{"id":645,"date":"2009-11-04T17:07:08","date_gmt":"2009-11-04T17:07:08","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=645"},"modified":"2026-01-19T10:48:17","modified_gmt":"2026-01-19T09:48:17","slug":"gli-altri-luoghi-dell-integrazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=645","title":{"rendered":"2. Gli altri luoghi dell&#8217;integrazione"},"content":{"rendered":"<p>di Arianna Gionini, pedagogista servizi sociali ULSS 16 Padova<\/p>\n<p>Di recente ho partecipato ad un convegno organizzato dal Provveditorato agli Studi Su &#8220;Gli altri luoghi dell&#8217;integrazione&#8221;. E&#8217; significativo come la scuola abbia sentito la necessit\u00e0 di spostare l&#8217;attenzione<!--break--> da se stessa per riflettere e chiamare attorno ad un tavolo altri soggetti istituzionali che si occupano di integrazione lavorativa e sociale dei disabili.<br \/>\nNell&#8217;invito a parlare di integrazione in altri luoghi, si celava l&#8217;idea, pi\u00f9 volte espressa da alcuni relatori rappresentanti della scuola, che \u00e8 importante capire dove vanno a finire gli sforzi che gli operatori della scuola fanno quotidianamente per integrare i disabili.<br \/>\nTutto ci\u00f2, partendo da un presupposto di fondo imprescindibile che il contesto scuola garantisce al disabile, nonostante le tante difficolt\u00e0 un inserimento sociale che poi non \u00e8 certo sia garantito anche da altri contesti. Quasi a pensare che le modalit\u00e0 che la scuola ha adottato per l&#8217;integrazione dei disabili possano essere trasferite tout-court in altri contesti di lavoro o sociali. Ho avuto l&#8217;impressione di trovarmi di fronte ad una visione \u201cscuolacentrica\u201d del modo di fare e pensare l&#8217;integrazione dove gli \u201caltri\u201d sono chiamati a rispondere pi\u00f9 che a condividere percorsi. Insomma un atteggiamento poco incline a riconoscere che vi possono essere diversi modelli di pensare e organizzare occasioni di integrazione sociale e lavorativa. L\u2019impostazione stessa del convegno prevedeva che diversi soggetti istituzionali (ASL, cooperative sociali, associazioni) presentassero alcune esperienze significative di integrazione, rimandando un&#8217;impressione che mondi separati e non in comunicazione sono preposti a gestire i diversi momenti di vita delle persone disabili. In questi due giorni di convegno si sono &#8220;contrapposte&#8221; visioni dell&#8217;integrazione, tra un mondo della scuola che \u00e8 poco incline a giudicarsi ma lo fa volentieri con gli altri, e quello delle ASL che da quando sono diventate aziende sono pi\u00f9 attente anche ai \u201ccosti\u201d degli inserimenti e da ultimo il &#8220;terzo&#8221; settore che si sta conquistando uno Spazio ragguardevole in territori liberi ma poco tutelati. Alla fine del convegno ho avuto l&#8217;impressione che questi convegni servono a chi li organizza per cercare una sorta di autoreferenzialit\u00e0, ma a poco servono per riflettere realmente sul cosa stiamo facendo, su cosa si pu\u00f2 fare insieme per costruire veramente un pensiero dell&#8217;integrazione che non sia frammentario, che riconduca ad una visione antropologica di globalit\u00e0 della persona disabile.<br \/>\nSento l&#8217;urgenza di ricostruire un&#8217;idea di integrazione condivisa tra le diverse istituzioni, e per fare ci\u00f2 \u00e8 necessario imparare ad ascoltare gli altri a capire quali siano le \u201cculture\u201d diverse che li animano quando pensano di organizzare e gestire servizi a favore dei disabili.<\/p>\n<p><strong>Le tracce dei percorsi precedenti<\/strong><br \/>\nLavorare per l\u2019integrazione non \u00e8 facile non ci sono in questo senso dei primi della classe, ed \u00e8 proprio per questo che gli sforzi debbono essere ricondotti ad un atteggiamento di ricerca comune dove non vi sono verit\u00e0 precostituite, ma percorsi possibili condivisi, pensati valutati.<br \/>\nE triste oggi constatare come una persona disabile pur avendo frequentato per tanti anni la scuola quando entra in un \u201caltro luogo\u201d non porta con se traccia del percorso fatto, che si debba spesso ricominciare tutto da capo, che non esista un filo conduttore che aiuti a capire la storia in cui si sono mossi e confrontati diversi attori. Mi piace l\u2019idea che ogni persona disabile possa portare con se&#8217; una valigia piena di tante cose: dei suoi vissuti e quelli degli altri, degli oggetti che lo hanno accompagnato e che lo hanno aiutato; un contenitore insomma dove lui e quelli che hanno lavorato con lui possano metterci ci\u00f2 che hanno ritenuto significativo. Forse proprio questo \u00e8 il punto.<br \/>\nPartire dalla persona dai percorsi possibili offrendo occasioni di crescita nei diversi momenti di vita. Non possiamo pensare quindi ai servizi come a monadi separate ma come a sistemi comunicanti e interagenti, come \u201csistemi facilatori\u201d che adottino anche criteri di valutazione della qualit\u00e0 dei propri interventi.<br \/>\nNon possiamo prescindere un fatto ineluttabile, che anche i servizi devono sottoporsi a criteri rigorosi di valutazione su ci\u00f2 che fanno e come lo fanno. Prioritariamente per garantire al \u201ccittadino disabile\u201d delle prestazioni di qualit\u00e0 che possano essere controllate e verificate. Altrimenti finiremo nella trappola in cui e finita la scuola in cui nessuno valuta veramente gli interventi di integrazione realizzati, chiusa in un sistema difensivo, forse non sempre a torto, in cui parlare di qualit\u00e0 degli interventi evoca fantasmi di rimessa in discussione di quanto sancito dalla legge 517 pi\u00f9 di venti anni fa.<br \/>\nLa scuola deve avere la capacit\u00e0 e il coraggio di uscire da questo meccanismo di difesa sapendosi confrontare con quelli che ancora ritiene \u201cgli altri mondi\u201d dell\u2019integrazione per condividere e costruire con questi itinerari flessibili offrendo occasioni alle diverse soggettivit\u00e0.<br \/>\nMi auguro insomma che il prossimo convegno rappresenti un punto di incontro e confronto tra i tanti servizi che lavorano con e per i disabili, e non un tavolo dove la scuola invita altri a parlare, lasciandoci come \u00e8 successo ora ognuno per la propria strada.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di recente ho partecipato ad un convegno organizzato dal Provveditorato agli Studi Su &#8220;Gli altri luoghi dell&#8217;integrazione&#8221;. 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