{"id":610,"date":"2009-11-04T17:07:00","date_gmt":"2009-11-04T17:07:00","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=610"},"modified":"2026-01-12T12:09:21","modified_gmt":"2026-01-12T11:09:21","slug":"un-sostegno-adeguato-e-formato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=610","title":{"rendered":"6. Un sostegno adeguato e formato"},"content":{"rendered":"<p>a cura di N. R.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019autonomia scolastica, se male interpretata, pu\u00f2 incoraggiare nuove forme di emarginazione&#8230;Il rapporto di 1 insegnante di sostegno ogni 138 alunni va rivisto anche in previsione dell\u2019aumento dei ragazzi certificati nelle scuole&#8230;\u201d. Intervista sull\u2019integrazione e sul ruolo degli insegnanti di sostegno a Mario Tortello, del Comitato per l\u2019integrazione scolastica di Torino e direttore della rivista Handicap e scuola.<\/p>\n<p><strong><!--break-->Parliamo questa volta di integrazione dal punto di vista dell&#8217;insegnantedi sostegno: a quali difficolt\u00e0 va incontro in quest&#8217;anno scolastico?<\/strong><br \/>\nAlle difficolt\u00e0 di sempre e a qualche problema in pi\u00f9. A meno che, nella prassi, cambi veramente qualcosa. O meglio: a meno che le esperienze positive realizzate in quasi trent\u2019anni di integrazione scolastica vengano mutuate in modo capillare dalle istituzioni scolastiche che, per di pi\u00f9, si avviano all\u2019autonomia organizzativa, didattica, \u2026 Mi spiego: \u00e8 dalla fine degli anni \u201970 che la normativa sottolinea la necessit\u00e0 di rifiutare un\u2019impostazione che delega al solo docente per il sostegno l\u2019integrazione scolastica degli alunni e delle alunne in situazione di handicap. Nel 1995, la premessa ai programmi vigenti dei corsi di specializzazione scrive con grande efficacia che l\u2019integrazione \u00e8 dovere deontologico di tutti gli insegnanti che la inverano, a partire da quelli curricolari. E\u2019 la scuola, nel suo complesso, che si deve attrezzare per sostenere l\u2019esperienza di integrazione; non un docente ad hoc, per di pi\u00f9 all\u2019interno d\u2019un famigerato sgabuzzino di sostegno (sic!). Quest\u2019anno, poi, ci possono essere alcune difficolt\u00e0 in pi\u00f9: una riduzione effettiva del numero di insegnanti per il sostegno, dovuta anche all\u2019aumento degli alunni certificati e presenti complessivamente nei vari ordini e gradi di scuola. Oppure, all\u2019utilizzo, a tale scopo, di personale non preparato e in certi casi completamente a digiuno di nozioni relative alla situazione di allievi e allieve con bisogni educativi speciali. Ancora: possono essere state costituite classi alquanto numerose, pur in presenza di allievi handicappati inseriti. Le disposizioni definitive sulla formazione classi sono arrivate a Provveditorati agli Studi e alle scuole quando le operazioni burocratiche erano praticamente concluse, con gravi conseguenze in alcune situazioni che si traducono nel mancato rispetto dei diritti sanciti dalla legge-quadro sull\u2019handicap e dalle altre norme vigenti.<\/p>\n<p><strong>Autonomia della scuola e docenti di sostegno: quali novit\u00e0 porter\u00e0 nei riguardi di questa figura professionale?<\/strong><br \/>\nL\u2019autonomia scolastica pu\u00f2 rappresentare una grande occasione per innalzare la qualit\u00e0 dell\u2019integrazione degli alunni in situazione di handicap, sia per quanto concerne i rapporti fra scuole e la costituzione di vere e proprie reti di sostegno, sia per quanto attiene alle sinergie con altre istituzioni extrascolastiche, a partire dagli enti locali. Ma pu\u00f2 essere anche un rischio: pu\u00f2 incoraggiare nuove forme di emarginazione, pi\u00f9 sottili e pericolose. Nella logica del risparmio, potrebbe riprendere fiato, ad esempio, la logica della concentrazione di personale e risorse in alcune scuole cosiddette particolarmente attrezzate. In questo caso, in nome d\u2019un preteso efficientismo &#8211; la cui efficacia sull\u2019educazione e sull\u2019istruzione delle persone in situazione di handicap \u00e8 ancora tutto da dimostrare &#8211; gli alunni con handicap verrebbero concentrati in alcuni plessi o in alcune classi, deresponsabilizzando tutte le altre scuole ordinarie. La logica dell\u2019integrazione si muove invece sul terreno diametralmente opposto: sono il personale specializzato, le attrezzature, i sussidi che debbono raggiungere gli studenti l\u00e0 ove sono naturalmente inseriti, non gli allievi e le famiglie che debbono adeguarsi alle strutture esistenti.<br \/>\n\u201cE veniamo cos\u00ec anche alle potenziali novit\u00e0 dell\u2019autonomia scolastica rispetto al ruolo dei docenti per il sostegno.<br \/>\n\u201cNella prima ipotesi, quella di vera integrazione e di innalzamento della qualit\u00e0 degli interventi, tale insegnante pu\u00f2 vedere molto arricchito il suo ruolo: egli rappresenta una risorsa importante non solo per il singolo alunno, ma per tutta la scuola e \u00e8 chiamato ad attivarsi nella individuazione di tutte le altre risorse, umane, materiali e della storia a sostegno del lavoro di tutti i colleghi per la piena integrazione scolastica. Pu\u00f2 aiutare il team docente nell\u2019analisi della situazione di partenza dell\u2019alunno con deficit e nella definizioni di interventi individualizzati, ma strettamente ancorati alla programmazione di classe; pu\u00f2 attivare, anche in concorso con altri insegnanti, metodologie didattiche che fanno minor ricorso alla lezione frontale e sono pi\u00f9 attente agli aspetti cooperativi; pu\u00f2 incoraggiare la ricerca di risorse extrascolastiche, sia sul territorio che in rapporto alle competenze assegnate dal legislatore agli enti locali.<br \/>\n\u201cNella seconda ipotesi, quella di concentrazione degli alunni in alcune scuole o classi a secondo delle tipologie di deficit o della presunta gravit\u00e0 degli handicap, il docente per il sostegno vede, a mio avviso, ulteriormente mortificato il suo ruolo propositivo e fortemente amplificato il rischio della delega. Inoltre, poich\u00e9 la concentrazione di alcune tipologie di alunni in poche scuole modifica il rapporto numerico naturale tra allievi in situazione di handicap e coetanei non handicappati, diventa pi\u00f9 difficile ricorrere a una risorsa umana fondamentale per l\u2019integrazione: i compagni di classe. Infine, negli anni, pu\u00f2 scemare il livello di motivazione e di impegno degli stessi insegnanti, costretti a operare in un ambiente che pu\u00f2 offrire minori stimolazione di quello della scuola comune e minori occasioni di interscambiabilit\u00e0 dei ruoli e dei compiti, anche come prevenzione del burn out.<\/p>\n<p><strong>La finanziaria del &#8217;98 aveva diminuito il rapporto tra insegnanti disostegno e alunni; come si presenta la situazione quest&#8217;anno?\u00a0<\/strong><br \/>\nPi\u00f9 che diminuire il rapporto tra docenti per il sostegno e alunni handicappati, la Finanziaria per il \u201998 ha modificato radicalmente i criteri di assegnazione del personale specializzato: non pi\u00f9 in ragione di 1 ogni 4 alunni certificati, pi\u00f9 le deroghe ritenute necessarie in caso di presenza di gravi deficit, ma nel rapporto di 1 ogni 138 alunni complessivamente presenti nei diversi ordini e gradi di scuola delle singole province. Il rapporto 1\/138 si \u00e8 subito rivelato insufficiente a coprire i fabbisogni documentati. Va detto che, inizialmente, il governo aveva previsto un rapporto ancora pi\u00f9 sfavorevole: 1\/150; poi, anche su sollecitazione dell\u2019Osservatorio permanente sull\u2019integrazione scolastica delle persone in situazione di handicap presso il ministero della Pubblica Istruzione, ha presentato l\u2019emendamento recepito dalle Camere nel testo definitivo della manovra. Tuttavia, gi\u00e0 nel volgere di pochi mesi, il rapporto 1\/138 si \u00e8 rivelato improprio e inadeguato. Nell\u2019anno scolastico 1998-99, l\u2019assegnazione dei docenti per il sostegno sulla base delle nuove norme si \u00e8 rivelata alquanto macchinosa, anche per l\u2019iter imposto dal legislatore alla definizione del decreto applicativo. Le disposizioni arrivate ai Provveditori hanno dato origine a molti dubbi interpretativi, con la conseguenza che in alcuni casi il fabbisogno di sostegno \u00e8 stato coperto in maniera meno inadeguata solo a anno scolastico avanzato. La dimostrazione di tali disagi sta nel testo della Finanziaria \u201999. Dopo un ampio dibattito parlamentare, il legislatore ha ulteriormente perfezionato le norme della manovra precedente, indicando in maniera esplicita la necessit\u00e0 di coprire comunque il fabbisogno nazionale di integrazione scolastica. Tuttavia, anche per l\u2019anno scolastico 1999-2000, si ha la sensazione che esistano gravi carenze a questo proposito: Di fatto, le disposizioni ministeriali applicative sono arrivate agli Uffici scolastici provinciali e alle scuole fuori tempo massimo, quando molte operazioni burocratiche erano gi\u00e0 state espletate. A una prima analisi, i bisogni dovrebbero essere maggiormente scoperti su due fronti: il numero di docenti per il sostegno, specie nella scuola superiore; la classi, nuovamente molto numerose. Com\u2019\u00e8 noto, quest\u2019anno entrano in vigore le norme che innalzano l\u2019obbligo di istruzione nella secondaria di secondo grado; ed \u00e8 statisticamente significativo il numero di allievi in situazione di handicap che passa dalla media alla superiore, senza la possibilit\u00e0 immediata e chiara di coprire i conseguenti posti di sostegno in pi\u00f9. Un problema che va risolto con urgenza. Infine, pur avendo il Parlamento sancito che, di norma, le classi con alunni in situazione di handicap debbono essere costituite nuovamente con non pi\u00f9 di venti alunni, pare che in sede di applicazione sia molto alto il numero di classi con 25 o pi\u00f9 iscritti. E\u2019 chiaro che in tale contesto di aggravano i rischi di delega al solo docente per il sostegno.<\/p>\n<p><strong>Quali sono le novit\u00e0 che si prefigurano nella prossima finanziaria?<\/strong><br \/>\nA met\u00e0 settembre \u201999, le possibili innovazioni non sono ancora note. C\u2019\u00e8 da augurarsi che venga innanzitutto rivisto il rapporto 1\/138. Com\u2019\u00e8 noto, a parte l\u2019anno scolastico 1999-2000, storicamente, negli ultimi dieci anni, il numero complessivo di allievi continua a diminuire, mentre il numero di quelli certificati aumenta in modo significativo: nel 1998-99, gli alunni in situazione di handicap iscritti in tutti gli ordini e gradi di scuola erano oltre 117 mila (quasi 17 mila nella sola secondaria superiore). Se il rapporto per l\u2019assegnazione dei docenti per il sostegno resta immutato, la forbice \u00e8 destinata sempre pi\u00f9 a allargarsi. Inoltre, vi \u00e8 da ritenere che, nei prossimi anni, il numero di alunni handicappati sia destinato a crescere, per molti motivi: grazie ai progressi della medicina, diminuisce la mortalit\u00e0 neo natale, ma aumentano i casi di bambini che nascono con qualche malformazione; l\u2019innalzamento dell\u2019et\u00e0 media delle donne al primo parto, aumenta la possibilit\u00e0 di mettere al mondo figli con \u201cdiversit\u00e0\u201d genetiche; la presenza di famiglie immigrate registra anche l\u2019aumento di minori con deficit, in tali nuclei, per diversi motivi. Ancora: gli allievi handicappati saranno complessivamente pi\u00f9 numerosi per altre ragioni: l\u2019aumento di iscrizioni nella scuola dell\u2019infanzia; l\u2019innalzamento dell\u2019istruzione obbligatoria; l\u2019accresciuta loro presenza nelle superiori, oggi ferma a percentuali molto basse rispetto agli altri ordini di scuola. E\u2019 doveroso, quindi, ritoccare il rapporto 1\/138, prevedendo, da un alto, un meccanismo di adeguamento automatico, senza rinviarlo all\u2019approvazione di nuove leggi, d\u2019altro lato stabilire una volta per tutti norme chiare e definitive per la formazione classi e l\u2019assegnazione delle risorse per il sostegno, senza cambiare le carte in tavola di anno in anno, per di pi\u00f9 fuori tempo massimo.<\/p>\n<p><strong>Progetto Berlinguer: che elementi di novit\u00e0 comporta per l&#8217;integrazione scolastica e in particolare per gli insegnanti di sostegno (in particolare quando si parla di \u201cnormalizzazione del sostegno\u201d e di \u201criutilizzo intelligente degli insegnanti\u201d)?<\/strong><br \/>\nNel febbraio \u201999, il ministro della Pubblica Istruzione ha partecipato a tre audizioni presso la Commissione VII della Camera, riferendo fra l\u2019altro sugli orientamenti generali per una nuova politica dell\u2019integrazione. Rispetto al ruolo e ai compiti dei docenti, ha annunciato che intende \u2018mettere a punto un profilo di insegnante nuovo, consono alla domanda attuale dell\u2019insegnante specializzato per il sostegno\u2019, con tre obiettivi. Primo: assicurare \u2018un reale supporto alla classe nell\u2019assunzione di strategie e tecniche pedagogiche, metodologiche e didattiche integrative\u2019, per una progressiva riduzione della didattica frontale. Secondo: garantire \u2018un lavoro di effettiva consulenza a favore della classe e dei colleghi curriculari, nell\u2019adozione di metodologie individualizzanti e quindi dirette alla costruzione del piano educativo personalizzato\u2019. Terzo: provvedere alla \u2018conduzione diretta di interventi specializzati, centrati sulle caratteristiche e le risorse dell\u2019allievo handicappato a partire dalla conoscenza di metodologie particolari, che non sono in possesso dell\u2019insegnante curricolare\u2019.<br \/>\nSin qui, quello che prevede il ministro nel documento consegnato alla Camera. Mi pare che si tratti di una ulteriore puntualizzazione dei compiti gi\u00e0 previsti dalle premesse ai programmi dei corsi biennali di specializzazione, in particolare di quelli del 1995, che dovrebbero essere meglio riletti e analizzati, per le molte sollecitazioni positive offerte alla ridefinizione dei docenti per il sostegno. Certo, va detto con chiarezza che &#8211; senza un intervento straordinario di formazione e aggiornamento sulle tematiche generali dell\u2019integrazione scolastica destinato a tutti gli insegnanti, in primis a quelli di classe &#8211; non possiamo fare molti progressi. Si tratta di interventi indispensabili e urgenti, previsti da anni, ma di fatto mai proposti con la necessaria forza dall\u2019amministrazione scolastica. Eppure, senza il coinvolgimento pieno di un intero team docente o di un intero consiglio di classe, senza supporti adeguati alla progettazione quotidiana degli interventi, senza la presenza di Centri di documentazione e risorse idonei a sostenere il loro impegno, l\u2019esperienza di integrazione scolastica rischia di segnare il passo, se non addirittura di tornare indietro.<\/p>\n<p><strong>La formazione di un docente di sostegno \u00e8 stato quanto di pi\u00f9 caotico e contorto si sia potuto immaginare. In futuro, chi vorr\u00e0 fare questa professione che studi dovr\u00e0 intraprendere? Recentemente, i quotidiani (4 settembre 1999) hanno parlato della riapertura dei corsi di formazione per insegnanti di sostegno, corsi che fruttano alle associazioni che li gestiscono, miliardi e che i frequentanti pagano a caro prezzo: di cosa si tratta?<\/strong><br \/>\nNel nuovo quadro normativo, la formazione di base di tutti gli insegnanti e la loro specializzazione deve avvenire a livello universitario. Vale per i futuri maestri (si vedano i corsi di laurea in Scienze della formazione primaria, avviati nell\u2019anno accademico 1998-99); vale per i neo-laureati in qualunque disciplina che aspirano a insegnare (le scuole di specializzazione partono quest\u2019anno in molti atenei italiani, pur fra alcune incertezze e tanta disinformazione); vale anche per la specializzazione sulle disabilit\u00e0.<br \/>\nLa scuola, non solo italiana, \u00e8 sempre pi\u00f9 la scuola delle diversit\u00e0. Perci\u00f2, vi sono alcune conoscenze e competenze che debbono diventare patrimonio di tutti i docenti, anche di quelli che non si specializzeranno per il sostegno. Ad esempio, l\u2019Universit\u00e0 di Torino ha indicato come esame obbligatorio per tutti gli studenti la Pedagogia speciale.<br \/>\nPer quanto concerne invece i percorsi di specializzazione a sostegno dell\u2019integrazione scolastica, vanno registrate gravi preoccupazioni. In molti casi, i curricoli di studio previsti dagli atenei indicano per lo pi\u00f9 discipline medico-cliniche e psicologiche. Ma in questi casi la specializzazione sarebbe carente sul fronte pedagogico e didattico. Forse, sarebbe utile una nota congiunta agli atenei da parte dei ministri dell\u2019Istruzione e dell\u2019Universit\u00e0, per sottolineare tali esigenze.<br \/>\nPer quanto riguarda i corsi di specializzazione appaltati dalle Universit\u00e0 agli enti privati, onestamente, non mi pare un gran passo in avanti. E\u2019 l\u2019Universit\u00e0 che deve assumere in prima persona la responsabilit\u00e0 di formare. Utilizzando il meglio delle competenze interne alle diverse Facolt\u00e0, ma senza la presunzione del sapere. Ci sono fior di esperienze sul territorio e formatori di grande qualit\u00e0 che non sono degli accademici. Se l\u2019autonomia degli atenei non serve per valorizzare risorse come queste all\u2019interno dei corsi universitari, perch\u00e9 spendere tante energie per realizzarla?.<\/p>\n<p><strong>Si riparla anche di fondi per le scuole speciali; ma non ne esistevanopi\u00f9 in Italia? Che insegnanti andranno ad insegnare in quelle scuole?<\/strong><br \/>\nC\u2019\u00e8 un disegno di legge approvato al Senato a met\u00e0 settembre che prevede lo stanziamento di 60 miliardi in tre anni per concentrare in alcune scuole gli alunni sordi e ciechi, anzich\u00e9 garantire il personale specializzato e gli ausili in tutte le scuole comuni ove tali allievi sono naturalmente inseriti. Molte associazioni hanno illustrato a governo e Parlamento le gravi conseguenze di tali ipotesi normative. Al momento, il Senato si \u00e8 mostrato sordo e cieco a ogni richiesta, ragionevole, che non venisse dalle lobbies delle associazioni storiche. E\u2019 un segnale grave e preoccupante, un campanello d\u2019allarme. Non mi stupirebbe se, tra qualche tempo, un ministro dichiarasse a qualche giornale che non tutti gli alunni handicappati possono e debbono frequentare la scuola. Avrebbe certamente un gran seguito popolare. Ma a patirne, come sempre, sarebbero i pi\u00f9 deboli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cL\u2019autonomia scolastica, se male interpretata, pu\u00f2 incoraggiare nuove forme di emarginazione&#8230;Il rapporto di 1 insegnante di sostegno ogni 138 alunni va rivisto anche in previsione dell\u2019aumento dei ragazzi certificati nelle scuole&#8230;\u201d. 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