\nIn questo senso, il ruolo dei centri di documentazione di ambito sociale emerge in tutta la propria valenza socio-politica. Infatti, la loro struttura non le riduce a semplici biblioteche specializzate, fornitrici \u201cpassive\u201d di un servizio ad una ristretta cerchia di utenti, ma le pone in condizione (e forse anche in dovere) di svolgere il ruolo attivo di diffusori di cultura sui temi in cui sono specializzati, nelle pi\u00f9 diverse forme immaginabili. Pertanto, la prospettiva dalla quale inquadrano il fenomeno studiato, o suoi aspetti particolari, ha la capacit\u00e0 di incidere fortemente sulla percezione degli operatori del settore; n\u00e9 si pu\u00f2 dare, almeno per i centri pi\u00f9 attivi nella produzione di cultura, una posizione neutrale rispetto ai principali orientamenti ideologico-politici esistenti, ma solo una maggiore o minore consapevolezza di quello adottato. Come si \u00e8 cercato di mostrare, spesso la semplice esistenza di un centro che documenta la situazione di un determinato problema si pone in implicito contrasto con altre posizioni che tenderebbero a minimizzarlo o a \u201cghettizzarlo\u201d nella competenza di pochissimi, e dunque contribuisce in maniera decisiva a \u201cdefinirne la situazione\u201d.<\/p>\n<p><b>Documentazione ed informazione: l\u2019agenda-setting<br \/>\n<\/b>Ai lettori pi\u00f9 attenti non sar\u00e0 sfuggito, alcune righe sopra, che si \u00e8 esaltato il potere dei centri di documentazione di incidere sulla percezione degli operatori, ma non dell\u2019opinione pubblica. Sarebbe infatti illusorio pensare che l\u2019attivit\u00e0 dei centri possa raggiungere direttamente le \u201cgrandi masse\u201d, anche perch\u00e9 la complessit\u00e0 di alcuni temi \u00e8 tale da rendere indispensabile una serie di competenze preliminari non disponibili a tutti. In effetti, si crea la situazione un po\u2019 paradossale per cui l\u2019attivit\u00e0 dei centri, anche a causa della scarsa visibilit\u00e0 posseduta, finisce per rivolgersi prevalentemente agli \u201caddetti ai lavori\u201d che hanno coscienza della loro esistenza ed interesse alle tematiche trattate \u2013 proprio i soggetti che hanno meno bisogno di essere sensibilizzati ai problemi sociali documentati dal centro.<br \/>\nDi fatto, la principale fonte tramite cui l\u2019\u201duomo della strada\u201d viene a conoscenza di molti problemi sociali sono i media. La formalizzazione pi\u00f9 precisa di questo fenomeno ormai generalmente riconosciuto \u00e8 l\u2019ipotesi dell\u2019agenda-setting, secondo cui la percezione e la gerarchizzazione delle questioni di interesse sociale nell\u2019opinione pubblica sono influenzate, in diverso grado, dalla rilevanza data ad esse dal sistema dei media. La principale ragione di ci\u00f2 \u00e8 che, sempre pi\u00f9, la complessit\u00e0 dei fenomeni sociali \u00e8 tale da rendere insufficiente e distorcente la percezione diretta che se ne ha, imponendo agli individui di trarre informazioni indirette per farsi un\u2019idea pi\u00f9 completa \u2013 ovvero di rivolgersi ai media. In effetti, ad esempio, la questione della condizione carceraria non pu\u00f2 essere inquadrata pienamente n\u00e9 da chi vi si trova direttamente coinvolto, n\u00e9 da chi non ha alcun legame con questa realt\u00e0; i media, in virt\u00f9 di quella che potremmo definire \u201cprofessionalizzazione dello sguardo sociale\u201d, hanno la delega a dare la \u201cversione completa\u201d di fenomeni non percepibili integralmente da nessun singolo, consentendo ai loro utenti una definizione della situazione pi\u00f9 avveduta.<br \/>\nQuesta situazione genera spesso una vibrante polemica tra operatori di settore e giornalisti, in particolare con l\u2019accusa dei primi ai secondi di banalizzare le questioni sociali e di drammatizzarle per incrementare le vendite o gli ascolti. A volte questa accusa sembra ignorare, ingenerosamente, il fatto che una notizia espressa in poche righe o pochi secondi non potr\u00e0 mai avere l\u2019approfondimento che porta a scrivere interi trattati sugli stessi temi, e che \u00e8 proprio questa differenza a rendere la circolazione sociale della prima nettamente superiore a quella dei secondi. Tuttavia, \u00e8 indubbio che la grande diffusione di queste notizie porta talvolta ad amplificare pregiudizi o visioni \u201cnon preferibili\u201d e cos\u00ec a vanificare in breve il lavoro di anni dei centri nella societ\u00e0, con un effetto che sarebbe evitabile semplicemente con una migliore formazione dei giornalisti che si dedicano a tale settore. Anche qui, i centri di documentazione possono giocare un ruolo cruciale; le relazioni con i media, a volte trascurate a causa di anni di frustrazione o perch\u00e9 ritenute poco rilevanti, sono comunque canali decisivi nel fare s\u00ec che la cultura prodotta esca al di l\u00e0 della \u201ccricca\u201d di chi ne ha, di fatto, meno bisogno.<br \/>\nI centri di documentazione, dunque, hanno un importante ruolo socio-politico, e presumibilmente la loro importanza crescer\u00e0 in parallelo alla coscienza della non tollerabilit\u00e0 degli squilibri sociali. Personalmente, ritengo che la loro consapevolezza di questo ruolo e di questo potere di \u201cdefinizione della situazione\u201d sia una risorsa fondamentale specialmente per la soluzione non conflittuale di molte questioni che, con gravit\u00e0 variabile e da tempi diversi, la nostra societ\u00e0 rischia di ritenere connaturate fino ad uno scoppio non rimediabile.<\/p>\n<p><b>Suggerimenti di letteratura<br \/>\n<\/b>Becker, Howard S. 1978, Outsiders. Saggi di sociologia della devianza, Torino (ed. or. 1963)<br \/>\nBlumer, Herbert 1969, Symbolic Interactionism, Englewood Cliffs<br \/>\nGarfinkel, Harold 1967, Studies in Ethnomethodology, Englewood Cliffs<br \/>\nShaw, E. 1979, \u201cAgenda-Setting and Mass Communication Theory\u201d, in Gazette (International Journal for Mass Communication Studies), vol. XXV, n.2<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Massimiliano Rubbi Nelle riflessioni sulle funzioni della documentazione in ambito sociale, spesso passa sotto silenzio un elemento che per molti aspetti ne costituisce la specificit\u00e0: la capacit\u00e0 di contribuire a definire, per molti problemi sociali, coordinate concettuali ed operative tutt\u2019altro che pacifiche, ed anzi oggetto di serrata contesa. 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