{"id":6331,"date":"2026-01-19T11:54:24","date_gmt":"2026-01-19T10:54:24","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6331"},"modified":"2026-01-19T11:54:24","modified_gmt":"2026-01-19T10:54:24","slug":"2-uffici-stampa-del-sociale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6331","title":{"rendered":"2. Uffici stampa del sociale"},"content":{"rendered":"<p>di Antonella Patete<\/p>\n<p>Che l\u2019informazione dimostri spesso superficialit\u00e0 e scarsa capacit\u00e0 di analisi rispetto alla sfera del cosiddetto sociale \u00e8 cosa che il mondo del non profit va ormai ripetendo da tempo. E analisi pi\u00f9 o meno lucide hanno messo pi\u00f9 volte in luce tutti i peccati e le carenze di un mondo mass-mediatico, perennemente condizionato dal problema dell\u2019audience. \u00c8 stato detto che, sebbene giornali e TV non dedichino nei fatti poco spazio al sociale, guardano soprattutto a quegli aspetti che fanno gridare allo scandalo o che fanno commuovere, oscillando continuamente tra la cronaca nera e la cronaca rosa. Ed \u00e8 stato pi\u00f9 volte messo in evidenza con quanta facilit\u00e0 vengano disattese le carte di autoregolamentazione dell\u2019ordine giornalistico. Il tutto documentato sempre con grande abbondanza di esempi.<br \/>\nMa negli ultimi tempi a questo dibattito se ne sta sostituendo un altro di segno diametralmente opposto. E il non profit &#8211; con le sue organizzazioni, cooperative, associazioni &#8211; ha cominciato a fare autocoscienza e ad interrogarsi sempre pi\u00f9 spesso sul proprio ruolo e sulle proprie responsabilit\u00e0 nei confronti dell\u2019informazione. Non tanto per fare un mea culpa, quanto piuttosto per promuovere e diffondere al proprio interno una cultura della comunicazione. Cos\u00ec che lo scorso 2 luglio \u00e8 stato costituito un Coordinamento nazionale degli addetti stampa del Terzo settore.<\/p>\n<p><strong>Il non profit e la comunicazione<\/strong><br \/>\nIl Coordinamento \u00e8 nato nel corso di un seminario dal titolo \u00abIl non profit italiano e la comunicazione\u00bb, promosso a Roma dagli addetti stampa di alcune organizzazioni che &#8211; come Acli, Anpas, Arci, Auser, Cnca, Cosis, Emmanuel, Fivol, Forum del III settore e Movi &#8211; possono vantare una lunga esperienza in questo campo. Non si tratta di un\u2019associazione formalmente strutturata, ma di un gruppo di persone che &#8211; grazie ai mezzi telematici \u2013 intendono creare una sorta di network per mantenersi in contatto, scambiandosi informazioni, diffondendo i materiali delle proprie organizzazioni e, soprattutto, concertando azioni e strategie comuni.<br \/>\nDurante l\u2019incontro, al quale hanno preso parte i rappresentanti di pi\u00f9 di quaranta realt\u00e0 nazionali, \u00e8 chiaramente emersa l\u2019esigenza di superare la mentalit\u00e0 del campanile e di individuare un percorso comune, che vada al di l\u00e0 delle singole idealit\u00e0 di appartenenza. Cosa che, all\u2019atto pratico, significa innanzitutto una maggiore comunicazione tra le singole organizzazioni, alle quali si chiede di trasmettere non solo notizie ma anche strumenti e saperi. E in quest\u2019ottica \u2013 come ha chiarito Giorgio Bonelli delle Acli \u2013, le organizzazioni che hanno sviluppato una maggiore sensibilit\u00e0 verso il mondo dell\u2019informazione dovrebbero imparare a lavorare in squadra e, all\u2019occasione, fare da supporto alle associazioni che non possono usufruire di un ufficio stampa. Ma maturare una cultura della comunicazione significa anche prestare maggiore attenzione alla questione della formazione. A questo proposito, nella relazione introduttiva, Stefano Trasatti del Cnca (Coordinamento nazionale comunit\u00e0 di accoglienza) ha detto che il non profit \u2013 che spesso risulta affetto da una certa soggezione nei confronti dei giornalisti &#8211; dovrebbe dotarsi di strumenti professionali e investire pi\u00f9 tempo, persone e risorse nello studio dell\u2019informazione e dei suoi meccanismi. Ma dovrebbe preoccuparsi anche di attivare quanti pi\u00f9 momenti possibile per il confronto con i giornalisti. Infatti proprio il Cnca organizza da ormai qualche anno Redattore sociale, un seminario di formazione per i giornalisti sul tema del disagio e della marginalit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Un diverso rapporto con i giornalisti<br \/>\n<\/strong>E proprio il rapporto con i giornalisti va rivisto. Perch\u00e9, per il non profit, i giornalisti quando non sono amici sono nemici. E fanno presto a trasformarsi in demoniaci manipolatori dell\u2019informazione. Ma affinch\u00e9 questo rapporto cambi \u2013 dice Maria Teresa Rosito, responsabile delle Relazioni esterne della Fivol (Fondazione Italiana per il volontariato) \u2013 \u00e8 necessario un radicale mutamento di mentalit\u00e0. Perfino coloro che lavorano nei grandi uffici stampa del Terzo settore devono rendersi conto che la cosa pi\u00f9 importante non \u00e8 andare in prima pagina. Certo, nessuno pu\u00f2 dimenticare la promozione dell\u2019organizzazione per la quale lavora, ma chi opera nel non profit deve sempre ricordare che opera a servizio del sociale. Sociale che non va inteso come una casella a s\u00e9, una sotto-categoria della cronaca, ma piuttosto come una lettura trasversale del mondo che abbraccia tutto ci\u00f2 che resta: la politica, l\u2019economia, lo sport, e cos\u00ec via.<br \/>\nIn questa prospettiva il rapporto con i giornalisti non pu\u00f2 limitarsi a una perpetua richiesta di pubblicare i comunicati. Deve diventare piuttosto uno scambio costruttivo. Per questa ragione gli uffici stampa del non profit devono trasformarsi in una fonte autorevole, non solo divulgando il patrimonio culturale e conoscitivo delle associazioni di appartenenza, ma anche organizzando sistematicamente i propri saperi, in maniera da diventare una guida affidabile per i giornalisti che hanno bisogno di informazioni sul mondo dell\u2019associazionismo e, pi\u00f9 in generale, del sociale.<br \/>\nSicch\u00e9 tra gli obiettivi pi\u00f9 ambiziosi del Coordinamento nazionale degli uffici stampa vi \u00e8 anche quello di creare un\u2019Agenzia dell\u2019informazione sociale senza fini di lucro, che nasca da dentro il non profit (includendo in questa definizione le realt\u00e0 laiche del volontariato puro, del privato sociale, dell\u2019ambientalismo, della difesa dei consumatori, del pacifismo, della cooperazione sociale, della cooperazione internazionale, ecc.). Mentre ad un Osservatorio sull\u2019informazione sarebbe affidato il compito di monitorare la qualit\u00e0 della produzione informativa, con una speciale attenzione alle cosiddette tematiche sociali.<br \/>\nIntanto chi lavora gi\u00e0 nel campo della comunicazione sa bene che perch\u00e9 le cose possano davvero cambiare c\u2019\u00e8 bisogno che il cambiamento si realizzi a tutti i livelli. Non solo tra addetti stampa e giornalisti, ma anche tra presidenti e direttori. Per questo motivo, il prossimo appuntamento in programma \u00e8 proprio un incontro con i presidenti e i responsabili delle organizzazioni del Terzo settore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Antonella Patete Che l\u2019informazione dimostri spesso superficialit\u00e0 e scarsa capacit\u00e0 di analisi rispetto alla sfera del cosiddetto sociale \u00e8 cosa che il mondo del non profit va ormai ripetendo da tempo. 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