{"id":613,"date":"2009-11-04T17:07:01","date_gmt":"2009-11-04T17:07:01","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=613"},"modified":"2026-01-12T12:03:17","modified_gmt":"2026-01-12T11:03:17","slug":"disabili-e-universit","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=613","title":{"rendered":"3. Disabili e universit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>di Marco Cundari, psicologo, responsabile settore ausili informatici per lo studio<\/p>\n<p>Il processo di integrazione delle persone con disabilit\u00e0 \u00e8 sostenuto in Italia da alcune chiare disposizioni normative. Con la legge-quadro 104\/92, in particolare, l&#8217;impegno verso un percorso integrativo<!--break--> ha sub\u00ecto una svolta e l&#8217;attivit\u00e0 di tutte le istituzioni, dal livello locale a quello centrale ha trovato una precisa direzione.<br \/>\nNello specifico del diritto allo studio, di cui ci occuperemo in questo articolo, l&#8217;art.12 sancisce al comma 2 che &#8220;\u00e8 garantito il diritto all&#8217;educazione e all&#8217;istruzione della persona handicappata nelle sezioni di scuola materna, nelle classi comuni delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e nelle istituzioni universitarie&#8221;.<br \/>\nNon ci addentremo in questa sede a discutere la molteplicit\u00e0 di significati del termine &#8220;integrazione&#8221;, tuttavia va individuato che per la legge &#8220;l&#8217;integrazione scolastica ha come obiettivo lo sviluppo delle potenzialit\u00e0 della persona handicappata nell&#8217;apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione&#8221;.<br \/>\nIl possibile conflitto tra il criterio di valutazione del profitto (implicitamente richiesto dalle scuole) e la potenzialit\u00e0 di sviluppo e miglioramento di competenze sociali e relazionali portano le istituzioni deputate alla formazione a chiedersi, forse anche troppo spesso, la ragione di un inserimento in un contesto che da un punto di vista del solo profitto creerebbe frustrazione e disagio.<br \/>\nFortunatamente, la molteplicit\u00e0 di esperienze portate avanti in Italia e nel mondo danno una risposta chiara a questo tipo di perplessit\u00e0.<br \/>\nIl solo inserimento \u00e8 in grado di far maturare la scuola verso percorsi di accettazione delle diversit\u00e0 e di creazione di competenze relazionali proprie di contesti fatti da diversit\u00e0 pi\u00f9 o meno complesse.<br \/>\nSecondo quanto riportato nella relazione annuale del Ministero della Pubblica Istruzione al Parlamento nel 1997 su un totale di alunni di 7.709.183 compresi tra la scuola materna e la scuola secondaria \u00e8 stato effettuato un inserimento di 113.133 studenti con disabilit\u00e0.<br \/>\nLa percentuale di inserimento (si badi bene non d&#8217;integrazione) nella scuola materna \u00e8 dell&#8217;1,06%; diventa dell&#8217;1,87% nelle scuole elementari, si passa al 2,45% per le scuole medie, per cadere infine allo 0,49% nelle scuole secondarie.<\/p>\n<p><strong>La mancanza di dati<\/strong><br \/>\nNon esistono invece dati ufficiali circa l&#8217;inserimento di persone con disabilit\u00e0 all&#8217;interno delle universit\u00e0 italiane. Perch\u00e9?<br \/>\nInnanzitutto il processo formativo passa di competenza dal Ministero della Pubblica Istruzione al Ministero dell&#8217;Universit\u00e0 e della Ricerca Scientifica e Tecnologica (M.U.R.S.T.).<br \/>\nNon essendoci per l&#8217;Universit\u00e0 l&#8217;obbligatoriet\u00e0, risulta evidente che l&#8217;entit\u00e0 del problema si riduce.<br \/>\nMancando dati ufficiali (salvando alcune sporadiche situazioni) \u00e8 lecito chiedersi se esista una rappresentazione sociale del problema da parte dell&#8217;Istituzione Universitaria che ne motivi la ricerca stessa di una soluzione e l&#8217;esigenza di dati certi sui quali basare i propri interventi.<br \/>\nVolendo fare una stima dei potenziali utenti universitari, sulla base dei dati di coloro che hanno frequentato le scuole secondarie nel 1997 vediamo che:<br \/>\n-561 sono con minorazione della vista;<br \/>\n-1433 con minorazione dell&#8217;udito;<br \/>\n-9876 con minorazione psicofisica prevalentemente fisica.<br \/>\nDi questi ultimi assumiamo che il 30% (circa 2962) possa accedere a studi universitari, avremmo che:<br \/>\n&#8211; nell&#8217;A.A. 1997\/1998 avremmo dovuto avere circa 4956 studenti inseriti nelle varie universit\u00e0 italiane.<br \/>\nIn percentuale la potenziale popolazione sarebbe costituita dal:<br \/>\n12% di studenti con minorazione visiva,<br \/>\n29% con minorazione uditiva,<br \/>\n59% con minorazione prevalentemente fisica.<br \/>\nUn&#8217;analisi reale della situazione ci viene data dalla singola Universit\u00e0 di Padova dove ha sede la prima commissione &#8220;Disabilit\u00e0 ed Handicap&#8221; universitaria.<br \/>\nSu 66.000 iscritti, 289 sono studenti con disabilit\u00e0. Di questi:<br \/>\n19% con minorazione visiva,<br \/>\n8% con minorazione uditiva,<br \/>\n50% con minorazione motoria,<br \/>\n22% altro.<br \/>\nSe operiamo un confronto con la distribuzione percentuale da noi ipotizzata sulla base degli studenti delle scuole superiori, possiamo convenire che esiste una buona approssimazione tra le due distribuzioni percentuali, pertanto quei dati ipotetici possono essere considerati approssimativamente corretti.<br \/>\nLo scarto pi\u00f9 evidente \u00e8 rappresentato dalla categoria &#8220;minorazione uditiva&#8221; che nella realt\u00e0 padovana \u00e8 rappresentata dal solo 8%. Questo dato pu\u00f2 essere interpretato (nei limiti della validit\u00e0 di queste nostre inferenze) come &#8220;mortalit\u00e0 scolastica&#8221; a carico delle persone con disabilit\u00e0 uditiva.<br \/>\nNella nostra esperienza, \u00e8 un dato che trova un riscontro a causa della complessit\u00e0 di inserimento di studenti con problemi di sordit\u00e0 soprattutto profonda.<\/p>\n<p><strong>Una nuova legge<\/strong><br \/>\nCertamente negli ultimi anni il numero di persone con disabilit\u00e0 che si iscrivono all&#8217;universit\u00e0 \u00e8 aumentato. E&#8217; difficile stabilire se sia il risultato di una pressante attivit\u00e0 culturale portata avanti dalle associazioni o se sia il risultato di un miglioramento dei servizi universitari.<br \/>\nCi\u00f2 che \u00e8 certo \u00e8 che dopo 7 anni dall&#8217;emanazione della legge quadro \u00e8 stata promossa da alcuni deputati di centro sinistra e di centro destra una modifica della legge stessa nel senso di introdurre maggiori specifiche per gli studenti universitari con disabilit\u00e0.<br \/>\nLa legge 17\/99 (modifica alla 104\/92), che almeno su un piano normativo introduce delle interessanti agevolazioni per gli studenti disabili, proponendo un sistema organizzativo maggiormente mirato alla persona (con l&#8217;istituzione del tutoraggio e la facilitazione delle prove d&#8217;esame anche con l&#8217;uso di adeguate attrezzature), ci mette in &#8220;stand-by&#8221; sui potenziali cambiamenti che seguiranno.<br \/>\nL&#8217;impressione generale, comunque, ad oggi \u00e8 che esista una tutela del diritto allo studio solo fino alle scuole superiori (e neanche tanto) e che il riconoscimento dell&#8217;individualit\u00e0 delle persone con disabilit\u00e0, con le loro specifiche esigenze di studio, non sia praticabile nel dispersivo e complesso mondo universitario.<br \/>\nLe modifiche proposte vanno, infatti, nel senso di un riconoscimento di una specificit\u00e0 di studio e di una specificit\u00e0 di esigenze formative indipendentemente dall\u2019appartenenza ad una categoria.<br \/>\nL&#8217;esperienza dell&#8217; Associazione S.I.D.-Servizio Informazione Disabili, della quale io faccio parte, ci rivela un&#8217;effettiva difficolt\u00e0 da parte dell&#8217;Universit\u00e0 di recepire e prendersi carico delle molteplici e diverse richieste che uno studente con disabilit\u00e0 rivolge.<br \/>\nForse anche l&#8217;assenza di una specifica competenza nel lavorare con persone con disabilit\u00e0 comporta il riproporre interventi di supporto che sono, per lo pi\u00f9, il risultato di ci\u00f2 che si pensa sulla disabilit\u00e0, seguendo uno stereotipo, e non sulle esigenze reali dello studente Bianchi, studente con disabilit\u00e0.<br \/>\nIn questo senso anche le statistiche periodicamente riproposte sulle dimensioni dell&#8217;inserimento non ci possono aiutare sulla programmazione di strategie di intervento efficaci.<br \/>\nI presupposti della realizzazione di un&#8217;effettiva integrazione degli studenti disabili universitari (e non del solo inserimento) restano sempre nella possibilit\u00e0 che l&#8217;universit\u00e0 d\u00e0 e dar\u00e0 di attaccare la propria struttura culturale-organizzativa.<br \/>\nCi\u00f2 significa:<br \/>\n1) investire soldi per attrezzature e servizi (ed \u00e8 probabilmente l&#8217;aspetto meno impegnativo);<br \/>\n2) farlo &#8220;pensando&#8221; verso chi vengono investiti, &#8220;riflettendo&#8221; su quali siano le condizioni migliori che ne consentano l&#8217;uso, &#8220;programmando&#8221; strategie d&#8217;intervento adeguate (ed \u00e8 gi\u00e0 pi\u00f9 complesso perch\u00e8 richiede competenza);<br \/>\n3) far entrare la cultura delle disabilit\u00e0 nell&#8217;Istituzione, consentire, cio\u00e8, che l&#8217;universit\u00e0 (docenti, amministrativi, ecc.) pensino prima e programmino conseguentemente tenendo conto di esigenze di gestione di bisogni diversi.<br \/>\nHo paura, per\u00f2, che i pensieri, di questi tempi, abbiano un costo superiore a qualsiasi attrezzatura o servizio.<\/p>\n<p>*<br \/>\ne-mail:marcocundari@tiscalinet.it<br \/>\nSid-Servizio Informazione Disabili<br \/>\nVia dei Marsi 78, c\/o Facolt\u00e0 di Psicologia 00185 Roma<br \/>\nTel. 064991-7703\/7782, Fax 064451667 (specificare &#8220;all&#8217;attenzione del SID)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il processo di integrazione delle persone con disabilit\u00e0 \u00e8 sostenuto in Italia da alcune chiare disposizioni normative. 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