{"id":605,"date":"2009-11-04T17:06:59","date_gmt":"2009-11-04T17:06:59","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=605"},"modified":"2026-01-12T12:20:57","modified_gmt":"2026-01-12T11:20:57","slug":"ai-limiti-della-riabilitazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=605","title":{"rendered":"11. Ai limiti della riabilitazione"},"content":{"rendered":"<p>di P.B.<\/p>\n<p>\u201cIl recitare \u00e8 una delle poche attivit\u00e0 che si possono fare anche avendo limiti fisici e mentali enormi; in questo senso \u00e8 importante il concetto di \u201cpossibilit\u00e0 espressiva\u201d che il teatro offre, mentre la vita quotidiana no. Sul palcoscenico c\u2019\u00e8 una dimensione fungibile in cui tutto si pu\u00f2 trasformare, fare, inventare, rendere plausibile; ci si sente meno limitati, meno disabili\u201d. Intervista a Nanni Garella, regista teatrale<!--break-->.<\/p>\n<p><strong>Da alcuni anni, in collaborazione con l\u2019Arena del Sole di Bologna, stai realizzando laboratori teatrali e spettacoli con attori disabili. Cosa ha significato per te questa esperienza?<\/strong><br \/>\nPer me \u00e8 stata una svolta abbastanza importante, per lo meno in ambito lavorativo, cos\u00ec come per i danzatori, gli attori, i tecnici, etc&#8230;Tutti hanno tratto grande giovamento da questa esperienza, forse perch\u00e9 lavorando in teatro si guardano le cose in maniera diversa rispetto alla realt\u00e0 quotidiana; ci sono infatti diverse realt\u00e0, non solo quelle dei disabili, ma anche quelle dei poveri (\u201csono disabili anche loro\u201d). E\u2019 necessario \u201cmettere il naso fuori dai teatri\u201d per cercare di rappresentare il mondo, anche per chi come me fa teatro tradizionale (Goldoni, Pirandello, Shakespeare, ecc&#8230;); questo \u00e8 stato lo stimolo iniziale per intraprendere questo tipo di esperienza, cio\u00e8 confrontarsi con un mondo che noi tendiamo ad emarginare, a ghettizzare, col risultato di autoghettizzarci.<\/p>\n<p><strong>Cosa vuol dire affrontare le diverse forme di disabilit\u00e0 e qual \u00e8 stato il tuo approccio?<\/strong><br \/>\nIl laboratorio \u00e8 partito con un\u2019esigenza: trovare due attori da scritturare; quest\u2019ultimo ha poi pian piano sviluppato una sua autonomia. Noi avevamo di fronte due o tre tipi di disabilit\u00e0, sia fisica che mentale; nell\u2019approccio con il teatro, cio\u00e8 con la recitazione (che significa mettersi in discussione, costruire un personaggio, recitare davanti al pubblico) i ragazzi hanno avuto comportamenti differenti. Anche noi abbiamo imparato a comportarci in maniera diversa, a seconda dell\u2019individualit\u00e0 con la quale si lavorava. D\u2019altronde siamo gi\u00e0 abituati a lavorare in questa maniera, gli attori stessi sono in parte disabili, come ho gi\u00e0 pi\u00f9 volte ripetuto. Per fare questo tipo di lavoro \u00e8 necessario quindi lavorare \u201cuno per uno\u201d, per evitare che il risultato collettivo sia penalizzato.<\/p>\n<p><strong>Quali sono le peculiarit\u00e0 nell\u2019affrontare un handicap fisico e quali invece per un handicap mentale? E ancora: esiste una diversit\u00e0 tra handicap e \u201cnormalit\u00e0\u201d? E se s\u00ec, l\u2019hai riscontrata nel rapportarti ai ragazzi come \u201csoggetti di teatro\u201d ?<\/strong><br \/>\nHo rafforzato alcune convinzioni che avevo gi\u00e0: tutti possono recitare nella loro vita, ma non tutti sono attori (questo \u00e8 naturale), perch\u00e9 non tutti hanno il talento. A parte questa distinzione, se noi consideriamo il teatro come forma terapeutica non credo che sia \u201cbuono\u201d per tutti; pu\u00f2 essere un\u2019esperienza laboratoriale interessante da fare, ma dev\u2019essere indirizzata in maniera che le persone riescano a tirar fuori le loro capacita relazionali e di superamento delle inibizioni. Ci sono persone per le quali questo \u201clavoro\u201d ha una funzione unicamente terapeutica; per altre invece \u00e8 possibile ricavare altri benefici da questa esperienza, sotto forma di capacit\u00e0 professionali o \u201cartigianali\u201d da utilizzare successivamente; in questo caso per\u00f2 entra in gioco il talento e la capacit\u00e0 dei singoli di farne uso (sono i casi di Vania, Elena e Valentina). Altra considerazione: le diverse forme di disabilit\u00e0 contano poco ai fini del risultato finale dal punto di vista artistico-estetico (cos\u00ec come non \u00e8 rilevante la differenza tra attori esperti e meno esperti); la chiave di tutto \u00e8 il talento.<br \/>\nIl \u201crecitare\u201d \u00e8 una delle poche attivit\u00e0 che si possono fare anche avendo limiti fisici e mentali enormi; in questo senso \u00e8 importante il concetto di \u201cpossibilit\u00e0 espressiva\u201d che il teatro offre, mentre la vita quotidiana no. Sul palcoscenico c\u2019\u00e8 una dimensione fungibile in cui tutto si pu\u00f2 trasformare, fare, inventare, rendere plausibile; ci si sente meno limitati, meno disabili.<\/p>\n<p><strong>Il palcoscenico non \u00e8 un set terapeutico, ma sicuramente ha effetti benefici: condividi?<\/strong><br \/>\nCi sono forme terapeutiche come lo psicodramma; noi per\u00f2 non abbiamo fatto questo in quanto oltre all\u2019effetto terapeutico ci interessava costruire un oggetto d\u2019arte, un oggetto che fosse guardabile da un pubblico normale (infatti questo pubblico \u00e8 venuto a vedere il nostro spettacolo per una settimana, anche se era ancora in uno stato laboratoriale). L\u2019obiettivo estetico non era stato trascurato; per ottenerlo si \u00e8 lavorato in gruppo, un gruppo formato dai ragazzi disabili e da danzatori e attori professionisti.<\/p>\n<p><strong>Che tipo di metodologia \u00e8 stata utilizzata?<\/strong><br \/>\nAbbiamo utilizzato una metodologia simile a quella di uno spettacolo normale, con in pi\u00f9 un tipo di lavoro di elaborazione sul testo (utilizzando una sorta di \u201cdrammaturgia quotidiana scritta\u201d), in modo che ci sia spazio per le storie personali; si aprono dei varchi nel lavoro, nei quali i ragazzi possono immettere i loro contributi privati. Questo lavoro di drammaturgia deve andare di pari passo con un tipo di lavoro tecnico, che riguarda le possibilit\u00e0 espressive del corpo (mimica) e della voce (espressione verbale); noi abbiamo puntato molto sull\u2019espressione del corpo, proprio per avere consapevolezza di se stessi. Alla fine abbiamo cercato di fondere i due aspetti, facendo piccoli passi e controllando i risultati giorno per giorno.<\/p>\n<p><strong>Queste sono le tecniche che utilizzi normalmente nel tuo lavoro?<\/strong><br \/>\nVeramente no, nel senso che solitamente il testo non viene modificato (salvo eccezioni e comunque prima delle prove); dal punto di vista tecnico invece s\u00ec. Quindi la parte di \u201cscrittura drammatica\u201d quotidiana \u00e8 un aspetto differente rispetto al mio standard di lavoro.<br \/>\n&#8230;Il teatro nasce dalla possibilit\u00e0 di trasferirsi in qualche altro mondo con la fantasia e di mettere radici in un\u2019altra persona; la molla \u00e8 il gioco ma non manca di certo la seriet\u00e0. La possibilit\u00e0 per il disabile (come per tutti) di cogliere l\u2019anima segreta di s\u00e9 e degli altri mentre lavora con gli altri, \u00e8 sicuramente un aspetto fondamentale; paradossalmente c\u2019\u00e8 pi\u00f9 intensit\u00e0 e seriet\u00e0 nel fingere teatrale rispetto alla realt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Per Andrea, Marcello e Cristina il discorso dello spettacolo era relativo al \u201cfare finta\u201d; per altri invece poteva e potrebbe sembrare difficile distinguere le due cose (la realt\u00e0 e la rappresentazione teatrale).<\/strong><br \/>\nIo mi auguro che i ragazzi abbiano avuto la possibilit\u00e0 di mettere da parte qualche aspetto di questa esperienza, in modo che tutto ci\u00f2 possa esser loro utile per il futuro; spero inoltre che l\u2019esperienza abbia un seguito.<\/p>\n<p><strong>Tornando al gioco, alla base di questa esperienza c\u2019\u00e8 stata la volont\u00e0 di farla, perch\u00e9 sicuramente ci si divertiva. Quanto c\u2019\u00e8 di divertimento in un lavoro teatrale (anche tradizionale)?<\/strong><br \/>\nDipende da quanta componente di divertimento le persone riescono a mettere nel lavoro e per quanto riescono a farlo; \u00e8 chiaro che tutti ci auguriamo che la gioia e il divertimento facciano sempre parte degli spettacoli, anche se purtroppo non \u00e8 sempre cos\u00ec.<br \/>\nLe cose pi\u00f9 belle che nascono a teatro sono quelle dettate dalla gioia e dal divertimento, anche dal punto di vista estetico. In sostanza noi tentiamo di imitare la naturalit\u00e0 della gioia (un esempio \u00e8 la \u201cValentina versione sposa\u201d, cos\u00ec naturalmente gioiosa, come un fiume che scorre).<\/p>\n<p><strong>Non \u00e8 un controsenso ricercare un senso artistico senza possedere certe conoscenze di base riguardo ai ragazzi disabili?<\/strong><br \/>\nE\u2019 chiaro che quando ci si avventura in una situazione cos\u00ec nuova, qualcosa inevitabilmente viene sacrificato; se uno per\u00f2 giunge ad un punto d\u2019arrivo prefissato (salvo modiche in corso) il risultato \u00e8 gi\u00e0 buono. Infatti lo scopo dell\u2019esperimento non era tanto far acquisire ai ragazzi capacit\u00e0 teatrali (cos\u00ec come prima, anche dopo non le possedevano; \u00e8 necessario infatti lavorare tanti anni), quanto verificare le possibilit\u00e0 e i desideri delle persone coinvolte, rispettando le loro volont\u00e0. Se qualcuno ha espresso delle perplessit\u00e0, lo ha fatto sul mio modo di fare teatro che \u00e8 uguale per tutti gli spettacoli.<br \/>\n&#8230;Voglio vedere, nell\u2019immediato futuro, se le tecniche di costruzione del personaggio funzioneranno anche con casi di disabilit\u00e0 pi\u00f9 gravi (spastici, maniaci, etc..) rispetto a quelli affrontati in questa esperienza. Esperienza che personalmente giudico molto positiva, dal punto di vista artistico-estetico, nonch\u00e9 simbolico legato alla \u201cdiversit\u00e0\u201d. E\u2019 necessario affrontare il concetto di uguaglianza in maniera differente rispetto ai canoni soliti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIl recitare \u00e8 una delle poche attivit\u00e0 che si possono fare anche avendo limiti fisici e mentali enormi; in questo senso \u00e8 importante il concetto di \u201cpossibilit\u00e0 espressiva\u201d che il teatro offre, mentre la vita quotidiana no. Sul palcoscenico c\u2019\u00e8 una dimensione fungibile in cui tutto si pu\u00f2 trasformare, fare, inventare, rendere plausibile; ci si sente meno limitati, meno disabili\u201d. 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