{"id":6550,"date":"2026-02-18T11:08:23","date_gmt":"2026-02-18T10:08:23","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6550"},"modified":"2026-02-18T11:08:23","modified_gmt":"2026-02-18T10:08:23","slug":"4-a-scuola-di-diversita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=6550","title":{"rendered":"4. A scuola di diversit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>a cura di Luca Baldassarre<\/p>\n<p>Intervista a Claudio Imprudente, ideatore del Progetto Calamaio e coautore del libro omonimo.<\/p>\n<p><strong>Raccontami quando e dove \u00e8 nato il Progetto Calamaio.<\/strong><br \/>\nSe dovessi spiegare in, una parola la nascita del Progetto Calamaio direi: &#8220;fiducia&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 proprio fiducia?<br \/>\n<\/strong>Beh, perch\u00e9 sono cresciuto in un contesto che aveva fiducia nelle mie possibilit\u00e0, mi offriva cio\u00e8 una chance. \u00c8 proprio, questo il punto, offrire una chance. Per un disabile questa opportunit\u00e0 non \u00e8 scontata, anzi talvolta l\u2019ambiente che lo circonda non solo non gliela offre, ma spesso contribuisce a creare di lui una immagine distorta, per non dire sbagliata. Dimostrare che sia sbagliata non \u00e8, almeno secondo il mio punto di vista, difficile. Provate a pensare ai termini che vengono associati ad una persona in situazione di handicap; sfiducia, sfortuna, sofferenza, &#8230; e mi fermo qui per non annoiarvi. Ci si sente cio\u00e8 etichettati e vi assicuro che non \u00e8 nient&#8217;affatto facile tirarsi via questa specie di francobollo. Toglierselo vuol dire riconoscere di essere diversi, accettare quegli: &#8220;sguardi\u201d, quei &#8220;poveretto&#8221;, quei &#8220;come va, tutto bene?&#8221;. Non sempre se ne ha voglia, e poi perch\u00e9 se ne dovrebbe avere voglia? Sa qual \u00e8 il paradosso? Prima che nascesse il Calamaio venivo trattato come un inabile-incapace. Ora sono diventato un personaggio, eppure sono sempre lo stesso: leggevo prima e leggo adesso, adoravo il Milan quando c&#8217;era Rocco, figuriamoci adesso con Capello e Tabarez. Curioso no?<\/p>\n<p><strong>Si hai ragione &#8230;\u00c8 curioso. Tornando alla nascita del Calamaio&#8230;.<br \/>\n<\/strong>Mi ricordo che nel 1981 insieme ad alcuni amici disabili e non decidemmo di fondare nella nostra citt\u00e0 Bologna, un Centro di Documentazione sull&#8217;Handicap, che poi risult\u00f2 essere il primo in Italia&#8230;<\/p>\n<p><strong>Secondo te perch\u00e9 un\u2019idea cosi \u00e8 nata proprio a Bologna?<br \/>\n<\/strong>Senza voler azzardare delle analisi sociologiche, direi che probabilmente dipende dal fatto che Bologna \u00e8 sempre stata attenta alle fasce di emarginazione, quindi c&#8217;erano tutte le condizioni affinch\u00e9 un progetto come questo avesse successo.<\/p>\n<p><strong>Torniamo alla domanda precedente&#8230;<br \/>\n<\/strong>Si, allora, come dicevo poc&#8217;anzi, l\u2019intenzione era quella di creare un posto dove potersi incontrare e discutere, non necessariamente solo di handicap, ma anche di politica, di sport, insomma un luogo di &#8220;cultura&#8221; nel senso nobile del termine. Oggi il CDH, come lo chiamiamo noi, \u00e8 un&#8217;associazione autonoma, mentre per molti anni abbiamo fatto parte dell\u2019Aias (Associazione italiana per l\u2019assistenza agli spastici) di Bologna. Ha diversi dipendenti, possiede diecimila volumi sull&#8217;handicap, archivia pi\u00f9 di trecento riviste del sociale, pubblica una rivista bimestrale a diffusione nazionale (HP.Accaparlante), che proprio l\u2019anno scorso (nel &#8217;95) ha vinto il premio della FIVOL (Federazione italiana del volontariato) come migliore rivista del settore; un bollettino provinciale (Metropoli) che \u00e8 una sorta di osservatorio sulle fasce di emarginazione cittadine. Inoltre gestisce corsi di formazione per insegnanti, educatori, e operatori sociali, sui temi: sessualit\u00e0 ed handicap, la relazione d&#8217;aiuto, l\u2019adolescenza, rapporto operatore-famiglia e la prima informazione (l\u2019informazione che viene data ai genitori quando nasce un bambino con deficit). Tutto questo avvalendosi della collaborazione di uno staff di giornalisti, psicologi e pedagogisti. Offre la possibilit\u00e0 di documentarsi su molti argomenti come: AIDS, alcoolismo, anziani, extracomunitari (solo per fare alcuni esempi), per mezzo della raccolta e dell&#8217;archiviazione di articoli tratti da riviste e quotidiani nazionali. E infine promuove attivit\u00e0 di animazione e sensibilizzazione con il Calamaio.<\/p>\n<p><strong>Che cos\u2019\u00e8 il Progetto Calamaio e perch\u00e9 si chiama cos\u00ec?<br \/>\n<\/strong>Grazie per questa domanda; come tutti sanno il calamaio \u00e8 un contenitore per l\u2019inchiostro. A noi piaceva l\u2019idea di poter disporre di una riserva d\u2019inchiostro che ci consentisse di esprimerci per molti anni a venire. Ad ogni modo il Calamaio \u00e8 come le dicevo nella risposta precedente, un progetto di sensibilizzazione all\u2019handicap e alla diversit\u00e0 attraverso attivit\u00e0 di animazione e corsi di formazione.<\/p>\n<p><strong>Quali sono gli obiettivi che intendete perseguire?<br \/>\n<\/strong>Favorire l\u2019integrazione delle persone disabili valorizzando la propria e quindi altrui diversit\u00e0, cercando cio\u00e8 di coglierne gli aspetti positivi. La finalit\u00e0 \u00e8 quella di creare una &#8220;cultura&#8221; basata sull\u2019accettazione della diversit\u00e0, che io ho ribattezzato &#8220;Nuova Cultura dell\u2019Handicap&#8221; che si antepone ad una &#8220;vecchia&#8221; fondata invece sul rifiuto o anche sulla negazione di tali diversit\u00e0, accrescendo l\u2019indifferenza e fomentando il sospetto e gli stereotipi. Sono convinto che questa operazione passi innanzitutto da una informazione corretta, che ha il pregio di smascherare i luoghi comuni ed incoraggiare la conoscenza. In una parola contribuisce a ridurre le distanze. Anche perch\u00e9, molto spesso, queste barriere pregiudiziali si erigono per difendersi; in particolare nei rapporti sociali. Per spiegarmi meglio voglio farti un esempio, raccontandoti un episodio della mia vita che potremmo definire &#8221; esemplare&#8221;. L\u2019altro giorno sono entrato in un bar, sapete quei bar con centinaia tra sacchetti di patatine e pacchetti di caramelle accatastati sugli espositori&#8230; Accompagnato da un mia collega mi siedo ad un tavolino. Dopo qualche minuto arriva il barista, un signore di mezza et\u00e0 con camicia bianca e gilet a fiori d&#8217;ordinanza, si avvicina e chiede cordialmente: &#8220;Che cosa prende?&#8221;. Rivolgendosi al mio accompagnatore. Dopo aver riportato sul suo taccuino l\u2019ordinazione aggiunge: &#8220;E il suo amico?&#8221;. A scanso di equivoci voglio subito dire che questo banale episodio di vita quotidiana non vuole\u00a0 e non deve essere letto con significati polemici, vuole invece soffermarsi sulla relazione intercorsa tra me ed il barista, anzi per meglio dire la non-relazione. Nella. normale vita sociale il disabile \u00e8 spesso &#8220;protagonista&#8221; di questo genere di relazione. Mi sembra inutile sottolineare che da questo tipo di rapporti si possa trarre ben poco, pur riconoscendo loro una logica ed una funzione nelle relazioni interpersonali. Ad ogni modo \u00e8 da queste semplici considerazioni che si pu\u00f2 intuire l\u2019utilit\u00e0 e anche la controtendenza di un progetto come il Calamaio, che di fatto &#8220;costringe&#8221; a rapportarsi con la diversit\u00e0. Vedi, se tu vuoi comunicare con me \u00e8 necessario che prendi in mano la tavoletta trasparente e che mi guardi negli occhi. \u00c8 a questo punto che l\u2019handicap, la diversit\u00e0 acquista valore, diventando occasione di crescita attraverso il confronto. Questo mi pare possa essere definito un obiettivo specifico.<\/p>\n<p><strong>Me ne indichi alcuni generali?<br \/>\n<\/strong>Sicuramente educare alle diversit\u00e0 vuol dire educare al rispetto dell&#8217;altro, non necessariamente disabile, ma anche di diversa cultura, o appartenenza politica o religiosa. Si arriva cos\u00ec a parlare di educazione alla tolleranza e alla multietnicit\u00e0. Altro importante obiettivo del Progetto Calamaio \u00e8 legato alla. formazione di gruppi come il nostro, che possano portare, avanti i nostri stessi obiettivi, magari con metodologie diverse. E&#8217; proprio quello che \u00e8 successo a Parma grazie soprattutto al Comune che ha incoraggiato e appoggiato la nostra iniziativa. Se mi concedi due righe mi piacerebbe citare una frase di Martin Luther King che mi ha sempre colpito. In un famoso discorso lui ha detto: &#8220;I have a dream&#8221;. Io credo che ciascuno di noi dovrebbe recuperare questa capacit\u00e0 di sognare, non so se l\u2019ho esercitata pi\u00f9 di altri, per\u00f2 io un sogno ce l\u2019ho: vorrei che nascessero, in tutte le citt\u00e0 del mondo progetti come il Calamaio.<\/p>\n<p><strong>A chi vi rivolgete?<br \/>\n<\/strong>Con il tempo la, nostra area d&#8217;intervento si \u00e8 allargata molto. Quando siamo partiti lavoravamo soltanto nelle scuole, oggi invece pur avendo scelto di riservare alla scuola un posto privilegiato, abbiamo una vasta utenza che ci contatta: gruppi di volontariato, gruppi di genitori, operatori del settore, scuole per terapisti, infermieri ed altro. A queste vanno aggiunte le richieste di collaborazioni sul territorio, gli inviti ai convegni nazionali ed internazionali, che per noi rappresentano un importante occasione di interscambio. Vorrei aggiungere due parole sulla scelta della scuola come settore privilegiato d\u2019intervento. Tu sai che la. scuola \u00e8, dopo la famiglia, l\u2019agenzia educativa pi\u00f9 importante. Va da s\u00e9 che un progetto che fa cultura in senso ampio, possa e debba intervenire in quest&#8217;ambito. Quindi se vogliamo la scelta \u00e8 stata obbligata.<\/p>\n<p><strong>Come lavorate alla preparazione degli incontri?<br \/>\n<\/strong>Nel nostro caso l\u2019esperienza del lavoro di gruppo \u00e8 stata ed \u00e8 fondamentale. Il Progetto Calamaio si articola in due distinti gruppi di lavoro: uno si occupa delle materne ed elementari, l\u2019altro delle medie inferiori e superiori.<br \/>\nIl percorso per ogni ordine scolastico prevede, oltre alle attivit\u00e0 di animazione con gli alunni, incontri di programmazione e verifica con gli insegnanti, indispensabili per calarsi nella realt\u00e0 della classe che incontreremo. Prima di andare oltre, mi pare sia importante farti un esempio sulle diverse modalit\u00e0 delle relazioni che intercorrono tra noi e gli studenti nei vari ordini scolastici. Nel corso di dieci anni di attivit\u00e0 abbiamo potuto elaborare una vera e propria casistica sul loro comportamento. Nelle scuole superiori solitamente c\u2019\u00e8 molto pi\u00f9 imbarazzo e diffidenza che nelle elementari o nelle materne. Risulta infatti chiaro che in un bambino il pregiudizio \u00e8 meno radicato che in un adolescente. Di conseguenza \u00e8 pi\u00f9 facile che domande come: \u201cMa tu perch\u00e9 sei cos\u00ec?\u201d ci siano rivolte da un bambino di quattro anni che da un ragazzo di quindici. Comunque questo non vuol dire che con gli studenti pi\u00f9 adulti non si ottengano risultati, ma semplicemente che occorre, un po&#8217; pi\u00f9 tempo per rompere il ghiaccio. Per farti capire meglio: quando entriamo in queste classi di solito c&#8217;\u00e8 quel brusio classico delle aule studentesche. Nel momento in cui varchiamo la soglia dell\u2019aula subentra un silenzio assoluto, quasi irreale. Noi l\u2019abbiamo ribattezzato &#8220;effetto Calamaio&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Prima parlavi di formazione di altri gruppi come il vostro. Siete a conoscenza dell&#8217;esistenza sul territorio nazionale di gruppi come il Calamaio? Se esistono c&#8217;\u00e8 collaborazione tra di voi?<br \/>\n<\/strong>Attualmente esistono solo due esperienze in Italia simili al Calamaio e si tratta comunque di esperienze che hanno preso spunto dalla nostra. L\u2019uno \u00e8 un progetto attivato a Roma, con il quale per\u00f2 abbiamo avuto contatti soltanto all\u2019epoca della sua nascita. L\u2019altro \u00e8 naturalmente quello di Parma che fa capo al Consorzio delle Cooperative con il quale abbiamo collaborato in modo proficuo per diversi anni come testimonia questa pubblicazione. Oltre a queste, abbiamo creato una rete di relazioni e collaborazioni esterne al fine di evitare il rischio di autoconfinarsi in una realt\u00e0 importante ma pur sempre parziale come quella dell\u2019handicap. In quest&#8217;ottica vanno lette le collaborazioni con il gruppo Exodus e Libera. Come saprai Exodus, il cui ideatore \u00e8 Don Antonio Mazzi, \u00e8 un progetto per il recupero dei tossicodipendenti attraverso il soggiorno in comunit\u00e0 terapeutiche. Siamo stati invitati presso una delle comunit\u00e0 per tenere alcune lezioni ad ex-tossicodipendenti divenuti poi operatori sociali. E&#8217; stata l\u2019occasione per confrontarci sui temi della difficolt\u00e0 e dell&#8217;accettazione di s\u00e9 partendo dalle nostre esperienze che, seppur diverse, presentano interessanti analogie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di Luca Baldassarre Intervista a Claudio Imprudente, ideatore del Progetto Calamaio e coautore del libro omonimo. Raccontami quando e dove \u00e8 nato il Progetto Calamaio. Se dovessi spiegare in, una parola la nascita del Progetto Calamaio direi: &#8220;fiducia&#8221;. Perch\u00e9 proprio fiducia? 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