{"id":6297,"date":"2026-01-16T12:14:28","date_gmt":"2026-01-16T11:14:28","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6297"},"modified":"2026-01-16T12:14:28","modified_gmt":"2026-01-16T11:14:28","slug":"catturare-un-pesce-arcobaleno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6297","title":{"rendered":"Catturare un pesce arcobaleno"},"content":{"rendered":"<p>a cura di Annalisa Brunelli, pedagogista<\/p>\n<p>A tratti si sorprendeva un\u2019espressione umana sul viso di Tilly o di Lorna o delle altre, ma non c\u2019era verso di catturarla; si aveva l\u2019impressione di essere un pescatore con la lenza che scorge l\u2019increspatura creata da un pesce arcobaleno che morir\u00e0 sicuramente se resta nell\u2019acqua inquinata. Come catturarlo senza fargli del male? Ma l\u2019increspatura di umanit\u00e0 pu\u00f2 assumere forma di protesta, depressione, ilarit\u00e0, violenza; \u00e8 pi\u00f9 facile stordire il bellissimo pesce con una scarica elettrica che maneggiarlo con cura e trasferirlo in uno stagno dove possa prosperare. E prendere all\u2019amo l\u2019identit\u00e0 umana pu\u00f2 richiedere molte ore o anni, stando seduti sulla propria barca sicura al centro dello specchio d\u2019acqua stagnante e tentando di non farsi prendere dal panico quando l\u2019increspatura tanto attesa rischia di rovesciare la barca.<br \/>\n[\u2026]<br \/>\nIl pensiero dell\u2019operazione divenne un incubo. Ogni mattina quando mi svegliavo immaginavo: \u201cOggi verranno a prendermi, mi raderanno la testa, mi addormenteranno, mi manderanno all\u2019ospedale in citt\u00e0, e quando aprir\u00f2 gli occhi avr\u00f2 una benda sulla testa e una cicatrice su ogni tempia oppure una curva, come un\u2019aureola, sulla sommit\u00e0 della testa dove i ladri, portando i guanti e muniti di autorizzazione e con delicatezza, sono entrati e hanno saccheggiato educatamente il magazzino e se ne sono andati calmi e imperturbabili come addetti alla lettura dei contatori, facchini dei traslochi, o imbianchini mandati a ritappezzare una stanza al piano di sopra.<br \/>\nE la mia \u201cvecchia\u201d identit\u00e0? Avendo ricevuto l\u2019annuncio della sua prossima morte sarebbe sgattaiolata via come un animale per morire in privato? O si sarebbe rovesciata da qualche parte come una macchia invisibile? Oppure, scartata, sarebbe rimasta in agguato ad aspettarmi nel futuro, chiedendo vendetta? Qual \u00e8 la sua essenza? Forse i ladri che sembrano addetti alla lettura del contatore senza saperlo portano via una scheda bianca, e i facchini dei traslochi sudano convinti sotto il peso di mobili immaginari?<br \/>\nMi sveglier\u00f2 e non avr\u00f2 il controllo di me stessa. Ho visto gli altri, come bagnano il letto, come i loro volti sono vaghi e sperduti, con una riserva di sorrisi irreali per i quali non esiste richiesta. Sar\u00f2 \u201criadattata\u201d, \u00e8 quella la parola che si usa per i casi di lobotomia. Riabilitata. Adattata, con la mente tagliata e cucita per adeguarla agli usi del mondo. Le infermiere mi porteranno a passeggio in giardino e io indosser\u00f2 un foulard sulla testa, con un\u00a0 fiocco in alto, come se non nascondessi niente di pi\u00f9 importante dei bigodini, eppure nessuno, meno di tutti io stessa, si lascer\u00e0 ingannare: sar\u00e0 un foulard da lobotomia \u2013 ne hanno una riserva \u2013 il festoso annuncio della personalit\u00e0 cambiata. E tutti proveranno interesse per me, mi rivolgeranno la parola, e per un certo tempo avranno pazienza con me come un prototipo sul quale potranno esprimere o imprimere una piccola parte di s\u00e9, finch\u00e9 non saranno assaliti dalla frustrazione che provano i bambini quando non riescono a trasferire tutto di se stessi in giocattoli cos\u00ec limitati, o gli adulti quando un bambino che consideravano un giocattolo si trasforma nella realt\u00e0 pericolosa di un essere autonomo, come un pianoforte in miniatura che iniziasse a suonare da solo.<br \/>\nBen presto si sentiranno irritati con me, esasperati; perch\u00e9 gran parte della vita consiste nel tentativo di difendersi annettendo e occupando gli altri. Scopriranno che non possono riversare la loro idea della nuova me stessa dentro di me come liquido nello stampo in attesa, perch\u00e9 certamente niente avr\u00e0 cambiato lo stampo.<br \/>\n(Janet Frame, Dentro il muro)<\/p>\n<p>Anche se Janet Frame considerava questo libro un\u2019opera di fantasia, \u00e8 comunque nato dall\u2019esperienza diretta dell\u2019autrice che passa lunghi periodi della sua giovinezza in ospedale psichiatrico. Siamo in Nuova Zelanda negli anni \u201940, quando bastava essere particolarmente timide e schive per essere considerate diverse e ricoverate in strutture che ben poco avevano di umano in cui l\u2019unica cura possibile era l\u2019elettroshock o, nei casi pi\u00f9 gravi, la lobotomia. Niente poi di cos\u00ec diverso da quello che succedeva in Italia prima che Basaglia aprisse i manicomi.<br \/>\nMolto di pi\u00f9 di un\u2019autobiografia, questo romanzo \u00e8 un\u2019intensa riflessione sull\u2019identit\u00e0 e il rispetto, sulla dignit\u00e0 di ciascuno e sul diritto a non essere calpestato.<br \/>\nEd \u00e8 cosa che ci riguarda tutti, nelle mille relazioni quotidiane, nei rapporti di lavoro, negli incontri casuali al supermercato o lungo la strada. Mettersi nei panni degli altri, osservare e ascoltare, accogliere tutto quello che ci distingue l\u2019uno dall\u2019altro e rende cos\u00ec preziosa l\u2019unicit\u00e0 di ciascuno. Proprio qui sta la difficolt\u00e0: riuscire a catturare il pesce arcobaleno per renderlo simile ai mille pesci rossi della fontana nella piazza, oppure prenderlo delicatamente e con ogni cura accompagnarlo nell\u2019acqua pulita di un piccolo stagno?<br \/>\nCrescere un figlio, accudire un genitore anziano e malato, educare bambini e ragazzi, formare nuovi lavoratori, svolgere professioni che hanno a che fare con la cura dell\u2019altro\u2026 Ognuno di noi, lungo la strada, ricopre qualcuno di questi ruoli e cammina lungo la linea sottile che separa la percezione di s\u00e9 da quella dell\u2019altro. E sempre deve prestare attenzione al cammino, in ogni momento deve ricordarsi chi \u00e8 e chi sono quelli che affianca.<br \/>\nPerch\u00e9 ci si possa guardare allo specchio e riconoscersi ma non sovrapporsi l\u2019uno all\u2019altro.<br \/>\nPerch\u00e9, come ci ricorda Janet Frame, \u00e8 certamente possibile pensare l\u2019altro come lo vorremmo e cercare di plasmarlo per renderlo il pi\u00f9 simile a noi e all\u2019idea che abbiamo di lui, ma non potremo mai cambiare lo stampo, se non distruggendolo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di Annalisa Brunelli, pedagogista A tratti si sorprendeva un\u2019espressione umana sul viso di Tilly o di Lorna o delle altre, ma non c\u2019era verso di catturarla; si aveva l\u2019impressione di essere un pescatore con la lenza che scorge l\u2019increspatura creata da un pesce arcobaleno che morir\u00e0 sicuramente se resta nell\u2019acqua inquinata. 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