{"id":615,"date":"2009-11-04T17:07:01","date_gmt":"2009-11-04T17:07:01","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=615"},"modified":"2026-01-12T12:51:21","modified_gmt":"2026-01-12T11:51:21","slug":"un-invenzione-creativa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=615","title":{"rendered":"13. Un&#8217;invenzione creativa"},"content":{"rendered":"<p>di Grazia Honegger Fresco, presidente associazione Centro nascita Montessori a Roma<\/p>\n<p>\u201cIl gioco costruisce in profondit\u00e0, n\u00e9 sappiamo in quali rivoli si riverser\u00e0 la ricchezza che, grazie ad esso, si accumula in ogni bambino lasciato libero di inventare a sua misura\u201d. L\u2019importanza del gioco libero e creativo, non pensato solo per soddisfare esigenze di mercato<!--break-->Spesso si parla del bambino come se fosse un&#8217;entit\u00e0 astratta, mentre solo osservando nella realt\u00e0 quello che i bambini fanno &#8211; Dario o Giulia, Giampaolo o Elisa &#8211; e mille, mille altri&#8230; possiamo intuirne il significato. Ognuno di loro gioca in modo personale, con fantasie tutte diverse, alimentate giorno per giorno da ci\u00f2 che osservano attorno a loro. Guardano, ascoltano, fiutano, toccano, assaporano: attraverso quelle porte straordinarie aperte sull&#8217;esterno che sono i cinque sensi afferrano il mondo, lo &#8220;assorbono&#8221;, diceva Maria Montessori, geniale studiosa dell&#8217;infanzia. Questa mente assorbente \u00e8 attiva fin dalla nascita: sembra cos\u00ec fragile e inetto il neonato, eppure \u00e8 gi\u00e0 pronto a entrare in relazione con la madre, a cogliere le risposte che da lei verranno ai suoi bisogni e ai suoi desideri che per ora sa comunicare solo senza parole.<br \/>\nE\u2019 su tali risposte che cominciano a modellarsi il suo pensiero, la sua prima esperienza dell&#8217;ambiente, a sentire se &#8211; povero o ricco che sia &#8211; \u00e8 amato e protetto, se pu\u00f2 fidarsi degli altri e crescere nella stima di s\u00e9. E il primo gioco \u00e8 proprio con il seno e con gli occhi della madre, come pochi mesi dopo sar\u00e0 con la propria mano e con il piedino da portare alla bocca, come con altri oggetti che trover\u00e0 a portata di mano.<\/p>\n<p><strong>Giocare per esplorare<\/strong><br \/>\nGioco? Nei primi due anni si pu\u00f2 dire che sia soprattutto esplorazione: degli oggetti, di come entrano in rapporto tra loro (il gioco del &#8220;dentro e del fuori&#8221; \u00e8 inesauribile), eppure subito creativo, originale, diverso da un bambino all&#8217;altro. Questa mente che ha tanto assorbito e che ormai produce un linguaggio pi\u00f9 o meno sicuro \u00e8 capace di creare simboli, di fare associazioni, di immaginare e quindi di agire secondo nuove invenzioni. Lucia, 2 anni, ha appena finito di mangiare e cerca il pap\u00e0 che \u00e8 lontano. Prende la forchetta e l&#8217;accosta all&#8217;orecchio come una cornetta di telefono e dice: \u00abPonto, papi &#8230; \u00bb.<br \/>\nRoberto, 2 anni e 8 mesi, gi\u00e0 da tempo interessatissimo alle automobili, ha visto sulla strada tre auto rovesciate e ha tempestato tutti di domande per sapere che cosa e come \u00e8 successo&#8230; A casa, due giorni dopo, mette in fila le sue macchinine e le fa scontrare. Poi chiede alla nonna che gli compri un semaforo \u00abperch\u00e9 cos\u00ec non si rovesciano pi\u00f9\u00bb.<br \/>\nLauretta, 3 anni, alquanto sconvolta dopo alcune iniezioni che ha dovuto subire, appare irritabile e dorme male la notte. Alcune mattine pi\u00f9 tardi prende le sue tre bambole, le strapazza dicendo: \u00abCattiva, cattiva\u00bb, poi le mette a pancia in gi\u00f9 e le colpisce rabbiosamente con una matita.<br \/>\nSusi e Mimma, due amichette entrambe di 4 anni, giocano moltissimo a strapazzare le loro bambole come bambine capricciose, che fanno solo disastri, da mettere in castigo. Le mamme si chiedono: \u00abCome mai, se noi non le trattiamo cos\u00ec?\u00bb&#8230; Chiamiamo gioco il loro modo di rivivere la realt\u00e0 a volte drammatica, dolorosa oppure i propri fantasmi, ingranditi dalla difficolt\u00e0 di capire le intenzioni e le esigenze degli adulti: quando giocano insieme, le ansie segrete dell&#8217;uno sono subito colte dall&#8217;altro come un&#8217;eco profonda.<br \/>\nIn una scuola materna i bambini sono in giardino: c&#8217;\u00e8 chi corre, chi va sullo scivolo, chi si arrampica. Giulia, Rina e Francesco hanno organizzato un ristorante in piena regola: le foglie larghe sono i piatti; sassolini, bacche, foglie piccole e pezzetti di rami sono i cibi, le due bambine (5 anni) le cuoche, Francesco (4 anni) \u00e8 il cameriere; alcuni pupazzi sono i clienti e una parte importante del gioco consiste nel fatto che Francesco con aria drammatica ogni tanto va a dire che non hanno avuto da mangiare, che era tutto cattivo&#8230;<\/p>\n<p><strong>Un\u2019invenzione gratuita e felice<\/strong><br \/>\nIl gioco di questa et\u00e0 \u00e8 all&#8217;insegna dell&#8217;invenzione creativa, gratuita e felice come quella che pu\u00f2 compiere l&#8217;artista. Provate a interrompere un gioco in cui siano totalmente immersi e avrete proteste, pianti (che dal nostro punto di vista definiamo capricci). Ma oseremmo altrettanto disturbare il lavoro dello scienziato, del pittore, del musicista? Il paragone non sembri eccessivo: la differenza consiste soprattutto nel fatto che gli adulti di solito giungono a un prodotto finito, evidente, monetizzabile, mentre l\u2019azione dei bambini appartiene al mondo dell&#8217;effimero, si dice, perch\u00e9 non lascia traccia. Eppure \u00e8 tutta apparenza, perch\u00e9 \u00e8 giocando nei loro modi personali e unici che i bambini si costruiscono.<br \/>\nDunque il loro \u00e8 il prodotto pi\u00f9 alto, senza prezzo: un individuo creativo e pensante, capace di decidere e di entrare in relazione con altri. Rivivono la realt\u00e0 in cui sono immersi ed \u00e8 cos\u00ec che la conoscono, si fanno una ragione del presente, del passato e del futuro come anticipazione dei propri desideri. Per l\u2019impegno che vi mettono \u00e8 un vero lavoro, dice ancora la Montessori, intenso, significativo, mai passatempo o relax come definiscono gli adulti i loro momenti di gioco. Tanto meno \u00e8 perdita di tempo con l&#8217;idea soprattutto, dopo i 5, 6 anni, che: \u00abOra basta giocare: \u00e8 tempo di fare qualcosa di pi\u00f9 serio\u00bb.<br \/>\nAncora oggi, in un&#8217;epoca di tanto permissivismo spesso concesso a sproposito e fuori misura, troppi genitori e familiari giudicano negativamente il gioco dei bambini, le loro ripetizioni, che per i piccoli sono vitali conferme a ci\u00f2 che hanno scoperto, cos\u00ec come il voler ricostruire sempre le cose secondo un certo ordine, con quegli oggetti, per ritrovare ogni volta il piacere e le emozioni della prima volta: quelle sottili e inespresse che noi dal di fuori ben poco riusciamo a cogliere.<br \/>\nSe non dobbiamo impedire, ironizzare, interrompere, tanto meno dobbiamo invadere la loro delicata sfera di gioco. Non hanno alcun bisogno che si &#8220;insegni&#8221; loro a giocare. Ben diversa \u00e8 la situazione quando siano essi stessi a coinvolgerci.<br \/>\nPer esempio a Dario (3 anni e mezzo) piace moltissimo &#8211; e lo fa ripetutamente &#8211; un gioco con il nonno che fa la parte di un piccolo bambino malato, mentre lui \u00e8 il bravo pap\u00e0 che lo cura. Lo fa sedere in poltrona, lo copre con un asciugamano, gli porta un bicchiere d&#8217;acqua, dicendo che \u00e8 una \u00abmedicina difficilissima\u00bb e che deve berla tutta. Ma l&#8217;iniziativa \u00e8 di Dario, il nonno paziente trae un suo piacere dal condividere con il piccolo questo gioco che va avanti per pi\u00f9 giorni e che poi si esaurisce da s\u00e9, come altre situazioni simili.<br \/>\nSpesso per tradurre in concreto le loro immaginazioni i bambini hanno bisogno di oggetti e questo lo si \u00e8 compreso da tempi immemorabili. Non \u00e8 un caso che si siano trovati carrettini e trottole, fischietti d&#8217;osso o d&#8217;argilla, gabbiette, barchini e bambolotti fin dall&#8217;antichit\u00e0 e sotto i cieli pi\u00f9 diversi: incaici, aztechi, greci, etruschi, romani, celtici, egizi, cinesi&#8230; per non parlare della p\u00edgotta, la bambola fatta di cenci, chiamata cos\u00ec in Lombardia (ma esistente con altro nome in altre regioni).<br \/>\nA questi oggetti abbiamo dato il nome di giocattoli, trastulli, balocchi che lo Zingarelli definisce \u00aboggetti idonei a divertire i bambini\u00bb. Sempre lo stesso pregiudizio: che i bambini si divertano e anche vero, ma che facciano qualcosa di serio al tempo stesso, questa \u00e8 un&#8217;idea che gli adulti non vogliono riconoscere. In compenso si sono impossessati del gioco, l&#8217;hanno implasticato, trasformato in ambienti e in personaggi in miniatura sul modello dei grandi. La bambola di stracci o quella raffinata in panno lenci, dai lineamenti appena accennati, sono sostituite dalle Barbie e dai vari Ciccio Bello e successori, con smorfie fisse, meccanismi che emettono parole o che sanno fare la pip\u00ec.<br \/>\nI giochi di invenzione sui cibi, sulle cucine improvvisate su uno scalino o su un sasso sono sostituite con un vasto corredo di oggetti tutti in plastica di chiassosi colori: piattini, pentolini, pane, uovo fritto, pollo arrosto, cipolle, frutta. Anche le scuole ne sono invase e i bambini non se ne fanno nulla, il solo vedere tali falsi uccide l&#8217;immaginazione. Se i grandi si fermassero a osservare i bambini nelle loro situazioni spontanee, non ne comprerebbero, in primo luogo per rispettarli. Ma il mondo degli affari non tiene conto di simili quisquilie: \u00e8 apparsa la notizia che gli industriali della plastica negli Usa tanto hanno premuto sugli organi competenti da ottenere il consenso alla diffusione di questi giochi?standard in ogni scuola materna, anche in quelle, come la Montessori o le steineriane, che per principio li respingono.<\/p>\n<p><strong>Cilindri e grembiuli<\/strong><br \/>\nNon uccidiamo la capacit\u00e0 creativa alle origini: non c&#8217;\u00e8 solo la televisione, ma gli interessi privati di talune industrie che non sanno pi\u00f9 che inventare per soffocare la spontaneit\u00e0 dei bambini che devono giocare tutti con gli stessi oggetti. Un condizionamento precocissimo all&#8217;uniformit\u00e0, al subire la moda. Se invece fin dal primo anno di vita del bambino si ha il coraggio di non seguirla, ci si pu\u00f2 sottrarre quando cominciano a frequentare la scuola alla richiesta pressante del \u201clo voglio anch&#8217;io\u00bb perch\u00e9 li avremo aiutati a custodire il loro tesoro di immaginazione e tanto appiattimento della realt\u00e0 avr\u00e0 scarso significato per loro.<br \/>\nCerchiamo bambole di stoffa o facciamole per loro (un bel libro che pu\u00f2 aiutare adulti di buona volont\u00e0 \u00e8 Bambini e Bambole \/ Compagni di gioco fatti in casa di Karin Neuschutz, Filadelfia editore, Milano), cerchiamo costruzioni di legno con cubi, cilindri, prismi per cominciare, ma anche villaggetti con animali in miniatura, circuiti di treno, sempre in legno e componibili, evitando i soliti Lego o Fisher Price che, malgrado la grande disponibilit\u00e0 dei materiali, rispondono a procedimenti pi\u00f9 razionali e poco adatti al periodo 3?6 anni.<br \/>\nLibri che possono orientare genitori d\u00ec buona volont\u00e0 sono anche Giocattoli creativi e Bambini Barattoli Giocattoli, entrambi di Roberto Papetti e di Gianfranco Zavalloni (Macroedizioni, San Martino di Sarsina, 1995). E bello per i bambini non solo usare oggetti fatti \u00abdal mio pap\u00e0\u00bb o \u00abdalla mia nonna\u00bb, ma anche averli visti nascere sotto i loro occhi, un&#8217;esperienza del fare e del giocare con poco, anch&#8217;essa oggi perduta.<br \/>\nAltro aspetto interessante dell&#8217;attivit\u00e0 dei bambini &#8211; specialmente fra i 2 e i 5 anni &#8211; \u00e8 il loro piacere a cooperare alle attivit\u00e0 degli adulti: se il padre prende in mano chiodi e martello o la madre prepara attrezzi e ingredienti per fare una torta o per lavare i piatti della merenda (questo secondo la classica divisione dei ruoli, ma oggi ogni tanto accade il contrario), subito il bambino \u00e8 dappresso per curiosare, guardare e infine allungare le mani: \u00abVoglio fare anch&#8217;io!\u00bb. Al solito gli adulti mostrano poca pazienza: \u00abFa disastri, tocca tutto\u00bb. La frase tipica dell&#8217;educazione tradizionale \u00e8 ancora \u00abguardare e non toccare, \u00e8 una cosa da imparare\u00bb. Ma se vogliamo bambini attivi, svegli, capaci pi\u00f9 tardi di rendersi utili, dobbiamo renderli partecipi. Insegneremo loro l&#8217;uso appropriato degli attrezzi: faremo indossare un grembiulino impermeabile, come quelli da cucina ma in misura ridotta, quando si tratter\u00e0 di lavare; profitteremo delle torte casalinghe per mostrare loro come si misura a tazze e cucchiai, come fanno gli americani, che per i piccoli \u00e8 certo pi\u00f9 semplice della bilancia. E poi tutto quello che \u00e8 battere, mescolare, strofinare, lucidare, spazzare, rastrellare, innaffiare \u00e8 davvero pane per i loro denti: gioco anche questo?<br \/>\nGiulia aveva 3 anni appena, quando, issata su uno sgabello, lavava con grande attenzione tazze e piattini, senza mai romperne alcuna e commentava: \u00abMeno male, lavando io\u00bb, come a dire: \u00abTi sto aiutando\u00bb. Dunque un gioco di identificazione importante e la fiducia da parte dell&#8217;adulto che le ha affidato stoviglie pur sempre frangibili.<br \/>\nPenso a Silvano di 5 anni che i genitori avevano iscritto in una scuola Montessori con la speranza che imparasse in anticipo a leggere e a scrivere e che regolarmente sceglieva, tutte le mattine, d\u00ec lavare le bambole, strofinandole e spazzolandole con energia, quasi a voler recuperare un gioco basilare &#8211; quello con l&#8217;acqua &#8211; in casa decisamente proibito e da femmine. Taciturno e spesso aggrottato, sembrava ritrovare un po&#8217; la sua serenit\u00e0 di bambino solo dopo questa cura quotidiana, da lui scelta e che la scuola gli consentiva. Un&#8217;ultima parola sulla mania di far bruciare le tappe ai propri figli. Li sollecitiamo in tanti modi, vogliamo che lascino presto il loro spazio di sogno e di fantasia. Eppure non si diventa pi\u00f9 intelligenti e capaci, rubando occasioni al gioco spontaneo, spingendoli nell&#8217;apprendimento razionale e consapevole prima del tempo, \u00e8 vero il contrario: il gioco costruisce in profondit\u00e0, n\u00e9 sappiamo in quali rivoli si riverser\u00e0 la ricchezza che, grazie ad esso, si accumula in ogni bambino lasciato libero di inventare a sua misura.<\/p>\n<p>Articolo tratto dalla rivista \u201cFamiglia Oggi\u201d, n.8-9\/1996<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIl gioco costruisce in profondit\u00e0, n\u00e9 sappiamo in quali rivoli si riverser\u00e0 la ricchezza che, grazie ad esso, si accumula in ogni bambino lasciato libero di inventare a sua misura\u201d. 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