{"id":593,"date":"2009-11-04T17:06:57","date_gmt":"2009-11-04T17:06:57","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=593"},"modified":"2026-01-12T10:35:28","modified_gmt":"2026-01-12T09:35:28","slug":"un-diploma-all-isola-che-non-c-era","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=593","title":{"rendered":"5. Un diploma all&#8217;isola che non c&#8217;era"},"content":{"rendered":"<p>di Elisabetta Brunelli<\/p>\n<p>La storia di R.P., una ragazza disabile che dopo varie difficolt\u00e0 riesce ad ottenere il diploma di terza media presentandosi come privatista. Il tutto raccontato da una educatrice all\u2019inizio come una fiaba e poi come una cronaca<!--break-->1) Questa \u00e8 la storia di R.P.<br \/>\nLa storia di una ragazzina disabile affetta da una malattia organica che le ha provocato un deficit intellettivo. E\u2019 la produzione del suo linguaggio che, solitamente, colpisce gli interlocutori. Di fatto, il suo lessico \u00e8 caratterizzato da frasi incompiute, inappropriate, che spesso risentono di un\u2019influenza dialettale e non rispettano la sequenza spazio-temporale.<br \/>\nCerto che il suo ambiente sociale non l\u2019ha mai aiutata!<br \/>\nIo, l\u2019ho conosciuta nel 1996, quando \u00e8 stata inserita nel nostro gruppo, la cooperativa sociale l\u2019Orto. Allora aveva gi\u00e0 fatto tutti i vari percorsi formativi: scuole dell\u2019obbligo, da dove n\u2019\u00e8 uscita senza conseguire il diploma di 3^ Media, e Centro di Formazione Professionale, dove ha imparato ad applicarsi in alcuni lavori manuali.<br \/>\nE\u2019 emersa immediatamente, da parte di R.P., la sua delusione e disistima che la portava a non sentirsi come tutti gli altri: le mancava la \u201cpatente\u201d per realizzare i suoi sogni e le sue attese concrete. Difatti, aveva ipotizzato, assieme alla sua famiglia, di inserirsi nel mondo \u201creale\u201d del lavoro<br \/>\nQuesta \u00e8 la storia\u2026 e conosco del suo passato quello che vi ho raccontato.<br \/>\nPerci\u00f2 ho creduto fosse giusto narrare il suo vissuto in due fasi diversificate.<br \/>\nLa prima parte \u00e8 una favola che espone la vita di R.P. prima che io la conoscessi. Per scriverla mi sono valsa d\u2019informazioni reali, mentre in alcuni punti mi sono sentita autorizzata ad intervenire attraverso la mia fantasia. Ho ritenuto che, solo cos\u00ec, avrei potuto raccontare una storia di vita vissuta a me quasi sconosciuta. Inoltre penso che sia una cosa straordinaria che, mediante la favola, si possa trovare un posto per tutto il bene e per tutto il male. Per cui, la battaglia contro il tempo e gli ostacoli, che impediscono o ritardano il coronamento di un desiderio, pu\u00f2 portare al ristabilimento del tempo perduto.<br \/>\nLa seconda parte \u00e8 una relazione che compie il ristabilimento del tempo perduto.<br \/>\nHo raccontato al presente di come R., attraverso l\u2019aiuto degli Insegnanti, del servizio sociale e nostro, abbia raggiunto la meta che aveva tanto anelato: conseguire il diploma di 3\u00b0 media.<\/p>\n<p><strong>E\u2019 troppo tardi?<\/strong><br \/>\nQuando (il tempo non ricordo!)<br \/>\nCani, gatti, topi a schiera<br \/>\nBen si misero d\u2019accordo,<br \/>\nC\u2019era, allora, c\u2019era \u2026 c\u2019era \u2026<br \/>\n\u2026Una giovane fanciulla chiamata RIFITAFA.<br \/>\nElla viveva in un piccolo paesino, nella lontana periferia di una grande citt\u00e0.<br \/>\nRIFITAFA passava le sue giornate in solitudine e possedeva in fondo al cuore tanta tristezza. Era cos\u00ec desolata, poich\u00e9 ogni volta che tentava di instaurare un dialogo con qualcuno, riusciva solo ad emettere frasi sconnesse, che non le erano dettate n\u00e9 dal cuore n\u00e9 dalla ragione. Cos\u00ec i suoi rari incontri finivano sempre alla stessa maniera, i compagni la guardavano perplessa e si allontanavano dicendo: \u201dNONSO\u2019?\u2019\u201d.<br \/>\nSolo quando, durante la notte il cielo era sereno e pieno di stelle, si appoggiava sul davanzale della finestra e si lasciava trasportare dall\u2019immaginazione contemplando il lontano orizzonte. Accarezzava i suoi sogni con la speranza di poterli esaudire: desiderava solo trovare compagni con cui condividere giochi ed allegria.<br \/>\nQuando fu un po\u2019 \u201ccresciutella\u201d inizi\u00f2 a frequentare la scuola dove erano impartite la cultura e le regole essenziali per entrare a far parte del mondo dei grandi. Anche qui RIFITAFA non riusciva a fare comunella con nessuno e, per quanto si sforzasse nel volere raccontare le sue fantasie ed i suoi bisogni, nessuno riusciva a capire il significato del suo \u201cdire\u201d.<br \/>\nGli insegnanti decisero, allora, di prendere contatto con un guaritore. Costui, dopo averla sottoposta a diverse visite, emise il suo responso: \u201cLa bambina \u00e8 afflitta da una malattia denominata \u201cSINDROME DI PETER PAN\u201d. Secondo il suo parere, RIFITAFA non avrebbe mai detto addio all\u2019infanzia, perch\u00e9 era felice del suo stato e voleva, all\u2019infinito, crogiolarsi nel suo dolce far nulla senza stare tanto a riflettere, visto che, era il suo forte.<br \/>\nPurtroppo il guaritore non possedeva il senno del poi che ti offre la possibilit\u00e0 di vedere le cose in maniera obiettiva. Non conosceva i desideri e la tristezza che affliggevano l\u2019anima della fanciulla e probabilmente riteneva la sua scienza una materia infallibile.<br \/>\nCos\u00ec fu subito riunito il consiglio scolastico e fu presa la decisione di cercare una persona competente ed esperta che affiancasse RIFITAFA, cos\u00ec da riuscire a comprendere le sue parole e i suoi pensieri pi\u00f9 reconditi.<br \/>\nL\u2019incarico fu affidato ad una Fatina che aveva il compito di mediare fra RIFITAFA e gli altri: alunni e insegnanti. Purtroppo il tempo passava e la Fata, per quanto si sforzasse, non riusciva ad entrare in quel mondo incantato; forse era troppo impegnata ad ascoltare i suoi pensieri personali, oppure non aveva mai fatto suo il segreto che la volpe aveva svelato al Piccolo Principe: \u201cNon si vede bene che con il cuore. L\u2019essenziale \u00e8 invisibile agli occhi\u201d.<br \/>\nAccadde allora, che col passare del tempo, la Fatina buona si trasform\u00f2 in una strega cattiva ed annunci\u00f2, in tono perentorio a tutto l\u2019ordine scolastico che la bambina non sarebbe riuscita mai e poi mai a superare l\u2019esame. La risposta emessa fu per RIFITAFA spietata: lei desiderava crescere, e si proiettava nel futuro con la speranza di entrare a far parte del mondo degli adulti e di praticare l\u2019arte della cucina.<br \/>\nSupponeva che solo cos\u00ec sarebbe riuscita a trovare la felicit\u00e0 mai posseduta.<br \/>\nIntanto il tempo passava.<br \/>\nRIFITAFA continuava sempre a mantenere chiare le sue attese per il futuro, ma aveva perso tutte le speranze ed era sempre pi\u00f9 sola.<br \/>\nAccadde per caso, o forse come spesso succede nella favola della vita, il fato le diede una mano?! \u2026Inizi\u00f2 a frequentare un luogo dove vi erano tanti altri bambini che parlavano la sua stessa lingua, sapevano leggere il cuore delle persone e, come lei, erano inventori di sogni. C\u2019erano anche persone adulte, forse maghi e fatine (NONSO\u2019), che avevano il compito di insegnare loro, con parole semplici e cose pratiche a crescere piano, piano\u2026senza fretta. Il tempo \u00e8 la migliore delle medicine e ti aiuta a crescere, prescindendo anche dall\u2019et\u00e0 biologica.<br \/>\nNon c\u2019erano esami da superare e le giornate erano caratterizzate da lavori che assomigliavano a giochi e giochi che assomigliavano a lavori: insomma una sorta di confusione molto ordinata. I grandi che affiancavano i piccoli avevano studiato in una scuola \u201cspeciale\u201d, che insegna a non scordarsi mai che in ognuno di noi, anche se si \u00e8 adulti, in fondo al cuore \u00e8 sempre presente il fanciullino PETER PAN. Per questo, tutto il gruppo unito, s\u2019impegnava quotidianamente a lottare per non essere considerato \u201cLA CIURMA DELL\u2019ISOLA CHE NON C\u2019E\u2019\u201d.<br \/>\nOra RIFITAFA si sentiva appagata, conosceva persone nuove ed era impegnata in tante attivit\u00e0, creative e lavorative compresa l\u2019attivit\u00e0 in cucina: in alcune giornate stabilite aiutava la cuoca a preparare prelibati manicaretti da offrire ai compagni della collettivit\u00e0.<br \/>\nMa in fondo al cuore, RIFITAFA, non si sentiva completamente soddisfatta.<br \/>\nCosa le mancava?<br \/>\nForse non riusciva a dare il giusto valore alle sue capacit\u00e0?<br \/>\nE, se non riusciva ad apprezzare totalmente le sue capacit\u00e0 ed il suo intrinseco valore, forse non apprezzava nemmeno se stessa?<br \/>\nLe mancava forse il fantomatico \u201cattestato\u201d per entrare nel mondo degli adulti?<br \/>\n1999: e\u2019 troppo tardi?\u2026<br \/>\n(A coloro tuttavia che sono fuori, tutto succede per metafore,<br \/>\nPerch\u00e9 vedano con occhi vedenti eppure non sappiano,<br \/>\nE odano con orecchie udenti eppure non capiscano).<br \/>\n\u2026 E come, solitamente, accade nelle favole \u2026<br \/>\nNo, non \u00e8 stato troppo tardi.<br \/>\nR.P., che frequenta la cooperativa sociale L\u2019Orto (Azienda Agrobiologica con finalit\u00e0 socio-riabilitative con sede a Minerbio, nella quale sono inseriti ragazzi con difficolt\u00e0), ha conseguito nel giugno di quest\u2019anno, il diploma di LICENZA MEDIA all\u2019et\u00e0 di 18 anni.<br \/>\nFinalmente il suo sogno si \u00e8 avverato.<br \/>\nCapita molto raramente che un portatore di handicap consegua il suddetto diploma come privatista, come d\u2019altra parte \u00e8 molto raro che un disabile non lo consegua, dopo la frequenza della scuola dell\u2019obbligo.<br \/>\nR.P. \u00e8 stata aiutata da una serie di circostanze favorevoli.<br \/>\nInnanzi tutto gli Educatori della cooperativa hanno creduto in lei e nelle sue capacit\u00e0, e hanno cercato il modo di aiutarla per soddisfare le sue esigenze. Sono stati supportati dai Servizi Sociali dell\u2019A.S.L. Bologna Nord (nello specifico si \u00e8 prestato l\u2019educatore professionale, gi\u00e0 suo referente, del distretto di Budrio), che si sono fatti carico delle competenze burocratiche. Pertanto, hanno preso contatto con la scuola media del territorio (Granarolo, con sede staccata a Minerbio), la cui preside, dopo aver consultato la normativa vigente, ha dato il proprio assenso all\u2019iniziativa.<br \/>\n(Contrariamente a quanto si possa pensare, non esiste, n\u00e9 una legge che ostacoli, n\u00e9 una legge che consenta il conseguimento del titolo in questione da parte di un privatista svantaggiato).<br \/>\nDi fatto, il grosso del lavoro \u00e8 stato portato avanti dagli educatori della cooperativa sociale. Una di loro, supportata da un tutor esterno, si \u00e8 incontrata con i docenti della classe con cui R.P. avrebbe dovuto sostenere la prova. In particolare, un\u2019insegnante, incaricata dalla preside, \u00e8 stata di riferimento. Lei ha collaborato alla stesura del progetto individualizzato, lei ha dato suggerimenti preziosi per i libri di testo da utilizzare, lei ha seguito l\u2019operato dell\u2019educatrice a contatto con la ragazza. All\u2019interno dei locali, della cooperativa, uno spazio apposito \u00e8 stato adibito ad aula scolastica. L\u2019alunna, come tutti gli alunni del resto, qualche volta ha sbuffato per i compiti, ma nel complesso si \u00e8 dimostrata seria e volenterosa. Periodicamente, si pu\u00f2 dire che abbia seguito un corso speciale per lavoratori, perch\u00e9 nella sua giornata, le ore di lavoro erano alternate a quelle di studio. Anzi il suo lavoro era collegato allo studio, poich\u00e9 ogni attivit\u00e0 da lei svolta era messa in relazione all\u2019attivit\u00e0 didattica (contare le cassette d\u2019ortaggi, apparecchiare la tavola a seconda del numero dei commensali e altro, aiutandola, in qualsiasi circostanza, a sollecitare e a valorizzare la sua produzione verbale.)<br \/>\nUn dato importante: inizialmente ci si \u00e8 prima accertati quanto, la ragazza avesse appreso negli anni di frequenza scolastica e quanto avesse conservato. Da qui siamo partiti per consolidare ed ampliare le sue conoscenze.<br \/>\nDopo mesi di lavoro, ecco giugno con l\u2019esame.<br \/>\nLa classe in cui R.P. \u00e8 stata inserita, la 3 A della scuola di Minerbio, era pronta ad accoglierla, grazie alla presentazione, fatta in precedenza dagli insegnanti.<br \/>\nLo svolgimento pratico delle prove \u00e8 stato brillantemente coordinato dalla presidente della commissione d\u2019esame: la preside della scuola media di Castel Maggiore. E\u2019 lei che ha saputo dissolvere i timori dell\u2019educatrice di riferimento, inserendola a pieno titolo nella commissione esaminatrice.<br \/>\nL\u2019operatrice, della cooperativa, temeva soprattutto una reazione \u201cnegativa\u201d da parte della ragazza, che avrebbe \u201crischiato\u201d di mandare a monte il lavoro di mesi. (R.P., infatti, \u00e8 caratterizzata da un comportamento ansiogeno che la porta, in alcuni frangenti, ad avere un mutismo improvviso; questo atteggiamento \u00e8 in gran parte imputabile alla non completa conoscenza dei nuovi ambienti e delle persone in esso operanti.). Aldil\u00e0 d\u2019ogni timore, R.P. ha sostenuto tutte e quattro le prove, i tre scritti e l\u2019orale, come tutti gli altri alunni. La ragazza \u00e8 apparsa tranquilla, sicura di s\u00e9 e non ha manifestato nessuna variazione d\u2019umore, n\u00e9 per la prova che stava sostenendo, n\u00e9 per l\u2019ambiente e le persone a lei semi-sconosciute, finch\u00e9\u2026non \u00e8 scoppiata in un pianto di felicit\u00e0, nel momento in cui le \u00e8 stata comunicata la promozione!<br \/>\nEcco finalmente, a discapito di quello che le avevano pronosticato anni prima, R. \u00e8 entrata a far parte del mondo degli \u201cADULTI\u201d.<br \/>\nAllora: e\u2019 troppo tardi?<br \/>\nAdesso, Novembre \u201899, possiamo proprio rispondere NO!<br \/>\n\u201cTutti gli esseri hanno bisogno di essere alimentati dall\u2019alto.<br \/>\nMa l\u2019elargizione di nutrimento ha il suo tempo, e bisogna attenderlo.<br \/>\nLe nuvole nel cielo sono dispensatrici della pioggia che allieta tutto il mondo vegetale e fornisce all\u2019umanit\u00e0 cibo e bevanda.<br \/>\nQuesta pioggia verr\u00e0 a suo tempo. Non si pu\u00f2 costringerla a scendere, bisogna attenderla (&#8230;). Forza davanti a pericolo non agisce precipitosamente, ma sa attendere,<br \/>\nmentre debolezza davanti a pericolo si agita e non ha pazienza di attendere.<br \/>\nL\u2019attesa.<br \/>\nSe sei verace hai luce e riuscita.<br \/>\nPerseveranza reca salute\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storia di R.P., una ragazza disabile che dopo varie difficolt\u00e0 riesce ad ottenere  il diploma di terza media presentandosi come privatista.  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