{"id":599,"date":"2009-11-04T17:06:58","date_gmt":"2009-11-04T17:06:58","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=599"},"modified":"2026-01-12T11:34:00","modified_gmt":"2026-01-12T10:34:00","slug":"fumetti-con-handicap-quando-la-figura-in-sequenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=599","title":{"rendered":"5. Fumetti con handicap: quando la figura \u00e8 in sequenza"},"content":{"rendered":"<p>di C. Padovani<\/p>\n<p>La Gestalt non ha fatto altro che sistematizzare alcune doti percettive che l\u2019uomo ha avuto da sempre, o per lo meno da quando si trovava nelle caverne e ha dovuto fare i conti con altri simili, e con animali, che vedeva sparire e poi riapparire. Ogni volta che gli appariva un medesimo \u201caltro\u201d animato \u00e8 come se avesse pensato tra s\u00e9: &#8211; Ohib\u00f2, \u00e8 lo stesso di prima in un atteggiamento differente! _ Si costruiva, cos\u00ec, con il pensiero, una sorta di strip in sequenza che dava un certo \u201cordine\u201d al suo mondo. Quell\u2019uomo (o donna), pur cos\u00ec arcaico, gi\u00e0 pensava \u201ca fumetti\u201d, perch\u00e9, mentalmente riempiva con \u201cfotogrammi\u201d di pensiero la sequenza mancante dell\u2019intervallo tra l\u2019ultima immagine trattenuta un attimo prima che (poniamo) il partner uscisse a prendere l\u2019acqua e la nuova immagine del rientro.<br \/>\nPrima che il \u201cfumetto\u201d moderno prendesse piede nella nostra cultura visiva, ritroviamo, tra il tardo Medioevo e il primo Rinascimento, svariati esempi di sequenze. Gli affreschi e le formelle ad altorilievo, una accanto all\u2019altra, sui portali delle chiese per raccontare le vite di santi, sono fruibili con la stessa tecnica visiva (che riesce a passare da un elemento all\u2019altro \u201ccucendo\u201d l\u2019intervallo vuoto) con cui i nostri antenati graffiavano sulle pareti delle caverne scene di caccia come a tre finestre: nella prima il cinghiale che corre, nella seconda il cinghiale trafitto, nella terza il cinghiale ucciso trasportato dai cacciatori.<br \/>\nSu questa eredit\u00e0 visiva e percettiva, il \u201cfumetto\u201d modernamente inteso pu\u00f2 meglio \u201cgiocare le proprie carte\u201d; e talvolta &#8211; sapendo quanto siamo allenati alle \u201ccuciture\u201d o, per dirla con Merleau-Ponty, quanto siamo condannati al senso &#8211; pu\u00f2 permettersi il capriccio di \u201ccostringerci\u201d a riconoscimenti con arditi accostamenti.<\/p>\n<p><!--break--><\/p>\n<p><strong>Il mezzo condiziona il messaggio<br \/>\n<\/strong>Se il \u201cmezzo\u201d in ogni modo condiziona, o meglio si \u201cidentifica\u201d con il \u201cmessaggio\u201d (McLuhan, Popper), nel caso del fumetto l\u2019operazione pu\u00f2 essere addirittura amplificata, dal momento che, nella breve sequenza di una striscia, il carattere di un personaggio non viene solo ideologicamente deformato dal tipo di rappresentazione (la smorfia di Crudelia nella \u201cCarica dei 101\u201d diventa il suo marchio dall\u2019inizio alla fine) ma, dovendo ridurre all\u2019osso i numero delle varianti nelle poche caselle, il deforme o l\u2019uomo inchiodato alla carrozzella o l\u2019alieno bloccato in un marchio. Marchio che diventa necessario al riconoscimento immediato, dal momento che la nostra cultura visiva difficilmente ci permette di uscire da schemi manichei: \u201cdiverso\u201d &#8211; buono \/ normale &#8211; cattivo; normale &#8211; buono \/ \u201cdiverso\u201d &#8211; cattivo.<br \/>\nE da questa impronta indelebile non si esce se no con varianti minime per la espressione del viso, e no per la postura, come \u00e8 il caso del cinico Professor Xavier nella serie degli X-MEN.<br \/>\nGi\u00e0 tra gli anni \u201960 e \u201970 ,certo anche per influenza di altri strumenti di \u201cracconto visivo\u201d, accanto a strisce di \u201cfumetti\u201d tradizionali in cui le sequenze di parecchi gesti in successione andavano a costruire una azione, si trovano strisce a volte spregiudicate, ora per il \u201ctaglio\u201d, ora per gli \u201canacoluti\u201d. Riguardo al \u201ctaglio\u201d (Crepax, Maltese) spesso vengono amplificati pezzi di particolari &#8211; un seno, una mano rapace, mezza ruota di carrozzella &#8211; sapendo quanto il Lettore (o lettore-modello) abbia competenza per entrare in questo tipo di codice visivo, completando mentalmente e cucendo i frammenti. Riguardo ai \u201csalti\u201d (o non-s\u00e8guiti, gli anacoluti appunto) si rivedano appunto le strisce di Andrea Pazienza, che riesce meglio a lavorare sugli stati d\u2019animo perch\u00e9 appunto pu\u00f2 tralasciare la grammatica della coerenza delle sequenze. Cos\u00ec, in \u201cPasqua\u201d (della raccolta \u201cTormenta\u201d, 1985), diventa pi\u00f9 eloquente scandire in sei primi piani i melodramma di una noia borghese, dal momento che \u201cqui il disabile \u00e8 un ricco a cui il deficit non ha insegnato ad essere pi\u00f9 umano come vorrebbe la retorica dell\u2019handicappato\u201d (N.Rabbi).<br \/>\nEcco quindi: la maniglia di una porta, una figura rannicchiata sulla poltrona, una tazza di caff\u00e8 fumante sorretta con il vassoio sul fondo nero, l\u2019inserviente a mezzo busto che porta il caff\u00e8 con il \u201cbuongiorno\u201d (uno sbadiglio di fianco), l\u2019inserviente che si piega sul vassoio verso il letto, i profilo spettinato di qualcuno che beve il caff\u00e8 .<br \/>\nDi questa essenzialit\u00e0, fruibile, \u00e8 lo stesso Pazienza a sottolineare l\u2019efficacia: \u201cOgni gesto \u00e8 ridotto al minimo, nessuno sfondo&#8230;\u201d. Un po\u2019 come il teatro giapponese.<\/p>\n<p><strong>La psiche in carrozzella<br \/>\n<\/strong>Se dunque Vincenzo Mollica, nella prefazione a \u201cTormenta\u201d, definisce il fumetto di Pazienza: \u201cun arcobaleno indelebile che si poggia da un lato sulla tavolozza dei sentimenti e dall\u2019altro su quel curioso mosaico di attimi che \u00e8 l\u2019avventura umana\u201d, \u00e8 perch\u00e9 si stava organizzando un nuovo modello per rappresentare l\u2019handicap. Oltre gli estremi manichei, di handicappato buono e handicappato cattivo, si cerca di \u201cmettere in striscia\u201d anche l\u2019handicappato cinico, il nevrotico, il depresso e l\u2019handicappato \u201csenza qualit\u00e0\u201d, caratteri che la letteratura e il teatro europei avevano approfondito fin dagli anni Venti.<br \/>\nMa, si sa, \u201cmettere in scena\u201d \u00e8 ben altra cosa che \u201cmettere in striscia\u201d.<br \/>\nSi cercava di rappresentare qualcosa di nuovo orientandosi sui caratteri psicologici. Cos\u00ec acquistano sempre pi\u00f9 importanza le frasi, dette o pensate, racchiuse nella nuvoletta, mentre la Psiche non trova posto migliore che inchiodarsi in una carrozzella.<br \/>\nCi si allontana sempre di pi\u00f9 da fumetto per divertire i bambini, le nuove strisce sono pi\u00f9 seriose, pi\u00f9 rivolte all\u2019adulto, a volte sarcastiche ma soprattutto moraleggianti: \u201cForse l\u2019intelligenza \u00e8 accettare quello che sei, dovunque e chiunque tu sia\u201d, si legge verso la fine de il \u201cRubinetto al termine dell\u2019universo\u201d.<\/p>\n<p><strong>Basterebbe un puntino<br \/>\n<\/strong>In fondo, Mafalda di Quino o i paradossi di Volinsky non avevano bisogno di una faccia depressa o delle raggiere di una carrozzella per dire che i mondo rotola verso l\u2019indifferenza. Bastava un dito su naso i segno di dubbio o riflessione (es. Mafalda rivolta al padre che sta leggendo: \u201cPap\u00e0, che vuol dire handicappato?\u201d. Il Padre: \u201cVa\u2019, va\u2019 a giocare, Mafalda, non son cose per la tua et\u00e0.\u201d. Mafalda, rassegnata se ne va brontolando: \u201cHo capito, si tratta di sesso!\u201d.).<br \/>\nOra occorrono segnali forti, troppo forti, a volte urlati: a scapito dell\u2019efficacia. Fatto \u00e8 che sembra esserci qualcosa di continuit\u00e0, nell\u2019arco di quarant\u2019anni, sul rinnovamento manicheismo che non lascia spazio nemmeno ad una nuvoletta di sorriso ironico. Se in X-MEN (USA, anni \u201960) nell\u2019episodio \u201cThe Mimic!\u201d, l\u2019uomo-angelo protegge e sovrasta (anche figurativamente) il cinico Professore emiplegico in carrozzella, nella battaglia contro angeli malefici, in una recente storia a fumetti, \u201cCronaca del grande male\u201d di David B., ecco per l\u2019ennesima volta il dramma della protezione. La classica famiglia piccolo-borghese si trova a gestire il figlio epilettico: certo accostabile (dal punto di vista preso in considerazione) alle \u201camarezze metropolitane\u201d di Munoz e di Altan, piuttosto che ad una strip di Walt Disney dove ancora pu\u00f2 commuoversi e riflettere sulle ingiustizie senza bisogno di carrozzelle. A ragione Goffredo Fofi (\u201cSOLE 24 ORE\u201d del 18 ott.99) la definisce \u201cuna sorta di romanzo antropologico\u201d, e come tale, non ha bisogno di particolari stratagemmi grafici per denotare questo handicappato: gli \u00e8 sufficiente un corpicino smunto, un paio di occhialoni professorali appoggiati su un testone un po\u2019 inebetito&#8230;Basta questo, perch\u00e9 \u00e8 il contesto, \u00e8 ci\u00f2 che gli sta attorno che \u201cdice\u201d del suo male: neri assoluti, occhi animaleschi nel buio, tronchi antropomorfi, profili di teschi con dentiere spettrali esageratamente ostentate!<br \/>\nE l\u2019ironia dove \u00e8 andata a finire?<br \/>\nA volte, per riflettere sulla diversit\u00e0, fisica o psichica che sia, mi chiedo se, al posto di storie deprimenti marchiate da ghigni e da carrozzelle, non sia pi\u00f9 efficace quella semplicissima striscia de \u201cIl puntino verde\u201d di Gianni Rodari, dove due puntini (uno giallo e l\u2019altro blu) mentre giocano all\u2019aperto si abbracciano e diventano un unico puntino verde. Fattasi sera, bussano alla famiglia \u201cgialla\u201d, ma i genitori non riconoscono il figlio giallo e sbattono la porta; bussano quindi alla famiglia \u201cblu\u201d, ma i genitori non riconoscono il figlio blu e pure loro sbattono la porta. Solo piangendo scioglieranno il colore verde: cos\u00ec l\u2019uno ritorner\u00e0 giallo e l\u2019altro ritorner\u00e0 blu.<br \/>\nChiss\u00e0 perch\u00e9 occorre ancora piangere per qualche nuvoletta di identit\u00e0?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Gestalt non ha fatto altro che sistematizzare alcune doti percettive che l&rsquo;uomo ha avuto da sempre, o per lo meno da quando si trovava nelle caverne e ha dovuto fare i conti con altri simili, e con<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3595],"edizioni":[83],"autori":[160],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3639],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/599"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=599"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/599\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6147,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/599\/revisions\/6147"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=599"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=599"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=599"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=599"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=599"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=599"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=599"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=599"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=599"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}