{"id":5992,"date":"2025-12-17T12:31:27","date_gmt":"2025-12-17T11:31:27","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5992"},"modified":"2025-12-17T12:31:27","modified_gmt":"2025-12-17T11:31:27","slug":"raccontare-una-nuova-storia-insieme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5992","title":{"rendered":"Raccontare una nuova storia, insieme"},"content":{"rendered":"<p>di Maria Rosa Trombetti, insegnante di<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>scuola dell&#8217;infanzia<\/p>\n<p>L&#8217;anno scorso il Progetto Calamaio ha realizzato alcuni incontri in una scuola dell&#8217;infanzia della provincia di Bologna. Tra le insegnanti presenti c&#8217;era una nostra vecchia conoscenza. Maria Rosa, infatti, \u00e8 stata per anni educatrice ASL e si \u00e8 occupata dell&#8217;inserimento nel Progetto Calamaio di alcune persone con disabilit\u00e0. In particolare ha seguito tutto il percorso di Ermanno, l&#8217;animatore con disabilit\u00e0 che ha condotto gli incontri nella sua scuola. Le abbiamo chiesto di condividere con noi le sue emozioni.<i><\/i><\/p>\n<p>A parte quello di Via col vento<i> <\/i>sono pochi i finali che ricordo. L&#8217;epilogo di un libro, le ultime scene di un film si trasformano in nebulose indistinte; so con certezza se una storia mi ha entusiasmato, che emozioni mi ha suscitato, ma dire, subito, come si \u00e8 conclusa mi costringe a ripensare con attenzione, con caparbiet\u00e0 e a compiere un discreto sforzo di sollecitazione della memoria.<br \/>\nE poi al momento non mi garba che le storie finiscano, non mi gratifica pi\u00f9 il &#8220;e vissero felici e contenti&#8221;, che si metta la parola fine a un racconto, a un&#8217;avventura, a un&#8217;esperienza.<br \/>\nLa vita ci chiede sempre un dopo, che lo si voglia o no. Abbiamo un nuovo capitolo da vivere con le nostre esperienze concatenate che non si troncano, forse le dimentichiamo, ma le memorie si sedimentano e stanno con noi, ci modificano e ci fanno crescere, ci spingono a non fermarci, a guardare oltre, a compiere passi successivi e a scegliere cosa vogliamo fare e fare di noi. Consapevoli o ignari cambiamo, assumiamo nuovi punti di vista, vediamo le cose da prospettive diverse e scegliamo nuove strade da percorrere, arricchiti di una nuova storia da raccontare che diventer\u00e0 un&#8217;altra storia e poi un&#8217;altra ancora.<br \/>\nLe storie sono fatte di parole:<br \/>\nparole che uniscono, parole che avvicinano;<br \/>\nparole buone e parole gentili;<br \/>\nparole di paura e di rabbia, di consolazione e di solitudine;<br \/>\nparole che ci sovrastano, parole che ci circondano;<br \/>\nparole vuote e inutili, sentite troppe volte;<br \/>\nparole della vita e parole della scuola;<br \/>\nparole delle maestre e parole dei bambini;<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>parole che dicono e parole che fanno essere;<br \/>\nparole dei sogni e parole dei desideri.<\/p>\n<p>Ma le storie sono fatte anche di gesti:<br \/>\ngesti che uniscono, gesti che allontanano;<br \/>\ngesti di rabbia e gesti di affetto;<br \/>\ngesti inconsulti e gesti eroici;<br \/>\ngesti ponderati e lenti;<br \/>\ngesti memorabili;<br \/>\ngesti della scuola, delle maestre e dei bambini;<br \/>\ngesti quotidiani, rassicuranti e ripetitivi;<br \/>\ngesti che valgono pi\u00f9 delle parole e gesti che lasciano senza parole.<\/p>\n<p>In quella mattina di aprile ho visto gesti che mi hanno lasciato senza parole.<br \/>\nMattina, Scuola dell&#8217;infanzia, ospitiamo il Progetto Calamaio.<br \/>\nMi risulta difficile tradurre in parole la sensazione che ho provato quando Ermanno si \u00e8 alzato dalla carrozzina per mettersi a disposizione dei bambini &#8230; La carrozzina, che era stata cavallo e locomotiva, \u00e8 diventata trampolino.<br \/>\nPer pochissimo tempo Ermanno \u00e8 stato in piedi, sorretto dai suoi colleghi di avventura, si \u00e8 veramente innalzato in tutta la sua statura, al centro dello spazio della nostra cassettiera per poi sdraiarsi e mettersi a disposizione dei bambini: l&#8217;animatore al tappeto. In quel momento il mio sguardo era quello dell&#8217;insegnante che con emozione e trepidazione ha assistito alla messa in opera della disponibilit\u00e0 di una persona, alla gratuit\u00e0 di un gesto, alla concretizzazione di un modo di essere &#8220;diverso&#8221; divenuto strumento agito di meraviglia, trasformata in curiosit\u00e0, accettata con spontaneit\u00e0 ed entusiasmo da parte dei bambini.<br \/>\nUn&#8217;esperienza che si propone sovente ai bimbi \u00e8 quella di tracciare il confine della propria sagoma, mappa di noi stessi, confine tra noi e il mondo.<br \/>\nOgni bimbo, quel giorno, ha potuto tracciare un tratto del confine di Ermanno, sdraiato in tutta la sua lunghezza su un grande foglio srotolato sul pavimento; osserviamo che la sua sagoma presenta un&#8217;anomalia rispetto a ci\u00f2 che normalmente si ottiene dai risultati dei confini dei bimbi con le mani ben tese, le dita aperte; la mano di Ermanno resta chiusa anche sulla carta, un pugno: perch\u00e9?<br \/>\nPerch\u00e9 \u00e8 fatto cos\u00ec.<br \/>\nSemplice e perfetto, senza troppe parole.<br \/>\n&#8220;Facciamo misura&#8221;, nel nostro quotidiano, significa segnare l&#8217;altezza dei bambini su un cartellone verticale; nel corso dell&#8217;anno osserviamo le modifiche dell&#8217;altezza per poterci confrontare con noi stessi e con l&#8217;altro.<br \/>\nNel momento di &#8220;facciamo misura&#8221; con Ermanno, la dimensione orizzontale ha posto un rovesciamento del punto di vista: alto \u00e8 diventato lungo, ci confrontiamo e misuriamo stando sdraiati, rimanendo sempre noi.<br \/>\nIn quella mattina di aprile ho avuto l&#8217;opportunit\u00e0 di guardare Ermanno da un&#8217;angolazione diversa, quella datami dalla precedente professione di educatore.<br \/>\nCon lo sguardo stupito e meravigliato di chi ha visto e conosciuto una sua dimensione differente.<br \/>\nTornano alla memoria frammenti di vita quotidiana faticosa e tragica, vita da ripensare senza sapere come e quanto, senza potere dare risposte immediate e risolutive, solo nella condizione di immaginare percorsi e formulare proposte per cercare di trovare e dare senso a un ignoto futuro.<br \/>\nNacque cos\u00ec la proposta di un progetto per l&#8217;inserimento nel Calamaio, che divenne per Ermanno prima di tutto un luogo.<br \/>\nLa nuova sede della associazione da ristrutturare, i termosifoni da ridipingere, un luogo da rendere pi\u00f9 bello, lentamente, con nuove risorse risvegliate.<br \/>\nIl Calamaio non si rivel\u00f2 solo una stanza ridipinta, si trasform\u00f2 in luogo dell&#8217;esperienza verso una nuova dimensione, della sperimentazione di possibilit\u00e0 di cambiamento, per trovare nuove parole e un modo diverso di raccontare un s\u00e9 cambiato.<br \/>\nLinguaggio preferito di Ermanno sono le favole che si sono dimostrate un ulteriore valido strumento di mediazione per tentare di guardare a un orizzonte pi\u00f9 ampio, come pi\u00f9 ampi erano i confini che esplorava-no i suoi personaggi o le possibilit\u00e0 che si delineavano nei finali delle storie.<br \/>\nIl passo successivo fu sperimentare una nuova opportunit\u00e0, quella di animatore nelle scuole.<br \/>\nRicordo benissimo che, durante i periodici incontri di verifica con l&#8217;\u00e9quipe educativa del Calamaio, sono sempre emersi l&#8217;entusiasmo e la sua adeguatezza nella relazione con i bambini. Un animatore trascinante e disponibile, immediato nel catturare l&#8217;attenzione con simpatia e naturalezza, mettendosi in gioco e giocando con i bambini; ho sempre creduto in questa capacit\u00e0 di Ermanno e nella corrispondenza delle risorse concrete del Calamaio per lui.<br \/>\nCome educatore non ho mai avuto la possibilit\u00e0 di vedere un&#8217;animazione.<br \/>\nOra nel ruolo di insegnante ho avuto la favorevole opportunit\u00e0 di assistere alla sua reale dimensione calamaio; incrociare il suo sguardo acceso ha significato partecipare e condividere un nuovo capitolo di una storia che non \u00e8 ancora finita.<br \/>\nPomeriggio di aprile: nasce il confronto di verifica tra le insegnanti; oltre le parole di commento sull&#8217;esperienza proposta ai bimbi sono state palpabili le ricadute delle emozioni vissute e da cui ci siamo fatte pervadere. Nello sguardo delle colleghe ho ritrovato i miei stessi autentici sentimenti.<br \/>\nTutte noi per esperienze diverse eravamo a conoscenza del Progetto e quel giorno lo abbiamo vissuto nella nostra scuola.<br \/>\nHo immaginato che ciascuno abbia ricevuto in regalo una piccola macchia dell&#8217;inchiostro indelebile del Calamaio.<br \/>\nNutro la certezza che i nostri alunni, co-protagonisti dell&#8217;avventura, con la loro naturalezza, con i loro gesti, domande, partecipazione spontanea e attiva, abbiano fatto s\u00ec che parole importanti come integrazione, superamento dell&#8217;handicap e diversit\u00e0 si trasformassero in azioni semplici di partecipazione, gioco, allegria e immagino che a loro volta abbiano regalato una piccola preziosa macchia ai loro genitori, segno concreto di una esperienza significativa.<br \/>\nMattina di settembre: si concorda di riproporre per il nuovo anno scolastico una nuova avventura del Progetto Calamaio per continuare a vivere e raccontare una nuova storia, insieme.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maria Rosa Trombetti, insegnante di\u00a0 scuola dell&#8217;infanzia L&#8217;anno scorso il Progetto Calamaio ha realizzato alcuni incontri in una scuola dell&#8217;infanzia della provincia di Bologna. 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