{"id":6004,"date":"2025-12-22T11:29:46","date_gmt":"2025-12-22T10:29:46","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6004"},"modified":"2025-12-22T11:29:46","modified_gmt":"2025-12-22T10:29:46","slug":"cosa-pensano-i-genitori-quando-un-figlio-pratica-sport","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6004","title":{"rendered":"Cosa\u00a0pensano i\u00a0genitori quando un figlio pratica sport"},"content":{"rendered":"<p>a cura di Tristano Redeghieri<\/p>\n<p>I miei tre figli praticano calcio, pallavolo e nuoto. All&#8217;inizio dell&#8217;anno sportivo gli allenatori hanno dato un foglio a noi genitori sul quale c&#8217;era scritto come deve comportarsi un genitore quando accompagna il proprio figlio agli allenamenti e alle partite, sia che siano di campionato o amichevoli. Tutte regole che anch&#8217;io, nonostante sia un educatore, oltre che un genitore, a volte, faccio fatica a seguire.<br \/>\nMa gli allenatori sanno cosa succede nella testa di un genitore quando il figlio gioca, e tutto quello che ne consegue a livello emotivo? Non ci \u00e8 mai stato chiesto direttamente se \u00e8 facile o difficile condividere le gioie e le frustrazioni che lo sport porta ai nostri figli. Non mi hanno mai chiesto se ho notato e visto miglioramenti per quanto riguarda l&#8217;autonomia, l&#8217;autostima&#8230; se i miei figli sono diventati pi\u00f9 intraprendenti e se hanno migliorato il rapporto con se stessi e gli altri, migliorando o peggiorando le dinamiche di gruppo.<br \/>\nSe io mi pongo queste domande come genitore di figli &#8220;normodotati&#8221;, immagino che per i genitori di figli disabili sportivi le ansie e gli interrogativi siano nettamente amplificati. Queste considerazioni mi hanno stimolato a contattare genitori e fratelli di atleti disabili che risiedono lontano dal territorio in cui abito e lavoro, per non farmi condizionare da pregiudizi.<br \/>\nDi seguito riporto la testimonianza di Barbara Avola, Michele Ferrero e Maria Peluccio, Lucia Caruso che abitano in Sicilia, e pi\u00f9 precisamente nella provincia di Siracusa.<br \/>\n&#8220;Sono mamma di tre figli, Alessio, Leo e Giulia. Fin dall&#8217;et\u00e0 della scuola primaria hanno provato vari\u00a0 sport, dal basket al calcio al nuoto al tennis, e tutti quelli verso i quali hanno mostrato interesse. Giulia, la pi\u00f9 piccola, ha ancora una disabilita psicomotoria derivante da lesioni cerebrali causate da complicazioni alla nascita. Nonostante le sue condizioni, oltre all&#8217;attivit\u00e0 in piscina ha frequentato un corso di danza classica partecipando a due saggi. Ha successivamente partecipato ai corsi di minibasket e in seguito si \u00e8 allenata con la squadra di nuoto a baskin con uno dei fratelli. Essendo io tra i promotori del baskin nella mia zona, ho incoraggiato la loro partecipazione insieme a me, che gioco in ruolo 4, e al mio compagno, allenatore e giocatore in ruolo 5.<br \/>\nPersonalmente credo che il baskin sia una bellissima opportunit\u00e0 per tutti, perch\u00e9 ha dei ruoli che permettono di includere tutte le abilit\u00e0. Lo trovo uno sport geniale.<br \/>\nPer me integrazione (ma parlo da educatrice professionale) significa avere rispetto per qualsiasi condizione, considerare l&#8217;altro, in qualsiasi condizione si trovi, come tutti, con le sue specifiche specialit\u00e0 e con i suoi specifici difetti. Significa equilibrio nelle relazioni, accettando i limiti che ognuno di noi ha e incentivare le potenzialit\u00e0. Purtroppo la mancanza di preparazione generale e la superficialit\u00e0 degli operatori nel settore della disabilit\u00e0 non hanno permesso che io sperimentassi il piacere di percepire una reale inclusione. I genitori possono seguire un figlio con disabilit\u00e0 senza essere invadenti fino al punto in cui lo seguono quelli di coloro che disabilit\u00e0 non ne hanno; non credo sia cosa semplice non risultare invadenti, ma credo che un&#8217;educazione al dialogo sia una buona strada per esprimere bisogni e dissensi. Educazione all&#8217;empatia: credo che le famiglie che hanno in essere condizioni difficili, come possono essere quelle della disabilit\u00e0, dovrebbero avere il supporto di consulenti psicoterapeuti per l&#8217;elaborazione del problema e da l\u00ec penso si possa procedere verso un discorso di equilibrio nella relazione con il figlio o la persona con disabilit\u00e0 in genere. Le dinamiche di gruppo che si sviluppano sono le stesse che si manifestano in tutte le altre squadre o per lo meno io mi adopero, vivendo la situazione in prima persona, affinch\u00e9 possano essere tali. Ci arrabbiamo se non giochiamo bene, motiviamo se si ritiene sia il caso, non si convoca alle partite chi mostra scarso impegno nel seguire gli allenamenti, si gioisce insieme per i successi conquistati. Si cresce nella civilt\u00e0 nel pi\u00f9 nobile dei suoi significati&#8221;.\u00a0 (Barbara Avola)<\/p>\n<p>&#8220;Sin da piccolo Salvatore ha dimostrato un particola-re interesse alla palla e provava piacere a giocare a calcio o a pallacanestro.<br \/>\nPur avendo frequentato vari corsi di nuoto, notavamo che il basket era il suo gioco preferito e quando andavamo in un campetto vicino casa o all&#8217;oratorio &#8211; allora abitavamo a Rho &#8211; dava il massimo di s\u00e9 nelle partite di pallacanestro, gratificandosi molto nel fare canestri. Solo quando ci siamo trasferiti a Noto, circa dieci anni fa, incontrando Vincenzo Spadaro e Marco Formica, bravi e pazienti allenatori di basket, abbiamo deciso di provare a inserirlo in alcuni corsi serali di pallacanestro in cui vi erano solo normodotati. Inutile nascondere che ci\u00f2 comportava un notevole impegno sia da parte nostra, che abitiamo fuori citt\u00e0, sia da parte degli allenatori, che dovevano ave-re grande pazienza ed esperienza nel gestirlo.<br \/>\nMa in considerazione del desiderio, della gioia e della voglia di Salvatore nel praticare questo sport, non potevamo esimerci dall&#8217;accontentarlo. Anzi, questa novit\u00e0 \u00e8 stata per noi genitori di notevole stimolo per le attivit\u00e0 future. Per\u00f2, e qui c&#8217;\u00e8 un per\u00f2, Salvatore alla lunga cominciava a notare, all&#8217;interno della squadra, la sua parziale incapacit\u00e0 a giocare come i suoi compagni normodotati. Questo un po&#8217; lo ha deluso, ma quando poi gli \u00e8 stato proposto un nuovo tipo di basket appunto, lo ha molto apprezzato, superando di colpo le sue delusioni. Da allora \u00e8 stato un crescendo di piaceri.<br \/>\nCerto, abbiamo fatto tutti un po&#8217; di fatica a capirne le regole e anche i ragazzi sono rimasti all&#8217;inizio un po&#8217; disorientati ma, passato il primo momento di smarrimento e con duri allenamenti, cominciando a capire ognuno il loro ruolo, non c&#8217;\u00e8 stato pi\u00f9 nessun problema. E la cosa pi\u00f9 interessante \u00e8 che fra di loro si aiutano e si sorreggono, specialmente nei momenti meno proficui, per dare di pi\u00f9. Molto positivo il fatto che in questo sport fra i disabili e i normodotati ci sia rispetto, un sollecitarsi a creare complicit\u00e0 per fare pi\u00f9 canestri possibili, senza considerare importante se il pallone viene fatto entrare nel canestro pi\u00f9 alto (quindi un lancio fatto da un normodotato) o in quello pi\u00f9 basso (quindi un lancio eseguito da disabile grave in carrozzina). E per parlare anche della fa-miglia, siamo convinti che abbia un ruolo fondamentale in tutto ci\u00f2, in quanto non deve sostenere soltanto il proprio figlio, ma anche tutti gli altri, sia collaborando nella logistica delle attivit\u00e0 sia moralmente verso i propri figli, in un gioco continuo di complicit\u00e0 totale, in modo da dare tutto quello che si pu\u00f2 senza pretendere da nessuno nient&#8217;altro che la soddisfazione e la gioia dei propri figli. Nella nostra esperienza abbiamo notato che a Salvatore non solo fa piacere la nostra presenza, ma la pretende in tutte le sue partite o allenamenti, e notiamo che da ci\u00f2 trae molta gratificazione, che poi \u00e8 quello che noi vogliamo. \u00c8 ovvio che non sempre \u00e8 possibile accontentarlo, ma il nostro impegno \u00e8 massimo. Desideriamo sottolineare, a questo punto, che il baskin \u00e8 stato presentato anche alle scuole locali, con delle partite in cui Salvatore \u00e8 stato uno dei protagonisti.<br \/>\nQuesta esperienza di insegnamento agli studenti \u00e8 stata estremamente gratificante per tutti.<br \/>\nIn conclusione, la nostra visione attuale \u00e8 senz&#8217;altro positiva e speriamo fortemente che abbia un futuro. Non nascondiamo che ci sono tante difficolt\u00e0 nel realizzare questo progetto, dovute soprattutto al rapporto con le istituzioni e con le altre realt\u00e0 coinvolte, ma da parte nostra c&#8217;\u00e8 sempre disponibilit\u00e0.<br \/>\nUna citazione particolare va a Peppe Battaglia, presidente della UISP di Noto, che ci coinvolge spesso nelle sue iniziative e al quale va il nostro personale ringraziamento per il suo impegno nei confronti delle persone disabili&#8221;.<br \/>\n(Michele Ferrero e Maria Peluccio)<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em>&#8220;Benito ha 53 anni e a causa dei suoi problemi motori non praticava alcun tipo di sport, per paura di farsi male; perch\u00e9 anche se cammina ed \u00e8 autonomo, spesso perde l&#8217;equilibrio e cade. Quando ci hanno proposto il baskin, inizialmente eravamo diffidenti, perch\u00e9 non conoscevamo bene la tipologia di sport e le sue regole. Ma dopo aver assistito a un&#8217;esibizione pratica, i nostri dubbi sono spariti. Questo sport ha delle regole perfette che permettono ai diversamente abili di partecipare al gioco con tranquillit\u00e0. Il disabile, che spesso nella vita quotidiana ha bisogno dell&#8217;aiuto dei normodotati, si sente protagonista. Il ruolo degli atleti disabili \u00e8 fondamentale nello svolgimento del gioco, perch\u00e9 anche il disabile aiuta il normodotato, e questa collaborazione contribuisce ad accrescere l&#8217;autostima, la fiducia, la sicurezza in se stessi e l&#8217;interazione con i ragazzi. Infatti Benito \u00e8 diventato pi\u00f9 coraggioso, ed \u00e8 riuscito lenta-mente a demolire il suo castello di paure. \u00c8 tanta la passione per questo sport, che per la prima volta ha preso un aereo per andare a Cremona a partecipare al 1 \u00b0 campionato nazionale di baskin. Per, lui \u00e8 stata un&#8217;esperienza fantastica. Non ho mai visto mio fratello cos\u00ec felice.<br \/>\nQuesto sport valorizza il contributo di ogni componente della squadra, il successo dipende realmente da tutti; la collaborazione e l&#8217;interazione fra i ragazzi contribuiscono all&#8217;accrescimento della sensibilit\u00e0 di ognuno. Solo pochissime volte ho assistito a situazioni dove il normodotato, nelle dinamiche di gruppo di gioco, non ha coinvolto nel modo adeguato il diversamente abile; il voler essere protagonista, l&#8217;egoismo prevalgono a volte su tutto. Finalmente col baskin, in questa societ\u00e0 di automi, i ragazzi diversa-mente abili fanno sentire la loro voce nel coro per dire &#8216;lo ci sono'&#8221;.<br \/>\n(Lucia Caruso)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di Tristano Redeghieri I miei tre figli praticano calcio, pallavolo e nuoto. 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