{"id":6000,"date":"2025-12-22T10:59:03","date_gmt":"2025-12-22T09:59:03","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6000"},"modified":"2025-12-22T10:59:03","modified_gmt":"2025-12-22T09:59:03","slug":"la-mia-creatura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6000","title":{"rendered":"La mia creatura"},"content":{"rendered":"<p>a cura di Valeria Alpi<\/p>\n<p>La\u00a0mia bambina mi si par\u00f2 davanti che era gi\u00e0 andata a prendersi i miei orecchini belli, quelli con la perla vera, mi strattonava, pretendeva che la aiutassi a metterseli. Glieli appesi alle orecchie, la portai davanti allo specchio:<br \/>\n&#8211; Ma lo vedi quanto sei ridicola?<br \/>\nPer torglierglieli ci volle del bello e del buono, guarda che mi toccava fare: cercava di prendermeli dalle mani, c&#8217;\u00e8 stato il rischio che si rompessero e mi sarebbe dispiaciuto, me li aveva regalati mia madre per il matrimonio ed \u00e8 l&#8217;unica cosa che mi sia rimasta.<br \/>\nNon la piantava pi\u00f9, strillava. Per chiudere la faccenda le andai a prendere il pigiama comodo, quello chiuso ai polsi e alle caviglie che le ho comprato due anni fa in liquidazione. Glielo sventolai davanti perch\u00e9 capisse che era ora, anche se in effetti alla cena mancava ancora parecchio, ma tanto lei l&#8217;orologio non lo sa leggere. [. .. ] alla fine era tranquilla, la piazzai davanti alla televisione e mi misi a guardarla anch&#8217;io, che avevo le gambe stanche e male non mi faceva. Veramente i programmi per bambini mi piacciono poco, ma che altro vedere a quell&#8217;ora, e con lei, che si agita anche soltanto quando accendo il gas?<br \/>\n[&#8230; ] era ingrassata proprio, strizzata cos\u00ec le si vedevano pure le mammelle e i capezzoli che non \u00e8 il caso. Prima o poi magari riuscir\u00f2 a farla dimagrire, ma intanto una soluzione dovevo trovarla.<br \/>\nE cos\u00ec mi tocc\u00f2 uscire. Con lei. Comunque il negozio- sempre lo stesso, mi ci servo da anni &#8211; non \u00e8 lontano\u00a0da noi, e per la strada la bambina camminava quasi bene, con il mio passo, solo ogni tanto dovevo strattonarla un pochino perch\u00e9 si fissava a guardare gli alberi, le automobili, perfino il cielo che non ci sono nemmeno le rondini.<br \/>\nNel negozio andai a colpo sicuro, le magliette che mi servono sono sempre le stesse, stessa marca e stessi colori, solo &#8211; quella volta &#8211; pi\u00f9 grandi di una taglia. Ne presi tre, tutte dello stesso modello cos\u00ec mi facevano lo sconto. Ero alla cassa, la busta pronta da portare via, stavo gi\u00e0 tirando il fiato. Macch\u00e9, la bambina cominci\u00f2 a strattonarmi verso il reparto della biancheria, toccava reggiseni imbottiti e mutandine di pizzo.<br \/>\n-Non mi serve niente &#8211; dicevo, e intanto cercavo di spingerla verso la porta. Lei insisteva, tirava dalla sua parte.<br \/>\nA un certo punto si ferm\u00f2, mi piant\u00f2 gli occhi in faccia, poi si guard\u00f2 un dito e con uno sforzo del polso lo punt\u00f2 su di s\u00e9:<br \/>\n-&#8230; me&#8230; &#8211; ha mugolato. E se ne restava l\u00ec col dito puntato, anzi lo spingeva sul petto a costo di farsi<br \/>\n[&#8230; ] Dovevo andare all&#8217;lnps, non potevo farne a meno. Mi facevano storie con la pensione da vedova. Persi gi\u00e0 mezza giornata a mettere insieme carte, certificati, roba vecchia e roba recente. Ci perdevo la testa, io le impilavo via via e la creatura me le sparpagliava, ci giocava, mi costringeva a ricominciare da capo per verificare che non mancasse niente.<br \/>\nEro cos\u00ec sfinita che l&#8217;idea di portarmela dietro mi sembrava intollerabile, avrei tanto voluto rimandare ma l&#8217;appuntamento era quel giorno, se lo saltavo chiss\u00e0 a quando mi avrebbero rimandato.<br \/>\nLe preparai una colazione speciale, la rimpinzai ben bene, cos\u00ec se ne sarebbe stata tranquilla.<br \/>\nUscendo chiusi a chiave, vedi mai che le venissero strane idee o che aprisse a qualcuno che non \u00e8 il caso.<br \/>\n[&#8230; ]Sotto casa c&#8217;era un po&#8217; di gente, inquilini del palazzo e altri, c&#8217;era un camion dei pompieri con la scala come nei film. [&#8230; ]<br \/>\nFeci per entrare nel portone, mi ferm\u00f2 un vigile, non voleva farmi passare. Gli spiegai che abitavo l\u00ec, che avevo fretta.<br \/>\n-\u00c8 pericoloso, \u00e8 meglio aspettare &#8211; mi disse, e mi sbarr\u00f2 la &#8211; Per sicurezza abbiamo fatto sfollare.<br \/>\n-Ma c&#8217;\u00e8 la mia bambina che mi aspetta!<br \/>\nEro certa che non avrebbe fatto obiezioni, invece quello perdeva tempo, mi chiese i documenti: come se non mi conoscessero tutti, l\u00ec intorno, come se non sapessero che abito l\u00ec.<br \/>\n-Abbiamo suonato a casa sua per farla evacuare, da dentro hanno provato ad aprire ma si vede che c&#8217;era il paletto.\u00a0 Comunque non si preoccupi, la signora l&#8217;abbiamo portata gi\u00f9 noi.<br \/>\nLa signora? Ma stavano parlando della mia bambina!<br \/>\n(Clara Sereni, La mia creatura, ebook della collana &#8220;I Corsivi&#8221; del &#8220;Corriere della Sera&#8221;, luglio 2013)<\/p>\n<p>Sono stata di recente invitata come relatrice a un convegno sulla violenza alle donne con disabilit\u00e0: mentre guidavo verso Pisa, sede del seminario organizzato dall&#8217;Associazione Frida, pensavo che dopo cos\u00ec tanti anni da quando ho iniziato a occuparmi di disabilit\u00e0, dopo tanti anni anche di attivit\u00e0 di Sportello lnformahandicap, nonostante sia io stessa una donna con disabilit\u00e0 e conosca donne disabili, in realt\u00e0 non sono mai venuta a contatto con casi di violenza alle donne disabili, almeno se per violenza intendiamo percosse o abuso sessuale. Ho ripensato allora a tre parole: &#8220;silenzio&#8221;, &#8220;imbarazzo&#8221;, &#8220;invisibilit\u00e0&#8221;. Silenzio perch\u00e9 a parte alcuni casi eclatanti che compaiono sui mass media tradizionali, e a parte alcuni approfondimenti egregi del Gruppo Donne UILDM, di fatto anche chi si occupa di disabilit\u00e0 non tratta l&#8217;argomento. Imbarazzo perch\u00e9 uno dei maggiori stereotipi sulla violenza alle donne \u00e8 che le donne si siano rese provocanti e quindi attraenti, mentre pensare una donna con disabilit\u00e0 come persona che attrae risulta per molti &#8220;normodotati&#8221; un&#8217;operazione che rimette in discussione tante categorie mentali preconcette, creando quindi un senso di imbarazzo. Invisibilit\u00e0 perch\u00e9 i casi di violenza alle donne disabili restano invisibili. Ma invisibilit\u00e0 \u00e8 la parola che pi\u00f9 mi entra dentro, che mi smuove qualcosa di profondo: perch\u00e9 alla base di tutte le forme di violenza c&#8217;\u00e8 essenzialmente la violazione di un diritto umano fondamentale, quello di essere &#8220;vista&#8221; come persona e come donna. Essere visibili vuol dire essere riconosciute come persone capaci e aventi diritto a esprimersi ovunque: in ambito familiare, scolastico, sociale, professionale.<br \/>\nEssere vista in quanto donna: quante volte viene violato questo diritto? Per violenza, infatti, non si devono intendere &#8220;solo&#8221; i casi di percosse o di abuso sessuale. La violenza si esercita in mille sfumature: tenendo ad esempio la donna segregata in casa, di-struggendole gli oggetti a lei cari, abusando del suo conto economico &#8230; Su una donna con disabilit\u00e0 pu\u00f2 essere una forma di violenza non farle scegliere i vestiti che vuole indossare, o non chiederle come preferisce essere pettinata; vestirla male perch\u00e9 tanto &#8220;\u00e8 disabile, non \u00e8 bella, cosa importa se ha i pantaloni macchiati?&#8221;; non permetterle di fare vita sociale; non riconoscere che \u00e8 diventata una persona adulta e non pu\u00f2 essere un&#8217;eterna bambina. Quanti casi conosciamo di questo tipo? Tantissimi. Quanti ne abbiamo visti? Tantissimi.<br \/>\nClara Sereni si occupa da molto tempo di disabilit\u00e0, ha un figlio con disabilit\u00e0 e ha fondato insieme all&#8217;ex marito Stefano Rulli, notissimo sceneggiatore cinematografico, La Citt\u00e0 del Sole, in Umbria, per ospita-re persone con disagio. Nota scrittrice e poetessa, il suo ultimo lavoro \u00e8 un piccolo libro in formato ebook: solo 36 pagine di grande potenza. Si inizia, come lettori, pensando davvero che questa madre cos\u00ec tanto apprensiva e anche affaticata abbia una bambina piccola, forse di 11 o 12 anni. Sicuramente si nota che \u00e8 una bambina problematica, forse con disabilit\u00e0 intellettiva. Per\u00f2 si \u00e8 certi che \u00e8 una bambina. Sicuramente dispiace come la bambina vie e trattata nelle sue scelte ad esempio di abbigliamento, con la madre che non se ne cura e pensa solo al risparmio comprando magliette tutte uguali in serie. Dispiace perch\u00e9 si pensa che la bimba stia crescendo e abbia nuove esigenze, ma \u00e8 una madre sola e troppo aggravata dal peso della vita e quindi un po&#8217; la si giustifica. Fino a quando, dopo l&#8217;intervento dei vigili del fuoco per un incidente domestico, viene svelato che la figlia non \u00e8 una bambina, ma una &#8220;signora&#8221;. Una donna adulta a tutti gli effetti, sicuramente con delle problematicit\u00e0, ma adulta, forse molto adulta, forse anche di 50 anni.<br \/>\nA questo ribaltamento narrativo mi \u00e8 subito venuto in mente il termine violenza. La &#8220;creatura&#8221;, che prima sembra un termine affettuoso da madre a figlia, assume dopo connotazioni quasi mostruose: \u00e8 una creatura, non una donna, \u00e8 un essere anormale. Cosa si pu\u00f2 fare per intervenire? Non lo so. Sicuramente un grande lavoro di informazione e sensibilizzazione, a pi\u00f9 livelli diversi, dalla famiglia alla scuola agli ambienti di lavoro. Perch\u00e9 la donna con disabilit\u00e0 \u00e8 perfettamente legittimata a richiedere di essere vista in quanto donna.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di Valeria Alpi La\u00a0mia bambina mi si par\u00f2 davanti che era gi\u00e0 andata a prendersi i miei orecchini belli, quelli con la perla vera, mi strattonava, pretendeva che la aiutassi a metterseli. Glieli appesi alle orecchie, la portai davanti allo specchio: &#8211; Ma lo vedi quanto sei ridicola? 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