{"id":618,"date":"2009-11-04T17:07:02","date_gmt":"2009-11-04T17:07:02","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=618"},"modified":"2026-01-12T12:41:11","modified_gmt":"2026-01-12T11:41:11","slug":"handicap-e-gioco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=618","title":{"rendered":"10. Handicap e gioco"},"content":{"rendered":"<p>di Roberto Ghezzo<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una accezione della parola handicap che ha caratteristiche di positivit\u00e0 e la traduciamo con la parola difficolt\u00e0. Positiva perch\u00e9 se noi riusciamo a connettere l\u2019handicap-difficolt\u00e0 ad un gioco allora scopriamo il valore dell\u2019handicap, valore che non esiste in s\u00e9 ma esiste in quanto inscritto in un sistema di regole, in un sistema di gioco<!--break-->Proviamo a ripensare al collegamento tra handicap e deficit in relazione al gioco, tema che gi\u00e0 da un po\u2019 stiamo tentando di affrontare sulle pagine di HP. Premetto che ci sono molti tipi di giochi (noi abbiamo preso in considerazione in questo caso soprattutto quelli con regole) e come dice Wittgenstein, non esiste una unica logica sottesa a tutti i giochi linguistici, non esiste il Gioco dei giochi, che racchiude in s\u00e9 il significato di tutti gli altri. In altri termini non pretendo di dire la verit\u00e0 ultima sul gioco perch\u00e9 equivarrebbe a svelare il mistero della natura umana ma a esplicitare alcuni meccanismi di funzionamento, alcune connessioni tra handicap e gioco.<br \/>\nEsistono due accezioni della parola handicap: una sicuramente negativa, tradotta con i termini svantaggio e ostacolo. In questa accezione l\u2019handicap va per quanto possibile ridotto, va combattuto con tutta la creativit\u00e0 di cui siamo capaci.<br \/>\nMa un\u2019altra accezione della parola ha caratteristiche di positivit\u00e0 e la traduciamo con la parola difficolt\u00e0. Positiva perch\u00e9 se noi riusciamo a connettere l\u2019handicap-difficolt\u00e0 ad un gioco allora scopriamo il valore dell\u2019handicap, valore che non esiste in s\u00e9 ma esiste in quanto inscritto in un sistema di regole, in un sistema di gioco.<br \/>\nL\u2019handicap \u00e8 come il sale, elemento non affrontabile in s\u00e9 ma fondamentale se si riesce a connettere ad altro, ai cibi: da ci\u00f2 trae il suo valore. Gi\u00e0 da tempo diciamo che dell\u2019handicap in quanto tale non ci importa nulla semplicemente perch\u00e9, in s\u00e9, l\u2019handicap non ha senso. L\u2019indifferenza, tanto combattuta e stigmatizzata, verso il cosiddetto \u201cmondo dell\u2019handicap\u201d \u00e8 giustificata, anche solo per il fatto che questo mondo non ha senso di esistere, o per meglio dire \u00e8 disabitato, come Cartagine \u00e8 stato distrutto e sopra i Romani hanno cosparso il sale. Qualche volta la sensazione che si prova ad entrare in un centro residenziale per soli disabili equivale ad addentrarsi in una salina, in una landa desolata senza vita.<\/p>\n<p><strong>Bianchi e Neri<\/strong><br \/>\nLa categoria del gioco diventa allora fondamentale. Ma proviamo ad approfondirla meglio: in che rapporto sta l\u2019handicap-difficolt\u00e0 con le regole del gioco? La prima cosa interessante da riscontrare \u00e8 questa: da un certo punto di vista si ribalta la concezione per cui l\u2019handicap deriva dal deficit in rapporto all\u2019ambiente. In realt\u00e0 in ogni gioco c\u2019\u00e8 gi\u00e0 un handicap-difficolt\u00e0 di vario tipo. Ogni gioco che merita questo nome ha in s\u00e9 una difficolt\u00e0 che costituisce il sale del gioco. L\u2019handicap, nell\u2019accezione di difficolt\u00e0, preesiste al deficit. Quello che si chiama deficit \u00e8 uno scarto tra un elemento del gioco e le regole o le condizioni abitudinarie e usuali per poter giocare. Pensiamo al gioco degli scacchi: ogni giocatore parte con lo stesso numero e tipo di pezzi. Il Bianco ha le stesse potenzialit\u00e0 del Nero (a parte un leggero vantaggio iniziale per il fatto di fare la prima mossa). Proviamo ad introdurre un deficit: togliamo ad un giocatore, ad esempio al Bianco, una torre. Dal punto di vista del \u201cmateriale\u201d si \u00e8 creato uno svantaggio per il Bianco. In una partita tra due giocatori a pari livello di \u201cabilit\u00e0\u201d la situazione del Bianco sarebbe gi\u00e0 compromessa. Man mano che cresce il livello di abilit\u00e0 dei giocatori, e diminuisce l\u2019incidenza del caso, della fortuna nel gioco, questo deficit diventa sempre pi\u00f9 determinante. Un GM (grande maestro) di scacchi contro un GM che gioca con una torre in meno fin dall\u2019inizio della partita ha quasi il 100% di probabilit\u00e0 di vittoria (a meno che non commetta una svista madornale e non giochi al suo livello). Abbiamo con questo esempio due tipi di handicap: un handicap preesistente al deficit, la difficolt\u00e0 nel gioco degli scacchi, ci\u00f2 che rende appassionante il gioco, e dall\u2019altra una ulteriore difficolt\u00e0 determinata dal deficit di un giocatore, difficolt\u00e0 che in questo caso \u00e8 realmente uno svantaggio tutto a carico per\u00f2 di un unico giocatore. C\u2019\u00e8 infatti da osservare che questo svantaggio si tramuta in vantaggio per il giocatore avversario che di fatto si trova ad avere un pezzo in pi\u00f9.<\/p>\n<p><strong>La vita \u00e8 bella<\/strong><br \/>\nMa dobbiamo analizzare meglio la questione. Se ci pensiamo bene, qual \u00e8 lo scopo del gioco? Si gioca a scacchi per mille motivi, ma il pi\u00f9 importante sicuramente \u00e8 la bellezza stessa del gioco: c\u2019\u00e8 un piacere di giocare. Ne \u201cLa vita \u00e8 bella\u201d di Benigni \u00e8 evidente la ricerca di senso nelle cose, nei giochi che ci troviamo a vivere per varie ragioni. La ricerca di senso \u00e8 il dato pi\u00f9 importante, quello che \u00e8 importante \u00e8 il piacere di giocare, il piacere di condizionare e non solo essere condizionati dagli avvenimenti. Non \u00e8 a questo punto nemmeno il gioco ad essere determinante ma la ricerca di senso nelle cose che accadono. Di fatto, da dati apparentemente oggettivi si arriva, nella storia raccontata dal film, alla ristrutturazione del significato. Ricordate la scena in cui il tedesco del campo di concentramento illustra le regole del campo e di volta in volta Benigni le traduce in un gioco per il proprio bambino? E\u2019 importante il gioco ma \u00e8 pi\u00f9 importante il perch\u00e9 si gioca, la bellezza che sta nel gioco, che non va ridotta al gioco stesso, non va confusa con il gioco. Il soldato tedesco vuole imporre un sistema di regole: il padre-Benigni non accetta di giocare a quel gioco e lo cambia. La sua genialit\u00e0 sta nel cambiare il gioco apparentemente lasciandolo immodificato: lasciando immodificati i \u201cdati oggettivi\u201d ma trasfigurando totalmente agli occhi del figlio il significato di questo dati. Il soldato tedesco vuole fare paura perch\u00e9 lui rappresenta la razza superiore: nel gioco di Benigni il soldato tedesco vuole fare paura perch\u00e9 non vuole che il bambino vinca il carrarmato.<br \/>\nSe un gioco non valesse pi\u00f9 la pena di venire giocato evidentemente dovremmo cambiare le regole o cambiare (come Benigni) il significato al gioco, perch\u00e9 non \u00e8 l\u2019uomo per il gioco ma \u00e8 il gioco per l\u2019uomo. La vita \u00e8 un insieme di giochi ma non \u00e8 la risultante di questi giochi: nessun gioco \u00e8 assoluto ma la vita s\u00ec. Ecco perch\u00e9 il film di Benigni non si intitola \u201cGiocare \u00e8 bello\u201d ma \u201cLa vita \u00e8 bella\u201d. Se il gioco diventa l\u2019assoluto si rischia di fare la fine del medico tedesco che \u00e8 talmente preso dai suoi indovinelli e giochi di parole, tanto da perdere il contatto con la realt\u00e0, disumanizzandosi.<\/p>\n<p><strong>Adattare, inventare, integrare<\/strong><br \/>\nSe la presenza di un deficit impedisce di giocare abitudinariamente un gioco ci sono alcune strade possibili. La prima \u00e8 una non-strada, cio\u00e8 si smette di giocare: l\u2019handicap del secondo tipo, ovvero lo svantaggio causato dal deficit, \u00e8 talmente aumentato che conviene non giocare. E\u2019 una specie di suicidio del gioco stesso. Ci\u00f2 avviene perch\u00e9 si assolutizza il gioco, ovvero si ritiene che non sia tanto importante chi gioca e la sua ricerca di piacere e di senso, ma sia importante il gioco stesso. Se non ci sai giocare, amen&#8230;torna un\u2019altra volta, torna in un\u2019altra vita, sono problemi tuoi. L\u2019altra strada \u00e8 il gioco adattato, ovvero giochiamo lo stesso gioco ma cambiando le regole, introducendo degli ausili che permettono comunque di giocare nel modo pi\u00f9 simile al gioco originario. Una ulteriore strada \u00e8 il gioco speciale, ovvero si inventa un gioco che una persona con deficit riesce a fare, un gioco completamente nuovo e originale. Sto riproponendo la classificazione delle discipline sportive per disabili: le specialit\u00e0 degli sport adattati (il basket in carrozzina eccetera); gli sport speciali (il torball, ad esempio, giocato solo dai ciechi). Esiste una terza distinzione: gli sport integrati, giocati sia da atleti normodotati che disabili (gli unici due esempi per ora sono il calcio in carrozzina e il calcio a sei).<br \/>\nCi\u00f2 che alla fine \u00e8 essenziale \u00e8 il giocare, non l\u2019insieme dei giochi storicamente esistenti. Giocare ovvero sperimentare la bellezza nel gioco, chiamiamolo il piacere del gioco.<\/p>\n<p><strong>Handicap, deficit e piacere<\/strong><br \/>\nNei giochi con regole il piacere \u00e8 dato da una equilibrata interazione tra handicap e regole e l\u2019handicap \u00e8 determinato dalla connessione tra le abilit\u00e0-potenzialit\u00e0 e le regole (il limite). Come si \u00e8 detto prima, se l\u2019handicap aumenta troppo o diminuisce troppo non ci si diverte. Esempio: tra due giocatori di scacchi ci si diverte quando i giocatori hanno le stesse abilit\u00e0 visto che le potenzialit\u00e0, nel senso dei pezzi in campo, sono uguali. Il divertimento nasce da un confronto possibile tra due giocatori, tra due abilit\u00e0. Se un maestro di scacchi gioca con un dilettante pu\u00f2 trar piacere per molti motivi ma da un punto di vista strettamente scacchistico non si pu\u00f2 pi\u00f9 di tanto divertire perch\u00e9 vince facilmente. Per lo stesso motivo il dilettante si sente schiacciato dalla superiorit\u00e0 del maestro, e va incontro ad un risultato scontato della partita. E\u2019 interessante notare che se in questo caso affibbiamo un deficit al maestro, togliendogli una regina e privandolo cos\u00ec di forze \u201cmateriali\u201d, allora forse questo riequilibra le sorti della partita, aumentando l\u2019handicap-difficolt\u00e0 del maestro e diminuendo l\u2019handicap del dilettante. Paradossalmente in questo caso al deficit non corrisponde in realt\u00e0 un handicap come svantaggio, ma un handicap pi\u00f9 gestibile, meglio distribuito tra i giocatori. L\u2019handicap aumenta il piacere della partita, perch\u00e9 il risultato non \u00e8 pi\u00f9 scontato. Un altro caso in cui si pu\u00f2 tentare di equilibrare l\u2019handicap in presenza di un deficit, si verifica quando, in una partita tra due giocatori equivalenti in abilit\u00e0, togliamo una torre ad uno ma la togliamo anche all\u2019altro. La somma di due deficit tra due avversari ricrea una situazione di equilibrio.<br \/>\nLa conseguenza di questo ragionamento \u00e8 che non \u00e8 corretto dire, come invece diciamo, che mentre il deficit \u00e8 oggettivo, immodificabile, l\u2019handicap \u00e8 soggettivo e in movimento, quindi si pu\u00f2 diminuire o aumentare. Anche il deficit, sebbene sia pi\u00f9 oggettivo, pi\u00f9 misurabile, in realt\u00e0 non esiste in s\u00e9 ma nel confronto tra una normalit\u00e0-abitudinariet\u00e0 del gioco e una situazione di originalit\u00e0 (come nel caso della mancanza di un pezzo nella formazione del Bianco o del Nero, nel gioco degli scacchi). Oltre a questo, \u00e8 s\u00ec giusto affermare che il deficit esiste in questo rapporto, ma ci\u00f2 che ci interessa non \u00e8 il deficit in s\u00e9 ma il suo significato in rapporto al gioco, le conseguenze del deficit in rapporto al gioco. Arriviamo al caso limite in cui il deficit del maestro (che gioca senza la regina contro un dilettante) aumenta il piacere del gioco, equilibra le sorti della lotta tra Bianco e Nero, rende l\u2019handicap-difficolt\u00e0 gestibile. Possiamo dire che il significato del deficit dipende dalla qualit\u00e0 dell\u2019handicap-difficolt\u00e0 del gioco, dalla gestibilit\u00e0 di questo handicap.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 una accezione della parola handicap che ha caratteristiche di positivit\u00e0 e la traduciamo con la parola difficolt\u00e0. 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