{"id":627,"date":"2009-11-04T17:07:04","date_gmt":"2009-11-04T17:07:04","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=627"},"modified":"2026-01-12T12:28:15","modified_gmt":"2026-01-12T11:28:15","slug":"a-tutto-campo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=627","title":{"rendered":"1. A tutto campo"},"content":{"rendered":"<p>di Mauro Sarti<\/p>\n<p>Questa ad Andrea Canevaro, \u00e8 la prima di una serie di interviste fatte a persone note che operano nel campo del sociale. Una serie di domande che non riguardano un argomento in particolare ma che danno una visione a tutto campo del tema. Una chiacchierata non specialistica per guardare l\u2019orizzonte<!--break-->Andrea Canevaro \u00e8 uno dei tre professori di \u201cpedagogia speciale\u201d che esistono in Italia: Canevaro a Bologna, Montuschi a Roma, Smeriglio a Messina.. Solo tre, perch\u00e9 \u201cdi pi\u00f9 sarebbe uno spreco di risorse\u201d sembrano avere pensato i potenti organizzatori delle universit\u00e0 italiane. Per questo deve girare l\u2019Italia in lungo e in largo, correre a convegni, seminari. Valutare progetti, trovare il tempo per fare ricerca. E stare con gli studenti che frequentano il dipartimento di Scienze dell\u2019educazione dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna di cui \u00e8 il direttore. Con lui volevo fare una chiacchierata a tutto campo poi, sfogliando gli appunti che mi sono rimasti sul blocco, ho visto che a tante questioni non siamo riusciti a dare risposta. Con Canevaro ho cos\u00ec parlato di scuola, di formazione, d\u2019integrazione. Di tecnologie e di ricerca.<\/p>\n<p><strong>L\u2019impressione \u00e8 che l\u2019handicap sia un tema che viene spesso vissuto come superato, o messo da parte. Questo vale sia per l\u2019immagine esterna che hanno le persone handicappate, per l\u2019integrazione, per la ricerca scientifica. E\u2019 d\u2019accordo?<\/strong><br \/>\nIn parte s\u00ec e in parte no. Ho impressione che ci sia sempre la necessit\u00e0 di fare diventare eclatanti le cose, di stagioni tormentate. Invece servono tempi lunghi: ad esempio non \u00e8 vero che la ricerca si \u00e8 fermata. Se seguiamo la stampa estera vediamo che c\u2019\u00e8 un maggiore equilibrio, c\u2019\u00e8 pi\u00f9 scienza e meno cronaca. E non solo per parlare del campo delle biotecnologie, ma anche facendo molta attenzione a quelle che si chiamano \u201crisorse neurali\u201d. Lo studio di cellule matrici di altre cellule, la cui funzione \u00e8 attiva per tutto l\u2019arco della vita&#8230; E\u2019 una ricerca che non ha ancora una applicazione pratica, ma va in tutt\u2019altra direzione della \u201cprogrammazione della specie\u201d che ha come obiettivo la riduzione dell\u2019handicap. Mi sembra una ricerca fruttuosa e interessante.<\/p>\n<p><strong>E le tecnologie?<\/strong><br \/>\nSi lavora molto sugli ausili. Ad esempio mi viene in mente come si stia cercando di educare una struttura informatica a sottotitolare un film per le persone sorde. Alcuni tecnici sono al lavoro utilizzando sperimentalmente la pellicola di \u201cPinocchio\u201d, e questo procedimento aiuta molto la comprensione. Ma c\u2019\u00e8 un problema: bisogna educare voce per voce fino ad arrivare alla costruzione di una \u201cbanca di voci\u201d che permetta poi di selezionare quella pi\u00f9 simile fino ad arrivare alla sottotitolazione vera e propria. Sono a buon punto.<\/p>\n<p><strong>Eppure le risorse messe a disposizione non sono tante.<\/strong><br \/>\nIl lavoro sulle tecnologie aiuta la produzione per la vita standard, la vita di tutti i giorni. E rendere flessibili gli standard comporta anche la diminuzione della disabilit\u00e0: la produzione speciale \u00e8 pi\u00f9 cara, quella standard costa molto meno.<\/p>\n<p><strong>Se guarda oltre il Duemila cosa vede?<\/strong><br \/>\nVedo un rischio soprattutto: quello che porter\u00e0 alla divaricazione tra una parte del mondo e l\u2019altra. Tra il nord e il sud: nel 2006, secondo dati Unicef, una parte del mondo vivr\u00e0 una diminuzione di persone handicappate del 14%; l\u2019altra parte del mondo avr\u00e0 un aumento di handicappati del 47%.<\/p>\n<p><strong>E in Italia?<\/strong><br \/>\nIn Italia vedo invece passi avanti per quanto riguarda l\u2019integrazione. Certo, sono pi\u00f9 privilegiate le zone d\u2019Italia che hanno maggiore capacit\u00e0 organizzativa, e per questo io credo che bisognerebbe estendere a tutto il Paese l\u2019esperienza dei \u201cpoli handicap\u201d. Strutture che seguono la persona handicappata lungo tutto l\u2019arco della sua vita, e quindi anche in et\u00e0 adulta. Quando invece in tanti credono ancora che basti trovare un lavoro, un primo inserimento, per risolvere la questione. Non \u00e8 cos\u00ec, basta un evento non previsto, la morte di un familiare, la perdita del posto, per tornare indietro di anni. Naturalmente molto conta anche la scuola, e quello che per gli handicappati \u00e8 il sostegno.<\/p>\n<p><strong>Parliamo di scuola, allora. E partiamo proprio dal sostegno.<\/strong><br \/>\nCredo che ci sia stata un\u2019enfasi eccessiva verso l\u2019integrazione scolastica. Intendendola come integrazione \u201ctout court\u201d. Il mio parere \u00e8 che bisogna storicizzare il sostegno, e non limitarsi ad una mera affermazione del \u201cdiritto al sostegno\u201d. Non dico che non sia stata un\u2019esperienza importante, ma bisogna anche guardare avanti: utilizziamo le risorse che sono a disposizione del sostegno, sblocchiamo i bilanci e investiamo quei soldi per fare cose diverse, produrre anche \u201cservizi leggeri\u201d che utilizzano le risorse che ci sono. Perch\u00e9 chi porta un bisogno porta sempre anche una risorsa.<\/p>\n<p><strong>Cosa manca in classe? E fuori dalle aule?<\/strong><br \/>\nServono insegnanti specializzati che siano in qualche modo stabilizzati, e soprattutto legati e presenti su un determinato territorio. Poi, non dimentichiamolo, siamo ancora molto indietro con gli interventi di carattere strutturale. Ancora oggi \u00e8 una eccezione trovare un bagno attrezzato nelle scuole dove non frequentano pi\u00f9 bambini con handicap, la tendenza \u00e8 quella di sbaraccare tutto appena il bambino cambia scuola, oppure realizzare strutture posticce, in legno, smontabili poi appena non vengono pi\u00f9 richieste per quel bambino specifico.<\/p>\n<p><strong>L\u2019istituzione scolastica sembra ancora fare acqua da molte parti.<\/strong><br \/>\nL\u2019integrazione deve entrare nei programmi, non dimenticando anche di valorizzare il sapere della lingua italiana per usare i vocaboli giusti, un linguaggio corretto. Leggo ancora su molti giornali la parola \u201cDown\u201d con la lettera minuscola. In pochi sanno che stanno parlando del dottor Down, un medico che visse nello stesso villaggio dove abit\u00f2 per quarant\u2019anni Darwin. E poi: chi sa che in Italia sono 800.000 le persone Down?<\/p>\n<p><strong>Questione di programmi, di indirizzi ministeriali. O no?<\/strong><br \/>\nA scuola non si studiano queste cose e invece andrebbero inserite nei programmi di biologia, di fisiologia&#8230; Una cosa che mi da molta amarezza \u00e8 che molti bambini dopo avere passato magari cinque anni in classe con un bambino Down, facendo una bella esperienza, non trovano altri termini per definire questo handicap che indicare il nome del loro caro compagno di scuola. Questo non mi basta proprio: la scuola deve trasmettere conoscenza, deve trasmettere sapere.<\/p>\n<p><strong>Oppure colpa della politica?<\/strong><br \/>\nLa politica risente molto della superficialit\u00e0 cui accennavo prima. porta visioni parziali che hanno poi scarsa efficacia. Ad esempio io credo che bisogna mettersi a lavorare molto sulle \u201cprofessioni di aiuto\u201d. Quando nasce un bambino si possono prevedere tutte le tappe che interesseranno la sua vita (il pediatra, la maestra, poi il dentista&#8230;): bene, se durante la sua vita va incontro ad un abbandono deve intervenire allora il Tribunale dei minori. Mi domando: sono preparate queste persone? queste professionalit\u00e0 ad intervenire su casi del genere? Si conoscono tra loro i vari soggetti che vengono mano a mano chiamati in causa? Credo che bisogna soprattutto intervenire aiutando, formando le persone che gi\u00e0 hanno un ruolo specifico nelle tappe dello sviluppo di un bambino, di una persona.. Coordinandoli e dando loro strumenti adeguati per affrontare i casi pi\u00f9 diversi. Non vedo altre strade.<\/p>\n<p><strong>L\u2019handicap, oggi, passa spesso anche in tv. La sua opinione?<\/strong><br \/>\nFaccio parte della commissione Rai sull\u2019handicap e la cosa che pi\u00f9 mi ha colpito \u00e8 la tendenza dei dirigenti Rai a intervenire sull\u2019handicap con quelle che loro chiamano \u201cpillole\u201d: interventi estemporanei, di qualche minuto, buttati dentro al maggior numero di trasmissioni televisive e interpretati da personaggi noti del mondo dello spettacolo. Non credo assolutamente a questo approccio, sono cose pericolosissime: non mi fido, non ho alcuna certezza che questi personaggi famosi possano dire cose sensate e costruttive. Questo \u00e8 un processo di vendita, non di comprensione.<\/p>\n<p><strong>Una proposta?<\/strong><br \/>\nBisogna invece lavorare per fare programmi che permettano di sviluppare delle conoscenze. E gli spazi ci sono: penso a \u201cSereno variabile\u201d, a \u201cQuark\u201d, a \u201cLinea verde\u201d&#8230; Servono meno dibattiti e pi\u00f9 linee di comprensione. Stavo pensando ad un programma sulle invenzioni, tutte le invenzioni. Quasi sempre sono collegate alla riduzione dell\u2019handicap.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa ad Andrea Canevaro, \u00e8 la prima di una serie di interviste fatte a persone note che operano nel campo del sociale. Una serie di domande che non riguardano un argomento in particolare ma che danno una visione a tutto campo del tema. 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