{"id":636,"date":"2009-11-04T17:07:06","date_gmt":"2009-11-04T17:07:06","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=636"},"modified":"2026-01-19T11:18:46","modified_gmt":"2026-01-19T10:18:46","slug":"ai-confini-della-riabilitazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=636","title":{"rendered":"11. Ai confini della riabilitazione"},"content":{"rendered":"<p>di Roberto Ghezzo<\/p>\n<p>I confini sono fatti anche per sconfinare, ma ci\u00f2 rischia di creare qualche confusione, non solo nelle mani semplici di noi assistenti di base, o operatori sociali. Insomma, di noi addetti ai lavori. Uno spazio di interviste a contrabbandieri e a guardie doganali: tutto pu\u00f2 accadere quando si \u00e8\u2026<!--break-->La parola riabilitazione fa pensare qualche volta a chi, accusato come colpevole di qualche fattaccio, risulta alla fine innocente. La presunzione di innocenza nei confronti delle persone disabili passa anche attraverso un diverso modo di percepire le attivit\u00e0 che li vedono protagonisti: non tanto per \u201criabilitare\u201d, dare la possibilit\u00e0 di discolparsi a chi nel passato \u00e8 stato emarginato per qualche motivo, n\u00e9 nel senso di tornare ad una situazione di normalit\u00e0, quanto per dare la possibilit\u00e0 di rendere abile in modo diverso la persona con deficit o svantaggiata, renderla divers-abile. Ultimamente gira questo vocabolo, diversabile, che non ci dispiace: tra parentesi il normodotato, termine che tutti siamo, credo, costretti ad usare, ma che in genere si ritiene abbastanza brutto, lascerebbe il posto a normabile (che \u00e8 un po\u2019 meglio, purch\u00e9 non si pensi ad un normodotato con l\u2019impermeabile).<br \/>\nSolitamente si concepisce il terapista come colui che applica una terapia ma esso stesso non \u00e8 destinatario dell\u2019azione. Potr\u00e0 sembrare una banalit\u00e0 sottolineare che l\u2019utente non \u00e8 il riabilitatore ma il riabilitando. Esistono invece delle attivit\u00e0 che sicuramente hanno anche ricadute in chiave di riabilitazione, ma che si rifanno ad altri modelli, ad altre modalit\u00e0 di rapporto tra disabile e colui che lo aiuta nell\u2019attivit\u00e0. Prendiamo, ad esempio, in considerazione i termini disciplina (sportiva, marziale, eccetera), animazione (concetto abbastanza vago e da approfondire), laboratorio (artistico, teatrale, eccetera), dove il rapporto tra operatore ed utente \u00e8 diversamente inteso rispetto a quello tra riabilitatore e riabilitando. In una disciplina come lo judo abbiamo di fronte un maestro e un discepolo, non ci sono da una parte un operatore e dall\u2019altra un utente: il coinvolgimento del maestro e dell\u2019allievo nei confronti della disciplina non \u00e8 qualitativamente diverso se non nei livelli di consapevolezza. Entrambi usufruiscono della disciplina, entrambi sono \u201cutenti\u201d: nello stesso tempo entrambi sono \u201coperatori\u201d della disciplina, in grado diverso. Ci\u00f2 avviene, ad esempio, anche tra allenatore e giocatore: due ruoli al servizio di un unico sport. Lo vedremo nell\u2019intervista, che segue, ad un allenatore di calcio in carrozzina.<\/p>\n<p><strong>Respons-abilit\u00e0<\/strong><br \/>\nUn problema centrale delle persone disabili, cio\u00e8 quello di relazionarsi quasi tutto il tempo con operatori che hanno presente innanzitutto il loro deficit, impedisce di fare un salto di qualit\u00e0, impedisce al disabile di ricoprire pi\u00f9 ruoli, di giocare pi\u00f9 giochi. Per scongiurare questo pericolo, in un centro, che ho avuto modo di visitare a Lisbona, dove si facevano delle attivit\u00e0 artistiche con allievi disabili, \u00e8 stato scelto innanzitutto un maestro, un artista affermato, gli si sono dati gli strumenti che ha richiesto e si \u00e8 iniziata l\u2019attivit\u00e0. L\u2019interesse di questo maestro \u00e8 sempre stato spostato sul risultato artistico, pi\u00f9 che sul deficit dell\u2019allievo. Questo evidentemente non significa non aver consapevolezza del deficit, ma significa dirsi che il motivo per quella attivit\u00e0 non \u00e8 di fare terapia ma di fare arte. Ho la sensazione che, di fatto, chi lavora nell\u2019ambito handicap, che ha i ferri del mestiere, che conosce i suoi polli, tante volte sforzandosi di emancipare il disabile dal deficit, essendo questo uno dei principali bisogni dell\u2019utente, ottiene l\u2019effetto contrario. Ma non per cattiveria o poca bravura: proprio perch\u00e9 il rapporto \u00e8 di un certo tipo, proprio perch\u00e9 noi tutti addetti ai lavori, volenti o nolenti, abbiamo dei limiti, dati dal nostro ruolo e dalla nostra deformazione professionale. Quando il mio allenatore di calcio in carrozzina mi dice che innanzitutto vede nel giocatore un atleta e non un disabile, in qualche modo lo invidio, perch\u00e9 la mia forma mentis, il mio ruolo, in quanto assistente di base o educatore, mi induce invece a comportarmi in un certo modo, cio\u00e8 da adb e da educatore. Non c\u2019\u00e8 niente di male in questo, se non proprio nel fatto che spesso un disabile ha pi\u00f9 a che fare con me o persone come me, che altro. Se nella vita del mio utente io e gli altri addetti come me giocassimo un ruolo di secondo piano, forse la mia deformazione professionale non sarebbe un problema; ma siccome purtroppo nella maggior parte dei casi ancora non \u00e8 cos\u00ec, bisogna prenderne atto e cercare delle soluzioni.<br \/>\nUna di queste \u00e8 tentare, per quanto possibile, di spostare il peso del rapporto sulla azione, sul suo significato (che sia fare sport, arte o quello che si vuole); ci\u00f2 d\u00e0 la possibilit\u00e0 di equilibrare il rapporto perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 un unico destinatario dell\u2019azione (l\u2019utente) ma c\u2019\u00e8 innanzitutto un cammino da fare entrambi.<br \/>\nIl ruolo dell\u2019educatore e il ruolo dell\u2019allenatore sono due ruoli diversi, ed \u00e8 importante non confonderli. Il lavoro dell\u2019assistente di base \u00e8 un lavoro di respons-abilit\u00e0 perch\u00e9 devo essere abile a rispondere, e ad aiutare a rispondere, ai bisogni del mio utente, bisogni che sono in parte determinati e comunque sempre influenzati dal deficit dell\u2019utente. La responsabilit\u00e0 dell\u2019allenatore \u00e8 invece, per cos\u00ec dire, pi\u00f9 limitata, centrata, meno generica: l\u2019allenatore deve rispondere al bisogno di fare sport di una persona. Non \u00e8 in questo caso il deficit a creare il bisogno, perch\u00e9 tutti (maschi e femmine, giovani e anziani, normabili o diversabili, eccetera) possono sentire questo bisogno. Il bisogno non \u00e8 tanto l\u2019espressione di una mancanza nell\u2019individuo, come siamo portati a pensare noi che ci relazioniamo molto a bisogni \u201cinfluenzati\u201d decisamente dalla presenza di un deficit, di una mancanza. Il bisogno \u00e8 l\u2019espressione di qualcosa che c\u2019\u00e8, di qualcosa che necessita casomai di un aiuto (quello di noi operatori) per svilupparsi.<\/p>\n<p><strong>Archimede riabilitatore<\/strong><br \/>\nPenso che pi\u00f9 i riabilitatori impareranno ad ispirarsi anche ad altri modelli che non siano pesantemente influenzati dalle scienze e pi\u00f9 ci sar\u00e0 la possibilit\u00e0 di aumentare in qualit\u00e0 il rapporto. Prendete questo sfogo per quello che \u00e8: basta con le analisi scientifiche o pseudo-tali, basta con la truppa di medici, psicologi, pedagogisti, eccetera. Si fa per dire&#8230; ma basta comunque con il rapportarsi al deficit dandogli pi\u00f9 importanza di quella che ha. Bisogna spostare l\u2019attenzione dal deficit a quello che posso fare con ci\u00f2 che ho come potenzialit\u00e0 e su come posso essere protagonista dell\u2019attivit\u00e0 che scelgo per esprimermi.<br \/>\nIn altre parole: riabilitare non \u00e8 solo un fatto scientifico ma culturale, perch\u00e9 \u201caiutare a diventare abili\u201d, infatti, \u00e8 sempre in relazione agli obiettivi che ci poniamo, \u00e8 sempre un imparare a fare delle cose. Che cosa \u00e8 richiesto, ai disabili, di fare? O di diventare? Cosa si richiede loro, nella nostra cultura? In una visione molto medico-scientifica, il riabilitatore deve raggiungere obiettivi di efficienza, misurabili. Benissimo. Ma un allenatore, per tornare all\u2019esempio, vuole raggiungere anche altri obiettivi, legati a logiche diverse. La vita \u00e8 fatta da un insieme di giochi che, come dice Wittgenstein con la sua teoria dei giochi linguistici, non sono riducibili ad un unico gioco, ma ognuno ha delle proprie regole, una propria bellezza. Porre tutti gli sforzi, come spesso si fa anche perch\u00e9 non ci sono le forze, solo su un unico gioco, quello della riabilitazione-tornare alla normalit\u00e0, \u00e8 ridurre la persona con deficit al deficit, identificandola col deficit. Perfino l\u2019itinerario stesso di acquisizione di abilit\u00e0, alla fine, non permette alla persona di utilizzare queste stesse abilit\u00e0 per venire fuori dal sistema della riabilitazione (vedi nell\u2019intervista di Marco Grana a Massimo Manferdini, il riferimento alle aberrazioni cui possono andare incontro i centri diurni). In altre parole un sistema di servizi, se \u00e8 chiuso in se stesso, non pu\u00f2 essere di vero servizio alla persona.<br \/>\nOgni gioco \u00e8 un mondo con le sue regole, e come non esiste un unico gioco, un\u2019unica logica, un\u2019unica bellezza, cos\u00ec non ci pu\u00f2 esser un unico modo per fare riabilitazione. Quelli che dicono che tutto \u00e8 riabilitazione, intendendo tutto \u00e8 terapia, sbagliano. Esiste un modo di far riabilitazione che \u00e8 tutto fuorch\u00e9 terapia: vedasi il calcio in carrozzina, sport inventato da un gruppo di spastici, che da un punto di vista terapeutico pu\u00f2 essere consigliato a tutti, fuorch\u00e9 agli spastici. Tant\u2019\u00e8: perfino la pallavolo, sport apparentemente innocuo, fa male: anzi \u00e8 al primo posto negli sport che provocano traumi agli arti!<br \/>\nDare dei punti di appoggio sui quali poter sollevare pi\u00f9 mondi (parafrasando liberamente Archimede): forse questo \u00e8 un vero atto di riabilitazione, perch\u00e9 prova l\u2019innocenza e perdona, perch\u00e9 riabilita anche l\u2019operatore, il maestro, l\u2019allenatore, il cui vero alibi \u00e8 sempre la bellezza di quello che si fa, del gioco che si gioca.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I confini sono fatti anche per sconfinare, ma ci\u00f2 rischia di creare qualche confusione, non solo nelle mani semplici di noi assistenti di base, o operatori sociali. Insomma, di noi addetti ai lavori. Uno spazio di interviste a contrabbandieri e a guardie doganali: tutto pu\u00f2 accadere quando si \u00e8\u2026<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3585],"edizioni":[95],"autori":[296],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3643],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/636"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=636"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/636\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6326,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/636\/revisions\/6326"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=636"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=636"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=636"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=636"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=636"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=636"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=636"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=636"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=636"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}