{"id":617,"date":"2009-11-04T17:07:02","date_gmt":"2009-11-04T17:07:02","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=617"},"modified":"2026-01-12T12:43:19","modified_gmt":"2026-01-12T11:43:19","slug":"il-piacere-di-giocare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=617","title":{"rendered":"11. Il piacere di giocare"},"content":{"rendered":"<p>di Rosanna De Sanctis<\/p>\n<p>Ciascun gioco ha significato, anche quello di tipo pi\u00f9 \u201cnormale\u201d; i bambini a partire da un\u2019et\u00e0 molto precoce, utilizzano il gioco come un mezzo per esprimere la loro relazione con il mondo che li circonda e con le altre persone.<br \/>\nIntervista a Licia Vasta psicopedagogista<!--break-->Nel 1921 la Klein aveva cominciato ad interessarsi al modo in cui l\u2019apprendimento, un\u2019attivit\u00e0 presumibilmente intellettiva, potesse subire l\u2019interferenza di blocchi causati da fantasie e paure inconsce.<br \/>\nSuccessivamente s\u2019interess\u00f2 non solo ai blocchi, ma all\u2019attivit\u00e0 stessa d\u2019apprendimento, e afferm\u00f2 che tutto quello che il bambino fa nel suo gioco \u00e8 un\u2019espressione della sua fantasia inconscia. Ciascun gioco ha significato, anche quello di tipo pi\u00f9 \u201cnormale\u201d; infatti, proprio nel gioco libero l\u2019accento passa dalla domanda \u201c che cosa fa quest\u2019oggetto\u201d alla domanda \u201cche cosa posso fare io con quest\u2019oggetto\u201d. Winnicot afferma che solo giocando il bambino o l\u2019adulto ha la possibilit\u00e0 d\u2019essere creativo e di sfruttare pienamente la sua personalit\u00e0; il gioco permette di ottenere un piacere, vale a dire una soddisfazione e uno scarico mediato e indiretto dei moti pulsionali attivati.<br \/>\nI bambini a partire da un\u2019et\u00e0 molto precoce, utilizzano il gioco come un mezzo per esprimere la loro relazione con il mondo che li circonda e con le altre persone, e per affrontare le difficolt\u00e0 sia fisiche sia emotive. Il gioco \u00e8 cos\u00ec un primo passo nella formazione del simbolo. E&#8217; la capacit\u00e0 di digerire, elaborare e riflettere su un\u2019esperienza importante. Tramite il gioco, i bambini nella vita di tutti i giorni possono entrare in contatto con i propri sentimenti e avere l\u2019opportunit\u00e0 di elaborare eventi esterni o interni a loro stessi.<br \/>\nPoich\u00e9 questi sono in gran parte inconsci, i bambini non saranno capaci di parlarci direttamente del loro significato, anche se sono capaci di parlarci delle azioni e degli eventi che sono riprodotti nel gioco.<br \/>\nIl gioco si mostra dunque carico di significato, ed \u00e8 un veicolo a tutti gli effetti per l\u2019espressione delle fantasie infantili, vale a dire i pensieri e i sentimenti inconsci che stanno dietro alle azioni.<br \/>\nDi questo tema ne parliamo con Licia Vasta psicopedagogista: coordinatrice psicopedagogica servizi per l\u2019infanzia, socia del Centro italiano di psicoterapia psicoanalitica per l\u2019infanzia e l\u2019adolescenza di Bologna.<\/p>\n<p><strong>Il tuo intervento a chi \u00e8 rivolto con quale metodologia e orientamento?<\/strong><br \/>\nLa mia esperienza professionale mi porta a lavorare con la primissima infanzia 0\/6 anni riconoscendo il gioco come primo strumento di comunicazione\/osservazione.<br \/>\nDopo la laurea ad indirizzo psicologico, il mio percorso di formazione \u00e8 stato in pedagogia psicoanalitica e questo mi ha dato la possibilit\u00e0 di Ri-conoscere nell\u2019indirizzo psicoanalitico un mio modo di rapportarmi all\u2019altro, in particolare al bambino. Uno degli autori ai quali la Scuola di Formazione (C.I.Ps. Ps. I.A.) fa riferimento \u00e8 Winnicot e quello che lo psicoanalista racconta nei suoi testi, dal mio punto di vista, \u00e8 stato incisivo per incontrare il mondo interno del bambino.<br \/>\nCome psicopedagogista mi trovo spesso a lavorare in situazione, o ad incontrare i collettivi per supervisionare i casi. E\u2019 importante definire il mio ruolo ed il mio intervento perch\u00e9 non rientrano in un campo perfettamente \u201cterapeutico\u201d ma in un percorso di \u201cprevenzione \u201c al disagio. Riuscire a leggere i segnali che un bambino, anche di soli 14\/15 mesi, presenta attraverso il corpo mi d\u00e0 una sensazione di piacere. E\u2019 la disponibilit\u00e0 dell\u2019educatore, quell\u2019adulto, che pu\u00f2 muovere un cambiamento nell\u2019altro. Solo attraverso il godimento dell\u2019esperienza, del non farsi intrappolare dal dolore del bambino si pu\u00f2 capire, o meglio sentire, il bisogno di questo. Ritengo il \u201cpiacere\u201d la prima parola chiave che uno psicopedagogista dovrebbe tenere nella propria mente per sostenere l\u2019altro. Il bambino pu\u00f2 crescere solo attraverso una relazione, ma una relazione si sviluppa solo c\u2019\u00e8 la reciprocit\u00e0 del piacere.<br \/>\nProver\u00f2 a raccontare che tipo d\u2019intervento faccio tenendo presente alcuni presupposti, sia quando sono io direttamente a giocare con il bambino, sia, quando sono le educatrici dei servizi educativi che seguo. Ormai sappiamo che ogni bambino c\u2019\u00e8 rivelato attraverso il gioco. Il gioco \u00e8 anche osservazione, \u00e8 la capacit\u00e0 di mantenere quella giusta distanza emotiva che mi fa osservare, ma anche osservarmi. Ascoltandomi posso differenziare me dall\u2019altro, riconoscere ci\u00f2 che posso temere io o teme l\u2019altro. L\u2019interpretazione del gioco, del transfert, come c\u2019insegna Winnicott, \u00e8 quasi totalmente interno a me, minimamente coinvolge verbalmente il bambino. Pi\u00f9 il bambino \u00e8 piccolo, pi\u00f9 la lettura del gioco, i movimenti del gioco si ricercano nel pre-verbale. Quello che interpreto durante il gioco mi deve servire per modificare l\u2019ambiente.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 \u00e8 importante utilizzare il gioco in et\u00e0 evolutiva?<\/strong><br \/>\nE\u2019 una risposta breve ma \u00e8 tutto poter affermare che il bambino mentre gioca ci porta il suo mondo interno, si presenta, ci racconta i suoi affetti, ci dice come le due energie di base (libidica e aggressiva) si muovono dentro\/fuori di lui. Nel gioco \u00e8 il non verbale che \u201centra in gioco\u201d; gioco sta a significare \u201cgiocare dentro\u201d e solo con un ascolto costante e continuo posso giocare, comprendendo l\u2019altro nella comunicazione, nella disponibilit\u00e0 a tollerare dentro di me la diversit\u00e0 che incontro fuori.<br \/>\nSolo all\u2019interno di questo rapporto \u00e8 possibile la regressione, cio\u00e8 il poter rimettere \u201cin gioco\u201d mancanze, frustrazioni per gestirle, non compensarle. Chiedersi quando si \u00e8 con un bambino quali legami il bambino sente con l\u2019ambiente, cosa ci sta narrando attraverso il gioco, come usa l\u2019oggetto e lo spazio, a cosa sta dando importanza, quali sentimenti si stanno muovendo tra me e il bambino \u00e8 di vitale importanza fra narrare il gioco, poter guardare se stessi mentre si guarda il bambino giocare.<br \/>\nNon c\u2019\u00e8 solo la tecnica nel gioco, c\u2019\u00e8 il sentimento nell\u2019esperienza, il cambiamento in un bambino avviene dal momento che l\u2019altro (l\u2019adulto) coglie i suoi segnali e riesce a stare in contatto con l\u2019ipereccitabilit\u00e0, l\u2019assenza, l\u2019aggressivit\u00e0 con affetti faticosi per il bambino.<br \/>\nQuando il bambino sente che l\u2019adulto non scappa, il bambino si sente visto, letto, accolto, investito, celebrato anche nella parte non cosciente. In un movimento di questo tipo ritorna la parola chiave \u201cpiacere\u201d, piacere di stare con l\u2019altro e potersi permettere di cambiare; magari cambiare trasgredendo, condividendo un\u2019esperienza di contatto e non di solitudine.<br \/>\nQuesto, nel mio lavoro, mi d\u00e0 la possibilit\u00e0 di muovermi non per situazioni che richiedono interventi terapeutici, ma che si attivano all\u2019interno delle istituzioni educative (come asili nido e scuole materne) nelle lettura della prevenzione del disagio.<br \/>\nAlleggerire gli aspetti giudicanti, arricchire di immagini e di emozioni l\u2019altro e condividere i \u201ccasi\u201d all\u2019interno del gruppo facilita il veicolare delle emozioni.<br \/>\nIl contatto con il bambino \u00e8 decisivo nel nostro lavoro, ma sappiamo anche come certi atteggiamenti e movimenti possono diventare \u201cpericolosi\u201d se non filtrati dalla supervisione.<br \/>\nAltro passaggio nel gioco con il bambino \u00e8 il dare un significato ai comportamenti del bambino; se l\u2019adulto nei servizi educativi non propone un\u2019organizzazione, se nella propria mente non ha una trama il gioco non si sviluppa, la fantasia non \u00e8 feconda, non c\u2019\u00e8 sequenza narrativa, c\u2019\u00e8 solo la solitudine del bambino, perch\u00e9 ogni bambino ha dentro di s\u00e9 una storia.<br \/>\nPer giocare deve raccontarla a qualcuno che lo sta ad ascoltare e le storie dei bambini sono legate alla quotidianit\u00e0 delle loro esperienze familiari. La presenza dell\u2019adulto di quando gioca con un bambino, \u00e8 il dare un significato allo stare insieme nei gesti quotidiani. L\u2019educatore dovrebbe rispettare il sentimento vero del bambino, perch\u00e9 l\u2019esperienza vera ha bisogno del suo tempo per costituirsi.<br \/>\nIl contatto presuppone il rispetto, l\u2019ascolto, l\u2019attesa.<br \/>\nMentre gioco \u00e8 il clima relazionale che \u201cnutre\u201d che trasforma e accoglie, che fa accedere nell\u2019immaginario del bambino, alleggerendolo delle sue ansie. Il \u201cbuon gioco\u201d \u00e8 legato all\u2019atmosfera che si crea nel rapporto con il bambino, alla capacit\u00e0 di contenere il disagio, le emozioni, la solitudine del bambino.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 il tuo ruolo durante il gioco?<\/strong><br \/>\nDipende dalla situazione; il mio ruolo, di solito all\u2019interno di un piccolo gruppo con 2\/3 bambini, pu\u00f2 essere diretto o di \u201cosservatore partecipante\u201d; \u00e8 sempre per\u00f2 attento ad aiutare quel bambino a trasformare le sue azioni senza significato in atti aventi un significato ludico.<\/p>\n<p><strong>Come?<\/strong><br \/>\nFacendo da \u201cspecchio\u201d, accettando e sottolineando con gesti e voci la propria presenza senza che sia intrusiva; rilanciando gli \u201cspunti\u201d del gioco, riprendendo le espressioni dei bambini. Integrando ed estendendo i movimenti ludici del bambino.<\/p>\n<p><strong>Mi puoi parlare di una tua esperienza?<\/strong><br \/>\nVorrei brevemente narrare un\u2019esperienza con una bambina della sezione grande di un nido che coordino. Sara, cos\u00ec la chiamer\u00f2, si presentava come una bambina competente, attenta a tutto ci\u00f2 che la circondava. Sara manteneva per\u00f2 un \u201cmuro invisibile\u201d tra lei e i bambini, tra lei e l\u2019educatrice; se a casa aveva un\u2019ottima competenza linguistica, al nido si rifiutava di parlare.<br \/>\nA seguito di diversi colloqui con la coppia emergeva un quadro di separazione (dai genitori) non del tutto risolta. Il mio intervento, come in altri casi, \u00e8 stato quello di intervenire sulla bambina ma pensandola dentro a quella specifica dinamica della coppia genitoriale. Sara al nido non godeva dell\u2019esperienza del gioco, l\u2019uso dell\u2019energia libidica e aggressiva erano quasi assenti. Il mio intervento, durato quasi tutto l\u2019ultimo anno di nido, con scadenza quindicinale, era integrato dall\u2019educatore di riferimento. Ogni mese con le educatrici ci ritrovavamo a leggere le osservazioni, discuterle, formulare ipotesi e individuarne strategie.<br \/>\nUn primo intervento sul gioco (nello specifico era il gioco della bambola) che si \u00e8 rilevato fondamentale per incontrare Sara \u00e8 stato quello di restituirle le \u201cemozioni che la bambola provava\u201d come ad esempio \u201cla bambola piange perch\u00e9 vuole la mamma..\u201d.<br \/>\nIl mio ruolo inizialmente \u00e8 stato di un Io ausiliario. Il gioco di accudimento alla bambola ha portato via via Sara a ri-conoscersi in quei movimenti, a permettersi delle emozioni che inizialmente nel mondo esterno (nido) potevano essere estranee e sconosciute. Fidandosi e affidandosi all\u2019adulto si \u00e8 permessa un movimento di separazione, si \u00e8 potuto esplorare gli affetti della bambina.<br \/>\nSpesso il mio ruolo era silenzioso dove l\u2019attenzione era rivolta ai gesti, alla postura ecc. ma questo non sarebbe stato possibile se a monte non ci fosse stata un\u2019alleanza psicopedagogica con i genitori. In quel caso l\u2019elaborazione di un\u2019esperienza faticosa come la separazione \u00e8 stata rivisitata con una lente d\u2019ingrandimento restituendo a Sara il piacere del gioco, del movimento ad andare avanti, dove separarsi non \u00e8 perdersi e sparire, ma ri-incontrarsi con altre modalit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ciascun gioco ha significato, anche quello di tipo  pi\u00f9 \u201cnormale\u201d; i bambini a partire da un\u2019et\u00e0 molto precoce, utilizzano il gioco come un mezzo per esprimere la loro relazione con il mondo che li circonda e con le altre persone.<br \/>\nIntervista a Licia  Vasta  psicopedagogista<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3610,3607],"edizioni":[93],"autori":[2722],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3647],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/617"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=617"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/617\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6197,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/617\/revisions\/6197"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=617"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=617"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=617"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=617"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=617"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=617"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=617"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=617"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=617"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}