{"id":61,"date":"2009-11-04T17:04:29","date_gmt":"2009-11-04T17:04:29","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=61"},"modified":"2025-11-12T11:08:16","modified_gmt":"2025-11-12T10:08:16","slug":"le-politiche-socio-sanitarie-alla-luce-della-recessione-economica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=61","title":{"rendered":"5. Le politiche socio-sanitarie alla luce della recessione economica"},"content":{"rendered":"<p>Inizio con questo pensiero: quando si studia economia si studia che quando c\u2019\u00e8 una situazione di difficolt\u00e0 economica lo stato inizia a finanziare i servizi pubblici andando in deficit ma continuando<!--break--> ad alimentare il mercato. Tutti i nostri servizi sono, da un certo punto di vista, la trasformazione della disabilit\u00e0 in denaro. Una persona disabile mi ha detto: \u201cSe sono a casa e mia madre mi assiste la cosa finisce l\u00ec, se viene un\u2019assistente a domicilio il mio bisogno di assistenza diventa un fattore di sviluppo economico. La mia dipendenza da una persona si trasforma in reddito, in denaro, in sviluppo economico\u201d. L\u2019impressione \u00e8 che lo sfondo mai detto di molte discussioni e trattative \u00e8 che sia introiettata un\u2019immagine del servizio socio-sanitario come esclusivamente una spesa che viene fatta per dovere comunitario nei confronti dei cittadini bisognosi, non tenendo conto che il bisogno di alcune persone fa lavorare altre persone e rimette in circolo il denaro.<br \/>\nL\u2019economia non \u00e8 solo un fatto monetario, per me \u00e8 importante l\u2019idea che soggiace dietro all\u2019utilizzo delle risorse monetarie, perch\u00e9 credo che il primo sforzo da fare, anche in un periodo come questo, sia di tipo culturale. Occorre cominciare a pensare all\u2019economia in modo molto pi\u00f9 complesso come qualcosa che ha a che fare con gli scambi in genere, relazionali, di conoscenza compresi quelli monetari. C\u2019\u00e8 un dibattito in corso che riflette su che cosa \u00e8 la crescita economica, se sia soltanto quella del PIL oppure se si deve tener conto di altri indici, oltre a quelli monetari, per parlare di crescita di un paese. Accanto alla ricchezza monetaria c\u2019\u00e8 anche la ricchezza relazionale che a noi d\u00e0 da vivere. Noi viviamo dal punto vista monetario perch\u00e9 siamo pagati per creare ricchezza relazionale. In un momento di recessione \u00e8 ancora pi\u00f9 indispensabile fare una riflessione di ordine culturale che riguarda la possibilit\u00e0 di dar valore a qualcosa che \u00e8 un problema all\u2019interno di un contesto di normalit\u00e0. \u00c8 lo stesso di quando si dice che i servizi sociali sono un valore, un investimento non solo una spesa. La sfida \u00e8 di rendere questo valore evidente e concreto non solo nelle dichiarazioni. Spendere nei servizi \u00e8 un investimento: come rendiamo evidente questa considerazione per chi non \u00e8 abituato a pensarlo? \u00c8 nostra la capacit\u00e0 di rispondere ed elaborare una cultura in grado di dimostrare questo. Se non riusciamo a farlo rischiamo di rimanere marginali e quindi deboli. Qual \u00e8 l\u2019impegno che mettiamo in campo? Solo il tempo buono dell\u2019impegno o anche cultura, metodo, strumenti?<br \/>\nC\u2019\u00e8 un paradosso in economia che serve a spiegare che cosa \u00e8 fare dei servizi: un quartetto d\u2019archi suonava un pezzo di Mozart nel \u2019700 e poi lo risuona nel 2000 mettendoci lo stesso tempo di esecuzione, il fatto che in 300 anni siano evolute le tecniche organizzative non comporta una riduzione dei tempi per suonare un pezzo per quartetto d\u2019archi mentre tutti gli altri ambiti economici possono avere un aumento di produttivit\u00e0. Ci sono campi dove la produttivit\u00e0 non pu\u00f2 aumentare pi\u00f9 di tanto, uno di questi \u00e8 il sociale. I servizi sociali non possono essere compressi con le tecniche, che permettono di ridurre i tempi del rapporto operatore-utente, no! i tempi sono quelli, il rapporto \u00e8 quello. Questo significa che i servizi sociali costeranno in rapporto al PIL sempre di pi\u00f9, non \u00e8 possibile comprimere i costi dei servizi n\u00e9 di quelli sociali n\u00e9 di quelli sanitari. Questo significa che una societ\u00e0 come quella attuale si trover\u00e0 a dover spendere, anche a parit\u00e0 di servizi, sempre di pi\u00f9. Con l\u2019aumento dei bisogni aumenter\u00e0 anche la spesa.<br \/>\nC\u2019\u00e8 un fraintendimento dell\u2019idea di creare una rete di supporto alle famiglie e alle persone in difficolt\u00e0. Viene equiparata la possibilit\u00e0 di dare un servizio svolto da persone che hanno una professionalit\u00e0 e una preparazione con l\u2019assistenza che pu\u00f2 dare ad esempio il vicino di casa nella prospettiva dell\u2019azione volontaria. Questo pu\u00f2 succedere se prende piede un\u2019ottica di puro risparmio economico. Questo aspetto riguarda ancora una volta il nostro mandato, cosa facciamo nei nostri servizi.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Quando c\u2019\u00e8 una fase di riduzione dell\u2019afflusso economico in un determinato campo, la prima cosa che succede \u00e8 che la politica rimette in discussione dei diritti, diritti delle persone. Ad esempio la persona disabile ha diritto ad avere un centro diurno? Fino a un certo punto, fino a che ci sono le risorse economiche e questo \u00e8 una cosa che sta accadendo. Le politiche socio-sanitarie non stanno pi\u00f9 partendo dal fatto che sia un diritto che questi servizi esistano; prima viene l\u2019elemento dato dal quadro economico; prima viene la mancanza di economie e dopo i diritti. Qualsiasi cosa si sovrapponga su questi due dati \u00e8, a mio avviso, una giustificazione perch\u00e9 si negano diritti a persone. Chi ha la responsabilit\u00e0 politica di questo deve trovare anche delle giustificazioni. Noi come cooperative sociali possiamo orientare, partecipare ma non decidere. Sarebbe importante che i politici dicessero con chiarezza se \u00e8 un diritto della persona disabile avere un servizio pubblico che si chiama centro diurno o comunit\u00e0 alloggio oppure no. Se non \u00e8 un diritto allora gli utenti o le persone che dovrebbero frequentarli possono anche prendere posizione. A volte mi sembra che la politica un po\u2019 si nasconda, che voglia coinvolgere la cooperazione sociale e il privato come se questo garantisse un diritto che invece \u00e8 messo in dubbio proprio da scelte di fondo. Per questo si va sempre pi\u00f9 verso servizi a pagamento, con l\u2019aumento delle tariffe. Se c\u2019\u00e8 scarsit\u00e0 di risorse qualcuno deve pagare: o i lavoratori o gli utenti.<br \/>\nComunque qualcuno paga\u2026<br \/>\nL\u2019aspetto culturale delle politiche sociali \u00e8 importante perch\u00e9 di fronte a un bisogno si pu\u00f2 rispondere in molti modi. Posso dare un assegno alla famiglia e con questo affermare di fare una politica di sostegno. Il problema \u00e8 proprio quello di capire che cosa si intende per fare politica sociale nel territorio. Non si trover\u00e0 mai nessuno che neghi che la risposta a un bisogno sia un diritto ma cambia il modo con cui dare questa risposta.<br \/>\nLa sfida di tutte le sfide \u00e8 l\u2019entrata dei soggetti economici che gestiscono la \u201csolidariet\u00e0\u201d da una ventina d\u2019anni. Lo stato sociale riguardava la sanit\u00e0, la pensione e se volete in parte anche la scuola. L\u2019idea che ci fosse qualcuno che agisse con una logica da impresa, seppur sociale, imprenditoriale \u00e8 stata un\u2019innovazione. Oggi siamo ancora in mezzo a due concezioni che ci stringono: o siamo visti come bravi ragazzi che lavorano facendo bene e guadagnando poco, o come soggetti imprenditoriali che non si sa bene come controllare.<br \/>\n\u00c8 legittimo protestare contro i tagli ma non basta, \u00e8 un\u2019operazione che ha da sola il respiro corto, al massimo serve a tamponare una situazione difficile per la vita di tante persone. Questa \u00e8 un\u2019azione contingente che va fatta; quello che serve \u00e8 riuscire a svolgere l\u2019azione culturale continua di ricerca di alleati nella rete sociale. Dobbiamo cercare di costruire una rete di alleanze con soggetti che tengono come noi a ogni singolo servizio perch\u00e9 sappiamo quanto ci \u00e8 costato in termini di impegni.<br \/>\nDobbiamo cercare di costruire una rete di alleanze con soggetti che tengono come noi a ogni singolo servizio perch\u00e9 sappiamo quanto ci \u00e8 costato in termini di impegni.<br \/>\nSecondo me, un aspetto che manca nella conoscenza comune \u00e8 che a noi i servizi non sono stati dati semplicemente in gestione, ma anche noi abbiamo contribuito a crearli. L\u2019affidamento a noi non \u00e8 quindi solo una questione di esternalizzazione e riduzione costi ma \u00e8 stato possibile per il riconoscimento di competenze. Chi arriva adesso spesso non conosce questo pezzo di storia e noi non siamo riusciti a passarlo ai nuovi.<br \/>\nLa cosa da chiederci \u00e8: quanto ci interessa rimanere nell\u2019ambito del sociale sapendo mantenere vivi almeno alcuni dei nostri valori legati alla solidariet\u00e0 in un contesto generale che si sta trasformando?<br \/>\nI servizi privati, come le scuole, vivono grazie alle rette della famiglie che di solito sono benestanti, ma se anche per i centri educativi dovesse prevalere una logica di questo tipo penso a quante famiglie che conosciamo potrebbero sopportare il pagamento della frequenza al centro del figlio.<br \/>\nIl nostro non \u00e8 un settore che si pu\u00f2 autosostenere perch\u00e9 spesso la disabilit\u00e0 \u00e8 associata a condizioni socio-economiche non buone.<br \/>\nUn sistema di questo tipo pi\u00f9 che sulle famiglie, che dovrebbero continuare a essere supportate in un qualche modo dal sostegno pubblico, amplifica molto il rischio di impresa per chi, come noi, gestisce i servizi perch\u00e9 per esempio lega il dato economico alla presenza giornaliera, mentre per la cooperativa i costi di gestione rimangono comunque fissi.<br \/>\nVorrei che noi come elemento che fa politica e fa cultura, che ha avuto e ha un determinato percorso, potessimo trovare le energie non solo per adattarci al cambiamento che ci arriva da fuori ma anche per dare un contributo grazie alla nostra esperienza di condivisione dei problemi legati alla disabilit\u00e0.<br \/>\nIl nostro modo di \u201cprodurre\u201d \u00e8 fatto di progettazione insieme all\u2019ente pubblico, di coinvolgimento dei lavoratori nella gestione dei servizi, di costruzione di progetti personalizzati. Questo nostro modo di produrre non sempre interessa; noi teniamo molto a come produciamo le relazioni, mi chiedo se questo interessa alla famiglia o se invece non basti soddisfare il bisogno, non importa pi\u00f9 di tanto il modo. Questo modo di lavorare, che cerca di essere attento al come e non solo al cosa si fa, ci rende fragili.<br \/>\nIo penso che anche noi abbiamo una responsabilit\u00e0 politica; oggi credo che la nostra capacit\u00e0 di pensare che come operatori abbiamo una responsabilit\u00e0 politica \u00e8 molto bassa. In pi\u00f9 anche rispetto alle questioni economiche abbiamo una sorta di repulsione; la formazione umanistica da cui tutti proveniamo origina una difficolt\u00e0 di avvicinamento a tutto ci\u00f2 che sta intorno al discorso economico di cui, per\u00f2, poi paghiamo le conseguenze.<br \/>\nCredo che quello che noi dobbiamo ricordarci nella sfida che ci pone il mercato \u00e8 che quello che ci differenzia dall\u2019impresa profit \u00e8 la natura cooperativa della nostra organizzazione, cio\u00e8 che tutti siamo soci e concorriamo tutti al funzionamento. Se questa \u00e8 la vera risorsa allora sopravviveremo, se invece \u00e8 stato fatto ricorso a noi solo perch\u00e9 costavamo meno, allora le cose diventano molto pi\u00f9 complicate. Credo che la cooperazione, in nome della sua storia di solidariet\u00e0, dovrebbe fare tutto il possibile perch\u00e9 siano evitate certe scelte come la privatizzazione selvaggia facendo proposte.<br \/>\nLa fragilit\u00e0 oggi di tutte le imprese \u00e8 molto elevata indipendentemente dalla forma. Essere una cooperativa ha un valore per noi, per la possibilit\u00e0 di incidere su un progetto che costruiamo, ma se non ci sono le risorse economiche questo ha ben poca importanza all\u2019esterno. Il rischio di stare sul mercato \u00e8 quello di vedere azzerati i margini economici che fino a ora c\u2019erano, e non per gli utili ma per la gestione della cooperativa stessa. Fare la cooperativa per me \u00e8 un valore, accettare la logica di essere un\u2019impresa \u00e8 un\u2019altra cosa. Se non riusciremo a far s\u00ec che tutti i soci sentano sulle proprie spalle questo cambiamento, essere cooperativa non ci servir\u00e0 a niente.<br \/>\nL\u2019economia non \u00e8 solo un fattore monetario, c\u2019\u00e8 un capitale sociale, relazione, professionale; diventa importante allora fare un bilancio della qualit\u00e0 delle relazioni che ogni servizio ha costruito negli anni, ogni esperienza serve solo se \u00e8 tematizzata, resa comunicabile, esportabile. Queste sono le nostre forze e dobbiamo riuscire a trasformarle in conoscenza che esce dai nostri servizi per rispondere a un bisogno che c\u2019\u00e8 fuori. Noi tutti i giorni lavoriamo con le persone, con le relazioni, e oggi di questo c\u2019\u00e8 un gran bisogno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Inizio con questo pensiero: quando si studia economia si  studia che quando c\u2019\u00e8 una situazione di difficolt\u00e0 economica lo stato inizia a  finanziare i servizi pubblici andando in deficit ma continuando<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3591,3594,3593],"edizioni":[47],"autori":[294,285],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3701],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/61"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=61"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/61\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5177,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/61\/revisions\/5177"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=61"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=61"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=61"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=61"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=61"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=61"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=61"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=61"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=61"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}