{"id":604,"date":"2009-11-04T17:06:59","date_gmt":"2009-11-04T17:06:59","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=604"},"modified":"2026-01-12T12:22:21","modified_gmt":"2026-01-12T11:22:21","slug":"ballando-ballando","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=604","title":{"rendered":"12. Ballando, ballando"},"content":{"rendered":"<p>a cura di Paolo Bertani<\/p>\n<p>\u201cIl teatro che rende visibile l\u2019invisibile ha permesso di sviluppare l\u2019immaginazione dei ragazzi e quella del pubblico anche attraverso l\u2019uso della gestualit\u00e0 e del corpo. La diversit\u00e0 che \u00e8 propria di ognuno di noi \u00e8 una caratteristica comune in tutte le persone; \u00e8 necessario saper cogliere e sfruttare questa unicit\u00e0.\u201d Intervistiamo il coreografo Michele Abbondanza.<\/p>\n<p><!--break--><strong>Avevate gi\u00e0 avuto esperienze di danza con i disabili?<\/strong><br \/>\nNo, era la prima volta che lavoravamo con persone fuori dal comune, un po\u2019 particolari; \u00e8 stata una esperienza molto interessante che ha rappresentato una novit\u00e0 rispetto al nostro metodo; alla fine per\u00f2 non abbiamo cambiato nulla rispetto al metodo stesso. E\u2019 stata una mossa vincente e ne \u00e8 risultato uno spettacolo autonomo ed emozionante, che ha riscosso successo tanto da ricevere richieste ulteriori di rappresentazione. All\u2019inizio ero abbastanza terrorizzato per questa novit\u00e0; durante il lavoro abbiamo ripensato pi\u00f9 volte al metodo da applicare (se quello classico o meno); alla fine le cose pi\u00f9 importanti sono state le riflessioni che ognuna delle parti ha maturato, i ragazzi e i coreografi .<\/p>\n<p><strong>Come giudicate la vostra esperienza personale e quali sono stati, se ci sono stati gli apporti professionali che avete ricevuto oltre a quelli che avete dato?<\/strong><br \/>\nLe due cose si mescolano sempre; il confine tra la realt\u00e0 e l\u2019immaginazione in questo mondo \u00e8 molto sottile ed \u00e8 difficile fare delle distinzioni. Una riflessione \u00e8 che quando lavori con gente fuori dal comune, cos\u00ec particolare, che \u00e8 diversa come attore, il fattore fondamentale diventa impostare il discorso in maniera chiara, prescindendo da qualsiasi considerazione di piet\u00e0 o compassione. Alla fine dei conti proprio questa chiarezza \u00e8 risultata la chiave di successo dello spettacolo, che ha consentito di instaurare un rapporto di stima, affetto e sincerit\u00e0. Il risultato \u00e8 stato quindi di buona qualit\u00e0 teatrale. Altra considerazione \u00e8 che non sussistono poi grandi differenze con spettacoli che vedono come protagonisti attori ed attrici affermati, l\u2019importante \u00e8 fare una analisi delle potenzialit\u00e0 che si hanno a disposizione (a La Spezia ad esempio abbiamo realizzato uno spettacolo con cinque non-vedenti).<\/p>\n<p><strong>Come definireste il vostro metodo?<\/strong><br \/>\nE\u2019 necessario partire dalla biografia delle persone, dalle loro potenzialit\u00e0 piuttosto che da un codice o da una tecnica predeterminata, piuttosto che dilungarci in considerazioni tecniche, ci interessa il vissuto delle persone; \u00e8 chiaro che una tecnica esterna \u00e8 necessaria (stare in piedi, camminare, giacere, stare a sedere.) Noi lavoriamo sulle quattro posture della filosofia zen, da un punto di vista non tecnico la soluzione \u00e8 cercare le cose molto interessanti che ciascuno di noi possiede.<\/p>\n<p><strong>Ci\u00f2 significa lavorare senza canoni, senza la tecnica precisa delle discipline classiche: questo pu\u00f2 facilitare i ragazzi (tali canoni impediscono comunque a parecchie persone di entrare in questo mondo; ad esempio gambe troppo corte o seno troppo abbondante sono limiti per il balletto classico).<\/strong><br \/>\nQueste persona e hanno bisogno di rapportarsi con la gestualit\u00e0, un aspetto che nella danza moderna, o danza dell\u2019anima, come ci piace chiamarla, \u00e8 molto importante; ognuno di noi ha un corpo particolare ma chi meglio di loro pu\u00f2 assaporare la libert\u00e0 che la danza offre, partendo sempre dalle possibilit\u00e0 che ognuno ha?<\/p>\n<p><strong>Quali sono state le difficolt\u00e0 e le differenze che avete incontrato nell\u2019affrontare sia handicap fisici che mentali?<\/strong><br \/>\nCon Marisa (ragazza con problema di handicap sopraggiunto, acquisito) le difficolt\u00e0 che c\u2019erano sono state superato grazie al rapporto franco e sincero che si era instaurato. Quando si fa teatro non si tratta di danza-terapia o di sedute psicoanalitiche, si va al nocciolo della questione e si ottengono i risultati che si vogliono avere (nel caso in cui Marisa non fosse stata in grado di interpretare la parte sarebbe stata esclusa; ci\u00f2 non \u00e8 accaduta ma anzi \u00e8 riuscita ad alzarsi dalla sedia)<\/p>\n<p><strong>Esiste un problema dei confini che queste persone non riescono a darsi: per risolverlo \u00e8 necessario porre dei paletti ed essere il pi\u00f9 semplici possibile nella comunicazione.<\/strong><br \/>\nIl vero educatore deve tirar fuori, non aver la pretesa di insegnare: il gesto esprime una intenzione e viene fatto in maniera personale non perch\u00e9 deve essere fatto. Tornando alle difficolt\u00e0 incontrate l\u2019approccio alle diverse disabilit\u00e0 \u00e8 stato il medesimo. Laddove esisteva solamente una disabilit\u00e0 fisica abbiamo incontrato persone instancabili, con una voglia di ricevere incredibile, emanavano una grande generosit\u00e0 (un esempio per gli altri attori). Con disabilit\u00e0 mentale si \u00e8 proceduto con grande chiarezza, senza nessun pietismo anche se \u00e8 risultato pi\u00f9 difficile. Infatti non si possono prevedere le reazioni sia relativamente alla struttura scenica che in fase di creazione ( bisogna vedere se c\u2019\u00e8 coerenza di risposta in fase di reiterazione). Pu\u00f2 allora essere divertente giocare, una voglia che queste persone hanno espresso pi\u00f9 volte.<\/p>\n<p><strong>La valenza pi\u00f9 grande dello spettacolo \u00e8 stato il divertimento. Sfruttare diverse caratteristiche ci pu\u00f2 stare fino a quando non c\u2019\u00e8 coercizione di fondo: le persone hanno partecipato allo spettacolo volontariamente e lo hanno fatto per divertimento.<\/strong><br \/>\nPrima di chiacchierare su questa cosa bisognerebbe vedere: importante \u00e8 il come si fanno le cose. Se dopo un\u2019opera di quaranta minuti una persona, uno spettatore, esce emozionato, con qualcosa in pi\u00f9, io sono felice, sono riuscito a fare quello che volevo. Poi \u00e8 bello chiacchierarci attorno: \u00e8 bello se un critico fa dei ragionamenti. Per\u00f2, tutto sommato, non \u00e8 quello che ci interessa. Da parte nostra, ci siamo divertiti molto, tanto da parlarne spesso dopo le prove; abbiamo visto lievitare il lavoro completamente. Sai, all\u2019inizio dovevamo fare una sorte di assistenza, una specie di allenamento. Da l\u00ec piano piano la cosa \u00e8 maturata ed ha acquisito sempre pi\u00f9 caratteristiche teatrali, legate alla gestualit\u00e0. Il teatro che rende visibile l\u2019invisibile ha permesso di sviluppare l\u2019immaginazione dei ragazzi e quella del pubblico anche attraverso l\u2019uso della gestualit\u00e0 e del corpo. La diversit\u00e0 che \u00e8 propria di ognuno di noi \u00e8 una caratteristica comune in tutte le persone; \u00e8 necessario saper cogliere e sfruttare questa unicit\u00e0.<br \/>\nE\u2019 un peccato che questa esperienza sia finita, sarebbe bello poterla ripetere. Vorrei dire questo: per queste persone cos\u00ec sensibili l\u2019importante \u00e8 che esse siano in grado di esternare i loro sentimenti. Nel rapporto che si crea con loro non si pu\u00f2 prescindere da questa considerazione. Sono convinto che possono divenire a tutti gli effetti dei grandi interpreti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIl teatro che rende visibile l\u2019invisibile ha permesso di sviluppare l\u2019immaginazione dei ragazzi e quella del pubblico anche attraverso l\u2019uso della gestualit\u00e0 e del corpo. 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