{"id":64,"date":"2009-11-04T17:04:29","date_gmt":"2009-11-04T17:04:29","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=64"},"modified":"2025-11-12T10:45:12","modified_gmt":"2025-11-12T09:45:12","slug":"il-ruolo-dell-educatore-in-un-centro-educativo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=64","title":{"rendered":"2. Il ruolo dell&#8217;educatore in un centro educativo"},"content":{"rendered":"<p><strong>La storia personale e il ruolo dell\u2019educatore<br \/>\n<\/strong>Per me il lavoro che svolgo in un centro educativo per persone con deficit medio-grave ha significato e significa instaurare una relazione<!--break--> significativa con le persone che si incontrano perch\u00e9 attraverso questa relazione si pu\u00f2 arrivare a un\u2019interazione reciproca pi\u00f9 pregna, pi\u00f9 consistente. Fare l\u2019educatrice si collega alla possibilit\u00e0 di dare delle opportunit\u00e0 formative ulteriori a chi, dopo il classico iter scolastico, arriva da noi. La scommessa \u00e8 quella di far emergere e portare alla luce il pi\u00f9 possibile le potenzialit\u00e0 che i ragazzi hanno e metterle in gioco sotto tutti gli aspetti, da quelli relazionali, alle autonomie, alle acquisizione di abilit\u00e0. Spesso queste persone provengono da una storia di cui loro non sono mai stati soggetti e in cui gli altri hanno guardato loro con scarsa fiducia. Quasi sempre sono segnati da una disistima di s\u00e9. Riportare fuori, mettere in luce le potenzialit\u00e0 che ognuno di loro ha, trovare per ognuno di loro qual \u00e8 il canale pi\u00f9 congeniale, \u00e8 uno dei significati pi\u00f9 forti che attribuisco alla mia professione.<br \/>\nNon sempre si tratta di seguire delle attitudini ma anche di \u201cprovocare\u201d dei nuovi interessi e delle capacit\u00e0 che non sono presenti, ancora. \u00c8 importante non lasciare intentata un\u2019offerta limitandoci a lavorare su ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 \u00e8 presente ed evidente in quella persona.<br \/>\nLa professione educativa ha radici che nascono da noi, ha sempre a che fare con noi come persone, e sono forti i riferimenti con la nostra esperienza di studenti, con ci\u00f2 che ci ha favorito o ci\u00f2 che ci ha limitato.<br \/>\n\u00c8 importante per noi educatori procedere con una capacit\u00e0 di autovalutazione per non finire con l\u2019identificare la realt\u00e0 con il nostro vissuto. C\u2019\u00e8 una dimensione soggettiva e una dimensione oggettiva per cui la distinzione va tenuta presente: ci vuole un atto di onest\u00e0 nel guardare le situazioni per capire se faccio una cosa perch\u00e9 \u00e8 legata a un mio vissuto o \u00e8 un bisogno che riscontro nell\u2019altro.<br \/>\nPer questo \u00e8 importante il confronto con l\u2019\u00e9quipe per ridimensionare, se ce ne fosse bisogno, e dare equilibrio alle posizioni.<br \/>\nSono entrato in cooperativa nell\u201987 e ho partecipato alla formazione con Rita Croci (*). Ho potuto notare la differenza cominciando a riflettere seriamente su quello che si stava facendo con il sostegno di un metodo e il riferimento all\u2019esperienza di un\u2019altra area geografica dove si era gi\u00e0 partiti. Il vero inizio della mia attivit\u00e0 educativa lo faccio coincidere con questa esperienza formativa. Per me ha segnato una differenza. In quegli anni costruire il ruolo dell\u2019educatore ha significato costruire i servizi, strutturarli in un certo modo. Il ruolo dell\u2019educatore era focalizzato sul costruire, sul prendere in mano gli strumenti, sul confrontarli. Poi c\u2019\u00e8 stata un\u2019evoluzione perch\u00e9 tutto questo si \u00e8 stratificato, oggi c\u2019\u00e8 nella struttura dei servizi qualcosa che \u00e8 il frutto di quel lavoro. La richiesta che viene fatta oggi all\u2019educatore, e che ne influenza il suo ruolo, viene dall\u2019esterno. Sono le persone che dall\u2019esterno chiedono \u201cChe cosa \u00e8 il centro?\u201d. Una volta questa richiesta non c\u2019era, forse perch\u00e9 eravamo agli albori della nostra storia, eravamo pi\u00f9 concentrati su di noi, tutti impegnati a definirsi dall\u2019interno. Storicamente questo passaggio \u00e8 stato superato ma individualmente ogni educatore deve rifare questo percorso, deve prendere contatto con gli strumenti e confrontarsi con una realt\u00e0 gi\u00e0 esistente e con la storia degli educatori che prima di lui sono entrati nel centro per costruire, che \u00e8 una cosa molto differente dal trovarselo gi\u00e0 creato.<br \/>\nQuando sono entrato al centro Villa Vittoria c\u2019era tutto un lavoro di spinta e ricerca per far nascere quel luogo; oggi che ho fatto tutto il percorso sento forte la richiesta dall\u2019esterno che mi chiede \u201cChi sei?\u201d, richiesta che fa emergere la necessit\u00e0 di comunicare cosa sono i centri e cosa \u00e8 il nostro ruolo, all\u2019esterno, non tra addetti ai lavori. Oggi \u00e8 fondante acquisire strumenti di comunicazione e cio\u00e8 di integrazione con l\u2019esterno.<\/p>\n<p><strong>Il riconoscimento di uno specifico professionale<\/strong><br \/>\nNel periodo iniziale noi come educatori abbiamo anche assunto un ruolo politico molto importante perch\u00e9 eravamo noi che costruivamo i servizi nella citt\u00e0, servizi che prima non c\u2019erano anche grazie alla classe politica che era interessata a confrontarsi. Questo connubio fra essere educatori che costruivano e stavano dando un\u2019identit\u00e0 ai centri e presenza di un lavoro anche politico, visibile e con un valore collettivo, mi ha formata molto, \u00e8 stato gratificante perch\u00e9 ha segnato un riconoscimento di questa allora \u201cgiovane\u201d professione.<br \/>\nOggi questo riconoscimento bisogna continuare a costruirlo attraverso una comunicazione di quello che siamo, di quello che \u00e8 il nostro ruolo. Quello che mi pare importante allo stato attuale \u00e8 la capacit\u00e0 per l\u2019educatore di integrare in s\u00e9 la capacit\u00e0 di \u201cdire\u201d all\u2019esterno quello che fa e quello che \u00e8, coinvolgendo gli altri nella vita del centro in modo che ci possa essere uno scambio. Se prima l\u2019energia era tutta nel costruire e impiantare i centri, oggi \u00e8 importante comunicare cosa si fa l\u00ec dentro, e non \u00e8 detto che noi abbiamo gi\u00e0 chiari gli strumenti per fare questo.<br \/>\nMi pare che questa competenza non sia molto diffusa oggi; siamo partiti da quando l\u2019educatore doveva costruirsi il proprio servizio con un\u2019attenzione molto forte verso l\u2019interno, e adesso occorre ragionare molto di pi\u00f9 verso l\u2019esterno. La capacit\u00e0 di connettersi con altri servizi, con il territorio, dovrebbe far parte del ruolo dell\u2019educatore. Questo vuol dire avere competenze per dialogare con un mondo che per molte situazioni \u00e8 diverso, pone dei limiti, parla un\u2019altra lingua. Trovo che l\u2019educatore sia molto incentrato sul lavoro proprio all\u2019interno del servizio, con il proprio utente tutt\u2019al pi\u00f9 con il proprio collega, anche andare a parlare con un collega di un altro servizio risulta difficile.<br \/>\nForse questa incompetenza deriva da una non abitudine proprio perch\u00e9 veniamo da una storia tutta focalizzata sulla costruzione del nostro centro. Certo avevamo la necessit\u00e0 di essere capiti anche dall\u2019esterno ma oggi questa necessit\u00e0 \u00e8 ancora pi\u00f9 indispensabile anche se pi\u00f9 difficile.<br \/>\nDalla mia esperienza posso dire che il ruolo dell\u2019educatore \u00e8 assolutamente polivalente. Sono arrivata alla scuola di viale Trieste per condurre l\u2019attivit\u00e0 motoria, ma all\u2019interno di un centro che ospita venti persone e che ha diversificato tantissimo le proposte ho dovuto fare mille altre cose. Questa polivalenza si \u00e8 amplificata tantissimo negli anni; la conduzione del momento delle attivit\u00e0 \u00e8 affiancata da mille altre cose che la quotidianit\u00e0 e l\u2019organizzazione impongono. Quando questo elemento della poliedricit\u00e0 \u00e8 organizzato, diventa una risorsa, se \u00e8 solo un carico di tante cose mischiate allora c\u2019\u00e8 il senso di fatica e confusione.<br \/>\nSoffro il fatto di non essere sufficientemente riconosciuto nel mio specifico professionale. Sento ancora che siamo percepiti dall\u2019esterno in un rapporto di sudditanza nei confronti di altre figure professionali come lo psicologo o l\u2019assistente sociale.<br \/>\nL\u2019educatore rimane una figura ancora in divenire, anche perch\u00e9 vent\u2019anni di storia sono un niente rispetto ai tempi sociali.<br \/>\nDirei che spesso siamo noi educatori che abbiamo una tendenza a \u201cpiangerci\u201d addosso, ci piace fare i martiri dicendo che nessuno ci riconosce; talvolta \u00e8 un nostro atteggiamento quello di scaricare fuori delle responsabilit\u00e0 che certo ci sono ma che dipende molto anche da noi riuscire ad assumere e farle assumere. Dipende da quanto crediamo e ci sentiamo nel nostro ruolo, da quanto siamo capaci di giocarcelo all\u2019esterno in modo forte, energico e vigoroso.<br \/>\nForse questo succede perch\u00e9 il ruolo dell\u2019educatore continua a essere poco chiaro; noi diamo per scontato che anche all\u2019esterno sia facilmente comprensibile ci\u00f2 che l\u2019educatore fa in un centro diurno, ma non \u00e8 sempre cos\u00ec.<br \/>\nQuando un ruolo \u00e8 cos\u00ec poco chiaro, \u00e8 difficile riconoscerlo e pensare che altri te lo riconoscano.<br \/>\nOggi va fatto lo sforzo di impegnarsi seriamente per incontrare gli altri: insegnanti, psicologi, assistenti sociali che hanno un riconoscimento diverso dal nostro. In questo modo facciamo un passo avanti, accettiamo lo stimolo dato dal fatto che c\u2019\u00e8 l\u2019esterno e che va incontrato. La fatica si alleggerisce se l\u2019idea dell\u2019incontro con l\u2019esterno viene integrata nel ruolo professionale; non \u00e8 un di pi\u00f9 ma qualcosa che sta dentro il ruolo e che lo valorizza. Questo processo favorisce anche la chiarezza del nostro ruolo proprio quando incontriamo gli altri ruoli attraverso lo scambio e i differenti punti di vista. Ad esempio per altre figure educative come gli insegnanti cerchiamo di rimarcare il senso educativo del loro intervento e la qualit\u00e0 propriamente educativa della relazione con gli allievi.<\/p>\n<p><strong>Lo stato dell\u2019arte: tra limiti e risorse<\/strong><br \/>\nSono arrivata a vivere l\u2019esperienza dell\u2019educatore in un centro socio-educativo come uno spazio in cui puoi sentirti protagonista in modo reciproco con le persone con cui vivi e lavori. In questo protagonismo hai degli spazi di espressione, di autodeterminazione; pur essendoci dei ruoli prestabiliti rispettati non c\u2019\u00e8 verticalit\u00e0 ma libert\u00e0, \u00e8 un mettersi in gioco continuamente, l\u2019educatore con l\u2019utente, e anche l\u2019educatore con le proprie incertezze.<br \/>\nTra gli educatori che conosco o che ho conosciuto in questi anni vedo sempre meno entusiasmo.\u00a0 All\u2019universit\u00e0 vedo molto entusiasmo ingenuo che non tiene conto della complessit\u00e0; da parte degli educatori che fanno questo lavoro da pi\u00f9 tempo vedo poco entusiasmo e passione.<br \/>\nIo credo che non sia un lavoro come tutti gli altri; richiede capacit\u00e0 e voglia di messa in gioco, di portare te stesso, saper stare con i ragazzi e le famiglie, saper reinventare il centro tutti i giorni. In pi\u00f9 \u00e8 un lavoro scarsamente riconosciuto e poco pagato. Forse questa complessit\u00e0 tende a spegnere l\u2019entusiasmo che, invece, per me dovrebbe essere una componente fondamentale.<br \/>\nQuesto, secondo me, riflette l\u2019involuzione della societ\u00e0, in un qualche modo le persone riflettono i tempi che vivono. Lo spessore culturale e politico \u00e8 diminuito, questo \u00e8 un lavoro che fai se hai anche una spinta ideale di un certo tipo e questo manca ai giovani che arrivano ai nostri centri perch\u00e9 i modelli onnipresenti sono altri. Sicuramente c\u2019\u00e8 oggi una differenza tra le persone pi\u00f9 anziane e le giovani leve. In questa professione \u00e8 importante la scelta, se non si \u00e8 scelto di fare l\u2019educatore ma ci si \u00e8 trovati, non si riesce a farlo per lungo tempo, dopo un po\u2019 si \u00e8 in cerca di qualcos\u2019altro.<br \/>\nPer\u00f2 secondo me \u00e8 sbagliato chiedere a tutti di fare tutto: dall\u2019organizzazione delle attivit\u00e0 ai rapporti con le famiglie, al discorso istituzionale politico. Tutti devono fare tutto e bene, se cos\u00ec non \u00e8 allora si viene tacciati di non avere passione o di non fare le cose con impegno. Non \u00e8 sempre cos\u00ec, anche i ruoli servono per aiutare a fare meglio le cose specifiche che competono.<br \/>\nLa differenza che vedo fra noi educatori storici e i pi\u00f9 giovani \u00e8 che noi questo lavoro l\u2019abbiamo proprio scelto; adesso, invece, spesso e volentieri \u00e8 un momento di passaggio, un\u2019esperienza, un modo per occupare un buco di tempo. La motivazione per molte delle nuove leve \u00e8 completamente diversa dalla nostra.<br \/>\nSul ruolo dell\u2019educatore incide fortemente l\u2019aspetto cos\u00ec concreto di una retribuzione bassa, che lede anche la possibilit\u00e0 di contribuire in modo adeguato al mantenimento personale e familiare. Cos\u00ec quando si arriva a maturare un\u2019esperienza anche importante, di anni, ci si rende conto di non ricevere i mezzi economici sufficienti per poter continuare.<br \/>\nNon si pu\u00f2 ragionare sul ruolo dell\u2019educatore e sulla possibilit\u00e0 di riuscire a svolgerlo senza tener conto dell\u2019aspetto economico, che pesa e contribuisce anche a determinare un\u2019immagine debole di questa professione.<br \/>\nLa nostra fragilit\u00e0 \u00e8 data dal fatto che come educatori non siamo stati in grado ancora di elaborare un sapere codificato, noi agiamo sulla pratica e solo in qualche caso tiriamo fuori un sapere che \u00e8 prodotto dall\u2019esperienza. \u00c8 un sapere dispersivo e disperso, concreto e reale, e difficilmente si traduce in un sapere che sia anche discorso sociale riconosciuto come forte e potente.<br \/>\nSiamo radicati nella quotidianit\u00e0, lavoriamo sui tempi, vediamo le persone crescere, percorriamo le distanze. Il compito, rispetto ai nuovi, mi sembra proprio quello di trasmettere lo specifico \u201cpotere\u201d fragile che abbiamo.<\/p>\n<p>(*) Rita Croci \u00e8 una pedagogista che collabora con il professor Andrea Canevaro. La Pedagogia Istituzionale \u00e8 la Pedagogia a cui il gruppo ha sempre fatto riferimento gi\u00e0 a partire dalla prima formazione, quella appunto del 1987.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storia personale e il ruolo dell\u2019educatorePer me il lavoro che svolgo in un centro educativo per  persone con deficit medio-grave ha significato e significa instaurare una  relazione<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3591,3593,3607],"edizioni":[47],"autori":[294,285],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3701],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=64"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5171,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64\/revisions\/5171"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=64"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=64"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=64"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=64"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=64"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=64"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=64"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=64"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=64"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}