{"id":595,"date":"2009-11-04T17:06:57","date_gmt":"2009-11-04T17:06:57","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=595"},"modified":"2026-01-12T10:50:36","modified_gmt":"2026-01-12T09:50:36","slug":"presidente-ti-scrivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=595","title":{"rendered":"1. Presidente ti scrivo"},"content":{"rendered":"<p>Caro Presidente<br \/>\nInnanzitutto mi presento. Mi chiamo Claudio Imprudente, ho 39 anni e sono disabile (non-abile, per alcuni) o diversabile (abile in modo diverso, per altri): diciamo che, oggettivamente,<!--break--> ho una grave forma di tetraparesi spastica dalla nascita. Sono anch\u2019io un presidente, della associazione Centro Documentazione Handicap di Bologna e inoltre dirigo la rivista HP-Accaparlante. Forse sono quello che si definirebbe, anche se sembra una contraddizione, un handicappato di successo: mi sento abbastanza integrato nella societ\u00e0 e addirittura sono spesso ospite di trasmissioni televisive nelle quali porto i risultati del lavoro mio e della mia \u00e9quipe.<br \/>\nSe dovessi riassumere a che cosa debbo tutto questo, c\u2019\u00e8 una parolina che \u00e8 fondamentale e che ancora troppo spesso resta fuori dal \u201cmondo dell\u2019handicap\u201d: la fiducia. Se guardo alla mia vita moltissime persone mi hanno dato fiducia, a cominciare dai miei genitori e dai miei amici che via via sono diventati colleghi nel lavoro culturale che abbiamo intrapreso fondando circa vent\u2019anni fa il suddetto Centro. Sono persone che non hanno guardato solo alla gravit\u00e0 del mio deficit ma hanno invece guardato alle mie potenzialit\u00e0, hanno imparato a leggerne i segni e a intuirle anche quando ci\u00f2 pareva una operazione disperata. Le faccio un esempio. Io comunico soprattutto utilizzando una lavagnetta di plexiglas trasparente sulla quale stanno le lettere dell\u2019alfabeto: seguendo il mio sguardo che le indica una per una, la persona di fronte a me pu\u00f2 \u201cleggere\u201d il mio pensiero a voce alta. Come vede questo ausilio, frutto di immaginazione e di creativit\u00e0, mi ha ridotto molto l\u2019handicap, la difficolt\u00e0, derivante dal non poter comunicare, come fanno tutti, con la propria voce: \u00e8 l\u2019esempio pi\u00f9 tangibile della fiducia di cui parlo.<br \/>\nSignor Presidente, Lei ha fiducia in me? Ha fiducia nelle migliaia di Italiani che hanno un deficit (psichico o motorio o sensoriale) ma che purtroppo si trovano ad affrontare ogni giorno moltissime difficolt\u00e0, moltissimi handicap? Io sono convinto di s\u00ec ed \u00e8 per questo che Le scrivo partendo da una affermazione provocatoria e paradossale, tanto pi\u00f9 se Lei considera che io ho bisogno costantemente di un aiuto per il vivere quotidiano: i disabili non hanno bisogno di assistenza. In molti pensano di non potersi aspettare nulla da noi, e si preoccupano solo di \u201caiutarci\u201d, ma in primo luogo noi disabili abbiamo bisogno di agire come soggetti attivi, abbiamo bisogno di essere coinvolti e di dare a nostra volta: e come noi anche tutti gli altri italiani che vogliano diventare veri cittadini.<br \/>\nE\u2019 vero: dei passi in avanti sono stati fatti. Abbiamo alcune leggi, come quella sull\u2019integrazione scolastica, che sicuramente hanno generato delle esperienze all\u2019avanguardia e dalle quali anche gli altri Paesi dell\u2019Unione Europea traggono fondamentali suggerimenti. Non dobbiamo tornare indietro in questo cammino di riconoscimento dei diritti fondamentali dell\u2019individuo, ma anzi dobbiamo fare in modo che queste leggi siano pienamente effettive ed efficaci attraverso l\u2019adeguamento dei mezzi a disposizione per la loro attuazione, che peraltro si presenta ancora difficoltosa (si veda ad esempio la questione dell\u2019abbattimento delle barriere architettoniche).<br \/>\nDobbiamo per\u00f2 ribadire con forza che alcuni diritti non sono esigibili e il loro rispetto non pu\u00f2 essere affidato alla \u201cbuona volont\u00e0\u201d degli enti preposti. Non so se noi abbiamo pazienza o abbiamo solo imparato ad aspettare: siamo per\u00f2 fermamente convinti che le cose cambieranno.<br \/>\nE\u2019 certo che in ambito culturale, ed \u00e8 quello che mi rallegra di pi\u00f9, i passi in avanti sono tangibili: quando con il Progetto Calamaio andiamo nelle scuole di tutta Italia per far conoscere la realt\u00e0 dell\u2019handicap ai bambini, utilizzando giochi e fiabe e creando un momento di incontro e di conoscenza reciproca che fa sfumare mille paure e pregiudizi, vediamo come la cultura dell\u2019integrazione sia diventata realt\u00e0. Incontriamo tantissime persone che con convinzione ed entusiasmo portano avanti questo cambiamento, e in particolare vorrei ringraziare quegli insegnanti che, nonostante molti problemi, lavorano instancabilmente per costruire una scuola di tutti.<br \/>\nQuello che vorrei sottolineare \u00e8 che la questione dell\u2019handicap non \u00e8 un problema, come generalmente si crede, di una categoria di persone (i disabili, con i loro genitori e gli addetti ai lavori: medici, terapisti, insegnanti di sostegno, educatori, eccetera). Questo tipo di cultura genera quell\u2019assistenzialismo che, partendo dalla corretta consapevolezza che il disabile ha necessit\u00e0 di una attenzione speciale e operando magari con le migliori intenzioni, si traduce poi nella creazione di un insieme di iniziative che di fatto ghettizzano i disabili. Il \u201cmondo dei disabili\u201d non pu\u00f2 essere la somma di spazi speciali, di spazi protetti, che per\u00f2 anche chiudono le porte al confronto con la cosiddetta normalit\u00e0: io sogno un \u201cmondo dei disabili\u201d disabitato, proprio perch\u00e9 ci\u00f2 che pesto sotto i miei piedi, anzi solco con le ruote della mia carrozzina, non voglio che sia una terra \u201cspeciale\u201d, una riserva, ma la terra comune, la terra di tutti. L\u2019unica cosa invece veramente speciale \u00e8 la nostra voglia di partecipare, \u00e8 la voglia di dimostrare che siamo una ricchezza, perch\u00e9 noi siamo una ricchezza. E quando dico \u201cnoi\u201d mi permetto di parlare anche a nome di chi ha una disabilit\u00e0 psichica: soprattutto queste persone hanno una voglia enorme di dare, di partecipare, di comunicare, certo ognuna secondo le proprie modalit\u00e0, nelle potenzialit\u00e0 come nei limiti. Togliamoci per\u00f2 dalla testa che esistano i cosiddetti \u201cvegetali\u201d: opportunamente stimolate e seguite molte di queste persone riescono a raggiungere dei risultati insperati. Proprio perch\u00e9 pi\u00f9 di tutte soffrono situazioni di emarginazione dovuta alla mancanza di comunicazione con gli altri, \u00e8 a loro in particolare che deve rivolgersi la nostra attenzione. Dobbiamo essere consapevoli che proprio la loro qualit\u00e0 di vita e quella dei loro familiari \u00e8 la cartina tornasole dello stato dell\u2019integrazione in Italia.<br \/>\nNon chiediamo, dunque, solo assistenza, ma fiducia. Questo \u00e8 il senso della mia precedente dichiarazione provocatoria. L\u2019assistenza \u00e8 un mezzo sicuramente indispensabile che per\u00f2 viene molto spesso interpretato come un fine e si pensa erroneamente di aver risolto \u201cil problema\u201d sulla base di un computo, come ad esempio di quante ore di assistenza domiciliare un disabile usufruisce. Cos\u00ec si riduce l\u2019approccio all\u2019handicap a qualcosa di risolvibile con una operazione di quantit\u00e0. Non \u00e8 cos\u00ec: qui \u00e8 in gioco la qualit\u00e0 della vita ed \u00e8 facile intuire che un mondo a misura di disabile \u00e8 pi\u00f9 comodo per tutti. Tutti beneficeranno di questo processo: l\u2019handicap \u00e8 una questione che tocca tutti, perch\u00e9 gli handicap che ostacolano l\u2019integrazione dei disabili sono gli stessi che impediscono l\u2019integrazione di tutti.<br \/>\nQuello che manca \u00e8 la fiducia e ci\u00f2 necessita di un cambiamento a livello culturale. Nel mio lavoro mi confronto sempre con moltissime persone e situazioni e scopro che una quantit\u00e0 enorme di risorse si perde proprio per la mancanza di fiducia: i genitori, prima risorsa, spesso non vengono coinvolti quanto dovrebbero nei processi di riabilitazione (il sostegno alla famiglia \u00e8 ancora molto carente), le istituzioni continuano a non confrontarsi bens\u00ec a prendere iniziative separate e infine le stesse persone con deficit raramente intervengono nel processo che dovrebbe integrarle, subendo passivamente decisioni prese da altri.<br \/>\nS\u00ec all\u2019assistenza , dunque, ma no all\u2019assistenzialismo che tra l\u2019altro genera il meccanismo della delega: se c\u2019\u00e8, quando c\u2019\u00e8, un insegnante di sostegno, gli altri insegnanti spesso delegano a lui \u201cil problema dell\u2019handicappato\u201d. E\u2019 evidente che in questa logica, anche ammesso che detto insegnante operasse per un numero di ore superiore all\u2019attuale, non viene raggiunto lo scopo di una reale e completa integrazione del disabile.<\/p>\n<p>Caro Presidente, so che Lei parteciper\u00e0 alla 1\u00b0 Conferenza Nazionale sulle politiche dell\u2019handicap che si terr\u00e0 dal 16 al 18 di questo mese a Roma. La prego di ricordare questo appello, queste mie parole che non sono animate da una disperazione fredda e lucida, come mi sembra (con tutto il rispetto) quella di chi chiede il diritto all\u2019eutanasia, ma dalla speranza e determinazione di chi \u00e8 convinto che la vita sia il bene pi\u00f9 sacro. Non sta a me giudicare, anche perch\u00e9 nessuno pu\u00f2 dire di avere la verit\u00e0 in tasca: dico solo che se c\u2019\u00e8 una battaglia che vale la pena di essere combattuta \u00e8 quella per la \u201cbuona vita\u201d. La vera e sostanziale differenza \u00e8 tra vivere e sopravvivere: tutti moriamo ma non tutti possono dire di aver vissuto.<br \/>\nNel corso della Conferenza, guardandosi intorno, forse vedr\u00e0 che il numero dei disabili presenti in sala, come purtroppo temo, sar\u00e0 minimo (ne vedo ben pochi anch\u2019io ai convegni cui partecipo): ci\u00f2 non \u00e8 dovuto solo a problemi organizzativi ma anche al fatto che molti non hanno consapevolezza di s\u00e9 in quanto soggetti attivi nella societ\u00e0. Il cammino verso la partecipazione \u00e8 ancora lungo, \u00e8 una conquista quotidiana, come lo \u00e8 la democrazia che si nutre di libert\u00e0 e di, appunto, partecipazione. Le assicuro che molti di noi ce la stanno mettendo tutta, ma la cultura dell\u2019integrazione \u00e8 una di quelle conquiste che si pu\u00f2 fare tutti insieme.<\/p>\n<p>Caro Presidente, noi siamo una ricchezza per l\u2019Italia, una ricchezza che non va tenuta in cassaforte (come fanno pensare alcune strutture residenziali sia pur dotate di tutto ma che sono situate fuori dai centri abitati, magari sulle colline), ma che pu\u00f2 diventare una risorsa fondamentale nella nostra societ\u00e0 che sempre pi\u00f9 dovr\u00e0 affrontare il tema della complessit\u00e0 e della diversit\u00e0. Noi constatiamo che questo processo culturale sta gi\u00e0 facendo dei passi avanti e vogliamo aiutarlo affinch\u00e9, nonostante la lettera H sia la lettera muta del nostro alfabeto, diventi sempre pi\u00f9 una Acca-parlante.<br \/>\nSiamo sicuri di poter contare sulla Sua fiducia.<\/p>\n<p>Claudio Imprudente<br \/>\nPresidente dell\u2019associazione Centro documentazione Handicap di Bologna<\/p>\n<p>Caro Signor Claudio<br \/>\nLei ha scritto una lettera importante.<br \/>\nLa logicit\u00e0 e la fondatezza delle Sue considerazioni, la forza della emozione che traspare dalle Sue parole mi hanno profondamente colpito. Lei vuole che l\u2019Italia sia la terra di tutti, una terra che dia a tutti quelli che la abitano, quale che sia la loro condizione e la loro diversit\u00e0, una occasione di \u201cbuona vita\u201d.<br \/>\nNon mi chieda perci\u00f2 se ho fiducia in Lei. Sono io che Le chiedo di avere fiducia nell\u2019Italia, nelle sue tradizioni di solidariet\u00e0 e di rispetto della vita umana, pienamente rispecchiate nella Costituzione, di aver fiducia in se stesso per continuare a dispiegare tutte le qualit\u00e0 che sono dentro di Lei e che considero una risorsa preziosa per la nostra Patria.<br \/>\nL\u2019impegno che prendo \u00e8 di fare tutto quello che sta in me perch\u00e9 ogni barriera materiale e culturale sia superata.<br \/>\nAlcuni passi sono stati fatti ma molto \u00e8 ancora da fare. Non sar\u00e0 un cammino facile n\u00e9 breve perch\u00e9 si tratta di superare pregiudizi, abitudini consolidate che spesso nascono da un malinteso senso di piet\u00e0.<br \/>\nMa \u00e8 un cammino che percorreremo insieme con convinzione e con determinazione. Le donne e gli uomini impegnati con la Sua passione &#8211; e sono molti &#8211; possono renderlo pi\u00f9 agevole.<br \/>\nCon i pi\u00f9 vivi auguri per le imminenti festivit\u00e0.<\/p>\n<p>Carlo Ciampi<\/p>\n<p>Lettera del Presidente della Repubblica, pubblicata nella prima pagina del quotidiano La Stampa del venerd\u00ec 17 dicembre 1999<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caro Presidenteinnanzitutto mi presento. 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