{"id":625,"date":"2009-11-04T17:07:03","date_gmt":"2009-11-04T17:07:03","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=625"},"modified":"2026-01-12T12:30:35","modified_gmt":"2026-01-12T11:30:35","slug":"le-relazioni-difficili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=625","title":{"rendered":"3. Le relazioni difficili"},"content":{"rendered":"<p>di Aurelio Sugliani<\/p>\n<p>\u201cCon queste righe intendo descrivere un tema raramente trattato nella letteratura sui disabili, quello relativo a certi micro-comportamenti di tipo sociale che influenzano la percezione di S\u00e9 e che possono strutturare la personalit\u00e0 su una errata valutazione delle interazioni e quindi dell&#8217;esperienza in generale\u201d<!--break-->Questo conduce all&#8217;instaurarsi di meccanismi difensivi che assorbendo notevoli quantit\u00e0 di energia psichica depauperano la personalit\u00e0 di quegli aspetti e di quelle istanze che tendono all&#8217;integrazione e all&#8217;espressione sia delle emozioni, sia delle capacit\u00e0 in toto, sia delle espressioni creative proprie di qualunque individuo. Quanto segue riguarda in particolar modo quelli che vengono definiti portatori di handicap e in cui l&#8217;handicap sia visibile e non occultabile. Ben diversa pu\u00f2 essere una situazione, che riguardi un cosiddetto non udente che un paraplegico. E&#8217; evidente che nei primissimi scambi sociali (sguardi, mimica, postura, ecc.) non \u00e8 rintracciabile immediatamente l&#8217;handicap di un non udente mentre in una persona in carrozzina l&#8217;handicap \u00e8 visibilmente palese e questa &#8220;visibilit\u00e0&#8221; comporta sull&#8217;immediato delle conseguenze, macroscopiche da una lato, molto pi\u00f9, sottili, ma non per questo meno devastanti, sull&#8217;altro.<\/p>\n<p><strong>Dar del \u201ctu\u201d ad un disabile<\/strong><br \/>\nLe conseguenze macroscopiche possono andare da un rifiuto neanche tanto nascosto oppure da un atteggiamento eccessivamente sollecito e altruistico o ancora da condotte di tipo compassionevole\/pietistico. Ma atteggiamenti meno evidenti non vuol dire, piena e totale accettazione del soggetto portatore di handicap. Sembra che l&#8217;handicap non permetta nella percezione del normodotato la qualifica di persona adulta. Questo fatto lo si nota da quei piccoli comportamenti che ogni disabile ha pi\u00f9 o meno sperimentato, che vanno da dare del &#8220;tu&#8221; direttamente anche se non si conosce la persona, a chiedere brutalmente quale \u00e8 la causa dell&#8217;handicap, a dare dei buffetti sulle guance o passare la mano nei capelli su una persona seduta in carrozzella.<br \/>\nGesti che gli adulti si permettono solo nei riguardi dei bambini piccoli e a quanto pare anche su persone con handicap. E&#8217; chiaro che in questo caso le &#8220;distanze&#8221; non vengono rispettate e il portatore di handicap \u00e8 sottoposto ad una continua violazione dei proprio S\u00e9.<br \/>\nQui si pongono due ordini di considerazioni: il primo \u00e8 come pu\u00f2 reagire un disabile a queste intrusioni al proprio S\u00e9; il secondo invece \u00e8 perch\u00e9 il &#8220;normodotato&#8221; si permette di violare gli spazi del S\u00e9 socialmente determinati.<br \/>\nUna prima modalit\u00e0 del disabile pu\u00f2 essere di tipo aggressivo. L&#8217;handicap \u00e8 usato come un&#8217;arma. In questo caso vige il detto &#8220;La migliore difesa \u00e8 l&#8217;attacco&#8221;. Al di l\u00e0 di rispondere in maniera pi\u00f9 o mena brusca ad una eventuale interazione sociale, laddove il normodotato per esempio chiede in maniera diretta qual \u00e8 la causa dell&#8217;handicap, il disabile pu\u00f2 attuare una strategia difensiva che consiste nell&#8217;assumere degli atteggiamenti che mettono il normodotato in una posizione di &#8220;doppio vincolo&#8221;; da un lato si mostra in maniera pi\u00f9 o meno evidente quello che \u00e8 l&#8217;handicap inducendo nell&#8217;altro sentimenti pietistici &#8220;&#8216;poverino, \u00e8 stato colpito da una grave malattia o da un incidente&#8221;, mentre dall&#8217;altro si afferma la volont\u00e0 di non essere considerato un handicappato. L&#8217;handicap in questo caso viene utilizzato strumentalmente come un&#8217;arma appunto &#8211; per spiazzare l&#8217;altro con cui si sta interagendo.<br \/>\nQuesta modalit\u00e0 peraltro quasi sempre inconscia rischia di generalizzarsi a tutti i rapporti interpersonali pregiudicando quindi un approccio pi\u00f9 aderente alla realt\u00e0. Questa \u00e8 chiaramente una manovra difensiva che cristallizzandosi nel tempo porta ad una deformazione delle relazioni ed ad attribuire tutte le cause dei propri comportamenti all&#8217;handicap. L&#8217;identificazione con le proprie parti &#8220;handicap&#8221;, seguendo la legge del &#8220;tutto-nulla&#8221; sta a significare che tutto viene autoriferito al proprio handicap e che tutte le mancate realizzazioni o mancato sviluppo della personalit\u00e0 sono attribuite ad avere un handicap. In questo caso non si ha un handicap ma si &#8220;\u00e8&#8221; handicap, con tutto quel che ne consegue.<br \/>\nUn&#8217;altra modalit\u00e0 di risposta \u00e8 quella paradossale di non rispondere e cio\u00e8 di evitare o limitare nella maggiore misura possibile qualsiasi relazione. Non sono affatto rari i casi in cui un disabile rinunci completamente ad una vita di relazione. In questo caso il disabile sprofonda nel proprio handicap e si chiude a qualsiasi orizzonte. E&#8217; la morte sociale. L&#8217;ansia che deriva dall&#8217;incontrare l&#8217;Altro \u00e8 dovuta &#8211; credo -, alla discrepanza fra l&#8217;immagine che si ha di s\u00e9. profondamente svalutata e handicappata, e alle aspettative che si possono verificare nel relazionarsi con l&#8217;altro. Le fantasie dilagano e il senso d&#8217;inferiorit\u00e0 non pu\u00f2 far altro che accentuarsi fino a scegliere di &#8220;morire&#8221; in senso sociale o comunque di non vivere e di limitarsi a una pura sopravvivenza biologica.<\/p>\n<p><strong>La bandiera dell\u2019handicap<\/strong><br \/>\nCi sono poi persone che invece dell&#8217;handicap ne fanno una bandiera. Sono gli apologetici dell&#8217;handicap. L&#8217;handicap viene sbandierato, ostentato come se questo fosse un pregio di cui il normodotato non \u00e8 proprio dotato. La situazione si capovolge. E&#8217; il normodotato ad essere un diverso. L&#8217;handicap viene ritenuto &#8211; a torto &#8211; come un dono che permette una maggior capacit\u00e0 di comprendere gli altri, una maggior sensibilit\u00e0 e un maggior senso di solidariet\u00e0. E&#8217; pur vero che l&#8217;aver un handicap \u00e8 come una ferita aperta la cui sofferenza non pu\u00f2 essere che fonte di riflessione verso quello che sono i diversi aspetti dell&#8217;esistenza ma da qui a dire che i &#8220;normali&#8221; sono dei &#8220;poverini&#8221; &#8211; come capita di sentire dire &#8211; ce ne corre. Generalmente queste persone hanno subito una precoce e lunghissima istituzionalizzazione. Questa &#8220;detenzione&#8221; in luoghi lontani dai normali contesti sociali (gestiti generalmente da personale religioso del tutto impreparato ad affrontare non solo le tematiche legate all&#8217;handicap ma anche a quelle pi\u00f9 comunemente pedagogiche) ha portato ad una identificazione con l&#8217;istituzione (identificazione con il proprio persecutore) di cui ora ne fanno lodi sperticate e rimpiangono i tempi che furono. Queste persone tendono a mantenere costanti e continui e contatti solo con persone con handicap e con le istituzioni che a suo tempo li avevano ricoverati e a fare dell&#8217;handicap il loro unico interesse.<br \/>\nNon c&#8217;\u00e8 dubbio che queste modalit\u00e0 serve a ripararsi sia dalle profonde ferite narcisistiche ricevute sia dalle intense angosce che possono emergere in contesti relazionali distanti da quelli appresi\/subiti durante il periodo dell&#8217;istituzionalizzazione.<br \/>\nEsiste poi quella che \u00e8 la rimozione del problema handicap. La persona nega che ci sia un handicap. Si rifiuta categoricamente di prenderne coscienza. Tutti i suoi comportamento e atteggiamenti sono improntati a nascondere, mimetizzare o minimizzare quello che \u00e8 l&#8217;handicap. La persona tende continuamente ad un modello di. &#8220;normalit\u00e0&#8221;, peraltro impossibile da raggiungere, e paradossalmente tratta le persone con il suo stesso problema come se fossero dei &#8220;veri handicappati&#8221; a tentativo di confermare la sua pseudo-normalit\u00e0. Anche qui i vissuti di inadeguatezza e di inferiorit\u00e0 agiscono come difese obliterando e nascondendo quelle parti sane del S\u00e9 che permetterebbero invece una integrazione delle parti scisse e lontane dalla coscienza, premessa indispensabile per un&#8217;armonica evoluzione dell&#8217;individuo.<\/p>\n<p><strong>La paura di fronte al deficit<\/strong><br \/>\nHo cercato di passare in rassegna alcune delle modalit\u00e0, seppur in maniera sintetica che possono caratterizzare le risposte del portatore di handicap nelle sue interazioni sociali. In ogni caso i percorsi individuali e soggettivi possono essere alquanto sfaccettati e poliedrici e quindi prendere strade anche diverse da quanto sopra esposto.<br \/>\nVeniamo ora al secondo ordine di considerazione e cio\u00e8 la domanda per cui un &#8220;normodotato&#8221; si permette dei comportamenti e atteggiamenti verso i portatori di handicap che con altri non si concede. La prima ipotesi pu\u00f2 essere che il normodotato proietti le sue parti &#8220;handicap&#8221; sul disabile e che quindi &#8211; un atteggiamento eccessivamente sollecito, premuroso, altruistico non sia altro che un tentativo, attraverso l&#8217;altro, di curare o controllare le proprie inadeguatezze. Senza nulla togliere al valore del volontariato o a quelle istituzioni che si propongono la &#8220;salvezza&#8221; dei disadattati e proprio qui che si ritrovano la maggior parte delle persone che &#8211; a mio avviso &#8211; agiscono con questa modalit\u00e0. Ribadisco il fatto che \u00e8 l&#8217;atteggiamento altruistico eccessivo a stonare e non il fatto che una persona decida di dedicare parte del suo tempo a chi per un modo per o l&#8217;altro si trova in uno stato di difficolt\u00e0 o necessit\u00e0.<br \/>\nUn&#8217;altra ipotesi \u00e8 che l&#8217;incontro con l&#8217;handicap possa generare delle angosce relative alla propria integrit\u00e0 &#8220;Cos\u00ec come \u00e8 capitato a lui, questo pu\u00f2 succedere anche a me&#8221;. E&#8217; naturale quindi che nascano delle ansie perch\u00e9 questo smonta seppur brevemente l&#8217;illusione della propria immodificabilit\u00e0 e nel contempo pu\u00f2 far sorgere delle fantasie relative alla perdita di parti importanti del proprio S\u00e9. Questa forse \u00e8 la ragione per cui alcuni domandano in maniera del tutto indiscreta quali sono le cause di un handicap. E&#8217; un modo per poter razionalizzare e controllare le angosce che l&#8217;incontro con l&#8217;handicap pu\u00f2 provocare. Non bisogna inoltre scordare che stiamo vivendo un epoca in cui si tende ad una perfezione corporea, ad una ricerca del &#8220;fitness&#8221; che non ha riscontri in altri periodi e che a volte francamente sembra che sconfini nel delirio. Non mi sembra dunque cos\u00ec peregrina l&#8217;idea che &#8220;incontrarsi&#8221; con il diverso possa risultare difficoltoso proprio perch\u00e9 va a scontrarsi non solo su quelle che sono le proprie problematiche individuali ma anche su stili di vita collettivi che esaltano sempre di pi\u00f9 l&#8217;efficienza, il giovanilismo, l&#8217;utilitarismo&#8230;<\/p>\n<p>Emai: arcas@rete039.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cCon queste righe intendo descrivere un tema raramente trattato nella letteratura sui disabili, quello relativo a certi micro-comportamenti di tipo sociale che influenzano la percezione di S\u00e9 e che possono strutturare la personalit\u00e0 su una errata valutazione delle interazioni e quindi dell&#8217;esperienza in generale\u201d<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3587,3588,3591],"edizioni":[93],"autori":[2764],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/625"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=625"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/625\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6185,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/625\/revisions\/6185"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=625"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=625"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=625"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=625"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=625"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=625"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=625"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=625"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=625"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}